I referendum abrogativi in Italia del 2022 si sono tenuti domenica 12 giugno, in contemporanea al primo turno delle elezioni amministrative, e hanno avuto come oggetto l'abrogazione di alcune norme sul funzionamento del sistema giudiziario italiano.
I quesiti referendari sono stati inizialmente promossi dal "Comitato Giustizia Giusta", costituito dalla Lega per Salvini Premier e dal Partito Radicale Transnazionale, ma nonostante la raccolta delle firme, avvenuta anche digitalmente, essi sono stati presentati per effetto della richiesta pervenuta da nove consigli regionali, tutti a maggioranza di centro-destra.
Per nessuno dei 5 quesiti è stato raggiunto il quorum della maggioranza degli aventi diritto, registrando altresì la più bassa affluenza in una consultazione referendaria, attestandosi al 20,4%.
Pochi giorni dopo il voto, il 16 giugno 2022 il Senato della Repubblica ha approvato in via definitiva la cosiddetta "riforma Cartabia" (già approvata il 26 aprile dalla Camera dei deputati), che ha comunque recepito integralmente quanto proposto dal quinto quesito e modificato parzialmente le norme indicate nel terzo e nel quarto quesito.
Iniziativa referendaria
A seguito delle vicende riguardanti l'ex magistrato Luca Palamara, nel febbraio 2021 Maurizio Turco, segretario del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, annunciò l'intenzione di raccogliere delle firme per un nuovo referendum. In un'intervista televisiva a Porta a Porta a maggio, il segretario della Lega Matteo Salvini riferì che avrebbe sostenuto la campagna del Partito Radicale, ritenendo che una riforma della giustizia non sarebbe mai stata approvata in Parlamento dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle.
Il 2 luglio il Comitato referendario Giustizia Giusta ha avviato la raccolta delle firme, sperando di ottenere un milione di sottoscrizioni entro settembre. Il segretario del PD Enrico Letta definì il referendum come "propaganda", accusando Salvini di voler "guadagnare tempo", annunciando anche di voler depositare un proprio disegno di legge sulla giustizia. Anche il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati Giuseppe Santalucia criticò l'uso del referendum, preferendo che la discussione sulla riforma della giustizia si svolgesse in Parlamento. Il 7 agosto Salvini dichiarò di essere vicino all'obiettivo delle 500.000 firme. Il 28 settembre 2020 il ministro della giustizia Alfonso Bonafede depositò alla Camera dei Deputati un disegno di legge volto a ottenere le deleghe al Governo per la riforma sia dell'ordinamento giudiziario sia del Consiglio superiore della magistratura, il che tra l'altro avrebbero inciso sul terzo, quarto e quinto quesito.
Pur avendo annunciato di aver raccolto almeno 700.000 firme per ciascuno dei sei referendum proposti (ben al di sopra della soglia delle 500.000 firme richieste), il 30 ottobre il Comitato Giustizia Giusta depositò la richiesta di referendum presso la Corte di cassazione con il sostegno delle delibere votate da nove consigli regionali guidati dalla coalizione di centro-destra (Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Umbria e Veneto). Questa scelta ha comportato la perdita di 2,5 milioni di euro di rimborsi previsti per le spese della raccolta delle firme, escludendo altresì il Partito Radicale dal gruppo dei rappresentanti del comitato promotore: di conseguenza, solo i delegati regionali hanno avuto facoltà di finanziare spot televisivi e raccogliere sussidi in qualità di rappresentanti del comitato referendario.
Tra il 16 febbraio e l'8 marzo 2022 la Corte costituzionale ha approvato cinque dei sei quesiti proposti dai Consigli regionali.Sentenze della Corte costituzionale nn. 56, 57, 58, 59 e 60 in data 16 febbraio - 8 marzo 2022 A febbraio 2022 un ordine del giorno promosso dalla Lega chiese al governo Draghi di accorpare in un solo giorno il referendum e le imminenti elezioni amministrative. La fusione tra due diversi tipi di elezioni è disciplinata dal Decreto Legislativo n. 98/2011, che però non prevede il referendum abrogativo in quanto l'astensione può essere utilizzata come mezzo per opporsi al referendum (affinché un referendum abrogativo sia dichiarato valido, alla consultazione deve partecipare la maggioranza dei cittadini aventi diritto al voto); l'unica volta precedente in cui un referendum abrogativo si era svolto insieme a un'altra elezione risaliva al 2009, quando la consultazione referendaria fu unita al ballottaggio delle elezioni amministrative. Infine, il Consiglio dei ministri ha approvato la fusione del primo turno delle elezioni amministrative e del referendum in un'unica giornata, il 12 giugno. Peraltro il primo turno delle elezioni amministrative coinvolgeva solo 8,5 milioni di elettori, mentre il quorum di validità dei referendum richiedeva un'affluenza di almeno 23 milioni di elettori.
Il 26 aprile 2022 la Camera dei deputati ha approvato in prima lettura il disegno di legge AC 2681 per la riforma dell'ordinamento giudiziario e del Consiglio superiore della magistratura; qualora il Senato avesse approvato prima del voto tale ddl ("riforma Cartabia"), il quinto quesito sarebbe automaticamente decaduto (in quanto già recepito nel ddl), mentre le norme relative al terzo e quarto quesito sarebbero state comunque modificate. La riforma Cartabia è stata approvata dal Senato il 16 giugno, pochi giorni dopo la celebrazione dei referendum.
I quesiti Primo quesito
Colore scheda: rosso Titolo: Abrogazione del Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi Descrizione: Il quesito è teso ad abolire il decreto attuativo della legge Severino che prevede l'incandidabilità, l'ineleggibilità e la decadenza per i parlamentari, i membri del governo, gli europarlamentari, gli amministratori regionali e locali che siano stati condannati in via definitiva per delitti dolosi o preterintenzionali, nonché per gli amministratori regionali o locali che, indiziati per l'appartenenza ad associazioni mafiose, siano stati destinatari di una misura di prevenzione, disposta con provvedimento definitivo. L'applicazione più nota del decreto Severino risale al 2013, quando l'ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi fu condannato a quattro anni di reclusione e a una multa di 7 milioni di euro per frode fiscale nel processo Mediaset: nell'ottobre 2013 la Commissione per le elezioni e le immunità parlamentari espresse parere favorevole alla decadenza di Berlusconi e il mese successivo il Senato votò per la sua espulsione. Berlusconi presentò quindi ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo, ma in seguito ritirò l'istanza dopo aver ottenuto nel 2018 dal Tribunale di Milano la riabilitazione penale per aver svolto lavori socialmente utili in una casa di riposo.
Il decreto Severino fu contestato nel 2014-2015 anche dal sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, e dal sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, entrambi dichiarati colpevoli in una sentenza di primo grado durante due diversi processi e quindi temporaneamente sospesi dalle proprie cariche. Poiché la legge Severino non esclude però la candidabilità per chi è stato condannato solo in primo grado, De Luca si ricandidò nel frattempo come Presidente della regione Campania per le elezioni regionali del 2015, e dopo essere stato eletto rimase subito sospeso per un breve periodo. I due sindaci presentarono ricorso al TAR, sollevando la questione di legittimità costituzionale: entrambi i ricorsi furono riconosciuti potenzialmente validi e inoltrati alla Corte costituzionale, che però li respinse riconoscendo che la Legge Severino non è incostituzionale. Peraltro, dopo che la Corte costituzionale aveva respinto i loro ricorsi, la Corte d'Appello assolse De Luca e De Magistris, i quali ritornarono ad esercitare le loro cariche. Il Tribunale ordinario di Genova sollevò un'eccezione di costituzionalità presso la Corte costituzionale per la sospensione di un consigliere regionale in una sentenza di primo grado, ma nel 2021 la Corte costituzionale non rilevò alcuna incostituzionalità della Legge Severino.
Testo del primo quesitoVolete voi che sia abrogato il Decreto Legislativo 31 dicembre 2012, n. 235 (Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell’articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190)?
Secondo quesito Colore scheda: arancione Titolo: Limitazione delle misure cautelari: abrogazione dell'ultimo inciso dell'art. 274, comma 1, lettera c), codice di procedura penale, in materia di misure cautelari e, segnatamente, di esigenze cautelari, nel processo penale Descrizione: Il quesito mira ad eliminare il "pericolo di reiterazione del medesimo reato" dai criteri per disporre una misura cautelare personale. Ad esempio, all'indagato o all'imputato del reato di truffa non sarà più possibile applicare, nonostante la sussistenza di un pericolo concreto e attuale di reiterazione del reato, un obbligo di dimora.
Testo del secondo quesitoVolete voi che sia abrogato il Decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 447 (Approvazione del codice di procedura penale), risultante dalle modificazioni e integrazioni successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: articolo 274, comma 1, lettera c), limitatamente alle parole: “o della stessa specie di quello per cui si procede. Se il pericolo riguarda la commissione di delitti della stessa specie di quello per cui si procede, le misure di custodia cautelare sono disposte soltanto se trattasi di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni ovvero, in caso di custodia cautelare in carcere, di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni nonché per il delitto di finanziamento illecito dei partiti di cui all’articolo 7 della legge 2 maggio 1974, n. 195 e successive modificazioni.”?
Terzo quesito Colore scheda: giallo Titolo: Separazione delle funzioni dei magistrati. Abrogazione delle norme in materia di ordinamento giudiziario che consentono il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa nella carriera dei magistrati Descrizione: Il quesito è volto a sopprimere il cosiddetto sistema delle "porte girevoli", che permette a un magistrato di poter passare dal ruolo di giudicante a requirente e viceversa nel corso della propria carriera (fino ad un massimo di quattro passaggi). La separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti fu già oggetto di un referendum abrogativo del 21 maggio 2000, che non raggiunse il quorum.