Caissotti è una nobile famiglia piemontese originaria di Nizza e fiorita in Cuneo e Torino. Si divise nei secoli in vari rami, tutti investiti di numerosi feudi; al giorno d'oggi sopravvive solo il ramo primogenito, quello dei Caissotti di Chiusano. Membri illustri della famiglia furono, tra gli altri, il vescovo e principe della Chiesa di Asti Paolo Maurizio Caissotti, il viceré di Sardegna Francesco Gaetano Caissotti di Robbione, i generali Filippo e Luigi, il militare e politico filonapoleonico Carlo Francesco Giacinto, maire di Cuneo, e in tempi più recenti il politico cattolico Luigi Caissotti di Chiusano (1868-1963) e l'avvocato e dirigente sportivo Vittorio Caissotti di Chiusano. Un'altra famiglia Caissotti di Nizza, probabilmente dello stesso stipite della presente, diede al Regno di Sardegna il Gran Cancelliere Carlo Luigi Caissotti e fu infeudata di Verduno, Santa Maria e Santa Vittoria.
Storia
Origini
La tradizionale ascendenza bergamasca e le prime generazioni documentate
La tradizione familiare, riportata anche da Monsignor Francesco Agostino della Chiesa nella sua Corona Reale di Savoia, vorrebbe i Caissotti originari di Bergamo e trasferiti a Tenda e poi a Nizza intorno al 1303 con Arduino, capo delle milizie del conte di Ventimiglia. Questa tradizione si basa sull'omonimia con la casata bergamasca dei Casotti de' Mazzoleni e legherebbe ai Caissotti anche il beato Agostino, in realtà di famiglia dalmata. Nel 1572 alcuni membri del casato richiesero al comune di Bergamo il rilascio di attestati di nobiltà a conferma delle origini lombarde, ma, anche per via della sua risalenza nel tempo, la veridicità della tradizione non è dimostrata.
La genealogia documentata inizia invece con Odetto di Francesco, vivente nel 1458, che dal matrimonio con Caterina Lancia ebbe numerosi figli. Dal primogenito maschio Luca nacquero Antonio e Lazzaro, quest'ultimo capostipite della breve linea dei signori di Mas.
Antonio ricoprì l'incarico di Vicario di Tenda. Sposò Caterina Guidi, da cui tra gli altri ebbe Paolino, sposato con Luisetta Sertoris e morto in duello contro un Grimaldi a Tenda nel 1584, e Freilino, che fu capitano e con testamento del 26 aprile 1586 istituì una primogenitura per il nipote Giovanni Antonio.
La nobilitazione e la divisione nei due rami principali Paolino Caissotti e Luisetta Sertoris ebbero tre figli, Giovanni Antonio, Francesco e Giovanni Battista. Il 18 dicembre 1590 l'antica nobiltà della famiglia dei tre fratelli fu confermata con lettere patenti, contestualmente all'ampliamento dello stemma originario. Il primogenito Giovanni Antonio fu il capostipite dei Caissotti di Chiusano, mentre dal fratello Francesco presero origine le linee di Massoins e di Robbione.
I Caissotti di Chiusano
Giovanni Antonio Caissotti fu l'artefice del trasferimento a Cuneo della linea primogenita della famiglia. Nel 1595 sposò Silvia Valperga di Rivara, da cui ebbe quattordici figli. Nel 1619 acquisì i feudi di Chiusano e Cinaglio e ne fu investito col comitato; dopo un breve momento in cui gli furono tolti per essere infeudati al marchese Francesco Villa, nel 1636 i due feudi tornarono a lui per rimanere della discendenza fino all'abolizione del feudalesimo. Dal matrimonio di suo figlio Francesco Amedeo con Maria di Ventimiglia nacque il conte Vittorio, che sposò Elena Gabriella Vibò di Prali. Il figlio Francesco, vicino agli ambienti di corte, fu Riformatore degli Studi dell'Università di Torino. Per eredità della nonna paterna ebbe il titolo di Signore di Ventimiglia, e nel 1722 acquisì il feudo di Pontedassio, di cui fu creato conte. Sposò in prime nozze una Piossasco e, dopo la morte di questa, Maria Teresa Orsini di Rivalta.
Filippo, Luigi, Paolo Maurizio
La generazione degli undici figli di Francesco si illustrò con numerosi incarichi di spicco a corte, nell'Armata Sarda e in campo ecclesiastico. Il primogenito, il conte Filippo Felice Vittorio, fu ufficiale di fanteria: Colonnello nel 1764, promosso Maggior Generale dieci anni dopo, successivamente alla promozione a Tenente Generale fu nominato Governatore di Susa; giunse infine nel 1789 al grado di Generale, al comando di tutta la fanteria dell'Armata Sarda. Ebbe inoltre la carica di corte di Gentiluomo di Camera e, per i suoi alti servigi resi alla corona, fu nominato Cavaliere di Gran Croce dei SS. Maurizio e Lazzaro; sposò Anna Francesca Valperga di Masino, di una delle famiglie più antiche e illustri del Piemonte. Nel 1781 fu investito con il signorato dal fratello Paolo Maurizio di Pocapaglia, feudo allora ancora dipendente dal Vescovo di Asti. Altri due suoi fratelli giunsero ad alti gradi nella carriera militare: Luigi Ignazio Felice fece carriera a corte, da principio come Gentiluomo di Bocca, poi come Scudiero delle Principesse e Sottogovernatore dei Principi; nel 1789 fu nominato Maggior Generale di fanteria e, poco dopo, fu insignito come il fratello maggiore della Gran Croce dei SS. Maurizio e Lazzaro; Giuseppe Maria Angelo Benedetto fu Colonnello dei Granatieri e infine, nel 1790, Brigadiere. Due altri fratelli di Filippo intrapresero invece la carriera ecclesiastica: Pietro Gioachino (1722-1798), Limosiniere Onorario a corte e cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro, fu abate commendatario di San Giusto a Susa e autore di orazioni pubblicate a più riprese; Paolo Maurizio (1726-1786) assurse al rango episcopale. Dopo essere stato educato durante l'infanzia all'Accademia Reale, si addottorò all'Università di Torino in utroque e in teologia; nel 1751 fu ordinato sacerdote e andò a Roma, dove entrò nella Congregazione dell'Oratorio. Per volere di Carlo Emanuele III fu scelto per il vescovato di Asti e fu nominato il 19 aprile 1762, ricevendo la consacrazione il 23 maggio successivo. Durante il suo ministero, durato 24 anni, si impegnò nella promozione di numerose opere pie, tra cui l'istituto per le giovani orfane che ancora oggi porta il nome di Opera Pia Caissotti. Stabilì inoltre la costruzione di un nuovo edificio per il seminario diocesano e ne affidò il progetto a Benedetto Alfieri. Nel 1784 cedette inoltre tutti i feudi ancora dipendenti dalla Mensa Vescovile di Asti ai Savoia, ricevendo in cambio per sé e i suoi successori il titolo di Principe della Chiesa di Asti e un indennizzo perpetuo di 12000 lire annue.
Carlo Francesco Giacinto Il conte Carlo Francesco Giacinto (1754-1831), figlio di Filippo e Anna Francesca Valperga, fu un personaggio di spicco del Piemonte napoleonico. Avviato da giovane alla carriera militare, raggiunse nel 1796, prima dell'invasione francese del Piemonte, il grado di Colonnello di fanteria e fu cavaliere dei santi Maurizio e Lazzaro. Su invito del generale Grouchy scrisse un'opera inneggiante al nuovo regime, il Voto politico del conte Carlo Caissotti di Chiusano: per quest'opera fu visto con sospetto nel periodo dell'effimera restaurazione del 1799, venendo radiato dall'Armata Sarda. Tornato il Piemonte alla Francia fu nominato capo battaglione della Guardia Nazionale di Torino e poi colonnello a capo di tutta la Guardia stessa. Tra il 1801 e il 1803 fu Maire di Cuneo e fu poi eletto membro del Corpo Legislativo di Parigi, di cui fece parte per un mandato fino al 1808. Nel 1809 fu creato Cavaliere dell'Impero, per il conferimento della Legion d'Onore, e fu al comando dei dipartimenti militari della Stura e poi della Sesia. Su sua richiesta fu posto a riposo nel 1812 e questo precoce allontanamento dall'amministrazione napoleonica gli consentì, con la restaurazione, di vivere abbastanza pacificamente. Fu un appassionato bibliofilo e raccolse una biblioteca di oltre 6700 volumi, oltre a scrivere egli stesso alcune poesie e opere teatrali. Dal suo matrimonio con Virginia Natta d'Isola nacque Luigi, che sposò Melania Roero di Guarene e, dopo la sua morte, si risposò con Teresa Mocchia di Campiglia.
Tempi recenti Tra i membri della famiglia a cavallo tra Ottocento e Novecento si ricorda Luigi (1868-1963), figlio del conte Emilio e di Laura Ferrero d'Ormea, che fu un vivace sostenitore delle nuove correnti di pensiero di cattolicesimo democratico. Scrisse articoli di sociologia cristiana su numerose riviste, tra cui "La democrazia cristiana" e "Cultura sociale"; partecipò a numerose iniziative in favore delle classi lavoratrici, sia delle campagne che dell'industria, di cui sostenne il diritto a riunirsi in sindacati. Si ritirò a vita privata dopo la Prima Guerra Mondiale vivendo fin quasi ai novantacinque anni. Tra le ultime generazioni si ricorda l'avvocato Vittorio, dirigente sportivo che è stato presidente dello Juventus Football Club dal 1990 al 2003. I Caissotti di Chiusano, tuttora fiorenti, sono l'unico ramo ancora esistente della famiglia.
Linea dei signori di Mas, Aiglun e Dosfraires Dal matrimonio di Lazzaro di Luca con Giovanna Doria nacquero Bartolomeo e Vincenzo. Bartolomeo, capitano e Governatore del Poggetto, fu investito insieme al fratello dei feudi di Mas e Aiglun nel 1584, col titolo di signore, e quattro anni dopo anche del feudo di Dosfraires. L'unico figlio maschio legittimo di Vincenzo, Annibale, non ebbe discendenza e i titoli passarono al marito di sua sorella Matilde, Giovanni Lodovico Fabri.
Linea di Massoins Francesco di Paolino, vissuto a cavallo tra XVI e XVII secolo, si distinse al servizio dei Savoia nel corso degli eventi che portarono all'acquisizione da parte di questi ultimi del marchesato di Saluzzo. Nel 1580 fu inviato in missione a Saluzzo a trattare con il governatore francese Bernard de Nogaret de la Valette; nel corso della guerra franco-savoiarda fu in missione diplomatica presso il Duca di Guisa, governatore della Provenza che stava stringendo d'assedio Nizza. Fu poi delegato a Barcellonetta e, nel 1603, fu nominato prefetto di Nizza. Giunse all'apice della carriera nel 1614, con la nomina a Consigliere di Stato e Referendario. Nel 1622 fu investito di tre feudi appartenuti ad Annibale Grimaldi di Boglio, condannato per fellonia: Massoins, col titolo di barone, Rigaud, col titolo di conte, e Tornaforte. Dal suo matrimonio con Alessandra Rosa Caravadossi nacquero i due maschi Giovanni Paolo e Carlo Antonio, da cui ebbe origine la linea dei Caissotti di Robbione.
Il ramo primogenito discendente da Giovanni Paolo ebbe breve durata: costui, che fu Referendario di Stato come il padre e poi Senatore di Nizza, ebbe tre figli, tra cui Carlo Francesco, che sposò la cugina Orsola Caissotti di Chiusano, e l'abate Annibale, che acquisì il feudo di Robbione nel 1684 per passarlo tre anni dopo al cugino Francesco Marcello. L'ultimo Caissotti investito di Massoins, Rigaud e Tournefort fu Francesco nel 1701. I feudi tornarono ai Savoia con la riforma del 1722 e passarono poi ad altre famiglie.
I Caissotti di Robbione (Caissotti Gallean)