Le isole Tremiti (AFI: ), localmente Trèmmëtë, (o, letterariamente, Diomedee , ) sono un arcipelago del mare Adriatico, a a nord del promontorio del Gargano (costa pugliese) e a est da Termoli (costa molisana).
Amministrativamente, l'arcipelago costituisce il comune sparso di Isole Tremiti di abitanti della provincia di Foggia in Puglia. Il capoluogo è San Nicola, sull'omonima isola. Il comune fa parte del parco nazionale del Gargano. Dal 1989 una porzione del suo territorio costituisce la riserva naturale marina Isole Tremiti.
Isole Tremiti è il comune più settentrionale della Puglia. I principali porti di imbarco per l'arcipelago sono quello di Manfredonia, Vieste, Rodi Garganico, Peschici e quello di Termoli, l'unico che ne permetta il collegamento alla terraferma tutto l'anno.
Geografia fisica Territorio
L'arcipelago è composto dalle isole di: San Nicola, sede comunale, dove si trovano i principali monumenti dell'arcipelago. La superficie è di ; San Domino, la più grande e la più abitata, sulla quale sono insediate le principali strutture turistiche grazie alla presenza dell'unica spiaggia sabbiosa dell'arcipelago (Cala delle Arene). La superficie è di ; Capraia (detta anche Caprara o Capperaia), la seconda per grandezza, disabitata. La superficie è di ; Pianosa, un pianoro roccioso anch'esso completamente disabitato e distante una ventina di chilometri dalle altre isole. La superficie è di ; Il Cretaccio, un grande scoglio argilloso a breve distanza da San Domino e San Nicola. La superficie è di ; La Vecchia, uno scoglio più piccolo del Cretaccio e prossimo a questo. La superficie totale dell'arcipelago che corrisponde alla superficie del comune di Isole Tremiti è di .
Clima Le isole Tremiti, da un punto di vista generale, presentano marcatamente un clima mediterraneo, e nel dettaglio caratterizzato dai seguenti aspetti climatologici: temperatura: andamento annuale riconducibile a inverni miti ed estati calde. Mancanza di un prolungato e marcato periodo di aridità estivaI dati si riferiscono a misurazioni effettuate presso la stazione meteorologica di San Nicola per un ventennio (1959-1979) e pubblicati sugli annali meteorologici dell'ISTAT.; piovosità: quasi esclusivamente concentrata nel periodo autunno-invernale, risulta limitata (~ medi annuali); ventosità: il regime anemologico è dominato dai venti provenienti dal 2º (Levante, Scirocco, ecc.) e dal 4º quadrante (ponente, tramontana, maestrale, ecc.)I dati si riferiscono a rilevazioni effettuate nel periodo 1930-1946 dalla stazione meteomarina dell'isola di Pelagosa (posta a circa a est-nord est dalle Tremiti) e pubblicati dall'istituto idrografico della marina di Genova.; stato del mare: soprattutto favorevoli nel periodo estivo, mentre mareggiate e burrasche sono più frequenti nel periodo autunno-invernale. Dal punto di vista legislativo le isole Tremiti ricadono nella fascia climatica "C", in quanto i gradi giorno sono 953.
Fauna e flora La Fauna La fauna delle Isole Tremiti è ricca sia in mare che sulla terraferma. Nell'ambiente marino si trovano molte specie di pesci come cernia, corvina, dentice, donzella, grongo, murena, orata, palamito, perchia, rana pescatrice, ricciola, sarago fasciato, sciarrano, scorfano nero e rosso, sparaglione e triglia di scoglio. Sono presenti anche molluschi come anemone di mare, cratena, flabellina, nacchera, polpo, seppia e vacchetta di mare, oltre a crostacei tra i quali aragosta, astice, galatea, gambero meccanico, granceola, granchio facchino, magnosa e magnosella ed echinodermi come giglio di mare, martasteria, riccio riccio e stella rossa. Inoltre, si citano avvistamenti di foca monaca, in particolare a Punta del Cimitero e Punta del Faro nell’Isola di San Nicola.
Sulla terraferma sono presenti diverse specie di rettili, come la lucertola campestre, il geco verrucoso e il biacco. Poco rappresentati sono i mammiferi, per lo più roditori: il coniglio selvatico, il ratto nero e il topolino domestico. Gli invertebrati comprendono la malmignatta, il ragno più pericoloso presente in Italia, alcune specie di piccoli scorpioni e la scolopendra, oltre ad insetti tra cui le cavallette, le farfalle, i grilli, la mantide religiosa, gli scarabeidi e l’insetto stecco. Le Isole sono frequentate dall’avifauna migratoria che, lungo la rotta Europa-Africa, trova nell’unico arcipelago italiano dell’Adriatico un importante punto di sosta. Le specie più importanti sono le berte maggiore e minore, il falco pellegrino, il falco della Regina, il gabbiano corallino, il gabbiano corso, il gabbiano reale, il gabbiano roseo, il marangone dal ciuffo, la rondine di mare e il gheppio.
La berta maggiore (Calonectris diomedea) nidifica in gran numero nelle isole Tremiti, che per questo motivo note anche come "Diomedee". Questo legame è dovuto a una leggenda che vuole i compagni di Diomede, l’eroe della mitologia greca compagno di Ulisse, trasformati da Afrodite in questi uccelli marini, condannati a piangere eternamente il loro capo, sepolto sulle isole. Quando tornano ai nidi sulle scogliere nella notte, le berte comunicano tra loro emettendo versi striduli, scambiati in passato per lamenti funebri dei compagni di viaggio di Diomede.
La Flora Nell’isola di San Domino è presente il pino d'Aleppo, talvolta misto a leccio, con sottobosco di alaterno, caprifoglio, lentisco, mirto, pungitopo e robbia selvatica. Comune è la macchia mediterranea formata da fillirea, lentisco, olivastro, euforbia arborea e dafne olivella. Lungo la fascia costiera domina la gariga a elicriso italiano, mentre la scogliera è colonizzata da vegetazione fortemente influenzata dalla salsedine, come l’endemico limonium. Tra le altre specie vegetali spiccano endemismi quali il fiordaliso delle Tremiti, la stellina delle Tremiti, l’alisso di Leuca e l’aglio delle Isole Tremiti. Tra le specie alofile, il centauro maggiore, la salicornia e l’atriplice alimo.
Le alghe più comuni comprendono le seguenti: Acetabularia, Acetabulum, Codium adhaerens, Dictyota dichotoma, Halimeda tuna, Padina pavonia, Palla marina, Posidonia oceanica,Pseudolithophyllum ed Expansum.
Origini del nome
Secondo Giovanni Alessio il toponimo deriva , Trimerus in latino , di origine incerta e comunque non legata a termes, termitis ‘olivo’. Invece Colella e Olivieri lo collegano proprio a quest'ultimo termine latino, da cui le voci meridionali e pugliesi tèrmete o tèrmiti, ‘oleastro’ con riflessi nella toponomastica pugliese.
Storia
Abitate già in antichità (IV-III secolo a.C.), le isole per secoli furono soprattutto un luogo di confino. In epoca romana le isole erano note con il nome Trimerus. L'imperatore Augusto vi relegò la nipote Giulia che vi morì dopo vent'anni di soggiorno forzato. Nel 780 Carlo Magno vi esiliò Paolo Diacono che, però, riuscì a fuggire.
La storia dell'arcipelago non è però solo legata agli esiliati, più o meno illustri, che qui furono confinati, ma soprattutto alle vicende storiche, politiche ed economiche dell'abbazia di Santa Maria a Mare (definita da Émile Bertaux in una sua opera «la Montecassino in mezzo al mare»).
Secondo il Chartularium Tremitense, il primo centro religioso fu edificato nel territorio delle isole adriatiche nel IX secolo per opera dei benedettini come dipendenza diretta dell'abbazia di Montecassino. Certo è che nell'XI secolo il complesso abbaziale raggiunse il massimo splendore, aumentando a dismisura possedimenti e ricchezze, cosa che portò alla riedificazione da parte dell'abate Alderico della chiesa con consacrazione nel 1045 effettuata dal vescovo di Dragonara.
La magnificenza di questo periodo è testimoniata dalla presenza tra le mura del monastero di ospiti illustri, tra i quali Federico di Lorena (divenuto poi papa Stefano IX) e Dauferio Epifani (successivamente papa Vittore III). Con la bolla di Alessandro IV del 22 aprile 1256 venne confermata la consistenza dei beni posseduti dalla comunità monastica. L'intero complesso rimase un possedimento dell'abbazia di Montecassino per circa un secolo, nonostante le pressanti richieste di autonomia e le proteste dei religiosi tremitesi.
Nel XIII secolo, oramai svincolata dal monastero cassinese, aveva possedimenti in terraferma dal Biferno fino alla città di Trani. Secondo le cronache dell'epoca, le tensioni mai sopite con il monastero laziale e i frequenti contatti con i dalmati, invisi alla Santa Sede, portarono i monaci del complesso a una decadenza morale che spinse nel 1237 il cardinale Raniero da Viterbo a incaricare l'allora vescovo di Termoli di sostituire alla guida dell'abbazia l'ordine di San Benedetto con i Cistercensi.
In seguito, Carlo I d'Angiò munì il complesso abbaziale di opere di fortificazione. Nel 1334 l'abbazia fu depredata dal corsaro dalmata Almogavaro e dalla sua flotta, proveniente dalla città dalmata di Almissa, i quali trucidarono i monaci mettendo fine alla presenza cistercense nell'arcipelago.
Nel 1412, in seguito a pressioni e lettere apostoliche, e su diretto ordine di papa Gregorio XII, dopo il rifiuto di diversi ordini religiosi, una piccola comunità di canonici regolari, proveniente dalla canonica di Santa Maria di Frigionaia in Lucca e guidata da Leone da Carrara si trasferì sull'isola per ripopolare l'antico centro religioso. I lateranensi restaurarono il complesso abbaziale, ampliandone le costruzioni, soprattutto con la realizzazione di numerose cisterne funzionanti ed estesero i possedimenti dell'abbazia sul Gargano, in Terra di Bari, Molise e Abruzzo.
Nel 1566 l'abbazia-fortezza di San Nicola riuscì a resistere agli attacchi della flotta di Piyale Paşa.
L'abbazia fu soppressa nel 1783 dal re Ferdinando IV di Napoli, che nello stesso anno istituì sull'arcipelago una colonia penale. Nel periodo napoleonico l'arcipelago fu occupato dai murattiani che si trincerarono all'interno della fortezza di San Nicola resistendo validamente agli assalti di una flotta inglese (1809). Di questi attacchi sono visibili i buchi delle palle di cannone inglesi sulla facciata dell'abbazia. In seguito a tale evento, Murat concesse la grazia ai deportati che avevano collaborato alla resistenza contro gli inglesi. Fu così che ebbe fine la prima colonizzazione delle Tremiti, effettuata mediante l'insediamento di colonie penali.
Nel 1843 il re Ferdinando II delle Due Sicilie, con l'intento di ripopolare le isole, vi fece insediare molti pescatori provenienti da Ischia che poterono così sfruttare proficuamente la pescosità di quell'area marittima e da famiglie del regno, dando luogo così a una seconda colonizzazione delle Tremiti.
Nel 1911, dopo la battaglia di Sciara-Sciat, furono deportati alle Tremiti circa milletrecento prigionieri libici che si erano opposti all'occupazione coloniale italiana. LaVeja, 11 novembre 2016.. A distanza di un anno circa, un terzo di questi erano morti di tifo esantematico.
L'autonomia comunale risale al 1932.
In epoca fascista l'arcipelago continuò a essere un luogo di confino, ospitando – tra l'altro – anche il futuro presidente della Repubblica, Sandro Pertini, e Amerigo Dumini.