La collezione Mattei è stata una collezione d'arte nata a Roma nel XVII secolo e appartenuta all'omonima famiglia romana.
Ritenuta sin dal principio tra le grandi collezioni d'arte del XVII secolo della città pontificia, frutto del mecenatismo dei fratelli Ciriaco e Asdrubale Mattei, deve la sua peculiarità al corposo numero di opere di pittori caravaggeschi che l'hanno composta, di cui almeno tre tele commissionate direttamente allo stesso Merisi.
Smembrata a partire dal XVIII secolo, le opere (sia pittoriche che archeologiche) sono oggi dislocate in diversi musei e collezioni private del mondo.
Storia Cinquecento L'insula Mattei
I Mattei furono una importante famiglia della nobiltà romana che trovò il suo momento di massima espansione socio-economica dopo il sacco di Roma del 1527. Originariamente residenti nel rione Trastevere, infatti, colsero l'occasione del momento storico per acquistare proprietà immobiliari a basso costo nell'insula "al di qua del fiume", presso Sant'Angelo in Pescheria, che diverrà poi nota come Isola Mattei.
Alla metà del secolo Alessandro Mattei avvia la costruzione del palazzo di famiglia in via delle Botteghe Oscure e, insieme al fratello Paolo, quella della cappella familiare presso la chiesa di Santa Maria in Ara Coeli, per cui Cristoforo Roncalli esegue cicli sulle Storie della Passione.
Contestualmente Ludovico II, cugino di Alessandro, invece, commissiona nella stessa insula familiare il palazzo Mattei di Paganica.
Intorno al 1560, probabilmente in occasione del matrimonio tra Ciriaco (figlio di Alessandro) e Claudia Mattei (figlia di Giacomo, cugino di Alessandro), viene chiamato Taddeo Zuccari, coadiuvato dal fratello Federico, a decorare alcune sale del palazzo alle Botteghe Oscure con Storie di Alessandro Magno. L'artista era già noto in casa Mattei, avendo affrescato la facciata del palazzo di Giacomo nel 1548, con Storie di Furio Camillo, e la cappella gentilizia nella chiesa di Santa Maria della Consolazione.
Sul finire del secolo, tra il 1592 e il 1600, la famiglia conclude la propria ascesa sociale nella nobiltà romana con l'acquisto dei feudi di Antuni, Giove, Castel San Pietro, Rocca Sinibalda e Belmonte.
Nel 1598 iniziano infine i lavori di Carlo Maderno al palazzo ai Funari di Asdrubale Mattei, ultimo edificio in ordine cronologico innalzato nell'insula.
La nascita della collezione con Girolamo e Ciriaco Mattei La collezione nacque e si sviluppò principalmente grazie all'attività dei tre figli maggiori di Alessandro, ossia i marchesi Ciriaco e Asdrubale e, in misura minore, il cardinale Girolamo, il quale fu più attivo nelle commissioni di ammodernamento del palazzo familiare, chiamando Paul Brill e Cristoforo Roncalli per decorare il primo alcuni ambienti del palazzo con paesaggi e virtù, il secondo la propria cappellina privata con Storie di san Girolamo, di san Matteo e di san Francesco, oltre a un numero non particolarmente elevato di quadri (il suo inventario registrava poco meno di 20 opere nella sua collezione) di scuola veneziana acquistati quando fece parte dei cardinali che seguirono la spedizione di Clemente VIII a Ferrara nel 1598.
La collezione del marchese Ciriaco Mattei non era collocata solo presso il suo palazzo alle Botteghe Oscure, ma anche nella villa della Navicella al Celio, costruita a partire dal 1570 su una vigna ottenuta nel 1566 in eredità dal suocero Giacomo Mattei: risultavano esser qui presenti diverse sculture di Pietro Paolo Olivieri, tra cui un'Andromeda e un Apollo e Marsia, incaricato anche di sistemare tutto l'arredo statuario della villa, nonché un cospicuo numero di pezzi di statuaria classica e incisioni antiche che adornavano sia i giardini che gli interni, acquistati in larga parte tra il 1595 e il 1599, come dodici statue e svariate statue di animali dalla collezione Savelli, altre dieci dalla famiglia Santacroce, comperate per 600 scudi, una dalla collezione Massimo e altre dai mercanti d'antiquariato cittadini.
Altre statue antiche furono invece collocate nel cortile del palazzo alle Botteghe Oscure, costituendo il punto di partenza della componente di archeologica della collezione nell'insula Mattei, sebbene il nucleo più corposo sarà quello che poi raccoglierà nel tempo il fratello Asdrubale nell'adiacente palazzo personale.
Ciriaco, noto già alle cronache del tempo per essere un uomo molto colto e generoso verso i pittori ai quali affidava le commesse, fu l'iniziatore vero e proprio della raccolta artistica. Nel suo palazzo dell'insula, infatti, sul finire del Cinquecento andava costituendosi anche la quadreria, che diverrà una delle più importanti della Roma del Seicento. Tra i pittori più frequenti nella collezione di fine secolo figuravano il Bassano, Girolamo Muziano, già chiamato in precedenza per decorare la cappella familiare in Aracoeli.
Seicento Le commesse di Ciriaco Mattei a Caravaggio Il 17 agosto del 1600 il cardinale Girolamo Mattei istituisce la primogenitura nobiliare in favore dei fratelli Ciriaco e Asdrubale, col fine di tramandare intatta la coesione del patrimonio immobiliare e finanziario della famiglia.
Per iniziativa di Ciriaco Mattei, dal 1601 al 1603, il Caravaggio venne ospitato presso il suo palazzo alle Botteghe Oscure: sebbene infatti nominalmente Merisi fosse ospite del cardinale Girolamo, che tra i tre fratelli era quello che ricopriva un ruolo sociale di maggior rilievo, fu effettivamente Ciriaco il protettore dell'artista lombardo durante i suoi primi anni romani (secondo subito dopo il cardinal Del Monte, a cui poi si affiancheranno i fratelli Giustiniani).
Durante la permanenza del pittore presso il palazzo, Ciriaco gli commissionò tre dipinti (la Cena in Emmaus, la Cattura di Cristo e il San Giovanni Battista "capitolino")A questi tre Giovanni Baglione aggiunse tra le commissioni di Ciriaco a Caravaggio anche una Incredulità di san Tommaso, che tuttavia non è identificabile con quella di Potsdam già in collezione Giustiniani. che assunsero sin dal principio un ruolo predominante all'interno della collezione; essi furono molto ben pagati dal Mattei, che elargì 85 scudi per il San Giovanni, 125 scudi per la Cattura di Cristo “con la cornice nera rabescata d’oro col suo taffetà rosso, e cordoni di seta rossa, e fiocchi pendenti”, e ben 150 scudi per la Cena in Emmaus.Una delle tre opere commissionate da Ciriaco al Merisi uscì comunque ben presto dalla collezione: la Cena in Emmaus, infatti, fu regalata intorno al 1605 al neo cardinale Scipione Borghese per celebrare la sua elevazione alla porpora. Questa donazione, così come altre simili che riguarderanno altre opere della sua collezione, faceva parte di una più ampia strategia del Mattei volta a ingraziarsi i più illustri esponenti della società romana.
Per quanto concerne la raccolta presente nella villa al Celio, invece, dal 1602 iniziarono a installarsi lungo i viali della villa al Celio le fontane monumentali che portavano in loco l'acqua Felice tramite parziale utilizzo dell'acquedotto Claudio, nel 1603 Ciriaco acquistò per 100 scudi dal cavalier Marcantonio Pietra quattro tele di Bartolomeo Passerotti, la Macelleria e la Pescheria (oggi a Palazzo Barberini di Roma), la Venditrice di Pollame (oggi alla Fondazione Longhi) e una Venditrice di Ortaggi (oggi forse identificabile con quella al museo nazionale di Berlino), mentre nel 1605 il marchese ricevette in dono dal duca Virginio Orsini la statua dellAmicizia di Cristoforo Stati, che venne collocata nella stessa villa assieme ad altre sculture moderne acquistate nello stesso giro d'anni e a un gruppo di quadri a paesaggisti, storie mitologiche (come la Diana e Atteone e la Venere e Adone di Paul Bril), nature morte e ritratti illustri.
Nel 1610, per volere di Ciriaco, fu istituito un fedecommesso sui beni artistici (rientravano nel vincolo anche i reperti archeologici della villa al Celio) che vietava agli eredi la vendita dei pezzi. Alla morte del nobile nel 1614 venne redatto l'inventario dei beni della villa al Celio e la collezione passò al figlio Giovanni Battista.
La collezione sotto Giovanni Battista Mattei e il secondo inventario dei beni di Ciriaco del 1616 Nel 1616, due anni dopo la morte di Ciriaco, il figlio Giovanni Battista fece redigere un secondo inventario riguardante anche i beni del palazzo alle Botteghe Oscure, così da avere un quadro esaustivo sullo stato della collezione lasciata da Ciriaco.
Figuravano nell'elenco dei quadri di Ciriaco, oltre ai due dipinti "superstiti" del Caravaggio, quindi il San Giovanni Battista e la Cattura di Cristo «con la cornice nera rabescata d’oro col suo taffetà rosso, e cordoni di seta rossa, e fiocchi pendenti», che fu già menzionato nelle notule di pagamento di Ciriaco Mattei del 1603, dove venne indicato con la medesima descrizione, un'opera di Antiveduto Grammatica, la Disputa di Cristo tra i dottori (oggi in custodia presso la Galleria nazionale di Edimburgo), “con la cornice nera rabescata d’oro col suo taffetà verde, e cordoni pendenti, e fiocchi di seta verde”, che rappresentava il pezzo più importante del catalogo dopo quelli del Merisi, alcune opere di Bartolomeo Cavarozzi, tra cui la Disputa di santo Stefano (oggi a New York), alcune opere di Lorenzo Lotto, di cui lAssunzione di Maria (oggi alla Pinacoteca di Brera di Milano) e infine una Cacciata dei mercanti dal Tempio e una Fuga in Egitto entrambe di Carlo Saraceni (entrambe oggi perdute, seppur la prima è nota attraverso una copia).
Quasi tutte le opere della quadreria erano di committenza o acquisizione da parte ci Ciriaco, mentre Giovanni Battista apportò l'aggiunta di pochi quadri, tra cui una Battaglia di Cesare e Pompeo di Gaspare Celio, pagata 100 scudi.
La collezione sotto Asdrubale Mattei di Giove: la questione della Cattura di Cristo di Caravaggio Intorno al 1624 per volere testamentario di Giovanni Battista si decise di donare, in violazione del fedecommesso paterno, svariati quadri della collezione. Asdrubale Mattei, che disponeva di una collezione artistica personale libera da quella "principale" di Ciriaco, e la moglie Costanza Gonzaga ebbero due tele a scelta (lui scelse una Fiera del Bassano, lei la Giostra del Belvedere), il principe Peretti una Maddalena, la Festa di Testaccio finì a monsignor Magnanelli, il Figliol prodigo del Bassano a Erminia Mattei, un San Bastiano a Maria Teresa Mattei, il San Giovanni Battista di Caravaggio entrò invece nelle collezioni di Francesco Maria Del Monte e una delle versioni della Cattura di Cristo del Caravaggio al cugino Paolo Mattei.
A questo punto l'unica opera che con assoluta certezza rimase nelle collezioni Mattei fu la Cattura di Cristo, che diverrà nota in più redazioni e copie fatte realizzare dai vari familiari che hanno disposto della collezione, a causa delle quali si è determinato in epoche moderne un dibattito in merito a quale tra queste fosse la versione originale della tela.
L'inventario della collezione del palazzo alle Botteghe Oscure, redatto nel 1616 post mortem a Ciriaco dal figlio erede Giovanni Battista Mattei, registra al n. 22 la Cattura di Cristo (indicata in questo e in tutti gli inventari successivi sempre o come Presa di Nostro Signore o come Presa di Gesù) del Caravaggio “con la cornice nera rabescata d’oro col suo taffetà rosso, e cordoni di seta rossa, e fiocchi pendenti” e un'altra redazione di questo soggetto senza riferimento dell'autore al n. 33 “con cornice nera”.
Successivi due inventari di Giovanni Battista registrano ancora il dipinto della Cattura di Cristo, dove in quello del 1621, al n. 27 l'opera è indicata senza menzione del pittore con "cornice nera con lista d'oro", mentre in quello del 1624 redatto poco prima della sua morte, al n. 12 il dipinto è riportato con il riferimento alla mano del Caravaggio con "la sua cornice dorata con la sua coperta di taffettano rossa".