La dottrina segreta è una delle opere fondamentali scritte dall'esoterista russa Helena Petrovna Blavatskij, che insieme a Iside svelata costituisce un caposaldo del movimento teosofico da lei originatosi.
Pubblicato in due volumi alla fine del 1888, il libro tratta dell'evoluzione occulta dell'universo e dell'uomo, incorporando come argomento principale numerose stanze di Dzyan, cioè di un antichissimo manoscritto tibetano scritto in un linguaggio misterico,La lingua del Libro di Dzyan, chiamato Senzar, secondo la Blavatsky sarebbe basata su pittogrammi e figure geometriche, cfr. che la Blavatsky avrebbe rinvenuto nei registri dell'akasha, e da lei tradotto e commentato.
Il titolo dell'opera si riferisce a quella sapienza perenne e universale, comune a tutte le religioni, tradizioni, e filosofie, insegnata sin da epoche remote agli adepti delle cerchie iniziatiche come una «dottrina segreta», che ora l'autrice intendeva disvelare e rendere nota al pubblico. Gli obiettivi da lei perseguiti con l'esposizione di questa dottrina sono così esposti nella prefazione:
Genesi e struttura dell'opera Nelle intenzioni dell'autrice, La Dottrina Segreta avrebbe dovuto costituire il seguito di Iside svelata, risalente al 1875, ma a seguito di vari attacchi da lei ricevuti nei confronti di quest'opera,Si trattava di una serie di diffamazioni da parte dei coniugi indiani Coulomb, a cui fece seguito il rapporto Hogdson redatto per conto della Society for Psychical Research, che l'accusava di fingere le proprie capacità psichiche oltre che di essere una spia russa, seppure tale rapporto sarà ritrattato a un secolo di distanza in un articolo del dottor Vernon Harrison (apparso sul Journal of the S.P.R., vol. 53, n. 803, dell'aprile 1986) che si scusava con la Blavatsky «per aver impiegato cent'anni a dimostrare che aveva ragione lei» (cfr. , § 9, L'affare Coulomb e l'inchiesta della S.P.R., pp. 79-90). che determinarono un repentino allontanamento di molti suoi seguaci dalla Società Teosofica, la Blavatsky decise di scrivere un trattato completamente diverso, con una struttura e un approccio agli argomenti di gran lunga rinnovati. Così lo presentò a conclusione della prefazione:
Si può notare come a differenza di Iside svelata, che si concentra inizialmente su aspetti particolari del mondo manifesto per giungere infine alle leggi di carattere universale ad esso sotteso, la Dottrina Segreta al contrario parta dai principi Causali originari per arrivare a dedurne gli effetti particolari. Tali principi o assiomi sono sintetizzati in numero di tre nel Proemio dell'opera:
l'esistenza di un Principio Onnipresente, eterno, illimitato, immutabile, che è la Causa Assoluta, o Radice senza radice, di tutto ciò che è manifesto, situato al di là di ogni pensiero, e per il quale si può parlare di «esseità» più che di essere; l'eternità dell'universo, che passa attraverso cicli di attività e di inattività che si ripetono periodicamente in una successione senza inizio né fine; l'identità di tutte le anime con l'Anima Universale, essendo quest'ultima un aspetto della Radice suprema e inconoscibile.
L'opera consta complessivamente di due volumi, il primo intitolato Cosmogenesi, il secondo Antropogenesi, più un terzo che fu aggiunto in seguito da Annie Besant nel 1893, dopo la morte della Blavatsky, sulla base di scritti e appunti lasciati da costei. Il primo volume è a sua volta suddiviso in tre parti: Parte I - L'evoluzione cosmica, contenente la traduzione delle Sette Stanze tradotte dal Libro di Dzyan, con i Commentari; Parte II - Il simbolismo arcaico dell'universo; Parte III - Addenda: scienza occulta e scienza moderna.
Analogamente il secondo volume è suddiviso in: Parte I - Antropogenesi, contenenti ulteriori Dodici Stanze dal Libro di Dzyan e i relativi Commentari; Parte II - Il simbolismo arcaico delle religioni del mondo; Parte III - Addenda.
Suddivisione del terzo volume (postumo): Parte I - Scienza, Religione e Filosofia; Parte I - Ruolo della Filosofia Occulta nella vita pratica. Nell'edizione italiana i primi due volumi sono stati talora suddivisi in ulteriori 3 volumi, sicché il loro numero complessivo sale a 8.Cfr. le edizioni a cura della Società Teosofica Italiana di Trieste dal 1981 al 1988:
Come la precedente Iside svelata, anche quest'opera sarebbe stata composta sulla base di istruzioni e dettati ricevuti dalla Blavatsky da parte dei cosiddetti maestri ascesi, chiamati «mahatma», quali Djwal Khul, Kut Humi e Morya, che comunicavano con lei telepaticamente o da remoto, anche tramite «precipitazione» di lettere o messaggi che ella seguiva scrupolosamente, talora persino malvolentieri., Helena Petrovna Blavatsky e la Società Teosofica, pag. 98.
La stesura dell'opera fu in ogni caso lunga e travagliata: la prima notizia che la Blavatsky stava accingendosi a scrivere una nuova opera monumentale che avrebbe ampliato Iside Svelata apparve nel gennaio 1884 sulla rivista The Theosophist.Rivista ufficiale della Società Teosofica. Nel 1885 parte del manoscritto era già stato ultimato a Würzburg, con l'assistenza della sua amica, la contessa Wachtmeister, quando alla fine di quell'anno si abbatterono sulla Blavatsky le pesanti accuse sul suo conto contenute nel rapporto Hogdson., pag. 98, op. cit.
All'inizio del 1886, in una lettera al colonnello Olcott, presidente della sede indiana di Adyar della Società Teosofica, ella fece sapere di voler modificare l'opera rispetto al piano originale, riscrivendone interamente vari capitoli. Dedicatasi alla riscrittura con risoluta determinazione, dopo un incidente a una gamba, la Blavatsky nel settembre 1886 spedì dall'Europa all'India quello che avrebbe dovuto essere un volume preliminare alle stanze di Dzyan, ma decise ben presto di apportarvi nuove aggiunte e modifiche. Maria Helena Guedes, Os Mistérios De Helena, pag. 16, Clube de Autores, 2015.
Ai primi del 1887 infine Helena Blavatsky si ammalò gravemente, giungendo sull'orlo della morte. Riferì di aver ricevuto la visita di uno dei suoi «Maestri di Saggezza» che le offrì la seguente scelta: o morire e liberarsi così dagli affanni, oppure continuare a vivere per portare a termine la Dottrina Segreta, consapevole delle ulteriori difficoltà che questo le avrebbe comportato., pag. 101, op. cit. Scelse di sacrificarsi, e nella primavera di quell'anno si trasferì in Inghilterra, dove col tempo avrebbe completato l'opera, che fu pubblicata simultaneamente a Londra e New York alla fine dell'ottobre 1888. La dedica era così rivolta:
Volume I: «Cosmogenesi»
La cosmogenesi descrive l'origine dell'universo e di tutto quanto vi è in esso, dal Principio Unico alla sua progressiva evoluzione, basandosi sui simboli e i glifi delle prime sette Stanze del Libro di Dzyan.
Secondo la Blavatsky, il Principio Unico, ossia la Divinità Una o l'Assoluto, è identico alla nozione di «Parabrahman» dei Vedantini (termine della lingua sanscrita usata per esprimere molti altri concetti nel libro),I numerosi termini utilizzati dalla Blavatsky per illustrare la Dottrina Segreta, spesso di difficile traduzione, sono stati esposti e catalogati in un apposito Glossario dal teosofo Michele Zappalà, cfr. e all«Ain Soph» dei Kabbalisti. L'Unica Divinità è, allo stesso tempo, Assoluta Esistenza e Assoluta Non-Esistenza. Il solo modo che la nostra coscienza limitata ha di concepire tale Principio è di intenderlo come lo Spazio Astratto Assoluto.
Occorre tener presente che, per la Blavatsky, questo Principio Unico non coincide col Dio creatore delle religioni monoteiste, poiché essendo Assoluto e Non Manifesto, non può creare. Il divino "Creatore" come viene usualmente inteso è semmai un insieme collettivo di Esseri intracosmici, emanati dall'Unico Principio, che lavorando sulla materia le hanno dato un ordine. La Blavatsky chiama gli Esseri divini di questa Gerarchia «Dhyan Chohan». Questi Esseri corrispondono a quelli che nel libro della Genesi e nella Cabala ebraica vengono denominati Elohim.
Viene quindi descritta l'evoluzione dell'Universo e dei pianeti come un'alternanza di periodi di attività e inattività, che l'autrice chiama «Giorni e Notti di Brahman». La cosmogenesi ha inizio a partire dall'emanazione di un Principio fecondante dall'Unica Divinità. Questo Principio, denominato appunto Brahman, si differenzia in due Forze opposte, Maschile-Femminile, o Positivo-Negativo. Questo Potere consiste nella forza creativa che, all'inizio di un periodo di attività, detto «manvantara», risveglia l'universo e dà avvio a un nuovo ciclo.
Alla formazione dell'universo concorrono così due elementi inseparabili, l'Ideazione Cosmica («Parabrahman») e la Sostanza Primordiale, quest'ultima chiamata «Mulaprakriti», equivalente al Caos primordiale descritto nella Genesi biblica: l'una positiva ed attiva, l'altra negativa e passiva. L'Ideazione pre-cosmica è la radice di ogni coscienza individuale, mentre la Sostanza pre-cosmica è il substrato della materia nei suoi vari gradi di manifestazione.
La cosmogenesi consiste essenzialmente in un concepimento immacolato, sul modello della Causa incausata, da parte dello Spirito Universale. La Blavatsky lo descrive geometricamente ricorrendo alla simbologia comune degli antichi Veggenti, per mezzo di un punto iscritto in un cerchio (), che si sviluppa fino a formare il sacro triangolo della Decade pitagorica. Il punto, glifo dell1, introduce la prima differenziazione all'interno del disco vuoto simboleggiante lo zero originario, o l'Uovo indifferenziato , trasformandolo nella terza fase in un diametro : questo rappresenta la Grande Madre Natura, che fecondata a sua volta dal principio maschile verticale dà luogo alla croce del mondo . Le varie fasi restano comunque espressioni del medesimo Uno:
Poiché il dualismo di Spirito e Materia è pur sempre espressione di un'unica realtà, esiste una forza occulta che li collega chiamata «Fohat», ossia il «potere incessante di formazione e distruzione» dell'universo. Durante i periodi di inattività, nel Principio non manifestato prima della formazione del cosmo oggettivato, Fohat rimane latente e coeterno con Parabrahman e Mulaprakriti: esso è l'agglutinatore di entrambi, un ponte che collega ma anche separa, in cui si esprime il desiderio creativo. Nel periodo di attività e di manifestazione dell'universo, Fohat diventa il raggio divino della creazione che applica l'Ideazione Cosmica in seno alla Sostanza Primordiale.
Cicli e loro durata Nel libro viene quindi presentato lo schema dell'intera storia dei «Giorni e delle Notti di Brahman», ossia dei cicli periodici di attività e inattività con cui si evolve l'universo, chiamati con termine induista «Kalpa», che comprende più Manvantara, ossia quelli di attività, mentre Pralaya indica i periodi di distruzione e riposo.
Un periodo di 360 giorni e notti del Brahman forma un «Anno di Brahman». 100 Anni di Brahma formano una «Vita di Brahman», chiamata anche Mahamanvantara (o Mahâ Kalpa). Ogni Mahamanvantara è seguito da un periodo di uguale durata in cui l'universo «si assopisce» fino a quando non viene ridestato all'inizio di un nuovo ciclo. Questo periodo di inattività è chiamato Mahapralaya. Secondo il calcolo dei bramini, un Mahamanvantara durerebbe circa anni umani.
Catena planetaria