Via Garibaldi è una via pedonale, tra le principali del centro storico di Torino, che collega piazza Castello con piazza Statuto e rappresenta una delle più antiche vie cittadine, nonché uno degli assi principali (decumanus maximus) della romana Iulia Augusta Taurinorum, sino a via della Consolata. Sotto Vittorio Amedeo II venne prolungata all'attuale corso Valdocco e nell'Ottocento venne infine collegata a piazza Statuto mediante l'ultimo tratto provvisto di edifici con portici. Da sempre via principale della città, per la sua lunghezza, fino al 1882 era nota ai torinesi come Contrà Dòira Gròssa (in italiano "Contrada di Dora Grossa"). Circondata da palazzi del Settecento, è considerata, con i suoi 963 metri di sviluppo, la seconda via europea pedonale più lunga, dopo rue Sainte-Catherine a Bordeaux.
La via fa da "spartiacque" ideale tra le vie che la attraversano, per cui vie sullo stesso asse hanno nomi diversi nel tratto lato nord rispetto a quello lato sud e le rispettive numerazioni civiche iniziano dall'intersezione con via Garibaldi.
Storia Da decumanus maximus a Contrada di Dora Grossa
La storia di via Garibaldi è antica quanto la città. In epoca romana, era il decumanus maximus dell'allora Julia Augusta Taurinorum e costituiva, insieme al cardo maximus (ovvero le attuali via San Francesco e via Porta Palatina), uno dei due principali assi dell'antica città romana, che allora contava appena cinquemila abitanti e collegava due delle quattro porte di accesso alla città: la Porta Decumana e la Porta Prætoria.
La Porta Decumana è tuttora individuabile nelle torri anteriori di palazzo Madama, mentre la porta occidentale, ovvero la Porta Prætoria, era collocata sull'attuale via Garibaldi, all'altezza di via della Consolata. La via si deteriorò durante il periodo successivo alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, riducendosi ad appena quattro metri di larghezza e facendosi angusta e sterrata, costeggiata da edifici bassi in mattoni e alcuni slarghi in corrispondenza dei templi trasformati in chiese; a quel tempo era denominata strata Civitatis Taurini. Mantenne nondimeno la sua funzione commerciale, data dalla sua notevole importanza: questo era il percorso che facevano i mercanti che, entrando in città dalla Porta Segusina, l'attraversavano. Appunto per questo, uno dei diversi nomi che la via assunse nel tempo fu "via Sant'Espedito", protettore dei mercanti. Tuttavia, con il tempo, la strada assunse il nome di Contrada Dora Grossa, dovendo tale nome, con tutta probabilità, a un progetto piuttosto curioso realizzato per volontà di Emanuele Filiberto: nel 1573 egli ordinò di canalizzare la vicina Dora e l'acqua di altri canali cittadini per utilizzarla al fine di ripulire i vicoli della città. In piemontese la parola dòira, infatti, indica un piccolo torrente o rigagnolo e poiché la nuova dòira realizzata lungo la via era divenuta uno dei principali canali della città, la strada prese da essa la sua denominazione storica.
Il nuovo tracciato di via Dora Grossa
Dal 1714 i lavori ordinati da Vittorio Amedeo II di Savoia e continuati dal successore Carlo Emanuele III, in collaborazione con Filippo Juvarra, ne ridefinirono il perimetro e ne prolungarono il tracciato. Nell'Ottocento, a seguito dei nuovi ampliamenti della città, via Dora Grossa venne collegata a piazza Statuto. Poiché rappresentava la via principale della città, sulla quale sorgevano molti dei più importanti edifici, già dal 1730 essa fu dotata di un sistema di marciapiedi, oggi considerato con buona probabilità il più antico d'Europa. Fu anche una delle poche strade torinesi lastricate, invece del normale terreno battuto che caratterizzava le vie cittadine del tempo. Rimodernata lungo tutto il XVIII secolo, via Dora Grossa vide costruire ai suoi lati splendide chiese e accrescere sempre più il prestigio dato dalle sue attività commerciali. Durante l'occupazione francese nel periodo napoleonico la via fu rinominata rue du Mont-Cenise (via Moncenisio), ma con il ritorno dei Savoia nel 1814 tornò a chiamarsi via Dora Grossa. In seguito all'Unità d'Italia, infine, essa venne intitolata a Giuseppe Garibaldi.
Strada percorsa da traffico pubblico e privato intenso, fu dapprima riservata al solo traffico pubblico (tram e taxi) e poi, dal 1979, dopo molte discussioni e polemiche cittadine, è diventata interamente pedonale.
Edifici d'interesse Partendo da Piazza Castello e proseguendo verso Piazza Statuto, lungo il percorso vi sono: Palazzo Quaglia di Barbaresco, lato destro, al civico 2 Palazzo Cacherano di Osasco, lato sinistro, ai civico 5 Chiesa della Santissima Trinità, lato destro, al civico 6 Palazzo Sclopis di Salerano, lato destro, al civico 12 Palazzo Durando di Villa, lato sinistro, al civico 23 Chiesa dei Santi Martiri, lato sinistro, al civico 25 Cappella dei Mercanti, lato sinistro, al civico 25 Palazzo Biandrate Aldobrandino di San Giorgio, lato destro, al civico 22 Chiesa di San Dalmazzo, lato destro, angolo via delle Orfane Palazzo dei Padri di San Dalmazzo, lato destro, ai civici 24-26 Palazzo San Martino della Motta o Palazzo Balbo Bertone di Sambuy, lato sinistro, ai civici 31-33 Palazzo San Martino d'Agliè, lato sinistro, al civico 35 Palazzo Fontana di Cravanzana, lato destro, al civico 28 Palazzo Saluzzo di Paesana, lato destro, angolo via della Consolata Convitto Nazionale Umberto I, lato destro, angolo via Bligny Palazzo l'Oréal, lato destro, al civico 42
Note
Bibliografia Renzo Rossotti, Le Strade di Torino, Newton Compton Editori, 1995 Giuseppe Torricella, Torino e le sue vie, Torino, 1868 Dove, Come, Quando - Guida di Torino '98-99, Torino, Gruppi di Volontariato Vincenziano, 1997
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