L'incidente di Imo ()Il nome coreano deriva dal nome dell'anno del ciclo di sessanta anni Ganzhi. Imo si riferisce all'anno 1882., ricordato a volte come ammutinamento di Imo, rivolta dei soldati o in giapponese Jingo-gunran., fu una violenta rivolta scoppiata a Seul nel 1882. Ebbe inizio il ad opera di soldati dell'esercito Joseon, ai quali si unì successivamente una parte della popolazione. I motivi della rivolta furono sia il sostegno di re Gojong alle riforme e alla modernizzazione del Paese, sia l'impiego di consiglieri militari giapponesi.. Alcune fonti sostengono che la scintilla della rivolta furono delle voci diffusesi tra i soldati coreani, secondo le quali la nuova struttura dell'esercito avrebbe previsto la presenza di ufficiali giapponesi. Alcuni spiegano il dilagare della violenza con le scelte e i comportamenti provocatori dei consiglieri militari giapponesi che dal 1881 stavano addestrando la prima forza militare moderna della Corea, il Pyŏlgigun (o Byeolgigun, Gyoryeonbyeongdae, Waepyeolgi).. La causa scatenante della rivolta è però generalmente attribuita al mancato pagamento del salario ai soldati,, che trovarono sabbia e riso scadente nelle loro razioni.. All'epoca, i soldati potevano essere pagati in riso, che veniva utilizzato al posto del denaro.
I rivoltosi linciarono alcuni funzionari governativi, distrussero le case di alcuni ministri, occuparono il palazzo Changdeokgung e tentarono di assassinare la regina Min, che dovette fuggire travestendosi da dama di corte. Si scagliarono anche contro i membri della legazione giapponese, che a malapena riuscirono a fuggire da Seul a bordo della nave britannica Flying Fish... Durante la sommossa furono uccisi alcuni giapponesi, tra cui il consigliere militare Horimoto Reizo (堀本礼造}.
Contesto Isolazionismo coreano Già da prima del XIX secolo la Corea perseguiva una rigida politica di isolamento. Fatta eccezione per le missioni ufficiali in Cina e per le occasionali missioni diplomatiche in Giappone, che dopo la metà del XVIII secolo divennero più rare e limitate all'isola di Tsushima, ai coreani era vietato lasciare il Paese.. A tutti gli stranieri era impedito l'ingresso nel Paese, ad eccezione dei cinesi in missione diplomatica e dei commercianti giapponesi, che però potevano operare solo in un piccolo complesso fortificato, il waegwan di Busan. Il commercio con l'estero era praticamente limitato alla Cina ed era condotto in luoghi designati lungo il confine tra Corea e Manciuria..
Politica coreana Nel gennaio 1864 re Cheoljong morì senza un erede maschio e re Gojong salì al trono all'età di 12 anni. Il padre del nuovo re, Yi Ha-ŭng, divenne il Daewongun o "Signore della Grande Corte", reggente del regno in nome del figlio.. Con la sua ascesa al potere, il Daewongun avviò una serie di riforme volte a rafforzare la monarchia a spese della classe degli yangban. Promotore di una politica isolazionista, fu determinato nell'epurare il regno da qualsiasi idea straniera vi si fosse infiltrata.
Nella storia coreana, i suoceri del re avevano sempre goduto di grande potere. Per questo motivo il Daewongun cercò di prevenire ogni possibile minaccia alla sua autorità scegliendo come sposa per suo figlio una ragazza orfana appartenente al clan Yeoheung Min, un clan privo di potenti legami politici.. Con la regina Min come nuora e consorte reale, il Daewongun sentiva di poter mantenere al sicuro il proprio potere.. Una volta regina, però, Min fece nominare molti suoi parenti in posizioni influenti e si alleò con i nemici politici del Daewongun, tanto che alla fine del 1873 aveva acquisito abbastanza influenza da estrometterlo dal potere. Nell'ottobre 1873, quando lo studioso confuciano Choe Ik-hyeon presentò un memoriale al re Gojong, esortandolo a governare a pieno titolo, la regina Min colse l'occasione per costringere il suocero a ritirarsi dalla vita politica. L'allontanamento del Daewongun portò la Corea ad abbandonare la sua politica isolazionista, a partire dal trattato Giappone-Corea del 1876 (o trattato di Ganghwa).
Introduzione della politica "illuminista" Subito dopo l'apertura del Paese al mondo esterno, il governo coreano adottò una politica "illuminista", volta a raggiungere la prosperità nazionale e la forza militare attraverso la dottrina del tongdo sŏgi., cioè "modi orientali e macchine occidentali". Per modernizzare il loro Paese, i coreani cercarono di introdurre e di adottare la tecnologia occidentale, conservando però i valori e il patrimonio culturale del Paese. Subito dopo la firma del trattato di Ganghwa, la corte inviò in Giappone una missione guidata da Kim Ki-su, uno stimato studioso e funzionario.. Si trattava della prima missione di questo genere dal 1810. Kim entrò in contatto con funzionari che gli mostrarono alcune delle riforme introdotte in Giappone ed ebbe anche un incontro con l'imperatore. Kim lasciò il Giappone senza che le modernizzazioni e le riforme giapponesi gli lasciassero una grande impressione: invece di sfruttare il viaggio come un'opportunità per introdurre la Corea in un mondo in rapida evoluzione, esso fu trattato come un'occasionale missione volta a manterene buone "relazioni di vicinato". Kim Ki-su donò al re il diario delle sue osservazioni, intitolato Iltong kiyu ("Resoconto di un viaggio in Giappone")..
Passarono altri quattro anni prima che il re inviasse un'altra missione, nel 1880. La missione era guidata da Kim Hong-jip, un osservatore entusiasta delle riforme in atto in Giappone. Durante la permanenza in Giappone, Kim Hong-jip incontrò il diplomatico cinese Huang Zunxian, che gli sottopose uno studio intitolato Chaoxian Celue ("Una strategia per la Corea"). In esso si metteva in guardia la Corea dalla minaccia russa e si raccomandava al governo coreano di mantenere relazioni amichevoli con il Giappone (ancora troppo debole economicamente per costituire una minaccia immediata), di lavorare a stretto contatto con la Cina e di cercare un'alleanza con gli Stati Uniti, come contrappeso alla Russia. Dopo il ritorno in patria, Kim Hong-jip presentò il documento al re Gojong, che ne rimase talmente colpito da farne fare delle copie da distribuire ai suoi funzionari. Molti conservatori si indignarono alla proposta di allearsi con i barbari occidentali e di mantenere relazioni amichevoli con il Giappone: il re reagì giustiziando un importante funzionario e bandendone altri. Il documento divenne la base della politica estera coreana..
Nel gennaio 1881, il governo avviò una riforma amministrativa e istituì il T'ongni kimu amun ("Ufficio per gli affari straordinari dello Stato"), modellato sulle strutture amministrative cinesi. Alle dipendenze di questo ufficio c'erano 12 sa ("agenzie"), che si occupavano delle relazioni con la Cina (Sadae), delle questioni diplomatiche con le nazioni straniere (Kyorin), degli affari militari (Kunmu), dell'amministrazione dei confini (Pyŏnjŏng), del commercio estero (T'ongsang), delle forniture militari (Kunmul), della produzione di macchinari (Kigye), delle costruzioni navali (Sŏnham), della sorveglianza costiera (Kiyŏn), del reclutamento del personale (Chŏnsŏn), degli appalti speciali (Iyong) e dell'insegnamento di lingue straniere (Ŏhak). Tra il maggio ed il settembre del 1881 fu inviata una missione di carattere tecnico, che viaggiò in tutto il Giappone ispezionando strutture amministrative, militari, educative e industriali. In ottobre, un piccolo gruppo di inviati coreani si recò a Tientsin per studiare la moderna produzione di armi. Tecnici cinesi furono invitati a fabbricare armi a Seul. Nel luglio 1883, un'altra missione diplomatica si recò negli Stati Uniti, dove incontrò i leader del governo americano, tra cui il presidente Chester A. Arthur.
Politica giapponese nei confronti della Corea Negli anni 1880 le discussioni sulla sicurezza nazionale giapponese si concentrarono sulla questione delle riforme in Corea. Come affermò il consigliere militare tedesco Jacob Meckel, la Corea era un "pugnale puntato al cuore del Giappone".. Ciò che rendeva la Corea motivo di preoccupazione non era solo la sua vicinanza, ma anche la sua incapacità di difendersi. Una Corea veramente indipendente non avrebbe rappresentato per il Giappone un problema per la sicurezza nazionale, mentre una Corea arretrata e debole sarebbe stata una possibile preda per altre potenze straniere.. In Giappone vi era consenso politico sul fatto che l'indipendenza della Corea non poteva essere ottenuta se non con l'importazione della "civiltà" occidentale, attraverso un programma di riforme analoghe a quelle attuate nel Giappone Meiji. L'interesse giapponese per le riforme in Corea non era altruistico: esse avrebbero permesso alla Corea di resistere alle intrusioni straniera, il che era nell'interesse del Giappone, ma avrebbero nel contempo dato ai giapponesi l'opportunità di giocare un ruolo più importante nella penisola. Ai leader Meiji restava da scegliere tra una politica morbida, appoggiando gli elementi riformisti all'interno della Corea e fornendo loro assistenza, e una più aggressiva, interferendo attivamente nella politica coreana per assicurare che le riforme avessero luogo.. Il Giappone dei primi anni 1880 era economicamente debole a causa delle rivolte contadine e delle ribellioni dei samurai del decennio precedente. Il Paese stava anche lottando contro l'inflazione, risultato di queste difficoltà interne. Di conseguenza il governo Meiji adottò una politica morbida, incoraggiando la corte coreana a seguire il modello giapponese ma offrendo poca assistenza concreta, ad eccezione dell'invio di una piccola missione militare, guidata dal tenente Horimoto Reizo e incaricata di addestrare il Pyŏlgigun. A preoccupare i giapponesi erano le attività dei cinesi, che sembravano ostacolare il fragile gruppo di riformatori coreani.. Anche se il governo Qing aveva allentato la sua presa sulla Corea nel 1876 (quando fu firmato il trattato di Ganghwa), Li Hongzhang molti alti funzionari cinesi, allarmati dall'annessione giapponese del Regno delle Ryūkyū nel 1879, temevano che altrettanto potesse accadere alla Corea.
Trattato Shufeldt