L'obbedienza non è più una virtù è un libro che raccoglie i testi fondamentali documentanti la polemica culturale e la vicenda processuale che videro coinvolto nel 1965 l'educatore e sacerdote italiano Lorenzo Milani a proposito della questione dell'obiezione di coscienza al servizio militare di leva in Italia. Si tratta principalmente di tre testi: il comunicato stampa pubblicato sul quotidiano fiorentino La Nazione del 12 febbraio 1965 contenente l'ordine del giorno votato il giorno precedente da una delegazione dei cappellani militari in congedo della Toscana; la cosiddetta lettera ai cappellani militari, scritta da don Milani e dai ragazzi della scuola di Barbiana in risposta appunto "ai Cappellani Militari Toscani che hanno sottoscritto il comunicato dell' 11 febbraio 1965"Così recita l'intestazione della lettera nell'originale dattiloscritto fatto stampare da don Milani il 22 febbraio 1965 e poi reso pubblico.; la cosiddetta lettera ai giudici, ovvero il memoriale difensivo scritto da don Milani in occasione della prima udienza (quella del 30 ottobre 1965) del processo penale che lo vedeva incriminato a seguito di una denuncia sporta contro di lui da alcuni ex combattenti per quanto scritto nella lettera ai cappellani militari. I testi in questione sono stati pubblicati nel corso degli anni con titolazioni molto diverse da varie case editrici, ma il titolo L'obbedienza non è più una virtù, dato al libro per la prima volta nella edizione della Libreria Editrice Fiorentina prendendo spunto da un passaggio della lettera ai giudici ("avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l'obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni"), è quello che maggiormente si è imposto nell'uso comune.

Il quadro storico: il dibattito sull'obiezione di coscienza in Italia negli anni Sessanta