La scuola storico-culturale è una corrente psicologica fondata in URSS da Lev Semyonovich Vygotskij alla fine degli anni venti e sviluppata dai suoi studenti e dai suoi seguaci, prima in Europa e poi in tutto il mondo.
Concetti generali A partire dai primi anni venti, e in stretta relazione con le trasformazioni sociali e politiche prodotte dalla rivoluzione bolscevica del 1917, si sviluppò una prospettiva di ricerca che si proponeva di rifondare la psicologia sulla base dei principi del marxismo e del materialismo storico. Questo orientamento si caratterizzava per una scelta filosofica tesa a conoscere il mondo allo scopo di trasformarlo. In questo impianto attivo si differenziava dal positivismo, dalla fenomenologia e dal pragmatismo.
Questo approccio assume come principio di partenza che la psiche non sia un'entità ideale, ma un prodotto dell'evoluzione animale, divenuto funzionalmente sempre più complesso sotto l'influenza di fattori storici, sociali e culturali. Si tratta quindi in primo luogo di una prospettiva che privilegia la dimensione storico-culturale nello studio della psiche umana. Inoltre il richiamo marxiano e leninista ad una scienza che operi attivamente e concretamente per la trasformazione della società comporta che questa prospettiva sia critica verso concezioni ritenute conservatrici e reazionarie. Di conseguenza la verifica della teoria non si limita all'indagine empirica, ma cerca immediatamente una ricaduta nel campo delle relazioni sociali, nel lavoro, nella scuola. È perciò una psicologia che si confronta con i problemi di carattere psicologico nel loro contesto storico e sociale.
Essa, inoltre, sottolinea la crescente importanza della psicologia nel mondo contemporaneo, in quanto scienza umana che può servire da strumento di controllo dello sviluppo psichico individuale, nel momento in cui ne stabilisce i criteri normativi. La psicologia può essere quindi una scienza al servizio delle classi dominanti.
Nell'ambito della prospettiva storico-culturale si possono includere gli studi e le ricerche compiuti per la fondazione di una psicologia critica, sulla base esplicita del marxismo e del materialismo dialettico. Si tratta spesso di contributi di gruppi minoritari nel quadro della psicologia del '900. Si nota infatti che la maggior parte degli psicologi che hanno adottato la prospettiva storico-culturale sono stati impegnati politicamente e hanno incontrato resistenze notevoli negli ambienti universitari tradizionali.
Freudo-marxismo, psicologia marxista e psicologia critica Il problema dei rapporti tra psicologia e marxismo si pose immediatamente dopo la rivoluzione del 1917 tra gli psicologi sovietici. Analizzando le teorie psicologiche contemporanee se ne cercò l'accordo con i principi del materialismo storico e del materialismo dialettico. Tra le teorie psicologiche, quella che incontrò maggiore attenzione fu la psicoanalisi. Il dibattito sulle caratteristiche ideologiche della psicoanalisi e la loro adeguatezza ad una concezione marxista dell'uomo e della società continuò nella seconda metà del Novecento, portando gradatamente alla scomparsa del movimento psicoanalitico russo dei primi anni '30.
Freudo-marxismo: Reich e la psicoanalisi Nel suo saggio su materialismo dialettico e psicoanalisiDialektischer Materialismus und Psychoanalyse, 1929, Wilhelm Reich sosteneva che la psicoanalisi non rappresentava una visione del mondo, una filosofia, ma uno specifico metodo di studio e terapia dei processi psichici. Mentre il marxismo si occupava dei fenomeni sociali e collettivi, movimenti di massa ecc., la psicoanalisi si interessava dei fenomeni psichici dell'uomo singolo, seppure immerso in una rete di rapporti e relazioni sociali. Questa stessa struttura sociale determina l'organizzazione della vita psichica individuale: al variare delle strutture sociali, variano i condizionamenti cui è sottoposto lo sviluppo psichico.
Il Super-io non è per Reich un'entità astratta della psiche, ma il complesso dei valori e delle norme che la famiglia trasmette al proprio figlio e che, a sua volta, essa ha ricevuto dallo specifico contesto socio-culturale in cui vive. Il contributo della psicoanalisi al marxismo consiste dunque, nella descrizione dei processi attraverso i quali una determinata società condiziona un determinato individuo. L'aspetto fondamentale sottolineato da Reich nella sua analisi è la tesi secondo la quale la società borghese non solo condiziona genericamente la psiche, ma reprime specificamente la pulsione sessuale. Tema centrale della sua teoria diventò la formazione del carattere, da lui vista come la progressiva costruzione di una corazza, una sorta di gabbia entro la quale è compressa l'energia sessuale. La sessualità, impedita nelle sue libere manifestazioni, produce comportamento nevrotico o genera malattie psicosomatiche. Reich proponeva un progetto rivoluzionario di educazione psicologica, centrata sulla sessualità vissuta liberamente, senza le costrizioni della società.
La scuola di Francoforte Negli stessi anni, in Germania si realizzava un altro importante progetto di integrazione tra la psicoanalisi e il marxismo presso l'Istituto di Ricerche Sociali di Francoforte. Le indagini svolte da questa scuola si concentrarono in partenza sui processi e sulle strutture sociali che mediavano la trasmissione dei valori e delle regole di una determinata società.
Teoria critica fu chiamata l'impostazione della scuola di Francoforte, per la quale l'indagine conoscitiva sulla società contemporanea deve unirsi ad un progetto di trasformazione sociale e civile. Oggetto principale d'indagine fu la famiglia, in quanto cardine di questa trasformazione del sociale nell'individuale. Dopo l'emigrazione negli Stati Uniti, a causa dell'avvento del nazismo, i membri della scuola di Francoforte hanno continuato le loro ricerche sulla problematica precedente, ma attenuando gli aspetti marxisti e rivoluzionari. Si approdava così ad una concezione utopistica di una società nuova, che avrebbe dovuto fondarsi sull'amore e non sull'aggressività, sulla liberazione della libido contro la repressione che su di essa esercita la società; per un uomo libero e creativo contro un uomo ridotto a produttore-consumatore nell'ingranaggio della società industriale.
Henri Wallon L'incontro tra psicologia e marxismo non fu altrettanto articolato e profondo negli altri paesi europei occidentali quanto in Austria e in Germania tra le due guerre mondiali. Tuttavia il contributo francese si presenta ricco di spunti originali, più sul piano ideologico-politico che su quello strettamente conoscitivo.
Un esempio di integrazione tra psicologia e marxismo è rappresentato dall'opera del francese Wallon. Nelle sue opere di psicologia dello sviluppo, egli sostiene una concezione dialettica della psiche, per la quale la psiche umana è il prodotto di un'interazione dinamica tra fattori biologici e sociali durante lo sviluppo infantile. Alla finezza delle analisi dello sviluppo dei processi psichici più complessi, in Wallon non si accompagna un esame altrettanto profondo dei fondamenti teorici della nuova psicologia marxista quale si trova in Lev Vygotskij; la psicologia marxista di Wallon si muove nella scia della psicologia pavloviana.
La psicologia critica Negli anni della contestazione studentesca sorse in Germania un movimento di ricerca teorica e sperimentale, noto come Psicologia Critica. Alla conferenza degli psicologi critici e di opposizione, conclusero che la psicologia era una scienza al servizio del capitale e che doveva dunque essere liquidata. Reich, il freudo-marxismo e la scuola di Francoforte furono ampiamente citati in questa ottica estremista.
In polemica con questo settarismo di scuola sorsero altri gruppi critici. Tra le tematiche affrontate dal movimento della psicologia critica un particolare rilievo hanno avuto le analisi storico-critiche dello sfondo ideologico delle prospettive psicologiche del XX secolo.
Un altro contributo interessante è stato dato nello studio della sensazione e della percezione. Questi psicologi rilevano che la sensazione era stata considerata tradizionalmente come una funzione psichica inferiore, comune agli animali e all'uomo, studiabile in laboratorio. Ora invece si mette in evidenza la centralità che ha la sensazione nell'interazione tra l'uomo e l'ambiente esterno che non è fatto di oggetti neutri, ma di oggetti che hanno un'importanza vitale nel contesto della vita quotidiana. È importante notare che gli esponenti della psicologia critica si sono riferiti alla teoria storico-culturale sovietica e hanno cercato non solo di contestare la psicologia accademica, ma anche di dare esempi concreti di che cosa intendevano per una nuova psicologia; oltre all'area della sensazione e della percezione, sono stati studiati i processi delle emozioni e motivazioni, le relazioni sociali e la psicologia del lavoro.
La scuola storico-culturale da Lev Vygotskij agli anni '60 La teoria di Lev Vygotskij La teoria di Lev Vygotskij, elaborata tra la fine degli anni '20 e i primi anni '30, ha avuto scarsa diffusione in quel periodo, ma ha incontrato in Occidente un crescente interesse solo dopo gli anni '60 e ha visto un'esplosione di ricerche e di studi negli anni '80. Ad ostacolare la conoscenza della teoria di Vygotskij è stata soprattutto la non disponibilità delle sue opere, alcune delle quali sono rimaste inedite fino agli anni '80. La sua opera contiene una varietà insospettata di contributi nei campi più diversi: dall'estetica alla linguistica, dalla psicologia alla pedagogia, dalla psicopatologia alla neuropsicologia. Alla luce di questa nuova ed arricchita rivisitazione di tutta la sua opera, Vygotskij non è più visto come un pensatore geniale, pieno di intuizioni non concretizzate a causa della sua morte precoce, è invece uno psicologo e un intellettuale che elaborò le sue teorie, avviò una nuova scuola di psicologia e poté compiere ricerche e pubblicare una quantità incredibile di articoli e libri. Sebbene la scuola storico-culturale abbia avuto senz'altro il proprio fondamento teorico in Vygotskij, essa non può essere semplicemente ridotta alle sue tesi e ricerche empiriche, ma appare, invece, come un insieme variegato di contributi.
Il manifesto