La collezione di Cassiano dal Pozzo è stata una collezione d'arte, tra le più note esistenti a Roma ai primi del XVII secolo, appartenuta al cavaliere Cassiano dal Pozzo.

Nell'inventario del 1639, redatto alla morte di Cassiano, erano registrati tra i suoi beni un cospicuo numero di quadri di cui n. 46 di Nicolas Poussin, costituenti la peculiarità della collezione medesima, nonché diversi di Simon Vouet, Pietro da Cortona e altri.

Sezione pregevole della raccolta fu anche quella costituente la biblioteca, nel cui patrimonio librario oltre a confluire la libreria linciana di Federico Cesi, erano presenti più di 10.000 disegni di autori del Quattro-Cinquecento oltre ad un numero indefinito di stampe e altro materiale bibliografico, che saranno note come cosiddetto Museo Cartaceo.

Storia

Seicento

Lo sviluppo dello stile barberiniano Cassiano dal Pozzo fu una di quelle persone colte e attente alle arti che ruotava nell'orbita barberiniana, alla stregua di altre personalità quali Ascanio Filomarino, Giulio e Marcello Sacchetti, Fabio Chigi, Nicolas-Claude Fabri de Peiresc, Federico Cesi, Giulio Mazzarino, Bernardino Spada, Vincenzo Giustiniani e altri..

Giunto a Roma nel 1612, fu protetto dall'amico degli anni fiorentini, il cardinale Francesco Maria Del Monte, di cui divenne ministro e consigliere. Con questi contatti il cavaliere entrò in relazione sin da subito con una serie di pittori di prim'ordine del panorama romano del tempo, come il Domenichino, Antonio Tempesta, Ottavio Leoni e Filippo Napoletano, nonché con ambienti culturali cittadini particolarmente stimolanti, tra cui l'Accademia degli Humoristi presso il palazzo di Paolo Mancini ai Santi Apostoli, e con illustri personalità di cultura, come Girolamo Aleandro il Giovane, molto vicino ai cardinali Aldobrandini e a Odoardo Farnese, Federico Cesi, suo cugino il poeta Virginio Cesarini e Alessandro Tassoni.

Già tra il 1621 e il 1622 Cassiano divenne membro dell'Accademia dei Lincei, fondata proprio dal Cesi e dov'erano soci altri illustri uomini, tra cui il Cesarini..

Successivamente operò per circa vent'anni sotto le strette dipendenze del cardinale Francesco Barberini (1597-1679), presso cui fu ministro delle arti e della cultura di Roma. L'incarico lo ottenne intorno al 1623 immediatamente dopo la nomina papale di Urbano VIII, che lo investì del ruolo di consigliere al seguito del cardinal-nipote, conscio del livello culturale nonché delle doti intellettuali e organizzative di cui Cassiano aveva dato prova già durante gli anni alle dipendenze del cardinal Del Monte. Tra i suoi primi successi vi fu quello di far confluire nelle collezioni Barberini proprio una buona parte della raccolta d'arte dell'amico cardinal Del Monte, morto nel 1626 e che invece era in conflitto politico con la famiglia pontificia, oltre ad aver acquistato per sé dalla stessa asta di vendita dodici dipinti e alcuni vasi di porcellana..

Nei primi dieci anni di pontificato Barberini il cavaliere dal Pozzo fu proattivo sia per se stesso che, soprattutto, nelle campagne di acquisti per la costituenda collezione Barberini, occupandosi in prima persona della scelta degli artisti da favorire per le commissioni sia pubbliche che private. Cassiano fu infatti promotore dello sviluppo artistico e culturale romano del secolo, sia in pittura che in scultura, incoraggiando e promuovendo gli artisti nell'esecuzione di opere che potessero contribuire a dare crescita al cosiddetto "stile barberiniano", caratteristico del papato di Urbano VIII e dei suoi nipoti, nato dalla Riforma cattolica e che porterà al consolidamento del Barocco romano.

La nascita della collezione di Cassiano

Le commesse a Nicolas Poussin

In questo contesto di innovazioni culturali e teologiche si inaugura dunque l'attività mecenatica di Cassiano dal Pozzo, seppur alcune opere furono commissionate dal cavaliere già durante la sua giovinezza in Toscana, come il Matrimonio della Vergine della cerchia di Salimbeni e la Maddalena in estasi del Manenti (oggi nella chiesa di Saint-Eustache a Parigi).

Molti furono i pittori attivi a Roma che entrarono in contatto con il cavalier dal Pozzo: Pietro da Cortona, che in segno di amicizia donò nel 1637 all'illustre il proprio Autoritratto a quarant'anni (oggi ad Ajaccio), Andrea Sacchi, il Domenichino, Pietro Testa, Filippo Napoletano, dai cui documenti d'archivio si evince un rapporto collaborativo di lunga durata tra le parti, seppur negli inventari di Cassiano figureranno solo due tele del pittore, Simon Vouet, quest'ultimo a cui furono commissionate già nel 1617 la Buona ventura (oggi alla Galleria Nazionale di palazzo Barberini a Roma), un Autoritratto (con molta probabilità identificabile con quello oggi a Lione) e la Sacra Conversazione (oggi al Prado di Madrid) e soprattutto Nicolas Poussin, dalla cui relazione con Cassiano riuscì ad ottenere l'ascesa artistica tanto meritata (e non ancora raggiunta con i primi lavori romani al seguito di Marcello Sacchetti)..

Con la salita al potere di Cassiano, il cavaliere cominciò contestualmente anche la propria raccolta di ritratti di illustri contemporanei (poeti, filosofi, naturalisti, medici, politici, donne, artisti, prelati e sovrani), arrivando a contare più di cento pezzi. Consolidò inoltre il proprio status di uomo di cultura divenendo membro nel 1626 anche dell'Accademia della Crusca..

Tra le sue primissime scoperte in ambito pittorico vi fu quella della figura di Nicolas Poussin, già avviato agli ambienti romani grazie a Marcello Sacchetti ma che tuttavia ancora non vedeva affermata la propria opera: al pittore francese si avanzarono le prime importanti commesse di carattere collezionistico intorno al 1627, quando Cassiano fece ritorno dalle legazioni pontificie iniziate già nel 1624 tra Francia e Spagna al seguito del suo cardinale protettore.

A questa fase risalgono quindi le commissioni delle scene di Battaglie dell'Antico Testamento nonché delle diverse redazioni delle Veneri e Ninfe, tutte da destinare al mercato d'antiquariato per la successiva vendita privata, ad eccezione di una versione della Venere che fu invece acquistata dallo stesso Cassiano per la nascitura collezione personale (identificabile con quella oggi al Kimbell Art Museum di Fort Worth). L'opera acquistata riscosse subito il successo sperato, così che Cassiano commissionò altre tre tele al Poussin riconoscendo nel pittore un talento innovativo sul panorama artistico che portò all'inaugurazione del genere di pittura didattica-filosofica e nel contempo poetico-storica. Furono quindi realizzati il Paesaggio con satiro e musa (oggi a Montpellier), il cosiddetto Paesaggio di Grottaferrata (oggi diviso per metà, una a New York e una a Montpellier) ed infine la Rebecca al pozzo (già in collezione Denis Mahon nel 1964, oggi in collezione privata Wildenstein a New York). In concomitanza con questi fatti, il Poussin fu accreditato da Cassiano presso il cardinale Francesco Barberini, per il quale furono realizzate altre opere commissionate dallo stesso prelato, di cui la Distruzione del tempio di Gerusalemme nel 1627 e la Morte di Germanico nel 1628, e successivamente anche per il cugino Amedeo dal Pozzo, I marchese di Voghera, che commissionò tra il 1634 e il 1634 una serie di quattro tele con le Storie di Mosè, due eseguite proprio dal Poussin, pagate 160 scudi ciascuna, la Traversata del Mar Rosso (oggi alla National di Melbourne) e l'Adorazione del Vitello d'oro (oggi alla National di Londra), e le altre due eseguite sempre su intercessione di Cassiano da altri due suoi protetti, uno da Pietro da Cortona, pagato 150 scudi, ossia la Raccolta della manna, e l'altro dal collaboratore Giovanni Francesco Romanelli, la Costruzione del tabernacolo, pagato 100 scudi (entrambi oggi rimasti nel palazzo Dal Pozzo della Cisterna di Torino).

Nonostante i numerosi lavori e il consolidamento dell'attività poussiniana sulla scena romana, la commessa più prestigiosa che Cassiano avanzò al pittore, tuttavia, avvenne solo dopo gli anni '30 del Seicento, con l'esecuzione di sette tele raffiguranti la serie degli altrettanti Sacramenti: Battesimo, Ordine Sacro, Cresima, Penitenza (andata distrutta nell'Ottocento), Eucaristia, Matrimonio ed Estrema unzione..

La serie fu eseguita tra il 1636 e il 1640 e costituisce il momento più alto dell'attività mecenatica di Cassiano: la fama che riscosse la serie fu talmente immediata che ne fu realizzata una seconda versione qualche anno dopo per Paul Fréart de Chantelou. Cassiano collocò le sette tele in una stanza apposita della sua casa in via Chiavari, che prenderà proprio il nome della serie stessa.

Il Museo Cartaceo

Prima della salita al soglio pontificio di Urbano VIII nel 1623, Cassiano aveva già iniziato la raccolta di disegni e stampe di pittori del Quattro-Cinquecento.

Già nel primo decennio, infatti, acquistò disegni originali dei grandi maestri del Cinquecento, al 1620 risultano invece commissionate al pittore Vincenzo Leonardi la copiatura di alcune tavole di Jacopo Ligozzi che erano presso la biblioteca del cardinal Del Monte, negli anni '30 furono richiesti allo stesso pittore ed anche a Pietro Testa la stesura del Codex Barianus (copia del Libellus de Medicinalibus Indorum Herbis, cinquecentesco erbario azteco miniato e donato nel 1626 a Francesco Barberini dal medico madrileno Diego Cortavilla y Sanabria), che finirà prima nelle collezioni Albani e poi in quelle di re Giorgio III del Regno Unito nel 1762.

Alla metà del Seicento la raccolta bibliografica, che prenderà il nome di Museo Cartaceo, conterà più di diecimila pezzi tra disegni e stampe. Erano presenti disegni di architetture di Antonio da Sangallo il Vecchio, grottesche e stucchi di epoca imperiale ad opere di Giovanni da Udine, di Giovanni Francesco Penni, Perin del Vaga, disegni su statue e bronzi antichi di Giulio Romano, altri di Francesco Salviati, Polidoro da Caravaggio, oltre alla nota sezione di documentazione antiquaria (Musaeum Chartaceum), che viene citata nei repertori di archeologia fino a tutto l'Ottocento, alle raccolte topografiche ed epigrafiche nonché alla vastissima raccolta grafica di scienze naturali, di cui anche il cosiddetto Tesoro Messicano (nome originale Rerum medicarum Novae Hispaniae Thesaurus, iniziato a stampare già nel 1611 da Federico Cesi), comprendente elementi della flora e fauna messicana. Ancora, al famoso Persio tradotto, summa della cultura Lincea, ossia la traduzione di tutte le satire di Aulo Persio eseguite da Francesco Stelluti, e infine alle numerose tavole zoologiche e floreali, tra cui il saggio dell'Uccelliera del 1620, una documentazione grafica di altissimo livello sul tema ornitologico.

Tra le acquisizioni più importanti vi fu poi la libreria del principe Cesi, avvenuta direttamente dalla moglie ereditiera, Isabella Salviati, tra il 1632 e il 1633, da cui prelevò tutto il fondo dell'Accademia dei Lincei, la quale alla morte del suo fondatore venne smantellata dietro persino l'indifferenza del cardinale Barberini, sollecitato più volte dallo stesso Cassiano per salvarne le sorti.

Il post pontificato Barberini Caduto il pontificato Barberini nel 1644, Cassiano riuscì a conservare la stima acquisita anche dopo l'elezione del "rivale" Innocenzo X Pamphilj, ottenendo da quest'ultimo persino diversi incarichi di rappresentanza papale.

Con la nomina di Alessandro VII Chigi nel 1655 il cavaliere e commendatore dal Pozzo (suo malgrado non ottenne mai la tanto sperata elevazione alla porpora cardinalizia, neanche dai Barberini, verso cui fu da sempre devoto) raggiunse l'apice della sua fama internazionale.. Nello stesso anno Cassiano donò una parte dei suoi disegni di antiquario (312 disegni) di autori del primo Cinquecento a Leopoldo de' Medici (oggi nella Galleria degli Uffizi).