Il Regno armeno di Cilicia (), noto anche come Armenia Minor o Piccola Armenia (da non confondere con il Regno d'Armenia o Armenia maggiore dell'antichità), fu creato durante il Medioevo dagli esuli armeni che fuggivano dall'invasione dei Selgiuchidi della loro madrepatria.. Era situato sul golfo di Alessandretta del Mar Mediterraneo, in quella che oggi è la Turchia meridionale. Il regno rimase un'entità autonoma dal 1078 al 1375.
Il Regno di Cilicia venne fondato dalla dinastia Rupenide, un ramo collaterale della dinastia Bagratide che in tempi diversi salì sui troni di Armenia e Georgia. La capitale del regno era Sis, e per lungo tempo la Cilicia rimase alleata dei crociati e si promosse come caposaldo e baluardo della cristianità in Oriente. Essa ebbe anche la funzione di fulcro della cultura e della identità nazionale armena quando l'Armenia rimase sotto la dominazione di potenze straniere.
Il re Leone II d'Armenia contribuì a coltivare l'economia e il commercio della Cilicia mentre crescevano le relazioni con i mercanti europei.. Le città e i castelli più importanti del regno comprendevano il porto di Corico, Lampron, Partzerpert, Vahka, Hromgla, Tarso, Anazarbe, Til Hamdoun, Mamistra e il porto di Laiazzo che serviva come terminal occidentale verso oriente. Pisani, genovesi e veneziani fondarono colonie a Laiazzo attraverso trattati con la Cilicia armena nel XIII secolo.. Marco Polo, per esempio, partì per il suo viaggio in Cina da Laiazzo nel 1271.
Storia Primi legami tra Armenia e Cilicia Per un breve periodo nel I secolo a.C. il potente Regno d'Armenia riuscì a conquistare una vasta regione nel Levante, inclusa l'area della Cilicia. Nell'83 a.C., dopo un sanguinoso conflitto per il trono della Siria, governata dai Seleucidi, l'aristocrazia ellenica siriana decise di scegliere il sovrano armeno Tigrane il Grande come protettore del regno e gli offrì la corona di Siria..
In seguito Tigrane conquistò i Fenici e la Cilicia, ponendo praticamente fine all'Impero seleucide, sebbene sembra che alcune città recalcitranti abbiano riconosciuto il giovanissimo re-ombra Seleuco VII come legittimo sovrano, durante il suo regno.
Il confine meridionale dei suoi domini arrivò fino a Ptolemais (moderna Acri). Alla massima estensione il suo impero andava dai Monti del Ponto (nell'attuale Nord-est della Turchia) alla Mesopotamia e dal Mar Caspio al Mediterraneo; le truppe di Tigrane potrebbero essere giunte fino a Ecbatana.
Molti degli abitanti delle città conquistate furono trasferiti nella sua nuova metropoli di Tigranocerta.
Egli prese il titolo di re dei re che, secondo le loro monete, all'epoca non veniva assunto neppure dai re dei Parti.
Dal tempo della sua conquista, si pensa siano rimasti alcuni insediamenti armeni nella regione della Cilicia.
Immigrazione armena nella Cilicia bizantina La Cilicia venne presa agli arabi dall'imperatore bizantino Niceforo II Foca intorno al 965. Dopo aver espulso tutti i musulmani dalla regione, incoraggiò i cristiani dall'Armenia e dalla Siria a trasferirsi nella regione.
L'imperatore Basilio II (976-1025) tentò di espandersi verso oriente nel Vaspurakan armeno e verso sud nella Siria tenuta dagli arabi. In conseguenza delle campagne militari bizantine, gli armeni si diffusero nella Cappadocia e verso est dalla Cilicia nelle aree montagnose della Siria settentrionale e della Mesopotamia.
L'immigrazione degli armeni nel territorio fu incrementata dalla formale annessione dell'Armenia Maggiore nell'Impero bizantino nel 1045 e dalla conquista selgiuchide 19 anni dopo; che produssero due nuove ondate migratorie.
Dopo la caduta dell'Armenia dei Bagratidi e durante i secoli seguenti, la nazione armena non fu in grado di ristabilire sé stessa e la sua sovranità, ma rimase sotto il governo di tribù turche.
Fondazione del potere armeno in Cilicia
Gli armeni giunti in Cilicia servirono in vari modi per l'impero di Bisanzio; essi divennero ufficiali militari e governatori, e ottennero il controllo di importanti città sulla frontiera orientale dell'Impero bizantino. Quando il potere imperiale subì una forte scossa e si indebolì, nel caos degli anni che seguirono la battaglia di Manzicerta, alcuni di essi colsero l'opportunità di appropriarsi del potere come signori autonomi, mentre altri rimasero, almeno nominalmente, leali a Bisanzio.
Tra questi primi signori della guerra armeni, quello di maggior successo fu Philaretus Brachamius, un ex generale di Romano IV Diogene che, tra il 1078 e il 1085, istituì un principato che si estendeva da Melitene a nord fino ad Antiochia a sud e dalla Cilicia a occidente fino a Edessa a oriente. Egli invitò molti nobili armeni a stabilirsi nei suoi territori, e diede loro terre e castelli. Lo Stato creato da Philaretus cominciò a crollare già prima della sua morte nel 1090. e subito dopo quel che rimaneva si frantumò in signorie locali.
Uno di questi principi fu Ruben, che aveva stretti legami con Gagik II, l'ultimo re armeno della dinastia bagratide. Egli sapeva che non avrebbe mai potuto restaurare il regno bagratide e si ribello contro l'Impero bizantino in Cilicia. Con lui si mobilitarono molti altri nobili e possidenti armeni. Così, nel 1080, le fondamenta del principato armeno indipendente di Cilicia, e del futuro regno, furono gettate sotto la guida di Ruben e dei suoi discendenti (che saranno chiamati Rupenidi).
Alla fine dell'XI secolo, quando Ruben morì nel 1095, esistevano diversi importanti principati armeni in Cilicia.:
Lampron e Babaron, sul lato sud delle Porte della Cilicia, erano controllate dell'ex generale bizantino, Oshin, fondatore della dinastia degli Hetumidi. A nord-est si trovava il principato di Costantino I d'Armenia, figlio del principe Ruben I. Il suo potere era garantito dalle due fortezze di Partzapert e Vahka. Più a nord-est e fuori dei confini della Cilicia, c'era il principato di Maraş, governato da Tatoul, un ex ufficiale bizantino. A est di Maraş, l'armeno Gogh Vasil (Basilio il Ladro) controllava le fortezze di Raban e Kaysun come vassallo dei Selgiuchidi. A nord di esse, lungo il corso superiore dell'Eufrate, si trovava il principato di Melitene (la moderna Malatya), comandato da Gabriele, ex ufficiale di Philaretos, sottoposto alla sovranità dei Selgiuchidi. Infine, oltre Melitene, c'era Edessa, governata da Thoros, un altro ex ufficiale di Philaretos e genero di Gabriele.
Con l'eccezione di Ghog Vasil e Costantino, questi signori armeni non erano vicini alla maggior parte dei loro compatrioti armeni ed erano sgraditi ai cristiani siriaci perché essi erano di fede greco-ortodossa o detenevano titoli ufficiali conferiti dall'imperatore bizantino..
La prima crociata e il principato dei Rupenidi
Durante il regno di Costantino I i crociati invasero l'Anatolia e il Vicino Oriente.
Con l'avvento della prima crociata gli armeni del Regno di Cilicia guadagnarono dei potenti alleati tra i cristiani.Grazie al loro aiuto essi riuscirono ad assicurare la Cilicia dalla minaccia turca, sia attraverso varie azioni militari sia con la fondazione di Stati crociati ad Antiochia ed Edessa.
Gli armeni diedero anche aiuto ai crociati:
Per i successivi due secoli armeni e crociati furono talora alleati e talora avversari.
Nell'area sorse un primo abbozzo di governo centralizzato con l'ascesa della dinastia dei Rupenidi che, durante il XII secolo furono quanto più si avvicinava a una dinastia ereditaria e sovrana, e si scontrarono con i bizantini per il controllo della regione.
Il principe Leone I integrò le città costiere della Cilicia nel principato, consolidando così il primato commerciale armeno nella regione.Alla fine, nel 1137, fu sconfitto dall'imperatore bizantino Giovanni II Comneno, che considerava ancora la Cilicia una provincia bizantina, e imprigionato con diversi membri della famiglia. Morì in prigione tre anni dopo.
Il figlio e successore di Leone, Thoros II fu anch'egli catturato e imprigionato dai bizantini ma riuscì a fuggire nel 1141 tornando a guidare la battaglia dinastica. Dopo i primi successi fu costretto nel 1151 a giurare fedeltà all'imperatore bizantino Manuele I Comneno.
Tuttavia i principi rupenidi continuarono a governare sulla Cilicia che frattanto era diventata così importante che, nel 1151, il capo della Chiesa armena trasferì la sua sede a Hromgla..
Il regno d'Armenia
Leone, il primo re della Cilicia armena, aveva iniziato a governare come principe Leone II nel 1187, e divenne una delle più importanti figure della nazione armena in Cilicia.
Durante il suo regno dovette fronteggiare i governanti di Iconio, Aleppo e Damasco; nel fare ciò egli conquistò nuove terre, raddoppiando i possedimenti della Cilicia sulla costa del Mediterraneo. Fece anche grandi sforzi per aumentare la forza militare della nazione.
All'epoca, dall'Egitto, Saladino aveva fortemente indebolito gli Stati crociati, costringendo i latini a lanciare un'altra crociata.
Il principe Leone II approfittò della situazione per migliorare le relazioni con i cristiani latini. Grazie all'appoggio che diede al sacro romano imperatore (Federico Barbarossa e a suo figlio Enrico VI) riuscì a elevare il principato allo status di regno e divenne il primo re della Cilicia armena con il nome di Leone I.
La corona passò alla dinastia rivale degli Hetumidi attraverso la figlia di Leone, Zabel; nel 1225, mentre era regina, il suo primo marito fu avvelenato da Costantino di Barbaron che nel 1226 la costrinse a sposare suo figlio Aitone I, che divenne co-regnante e poi re alla morte di Zabel.
Durante il regno di Aitone I e Zabel, l'Impero mongolo, nella sua rapida espansione dall'Asia, raggiunse il Vicino Oriente. I mongoli conquistarono rapidamente il territorio dell'Armenia Maggiore, la Mesopotamia, la Siria e avanzarono verso l'Egitto.
La conquista mongola fu disastrosa per gli armeni che abitavano ancora l'Armenia Maggiore ma non per quelli in Cilicia che non furono mai attaccati dai mongoli poiché Aitone I nel 1247 inviò suo fratello Sempad alla corte mongola per negoziare, e si alleò o si sottomise all'ilkhanatoClaude Mutafian in Le Royaume Arménien de Cilicie descrive "l'alleanza mongola" stretta con il re della Cilicia armena e i crociati di Antiochia ("il re d'Armenia decise di impegnarsi nell'alleanza con i Mongoli, un'intelligenza che mancò ai baroni latini, con l'eccezione di Antiochia") e la "collaborazione cristiano-mongola". ().Claude Lebedel in Les Croisades descrive l'alleanza dei cristiani di Antiochia e Tripoli con i mongoli: (nel 1260) "i baroni cristiani rifiutarono un'alleanza con i Mongoli, ad eccezione degli armeni e del principe di Antiochia e Tripoli". ().Amin Maalouf in Le crociate viste dagli arabi è ampio e specifico sull'alleanza: "Gli Armeni, nella persona del loro re, si schierarono con i Mongoli, così come il principe Boemondo, suo genero. I cristiani di Acri invece adottarono una posizione di neutralità favorevole ai musulmani" (p. 261), "Boemondo d'Antiochia ed Hethum d'Armenia, principali alleati dei Mongoli" (p. 265), "Hulagu (…) aveva ancora abbastanza forze per impedire la punizione dei suoi alleati [Boemondo e Hehtum]" (p. 267). ()..
Campagne con i mongoli
Le forze di Aitone I e i cristiani di Boemondo VI d’Antiochia combatterono insieme ai mongoli sotto il comando di Hülegü, nella conquista della Siria islamica e la conquista di Aleppo e Damasco nel 1259-1260«Il re d'Armenia e il principe d'Antiochia andarono all'accampamento militare dei Tartari, e tutti si lanciarono alla conquista di Damasco». Le Templier de Tyr ()..
Aitone tentò anche di convertire i mongoli alla cristianità, ma invano.