Il galeone Santo Cristo de Burgos San Juda Tadeo y de las Benditas Ánimas del Purgatorio andò perso per naufragio sull'isola di Ticao il 23 luglio 1726. . Si trattava di uno dei galeoni più grandi della sua epoca, dislocava circa 4.000 tonnellate ed era armato con 52 cannoni di bronzo e ferro. Al momento del suo affondamento, era completamente carico di merci destinate al mercato di Acapulco, in Messico.

Storia Il Santo Cristo de Burgos San Juda Tadeo y de las Benditas Ánimas del Purgatorio era un galeone di Manila, che aveva fatto viaggi dalle Filippine a Manila nel 1713, 1715, 1717, e nel 1721 trasportò dalla Nuova Spagna il nuovo Governatore e Capitano generale delle Filippine, Toribio José Miguel de Cossío y Campa Marchese di Torre Campo, accompagnato dalla moglie, dai suoi otto figli e da diversi parenti e servi, che si imbarcarono ad Acapulco il 10 aprile dello stesso anno, per recarsi nell'arcipelago filippino. Il nuovo governatore arrivò a Manila il 23 luglio e il giorno successivo assunse l'incarico, trascorrendo nelle Filippine i successivi otto anni..

Posto al comando del capitano generale Francisco Sánchez de Tagle,. la nave completò l'allestimento per il viaggio commerciale verso Acapulco, in Messico il 3 giugno 1726, e fu autorizzata a salpare dal governatore Toribio José Miguel de Cossío y Campa l'11 giugno.. Il galeone salpò da Cavite l'8 luglio 1726, dopo una cerimonia religiosa che vide portare a bordo la statua di Nostra Signora del Rosario, la recitazione da parte degli ufficiali del Salve Regina e un'ultima ispezione da parte degli ufficiali del re alla nave, al comandante e al suo equipaggio. Il galeone levò l'ancora alle 1:30 pomeridiane, transitando per la baia di Manila e continuando a imbarcare merci nel tratto di mare tra Mariveles e Corregidor. L'equipaggio era formato dal comandante, da 3 piloti, dal nostromo, alcuni ufficiali e 252 membri dell'equipaggio, e a bordo vi era un numero sconosciuto di passeggeri.

Il giorno 11 il Santo Cristo de Burgos San Juda Tadeo y de las Benditas Ánimas del Purgatorio passò vicino all'isola di Luban, e tre giorno dopo costeggiò Mindanao. Dopo aver doppiato Punta del Diavolo, all'alba del giorno 19 si ormeggiò sulla costa sud-orientale dell'isola di Ticao tra Sorsogon e Masbate in attesa di venti favorevoli, gettando l'ancora in trentacinque braccia d'acqua.. Il giorno 22 si alzò un forte vento e sembrò che la nave potesse salpare per entrare nel cosi detto "Embocadero" che portava ad attraversare lo Stretto di San Bernardino. Il giorno successivo il vento da nord-ovest continuò ad aumentare di intensità, e quando uscì il sole passò a spirare da nord, aumentando di forza.. Il comandante e gli ufficiali ordinarono di gettare altre due ancore filanti, portando il totale a tre, ma il vento continuò a spirare più forte, arrivando dapprima da nord-est, poi da est, e infine da est-sud-est con furia crescente, alzando onde vorticose. All'incirca all'una del pomeriggio, grandi onde riuscirono ad alzare la prua della nave, da cui furono messi in atto dei tentativi tramite l'ancora di prua a sud-ovest per cercare di stabilizzare il galeone. A poco a poco la violenza del vento e dell'acqua si placarono, e seguì una tregua che durò fino alle quattro del pomeriggio, quando si vide chiaramente una tempesta formarsi verso sud-ovest che in breve tempo si scatenò in tutta la sua violenza scagliando contro la nave una massa confusa di acqua color verde scuro. Alle sei del tardo pomeriggio, il tempo precario persisteva e secondo la testimonianza del marinaio Andrés Phelipe la nave venne gradualmente sospinta su un banco di sabbia arenandosi di fianco.. Per alleggerire la nave e aiutarla a raddrizzarsi, immediatamente l'equipaggio afferrò le asce abbattendo l'albero maestro, l'albero di trinchetto e l'albero di mezzana che l'uragano aiutò a mandare fuori bordo. Entro le nove in punto i venti si calmarono e spirarono verso terra, lasciando il galeone arenato sul lato di babordo nelle secche sabbiose. Anche con l'arrivo dell'alta marea, il Santo Cristo de Burgos San Juda Tadeo y de las Benditas Ánimas del Purgatorio rimase irrimediabilmente bloccato su un fianco, e poi si aprirono delle falle sullo scafo causate dal moto impietoso delle onde e del vento. Nel disastro non vi furono morti, e senza perdere tempo il capitano generale del galeone riferì del naufragio al Governo di Manila attraverso l'alcalde di Albay, Nicolas Osorio, al quale ordinò di venire con provviste, asce, navi e 500 uomini nel minor tempo possibile.. La costa dove si trovano i sopravvissuti sbarcati era desolata e disabitata, e si aveva bisogno di navi per il trasporto e uomini per creare aperture nello scafo del galeone arenato al fine di recuperarne il carico. Sebbene de Tagle avesse proibito ai membri dell'equipaggio di abbandonare la nave per aiutare a recuperare in carico, non tutti obbedirono. Dato che nessun soccorso arrivava da Albay a causa del maltempo, il generale capitano iniziò un massacrante lavoro di salvataggio che continuò giorno e notte, lavorando in condizioni durissime rese pericolose dalle maree, e dal fatto che il fasciame del galeone di stava letteralmente aprendo consentendo all'acqua di penetrare in profondità all'interno dello scafo.. Il 5 agosto il relitto venne interessato da un incendio scoppiato misteriosamente.AGI EC, Diario del Capitán D. Juand e Miranda 8, Septiembre 1726.

La commissione d'inchiesta sul naufragio Il governo della Colonia pretese che fosse costituita un'apposita commissione di inchiesta che valutasse le cause del naufragio, condotta dal giudice Julian Ignacio de Velasco.. Nel più assoluto segreto vennero interrogati circa trenta persone, marinai, artiglieri e passeggeri, tutti spagnoli, mentre i nati portoghesi, francesi, filippini e messicani testimoniarono dal 9 al 13 settembre 1726 in udienza preliminare svoltasi nell'isola di Ticao. Questa isola era una delle tre isole principali di Masbate, ed era importante per il commercio dei galeoni in quanto si trovava lungo la loro rotta rotta marittima ed era una delle ultime tappe per caricare acqua, legna da ardere, vettovaglie ed eventualmente merce di contrabbando prima di dirigersi verso lo "Embocadero" e continuare il lungo viaggio attraverso l'Oceano Pacifico verso Acapulco.. Testimonianze archeologiche dell'importanza dell'isola sono costituite dalla presenza di antiche ceramiche straniere provenienti da Cina, Vietnam e Thailandia oltre a perle di vetro e monete antiche in sepolture e abitazioni.

La Commissione d'inchiesta chiese ai testimoni se la perdita del galeone potesse essere attribuita all'imperizia dei piloti e degli ufficiali, o altro per commissione o omissione, in base alle norme di navigazione.. Molti dei testimoni non avevano alcune esperienza di navigazione, e dichiararono di non poter dare giudizi sul merito, mentre Joseph Bermúdez dichiarò che il naufragio era avvenuto per volontà divina. La dichiarazione qualificata del quinto teste, l'artigliere Geronimo Bermúdez attribuita il disastro al fatto che il galeone non fosse stato ancorato al posto di ormeggio regolarmente utilizzato, ma da un'altra parte. La dichiarazione di Bermúdez costrinse la Commissione a sospendere le indagini per richiedere il parere di due esperti, il capitano Antonio Pinto e il capitano Henríquez Hermán, entrambi piloti veterani, per fare luce sulla vitale questione sollevata da Bermúdez. Il capitano Pinto, che aveva eseguito uno studio sui venti e i moti ondosi degli ancoraggi di Ticao dichiarò in primis che se il galeone fosse stato ancorato al posto di ormeggio regolamentare sarebbe affondato più rapidamente, mentre in seconda che anche se il galeone fosse stato ormeggiato nel posto di ancoraggio regolare, non avrebbe potuto salpare l'ancora o tagliarne i cavi per navigare in cerca di un porto sicuro o iniziare la navigazione prima della tempesta a causa dei forti venti e l'immediato rischio di naufragio nelle secche del porto di Ticao. Il capitano Herman concluse invece che, in primo luogo, sulla base delle ragioni da lui addotte, era difficile affermare che il galeone sarebbe affondato se fosse stato posto nell'ancoraggio regolare; e in secondo luogo, se lo fosse stato sarebbe salpato in tempi molto più brevi, se si tentava di tagliare i cavi dell'ancora, considerando i forti venti. Affrontare la tempesta nell'ancoraggio regolamentare era la cosa da fare, e c'era speranza che le ancore avessero retto, e se il galeone le avesse trascinate, come aveva fatto, l'equipaggio e passeggeri non sarebbero morti anche se la nave fosse affondata..AGI EC, Declaración del Capitan Henrique Hermán, Ticao, 14 Septiembre 1726.

Dalle indagini preliminari e da altri "procedimenti giudiziari" menzionati dal documento, la Commissione trovò alcune persone colpevoli della perdita del galeone. Il 15 settembre 1726, un mese e mezzo dopo il disastro, senza menzione di alcun processo sui documenti, il giudice Velasco ordinò la carcerazione e il sequestro dei beni dei seguenti accusati: Francisco Sánchez de Tagle, capitano generale, sposato, 26 anni, da Burgos, Spagna; Juan Antonio de Vivanco, capitano di nave, scapolo, 30 anni, da Burgos, Spagna; Antonio Gil, capo pilota, sposato, 38 anni, da Siviglia, Spagna; Juan de Miranda, secondo pilota, sposato, 46 anni, di Manila; Sebastián de Salazar, terzo pilota, sposato, 25 anni, di Manila; Juan Miguel Capelo, nostromo, sposato, 42 anni, di Siviglia, Spagna. La loro prigionia consisteva nella reclusione nell'accampamento sulla costa di Ticao che si estendeva dal porto fino al luogo del naufragio. Questo era per la comodità nel continuare l'investigazione e l'assistenza nel recupero delle merci reali. Qualsiasi violazione della reclusione sarebbe stata penalizzata con mille pesos di multa. In sei sedute diverse, dal 10 settembre al 19 settembre 1726, gli ufficiali accusati apparvero davanti al giudice Velasco per rispondere a specifiche domande sul proprio comportamento dal momento della partenza del galeone da Cavite fino alla sua perdita nell'isola di Ticao.

Dopo le udienze preliminari, il giudice affrontò un grave problema, in quanto si trovava su una piccola isola dove non vi erano né avvocati né giuristi che potevano fungere da pubblico ministero o da difensori degli imputati.. Comunicò la cosa alla Real Audiencia di Manila, che nominò in qualità di pubblico ministero il capitano Vicente de Lucea, che dovette rinunciare per la stretta amicizia con alcuni degli accusati e il suo interesse nel commercio dei galeoni. Dopo aver scelto il capitano Manuel Orendain, quest'ultimo rinunciò a causa della sua parentela con il terzo pilota, uno degli accusati. Accettò l'incarico, prestando il relativo giuramento, don Pablo de Aroza, sebbene non fosse professionalmente e intellettualmente qualificato per il lavoro, che si mise subito al lavoro per presentare le accuse nel più breve tempo possibile.