La coppa di Jamshid (, jām-e Jam) è una coppa divinatoria che nella mitologia persiana fu a lungo posseduta dai sovrani dell'antica Grande Persia. Il suo nome è associato a Jamshid (Jam nel nuovo persiano), una figura mitologica della cultura e della maggiore tradizione iraniana. La coppa era anche chiamata Jam-e Jahan nama, Jam-e Jahan Ara, Jam-e Giti nama e Jam-e Kei-khosrow. Quest'ultimo si riferisce a Kaei Husravah nell'Avesta e a Sushrava nei Veda.
La coppa è stata oggetto di molte poemi e storie persiane. Molti autori hanno attribuito il successo dell'impero persiano al possesso di questo manufatto. Esso appare ampiamente nella letteratura persiana.
Si diceva che la coppa ("Jām") fosse piena di un elisir di immortalità e fosse usata per la pratica divinatoria. Come menzionato da Ali-Akbar Dehkhoda, si credeva che tutti e sette i cieli dell'universo potessero essere osservati guardandoci dentro (از هفت فلک در او مشاهده و معاینه کردی). Si credeva che fosse stata scoperta a Persepoli in tempi antichi. Si diceva che il mondo intero si riflettesse in esso e che le divinazioni all'interno della coppa rivelassero profonde verità.
La coppa di Jamshid a sette anelli è citata nel poema classico Rubaiyat del persiano dell'XI secolo ʿUmar Khayyām. Vedi il quinto verso nella quinta traduzione di Edward Fitzgerald:
Trova menzione anche nel Sawāneḥ, scritto dal mistico sufi persiano Ahmad Ghazali:Nasrollah Pourjavady, "ḠAZĀLĪ,MAJD-AL-DĪN Abu’l-Fotūḥ AḤMAD b. Moḥammad b. Moḥammad b. Aḥmad" in Encyclopedia Iranica.
Nella letteratura del XX secolo, la coppa era menzionata nella poesia del poeta, filosofo e uno dei padri fondatori del Pakistan dell'Asia meridionale, Allama Muhammad Iqbal nella sua poesia Tasveer E Dard (italiano: Il Ritratto dell'Angoscia).
Note
Voci correlate Cornucopia Corno potorio Graal Oggetti mitologici Reliquia Sampo
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