La chiesa di San Giovanni Battista fuori le mura è una delle due chiese di Roccaranieri, frazione del comune di Longone Sabino, adibita al culto del santo patrono di Roccaranieri, San Giovanni Battista, quindi al culto cimiteriale e, nei secoli passati, alla sepoltura dei defuntiNella chiesa di San Giovanni - il 24 giugno in occasione della festività di San Giovanni - si celebrava, la sera della vigilia, una messa vespertina cantata quindi, il giorno della festa, a seguito della processione che portava la statua del santo dal paese alla chiesa, una messa solenne. Al termine della messa si procedeva con l'alzata delle reliquie ossia l'ostensione dei reliquiari. Nella chiesa di San Giovanni si celebravano poi le messe dei defunti e la messa per le anime sante - il 2 novembre prima dell'alba - accompagnata dal canto del Dies irae di Tommaso da Celano (cfr.)..

La chiesa si trova nella valle sottostante il paese di Roccaranieri, detta valle San Giovanni, lungo la SP30a che dalla valle del Salto raggiunge il paese di Roccaranieri; oggi è cinta dalle mura del complesso cimiteriale. Anticamente si raggiungeva la chiesa di San Giovanni da Roccaranieri tramite una via che, dalla porta del paese, attraversando i Raili e la strada di Fonte Calla, oggi via Rieti, giungeva sulle sponde del Fosso della Mola. Qui il Ponte di San Giovanni permetteva l'attraversamento del torrente per raggiungere la chiesa.

Di origine altomedievale, sorta su un precedente insediamento romano, la chiesa è a pianta rettangolare con abside nel fondo e quattro nicchioni nelle pareti laterali; la copertura è a capanna sostenuta da travature lignee. Restaurata nel 1519 sotto il governo degli abati commendatari della vicina abbazia di San Salvatore Maggiore, all'epoca appartenenti alla famiglia degli Orsini d'Aragona (1513-1542), l'edificio conserva al suo interno una maestosa decorazione dell'abside, opera di un ignoto maestro del XVI secolo., costituita da dipinti murali ad affresco raffiguranti scene tratte dai Vangeli: l'Annunciazione nell'arco che forma il prospetto absidale, l'Incoronazione della Vergine Maria nella conca absidale e tre scene della vita di San Giovanni Battista nella parete curva del tamburo absidale..

La chiesa, intitolata a San Giovanni Battista, santo patrono di Roccaranieri, la cui celebrazione liturgica ricorre il 24 giugno, è da secoli parte integrante della storia del territorio e dell'identità culturale degli abitanti del paese.

Storia Medioevo La chiesa di San Giovanni in Pretorio in Plage nel territorio reatino La chiesa di San Giovanni compare per la prima volta nelle fonti in un documento negli Archivi del Capitolo di Rieti del 948ACR, IV L 2 (ACR, arm.IV, fasc.L, n.2)Il documento in pergamena è stato pubblicato in fotografia con il n.48 a p. 85 su “Gli Archivi unificati della Curia Vescovile di Rieti fonte di Storia” di Giovanni Maceroni e Anna Maria Tassi, Editrice Massimo Rinaldi, 1996..

Il documento è un attoActum in civitate reatina, anno 948 pridie kal. Aug. Regnante Lothario, anno regni eius XIV ove un tale Aldo del fu TachiprandoIl Tachiprando menzionato nel documento ACR IV L 2 del 948 è con buona probabilità lo stesso dell'iscrizione rinvenuta nella chiesa di San Silvestro di Cittareale: cfr. della città di Rieti (lat. Aldus quondam Takeprandi de Civitate Reatina) concede al vescovo di Rieti Anastasio alcuni suoi beni in territorio falagrinense, nell'odierna Cittareale, e riceve da questi, a terza generazione, alcune terre in Plage più precisamente:In un altro documento dell'archivio reatino del 982ACR, IV K 4 (ACR, arm.IV, fasc.K, n.4). Il documento contiene il contratto di enfiteusi tra Giovanni, vescovo di Rieti, e i chierici Giovanni, Benedetto e Stefano relativo a terreni prossimi ai terreni del documento del 948 in particolare la chiesa di San Giovanni Battista nel luogo detto Pretorio nelle Plage nel territorio reatino., circa beni nei medesimi luoghi, si legge:

I due documenti permettono di affermare con sufficiente certezza che il luogo ove sorgeva la chiesa di San Giovanni, fosse noto, nell'alto medioevo, come Pretorio nel territorio reatino, ovvero originariamente facente parte della diocesi di RietiNon è chiaro se il territorio dove sorgeva la chiesa di San Giovanni fosse, all'epoca - nel X secolo - nel territorio del gastaldato di Rieti o in quello del Ducato Romano., più precisamente nel luogo detto PlageL'atto del 948 (ACR, IV L 2) prosegue: «C’è un casale con i suoi beni e le sue pertinenze ed è posto sulla via delle Plage che conduce al monastero di S. Salvatore e confina con il Rio Lungo (lat. Rigu Latu, letteralmente Rio Ampio ndr. Rio di Fonte Pasquale il torrente più lungo tra quelli dei territori dell'interfluvio Salto-Turano), il fiume chiamato Salto, le terre e le selve del Monastero di S. Salvatore che io Aldo posseggo in prestito dallo stesso monastero».Il toponimo Plage è citato nei documenti farfensi, per la prima volta, in un documento del 766. Da allora ricorre ripetutamente nei documenti farfensi e in un documento papale del 1157 ne vengono forniti i limiti che consentono di identificarlo con l'interfluvio tra il Salto ed il Turano e di accertare che il Pretorium in territorio reatino fosse effettivamente, tra tutti i toponimi Pretorium presenti nella Sabina (vedi ad esempio Pretorium vicino ad Amiterno, l'odierno Preturo (AQ)), quello nei cui pressi si trovava la chiesa di San Giovanni di Roccaranieri. ovvero nella zona dell'interfluvio Salto-Turano.cfr. .

Nonostante le evidenze documentali sopra riportate portino a datare la chiesa di San Giovanni almeno al X secoloLa dedica dell'edificio a San Giovanni potrebbe datare all'epoca longobarda in particolare al regno di Teodolinda (589-616) durante il quale i longobardi si convertirono dall'arianesimo al cattolicesimo. È probabile che la prominenza della figura del Battista sugli altri santi della chiesa cattolica abbia, in qualche modo, affascinato i longobardi (San Giovanni era consanguineo del Cristo ed è, ancora oggi, l'unico santo della Chiesa cattolica di cui si celebri la nascita terrena e non quella in cielo e di cui Gesù stesso disse: «Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui» Dal Vangelo secondo Luca 7,24-30) tanto da indurre la regina Teodolinda a scegliere il santo come protettore del proprio popolo e delle città sottomesse al suo governo. Fu così che durante il suo regno molte città come Firenze, Torino e Pavia scelsero il santo come loro patrono e molte chiese del territorio longobardo vennero dedicate a San Giovanni così come a San Michele e al Salvatore, altre figure verso le quali i longobardi nutrivano una particolare venerazione. La devozione delle genti longobarde verso San Giovanni era ancora viva nell'VIII secolo quando il monaco benedettino Paolo Diacono, di stirpe longobarda, autore dell'Historia Langobardorum, dedicò al santo l'inno Ut queant Laxis che secoli più tardi inspirò i nomi delle note musicali moderne: non è un caso che la nota SI provenga dalle iniziali delle due parole "Sancte Iohannes"., secondo i caratteri costruttivi e allegorici dell'edificio attuale, unitamente ad alcuni elementi della facciata, permettono di far risalire la fondazione della fabbrica al XII secolo tuttavia il primo documento in cui sia menzionata una chiesa di "San Giovanni di Roccaranieri" (lat. S. Johannes de Rocca Rayneri) ovvero il primo documento in cui la chiesa di San Giovanni sia associata al toponimo Rocca Ranieri è, nel cosiddetto Codice PariginoLa prima menzione della Chiesa di San Giovanni di Rocca Ranieri è stata a lungo ritenuta anche la prima menzione del toponimo Rocca Ranieri (lat. Rocca Rayneri): si trova nel Liber censuum ecclesiae Reatinae all'interno del Codice Parigino (folio 25v, nell'angolo in basso a destra), un documento del 1252 che ci è pervenuto non nell’originale, ma in copia, eseguita in epoca posteriore e oggi conservato a Parigi nella Biblioteca nazionale di Francia al Département des manuscrits come Latin 1556 (B.N.Lat.1556). Nel codice si trovano gli Statuta Synodalia Reatina, documento riguardante l'insieme delle regole e comportamenti da osservarsi nel governo spirituale e temporale della Chiesa nella diocesi di Rieti (i titoli dei capitoli ne forniscono degli esempi: de immunitate ecclesiae, de poena sacerdotum qui conducunt ecclesias sine licentia episcopi, de bona mobilia et immobilia ecclesiae non alienatur, de tonsura clericorum, de sacramento confirmationis, si musca vel aracna vel aliquid cecident in calice, de revocatione beneficiorum, de forma absolvendi usurarios in confessione, de poena ponentium ignem, de procurantibus abortum, de mulieribus non manentibus cum viris). Al termine del testo delle disposizioni statutarie, al foglio 18, si trova il Liber censuum ecclesiae Reatinae disposto per volontà di Thomas (vescovo reatino dal 1252 al 1265): "Nos Thomas permissione divina reatinus episcopus volentes scire [...] omnes ecclesias[...] duximus adnotandas infra diocesem reatinam", iniziando con le parole: "hec est summa omnium ecclesiarum tam civitatis quam diocesis reatine et censualium et illarum que respondent et ecclesie reatine". Grazie a Roberto Tupone di Villerose di Borgorose che ne richiese una fotocopia, la Biblioteca nazionale di Francia, ha colto l'occasione per digitalizzare il documento ed inserirlo nella Biblioteca digitalizzata Gallica rendendolo consultabile gratuitamente insieme alla scheda sul manoscritto. Secondo la scheda presente in Gallica, il manoscritto B.N.Lat.1556 sarebbe stato precedentemente catalogato come Mazarin 1022 ovvero come facente parte della biblioteca personale del Cardinale Mazzarino: il manoscritto potrebbe essere giunto a Parigi al seguito di Gabriel Naudé, bibliotecario del cardinale Francesco dei conti Guidi di Bagno, vescovo di Rieti tra il 1635 e il 1639, il quale affidò al Naudé l’incarico di riordinare l’Archivio Capitolare di Rieti. Naudé fu quindi al seguito di Ranuccio Farnese, poi del cardinale Richelieu e quindi del suo successore nel ruolo di primo ministro del regno di Francia, il Cardinale Mazzarino per il quale formò una copiosa biblioteca passata poi al parlamento francese e quindi alla Biblioteca nazionale di Francia (cfr. Ileana Tozzi su Frontiera, 2019)., il Liber censuum ecclesiae Reatinae: ordinato nel 1252 dal vescovo di Rieti Thomas (1252-1265) è un elenco di chiese della diocesi reatina, tra le quali figurano quelle, all'epoca, sotto il controllo dell'abbazia di San Salvatore Maggiore. Successivamente l'edificio venne incluso in un altro elenco di chiese, di pertinenza della sede episcopale reatina, del 1398R.D.R. 1398 = Registro delle chiese che dipendono dal vescovo di Rieti nel 1398; originale perduto, copia contenuta nella visita pastorale del vescovo Marini, 1784. e, più tardi, nelle visite pastorali degli incaricati per conto degli abati commendatari di San Salvator Maggiore e dei vescovi reatini.

Età moderna

L'edificio venne restaurato nel 1519 da un tale Pietro CaprioliForse un abitante originario di Concerviano dove si trovano altri Caprioli nelle fonti notarili dell'epoca (cfr. ). come recita l'iscrizione sul portale in due esametri:

È possibile che, in occasione del restauro, venissero eseguiti gli affreschi della parete absidale e dei nicchioni.