La guerra edoardiana fu la prima fase, indicata come tale soprattutto dagli storici anglosassoni, della guerra dei cent'anni.

Durò dal 1337 al 1360, ovvero dallo scoppio delle ostilità fino al trattato di Brétigny.

Questo periodo, della durata di 23 anni, fu segnato dalle nette vittorie di Edoardo III d'Inghilterra, sovrano dal quale prende il nome la fase, e di suo figlio, Edoardo il Principe Nero, sui francesi nelle battaglie di Crécy e Poitiers. In quest'ultima, Giovanni II di Francia fu catturato, e negli anni seguenti la Francia arrivò sull'orlo dell'anarchia e della guerra civile. Come risultato, la Francia fu costretta a siglare un trattato di pace, grazie al quale la tregua resse per 9 anni, prima di sfociare di nuovo nel conflitto armato: la guerra carolina.

I primi scontri

All'inizio del conflitto, mentre Edoardo, in quanto nipote di Filippo il Bello, poteva rivendicare la corona di Francia, il monarca francese, non potendo avanzare pretese sul trono inglese, aveva una sola motivazione: recuperare la Guienna, feudo inglese dal XII secolo. Egli, dunque, volle costringere Edoardo ad accettare la confisca del grande feudo e, di conseguenza, la fine di ogni tipo di rivendicazione sul regno.

I francesi, con il sostegno di mercenari genovesi, godevano di un'evidente superiorità navale. La loro flotta, quindi, saccheggiava regolarmente i porti nemici, imponendo il blocco ed impedendo il traffico del sale bretone e del vino aquitano: merci di cui l'Inghilterra era una grande importatrice. La sospensione del traffico della lana verso le Fiandre, poi, rischiava di mettere in ginocchio l'economia inglese. Ciò provocò tuttavia anche la sospensione delle attività tessili dei fiamminghi, i quali si ribellarono contro il conte Luigi I. Essi erano guidati da Jacob van Artevelde che prese il potere nella regione e si alleò con l'Inghilterra.

Sebbene la guerra fosse stata dichiarata nel 1337, essa non ebbe vero inizio che tempo dopo: Edoardo non aveva grandi disponibilità finanziarie e doveva trovare prestiti e far approvare l'imposizione di nuove tasse dal parlamento per racimolare i fondi necessari alle attività belliche. Proprio nelle Fiandre Edoardo trovò alleati e finanziamenti, e ne fece, anche per ragioni logistiche, la propria base di partenza: giunto nei Paesi Bassi con la famiglia e la corte già alla fine del 1337, trascorse in attesa l'anno successivo, riuscendo solo nel settembre 1339 a riunire un esercito. Con il contingente inglese (circa uomini), affiancato da milizie mercenarie svizzere e tedesche e dalle truppe del duca di Brabante e dell'Elettore di Brandeburgo il totale degli uomini a sua disposizione era di meno di ; avanzando lentamente in Piccardia devastando ogni cosa, Edoardo pose infine l'assedio a Cambrai....

Filippo VI mosse da San Quintino con uomini, ma non volle attaccare battaglia, probabilmente consigliato ad una tattica attendista dalle notizie circa le difficoltà economiche di Edoardo. Il sovrano inglese infatti dovette ritornare a Gand dopo circa un mese di campagna, per poi precipitarsi in Inghilterra (la famiglia rimasta ostaggio dei creditori) in cerca di nuovi finanziamenti..

La battaglia di Sluis

Essendo ripreso il commercio con l'Inghilterra, i francesi inviarono la propria flotta a Sluis, all'imbocco del canale che collega Bruges al mare del Nord, per imporre il blocco navale. Il 24 giugno 1340, tuttavia, la flotta subì una vera e propria disfatta e venne annientata. Questa sconfitta capovolse il rapporto di forze sul mare e mise fine al progetto di inviare truppe francesi in aiuto degli scozzesi. La tregua di Esplechin, stipulata nel settembre successivo, sospese le ostilità per un anno; anche in virtù di ciò il commercio della lana poté riprendere riportando prosperità alle economie inglese e fiamminga, facendo tuttavia perdere consenso ad Artevelde. Papa Clemente VI, inoltre, lanciò una scomunica contro le Fiandre ed il conte Luigi ne approfittò per cercare di riprendere il potere. Sebbene Artevelde avesse cercato di affidare la contea ad Edoardo di Woodstock, il futuro Principe Nero, la Francia, dopo l'assassinio del ribelle fiammingo avvenuto a Gand nel 1345, riprese possesso delle Fiandre.

Forte del predominio marittimo, un esercito di Edoardo III sbarcò a Brest nel 1343. Il suo alleato Giovanni di Montfort, tuttavia, era stato catturato a Nantes (e morì in seguito nel 1345). Essendo Carlo di Blois rimasto l'unico pretendente al trono di Bretagna, gli inglesi siglarono una tregua con lui che riconosceva loro il possesso della città di Brest (mantenuta fino al 1397).

Temendo un'invasione inglese, Filippo VI convinse gli scozzesi ad attaccare l'Inghilterra da nord, contando anche sul fatto che il grosso delle truppe nemiche era concentrato a sud. Nel 1346 Davide II di Scozia sferrò l'attacco, ma fu sconfitto e catturato nella battaglia di Neville's Cross. Edoardo III, ormai, poteva sbarcare senza problemi in Francia.

La battaglia di Crécy

Nel 1346 l'esercito inglese sbarcò in Francia ed avanzò verso Parigi ma, trovatosi di fronte le più numerose truppe francesi, fu costretto a ritirarsi verso la Manica. Presso l'altura di Crécy, il 26 agosto, però, le due armate si trovarono a fronteggiarsi. Per la propria superiorità numerica, i francesi erano convinti di potersi imporre facilmente in battaglia. A causa della esiguità delle proprie rendite fondiarie, la nobiltà francese contava di arricchirsi con i riscatti conseguibili con la cattura dei nemici. Ogni francese si propose perciò di attaccare il più velocemente possibile il nemico, per fare la parte del leone, ignorando del tutto, in quel modo, gli ordini di Filippo VI. Ma i cavalieri, intralciati nell'avanzata dai propri fanti e dai balestrieri genovesi messi in fuga dal tiro degli esperti arcieri inglesi, abilmente schierati su un'altura e dotati dell'efficiente arco lungo (longbow), furono ben presto disarcionati e trucidati.

Fu un disastro per la Francia, nel quale il re dimostrò tutta la propria inettitudine. Edoardo III, dal canto suo, sfruttò l'impotenza nemica per conquistare Calais, nonostante il tardivo intervento di Filippo. La città divenne, fino al 1559, il punto di partenza delle operazioni militari inglesi sul continente. Vedendosi sconfitto, il sovrano francese negoziò una tregua con i nemici riconoscendo loro la piena sovranità sul porto.

La peste nera del 1348 obbligò i belligeranti a cessare di combattere fino al 1355, tuttavia essa fu accolta anche come una punizione divina. Filippo VI doveva la propria corona all'elezione dei Pari che avevano scartato Edoardo III e Filippo III di Navarra. Vinto da un esercito nettamente inferiore di numero a Crécy, egli si trovò a fronteggiare chi metteva in dubbio la legittimazione divina del suo potere.

Il prestigio e l'autorità dei Valois erano dunque profondamente intaccati. I disordini, così, dilagarono nel reame senza che il nuovo monarca, Giovanni II il Buono, potesse ribaltare le sorti. L'economia andava male e, per evitare di ricorrere ad imposte sempre più impopolari, lo Stato ricorse all'arma della svalutazione della moneta; il commercio, dunque, languiva e gli artigiani richiedevano maggiore autonomia per le città e una valuta stabile. I mercenari smobilitati, dal canto loro, si raggruppavano in bande che terrorizzavano e saccheggiavano le campagne. Il disordine era sovrano e la nobiltà feudale sembrava incapace di garantire una minima sicurezza alla popolazione.

Giovanni II il Buono

Il re di Navarra Carlo il Malvagio era il nipote di Luigi X. Sua madre Giovanna era stata privata dei diritti di successione nel 1328, ma egli si considerava il legittimo erede al trono e passò la propria vita a cercare di coronare questa sua volontà. Stipulò un'alleanza con il Principe Nero e fece assassinare il favorito del re Carlo de La Cerda. Giovanni il Buono, che non aveva intenzione di rompere la tregua con gli inglesi, fu obbligato ad accettare il trattato di Mantes (22 febbraio 1354), in virtù del quale il sovrano navarrese poté ingrandire i propri domini normanni di numerosi feudi: Beaumont-le-Roger, Breteuil, Conches, Pont-Audemer, Orbec, Valognes, Coutances e Carentan. In compenso, abbandonò ogni pretesa sulla Champagne.

Rassicuratosi dell'efficacia di questa strategia e desideroso del titolo di Re di Francia, non esitò a concludere un accordo con Giovanni Plantageneto, I duca di Lancaster, il terzo figlio di Edoardo III, per il quale la Francia (di cui avrebbe ottenuto la corona) sarebbe stata spartita. Ma fu vana l'attesa dello sbarco promesso da Edoardo III.

Davanti alla minaccia inglese, Giovanni il Buono dovette convocare gli Stati Generali, il 28 dicembre 1355, per reclutare l'esercito di trentamila uomini necessario. Essi, tuttavia, erano estremamente diffidenti circa la gestione delle finanze pubbliche (colpite dalla svalutazione avviata) e non accettarono l'imposizione di una tassa sul sale (la gabella), a meno che non fosse loro affidato il controllo sulla riscossione e l'utilizzo dei fondi. Gli ufficiali che avrebbero prelevato il balzello, inoltre, avrebbero dovuto essere designati dagli Stati Generali stessi e dieci deputati avrebbero dovuto far parte del Consiglio del Re per controllare meglio la spesa.

La regione ribelle della Normandia rifiutò di pagare ed il delfino Carlo, recentemente investito duca, riunì il parlamento (detto gli Stati) locale. Carlo il Malvagio vide in questa imposizione impopolare l'occasione per destabilizzare una corona vacillante, unendo i malcontenti. Presente in quanto proprietario dei suoi possedimenti normanni (era conte di Évreux), tentò allora di avvicinarsi al cognato, cercando di convincerlo che Giovanni il Buono volesse diseredarlo (Carlo era gracile e, secondo alcune fonti, avrebbe presentato una malformazione alla mano destra che lo rendeva ben poco valido in battaglia e dunque ben lontano dal rappresentare l'ideale cavalleresco caro al padre).

Dunque, il 5 aprile 1356, il delfino convocò nel suo castello di Rouen tutti gli alti signori della Normandia. Fu allora che Giovanni II, avvertito del complotto ordito dal signore di Navarra con gli inglesi, scatenò la propria collera che covava dall'epoca dell'assassinio di Carlo de La Cerda e fece incarcerare Carlo il Malvagio e decapitare il suo seguito.

Durante la propria prigionia, Carlo guadagnava consensi, mentre i suoi partigiani richiedevano la sua liberazione. Molti nobili normanni si spinsero a rinnegare l'omaggio prestato al re francese per dichiararsi vassalli di quello d'Inghilterra. Per loro, Giovanni il Buono avrebbe prevaricato i loro diritti arrestando un signore con cui aveva siglato la pace. Il gesto, inoltre, era stato percepito dagli alleati di Carlo come la prova che il re fosse conscio dell'illegittimità della propria posizione e che avesse cercato di eliminare con metodi spicci un avversario la cui sola colpa sarebbe stata la difesa delle proprie prerogative alla corona. Tutti questi nobili normanni passarono in blocco dalla parte di Edoardo III che, a giugno, mise fine alla tregua invadendo le terre francesi.

La battaglia di Poitiers

Dopo aver soffocato nel sangue una rivolta avvenuta nella propria contea di Chester, Edoardo di Woodstock, figlio primogenito di Edoardo III, si vide accordare totale fiducia da suo padre che lo nominò Luogotenente di Guascogna: così cominciò la prima cavalcata del famoso capitano inglese. Nel 1355, il Principe Nero, partito da Bordeaux, intraprese la campagna francese attraverso le contee di Julliac, Armagnac e Astarac. Le sue truppe commisero numerose atrocità nella regione di Carcassonne. L'estate dell'anno seguente, il principe tornò sul suolo francese per una nuova campagna di saccheggio; fallì davanti alla resistenza di Bourges, ma prese Vierzon di cui massacrò la guarnigione. Carico del peso del bottino, l'armata ripiegò allora verso ovest, in direzione di Bordeaux, passando per Poitiers.