Marsalek e il resto del team esecutivo dell'azienda sono stati licenziati il 18 giugno 2020, dopodiché lui è fuggito dalla Germania. Secondo quanto riferito, ora vive in Russia dopo che l'Interpol ha emesso un mandato di arresto per "avviso rosso" per il suo presunto ruolo nello scandalo Wirecard. Secondo gli investigatori, Marsalek era stato reclutato dall'intelligence russa almeno dal 2010.

Biografia Jan Marsalek è cresciuto a Klosterneuburg, vicino a Vienna. Suo padre era l'amministratore delegato di un'azienda di lavorazione del legno nella Repubblica Ceca e quindi era spesso assente per lunghi periodi di tempo. Si dice che la madre di Marsalek fosse "praticamente un genitore single". Il nonno di Marsalek, Hans Maršálek, era un membro della resistenza austriaca durante la seconda guerra mondiale e in seguito fu sospettato di essere una spia dell'Unione Sovietica.

Marsalek ha frequentato la scuola superiore in Austria ma ha abbandonato gli studi senza ottenere un diploma. All'età di 19 anni, Jan Marsalek fondò una società di software per il commercio digitale.

Carriera a Wirecard

Marselek ha iniziato a lavorare per Wirecard nel 2000 ed è stato assunto per la sua conoscenza dei sistemi WAP (Wireless Application Protocol). Il 1º febbraio 2010 è diventato direttore operativo dell'azienda ed è anche entrato a far parte del consiglio di amministrazione della società, quotata in Borsa.

Il suo stipendio ha raggiunto i 2,7 milioni di euro e la sua fortuna è stata stimata in alcune centinaia di milioni di euro. A differenza del CEO Markus Braun, Marsalek non possedeva quasi nessuna azione della società, solo nel febbraio 2019 ha acquistato azioni Wirecard per 110.000 euro.

La sua ultima residenza conosciuta prima di diventare un fuggitivo era a Monaco.

Lo scandalo Wirecard Marsalek è considerato uno dei principali sospettati dalle autorità tedesche nello scandalo Wirecard, in cui l'azienda ha gonfiato il proprio bilancio, portando infine al collasso della società nel 2020. Il Financial Times ha inoltre riferito come Marsalek fosse una persona di interesse per vari governi europei a causa di presunti legami con l'intelligence russa. Indagini successive hanno dimostrato come Marsalek aveva recutato e coordinato 5 cittadini bulgari che lavoravano per il Cremlino.

Marsalek e il resto del team esecutivo di Wirecard sono stati licenziati il 18 giugno 2020. Secondo Bellingcat, un sito web di giornalismo investigativo, Marsalek ha detto ai colleghi che sarebbe andato nelle Filippine per dimostrare la sua innocenza. Poco dopo venne denunciata la scomparsa. Un'altra indagine di Bellingcat, insieme a Der Spiegel e The Insider, ha indicato che era volato a Minsk, in Bielorussia, poche ore dopo essere stato licenziato. Il 19 luglio 2020, il quotidiano tedesco Handelsblatt ha riferito che Marsalek si trovava probabilmente in Russia, dove si credeva vivesse sotto la supervisione del GRU russo in una villa vicino a Mosca. Secondo Die Welt, nel 2020 Marsalek si trovava in un centro di formazione russo dell'FSB a Balašicha, un sobborgo di Mosca.

Su richiesta della Germania, l'Interpol ha emesso un "avviso rosso" per Marsalek nell'agosto 2020. L'avviso era una richiesta formale alle forze dell'ordine di tutto il mondo di localizzarlo e arrestarlo, in attesa di estradizione.

Nel maggio 2021, il BND tedesco ha valutato che Marselek continuava a vivere vicino a Mosca. Il governo russo ha invece affermato di non essere a conoscenza di dove si trovasse. Secondo il Dossier Center di Michail Chodorkovskij, Marsalek aveva ricevuto la cittadinanza russa e possedeva almeno due passaporti russi falsi. Stando a quanto riferito, viveva sotto la protezione dell'FSB al castello di Meyendorff.

Vita in Russia Nel maggio 2021, il servizio di intelligence tedesco BND ha valutato che Marsalek vivesse ancora nei pressi di Mosca. Il governo russo ha dichiarato di non essere a conoscenza della sua posizione. Secondo il Dossier Center di Mikhail Khodorkovsky, Marsalek aveva ottenuto la cittadinanza russa e possedeva almeno due passaporti russi falsi nel 2021. Si sarebbe stabilito sotto la protezione dell’FSB al castello di Meyendorff.

Nel settembre 2025, grazie alla collaborazione tra Der Spiegel (Germania), ZDF (Germania), Der Standard (Austria), PBS Frontline (Stati Uniti) e The Insider (Lettonia), sono state ottenute informazioni dettagliate sulla vita e sulle attività di Marsalek in Russia.

Marsalek era regolarmente accompagnato dall’interprete Tatiana Spiridonova (nata nel 1984), dalla quale ha imparato il russo. Secondo alcuni rapporti, sarebbe una persona a lui vicina con legami con istituzioni statali di Mosca. Si occupava anche di servizi di corriere: nel giugno 2022 ha trasportato a Mosca, passando per Istanbul, smartphone acquistati a Vienna. I registri delle chat documentano la consegna a Spiridonova e il suo rapido viaggio di ritorno.

Il 13 dicembre 2022, Spiridonova ha inoltre ritirato a Istanbul un laptop con crittografia conforme agli standard NATO (“SINA”) e lo ha portato a Mosca la stessa notte. In una chat, Marsalek ha scritto che il dispositivo era “in un’auto diretta alla Lubjanka”. L’episodio è coerente con precedenti segnalazioni secondo cui Marsalek avrebbe fornito alla Russia hardware informatico sensibile.

Sono documentati anche i suoi spostamenti verso la sede del servizio di sicurezza interno russo FSB a Mosca. Secondo le indagini, Marsalek avrebbe utilizzato varie false identità e, dal 2025, un vero passaporto russo. Il rapporto indica che Marsalek sarebbe nato il 22 febbraio 1978 a Riga, allora parte dell’Unione Sovietica; il suo nuovo alias sarebbe Alexander Mikhailovich Nelidov.

Analisi dei dati documentano inoltre viaggi di Marsalek nella zona di guerra dell’Ucraina orientale e a Mariupol, sotto occupazione russa. Secondo informatori a Mosca, avrebbe partecipato a operazioni dietro le linee del fronte. I timbri sul passaporto e i dati di viaggio mostrano che ha visitato più volte la Crimea occupata dai russi.

La rete di spie bulgare (2020–2023)

Nel settembre 2023 La Stampa rivelò che Marsalek era il coordinatore di una rete composta da sei cittadini bulgari residenti nel Regno Unito, che tra il 2020 e il 2023 aveva condotto operazioni di sorveglianza su giornalisti investigativi, diplomatici, militari ucraini e oppositori del Cremlino in Gran Bretagna, Germania, Austria, Spagna e Montenegro. La cellula era guidata da Orlin Roussev, 47 anni, un ex dipendente dell'amministrazione comunale, che rispondeva direttamente a Marsalek: sul telefono di Roussev, confiscato dalla polizia, furono rinvenuti oltre 100.000 messaggi di chat che documentavano i rapporti tra i due.

Nel marzo 2025 tre componenti della rete — Katrin Ivanova, Vanya Gaberova e Tihomir Ivanchev — furono dichiarati colpevoli di spionaggio per la Russia dall'Alta Corte di Londra; altri tre membri, tra cui Roussev e Biser Dzhambazov, avevano già in precedenza patteggiato o confessato. Nel maggio 2025 i sei furono condannati a pene comprese tra sei e dieci anni e otto mesi di reclusione: Roussev ricevette la pena più alta, dieci anni e otto mesi. Durante il processo fu accertato che la rete aveva discusso anche di rapimenti e assassinii di oppositori russi all'estero. Il comandante Dominic Murphy, capo dell'antiterrorismo della polizia metropolitana di Londra, definì l'operazione "spionaggio su scala industriale per conto della Russia".

Procedimenti giudiziari Wirecard gestiva tramite società partner con sede a Singapore una parte significativa delle operazioni asiatiche che si sono poi rivelate fraudolente. Diversi soggetti coinvolti in tali operazioni sono stati perseguiti dalla magistratura singaporiana.

Nel giugno 2023 James Wardhana, cittadino indonesiano ed ex manager dei processi finanziari internazionali di Wirecard Asia, fu condannato a 21 mesi di carcere.

Il 22 settembre 2025, al termine di un processo durato due anni, il Tribunale distrettuale di Singapore dichiarò colpevoli R. Shanmugaratnam (detto Rajaratnam), 59 anni, cittadino singaporiano, e James Henry O'Sullivan, 51 anni, cittadino britannico, per falsificazione di conti in relazione allo scandalo Wirecard. Il tribunale accertò che Rajaratnam aveva ricevuto istruzioni e bozze di testo direttamente da Marsalek per creare accordi fittizi di deposito a garanzia, inducendo il revisore EY a credere che Wirecard detenesse centinaia di milioni di euro in conti bancari asiatici. Il 6 gennaio 2026 i due furono condannati rispettivamente a 10 anni e a 6 anni e mezzo di reclusione — le pene più severe finora irrogate nell'ambito dello scandalo Wirecard. Entrambi hanno annunciato ricorso.

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