Il decreto Barbarossa fu uno degli ordini dell'Oberkommando der Wehrmacht emessi nel 1941 poco prima dell'operazione Barbarossa. Il decreto fu elaborato in un incontro tra Adolf Hitler e altri ufficiali militari il 30 marzo 1941; si ribadiva che la guerra contro i sovietici sarebbe stata una guerra di sterminio, in cui l'élite politica e intellettuale locale sarebbe stata sradicata dalle forze tedesche per garantire una vittoria duratura. Hitler sottolineò che le esecuzioni sarebbero avvenute non per decisione di tribunali militari, ma mediante azioni militari organizzate.
Il decreto, emanato dal feldmaresciallo Keitel poche settimane prima dell'operazione Barbarossa, sottrasse i reati punibili, commessi dai civili nemici in URSS, alla giurisdizione militare. I sospettati dovevano essere portati davanti a un ufficiale che avrebbe deciso o meno la fucilazione. Il perseguimento dei reati contro i civili commessi dai membri della Wehrmacht fu decretato “non richiesto”, a meno che non fosse indispensabile per il mantenimento della disciplina.
Decreto Il Decreto Barbarossa (titolo completo "Decreto sulla giurisdizione della legge marziale e sulle misure speciali delle truppe"', designazione formale C-50) fu firmato il 13 maggio 1941 da Wilhelm Keitel, capo dell'OKW tedesco, durante la preparazione dell'operazione contro l'Unione Sovietica. Il documento esplicitava la condotta dei militari tedeschi da tenere nei confronti dei civili e dei partigiani sovietici, con le istruzioni alle truppe tedesche di "difendersi senza pietà da ogni minaccia della popolazione civile nemica". Il decreto stabilì inoltre che tutti gli attacchi "di civili nemici contro la Wehrmacht, i suoi membri e il seguito" andavano "respinti sul posto con le misure più estreme fino alla loro completa distruzione".
Il 27 luglio 1941 Keitel fece distruggere tutte le copie del decreto, ma esso mantenne la sua validità ufficiale.
Contenuti L'ordine nello specifico stabilì:
"I partigiani devono essere spietatamente eliminati in battaglia o durante i tentativi di fuga", tutti gli attacchi della popolazione civile contro i soldati della Wehrmacht devono essere soppressi dall'esercito sul posto usando misure estreme, fino [all'] annientamento degli aggressori; Ogni ufficiale delle truppe di occupazione nell'Est avrà il diritto di effettuare le esecuzioni senza processo, senza alcuna formalità, su qualsiasi persona sospettata di atteggiamento ostile nei confronti dei tedeschi, compresi i prigionieri di guerra; "Se non si riuscisse a identificare e punire gli autori degli atti contro i tedeschi, è consentito applicare il principio della responsabilità collettiva. Le 'misure collettive' nei confronti dei residenti dell'area in cui è avvenuto l'attentato possono quindi essere applicate dopo l'approvazione da parte del comandante di battaglione o al livello di comando superiore"; I soldati tedeschi colpevoli di crimini contro l'umanità, contro l'URSS e contro i prigionieri di guerra sono esenti dalla responsabilità penale, anche se commettono atti punibili secondo la legge tedesca.
Le "Linee guida per la condotta delle truppe in Russia" emanate dall'OKW il 19 maggio 1941 dichiararono che il "giudeo-bolscevismo" era il nemico peggiore della nazione tedesca e che era "contro questa ideologia distruttiva e i suoi aderenti" che la Germania stava conducendo la guerra. e invocarono "misure spietate e vigorose contro gli incitatori, i guerriglieri, i sabotatori, gli ebrei bolscevichi e la completa eliminazione di ogni resistenza attiva e passiva".
Influenzato dalle linee guida, in una direttiva inviata alle truppe sotto il suo comando, il generale Erich Hoepner del 4. Panzerarmee affermò:
Nello stesso spirito, il generale Müller, un alto ufficiale di collegamento della Wehrmacht per le questioni legali, in una conferenza con i giudici militari dell'11 giugno 1941 avvisò i presenti: "...Nell'operazione a venire, i sentimenti di giustizia devono in certe situazioni cedere il passo alle esigenze militari per poi ritornare alle vecchie abitudini di guerra... Uno dei due avversari deve essere eliminato. I sostenitori di questo atteggiamento ostile non vanno preservati, ma liquidati".. Secondo Müller, nella guerra contro l'Unione Sovietica qualsiasi civile sovietico ritenuto d'intralcio per lo sforzo bellico tedesco doveva essere considerato un "guerrigliero" e fucilato sul posto. Il generale Franz Halder, capo di stato maggiore dell'esercito, in una direttiva dispose che agli attacchi di guerriglia le truppe tedesche dovevano rispondere con "misure collettive di forza", massacrando la popolazione e distruggendo i villaggi.
Contesto storico Nel novembre 1935 il laboratorio di guerra psicologica del Ministero della guerra del Reich aveva presentato uno studio sul modo migliore per indebolire il morale dell'Armata Rossa nel caso di una guerra tedesco-sovietica.. Lavorando a stretto contatto con il Partito fascista russo anticomunista con sede ad Harbin, l'unità tedesca per la guerra psicologica creò una serie di opuscoli scritti in russo da distribuire in Unione Sovietica,. che in gran parte sfruttavano l'antisemitismo: uno definva i "gentiluomini commissari e funzionari di partito" un gruppo di "ebrei per lo più sporchi" e concludeva con l'esortare i "fratelli soldati" dell'Armata Rossa a insorgere e uccidere tutti i "commissari ebrei".
Sebbene non utilizzato nel 1935, nel 1941 questo materiale fu rispolverato e servì come base per la propaganda non solo nell'URSS, ma anche all'interno dell'esercito tedesco. Prima dell'operazione Barbarossa le truppe tedesche furono esposte a un violento indottrinamento antisemita e antislavo tramite film, radio, conferenze, libri e volantini; a tenere le "lezioni" furono principalmente gli "ufficiali della leadership nazionalsocialista" appositamente formati. La propaganda dell'esercito tedesco presentò il nemico sovietico nei termini più disumanizzanti, descrivendo l'Armata Rossa come una forza di Untermenschen slavi e di selvaggi "asiatici" impegnati in "barbari metodi di combattimento asiatici" e comandati da malvagi commissari ebrei, in modo che le truppe tedesche non concedessero loro alcuna pietà.. Tipico fu il seguente passaggio di un opuscolo pubblicato nel giugno 1941:
Nei bollettini sulle missioni delle truppe tedesche nell'Est la propaganda dell'esercito usava spesso le frasi come:
Questo massiccio impegno propagandistico fece sì la maggioranza degli ufficiali e dei soldati della Wehrmacht Heer considerasse la guerra in modo meno strategico e in termini più "nazisti", vedendo negli avversari sovietici nient'altro che spazzatura subumana che meritava di essere calpestata. Un soldato tedesco scrisse in una lettera del 4 agosto 1941 a suo padre:
Come risultato, la maggior parte dell'esercito tedesco collaborò con entusiasmo con le SS e con la polizia nell'assassinio degli ebrei nell'Unione Sovietica. Lo storico britannico Richard J. Evans scrive che i giovani ufficiali tendevano ad essere nazionalsocialisti particolarmente zelanti; un terzo di loro nel 1941 erano membri effettivi del partito nazista, anche perché credevano veramente che l'Unione Sovietica fosse governata da ebrei e che fosse necessario l'intervento tedesco per annientare il pensiero "giudeo-bolscevico".. Anche secondo Jürgen Förster la maggioranza degli ufficiali della Wehrmacht pensava sinceramente che la maggior parte dei commissari dell'Armata Rossa fossero ebrei e che il modo migliore per sconfiggere l'URSS fosse di uccidere tutti i commissari in modo da privare i soldati russi dei loro comandanti ebrei..
La posizione della Wehrmacht L'ordine fu in linea con gli interessi del comando della Wehrmacht, desideroso di garantire le strutture logistiche e le vie di comunicazione dietro la linea del fronte per le divisioni sul fronte orientale. Il 24 maggio 1941 il feldmaresciallo Walther von Brauchitsch, capo dell'Oberkommando des Heeres (OKH), modificò leggermente i principi della "giurisdizione Barbarossa". Impose di ricorrervi solo nei casi in cui la disciplina non ne avrebbe risentito. Contrariamente a quanto affermato nel dopoguerra, i generali della Wehrmacht come Heinz Guderian non intendevano limitare i poteri concessi loro dalla giurisdizione istituita dal decreto, né violare in alcun modo le intenzioni di Hitler. Cercavano solo di prevenire gli eccessi individuali che avrebbero potuto compromettere la disciplina nei ranghi dell'esercito, senza modificare i propositi dell'ordine di sterminio.
Per seguire la linea dura nei confronti dei "sub-umani" slavi e per prevenire qualsiasi tendenza a vedere il nemico come persona, alle truppe tedesche fu ordinato di maltrattare in tutti i modi le donne e i bambini sovietici.. Nell'ottobre 1941 il comandante della 12ª divisione di fanteria scrisse in una direttiva: "Il trasporto delle informazioni è svolto principalmente da giovani di età compresa tra 11 e 14 anni", e "poiché il russo ha più paura del manganello che delle armi, la fustigazione è la misura consigliabile per l'interrogatorio"..
All'inizio della guerra i nazisti vietarono i rapporti sessuali tra tedeschi e gli stranieri.Majer, p. 180 In conformità a queste nuove leggi razziali, nel novembre 1941 il comandante della 18. Panzer-Division avvertì i soldati di non avere rapporti sessuali con donne sovietiche; la donna trovata nel compiere l'atto con un soldato tedesco andava consegnata alle SS per essere giustiziata immediatamente.. Un decreto del 20 febbraio 1942 dichiarò che il rapporto sessuale tra una donna tedesca e un lavoratore o prigioniero di guerra sovietico avrebbe comportato la pena di morte per quest'ultimo.Evans 2008, p. 355. Durante la guerra centinaia di uomini polacchi e sovietici furono giudicati colpevoli di "contaminazione razziale" per i rapporti avuti con le donne tedesche e furono giustiziati.Majer, p. 855 Queste direttive riguardavano solo il sesso consensuale. Nei confronti dello stupro la Wehrmacht fu molto più tollerante.
Note
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