La Sicilia (provincia Sicilia in latino) fu una provincia romana e comprese la Sicilia, le isole minori dell'arcipelago siciliano e l'arcipelago maltese,. anche se inizialmente rimasero formalmente indipendenti la Syracusae di Gerone II (inizialmente conquistata, il Senato le riconcesse l'autonomia nel 210 a.C.Guidetti, op. cit., p. 323.) e Messana..

Tradizionalmente viene indicata come la prima provincia a venire creata, anche sulla scorta di un passo di Cicerone dalle Verrine:

La dominazione romana in Sicilia prese le mosse dalla vittoria di Torquato Attico e Catulo sulle truppe cartaginesi di Annone nella battaglia delle isole Egadi (combattuta, secondo la tradizione riportata da Flavio Eutropio e da Giovanni Zonara, il 10 marzo 241 a.C.), che pose fine in favore dei Romani alla Prima guerra punica. L'isola fu il primo territorio conquistato dalla Repubblica romana fuori dalla penisola italica e per questo diede luogo a una nuova forma di amministrazione, forse ricalcata in parte sul modello che i Cartaginesi usavano per l'isola.. Anche se è certamente in Sicilia che risiedono le premesse del nuovo istituto della provincia, non è chiaro se la Sicilia sia stata creata provincia per prima (in un qualche momento tra il 241 e il 227 a.C.) o se invece fu creata tale nel 227, in contemporanea alla provincia Sardinia et Corsica, quando ai già esistenti praetor urbanus (creato nel 366 a.C.) e praetor peregrinus (creato nel 242 a.C.) si aggiunsero due praetores provinciales, uno per la provincia Sicilia e uno per la provincia Sardinia et Corsica.Adam Ziólkowski, Storia di Roma, Mondadori, 2006, pp. 140sgg..

L'isola sperimentò poi diverse ristrutturazioni amministrative, a partire dal 210 a.C., quando Marco Valerio Levino tolse l'autonomia alle poleis siceliote e conquistò anche la parte orientale dell'isola, di modo che la parte centro-occidentale prese il nome di vetus provincia, come testimonia Livio (XXIV, 44, 4).

La lex Rupilia del 131 a.C., nata dopo i moti della prima guerra servile, riformò ulteriormente l'amministrazione, senza comunque modificare né l'assetto sociale né l'economia basata sul latifondo..

Durante la dominazione romana in Sicilia, fino al tempo di Cicerone, fiorirono le città delle coste settentrionale e orientale.. Rimase vigorosa l'impronta greca dell'isola e la lingua latina iniziò ad affermarsi solo nel I secolo a.C..

Con Augusto (imperatore dal 27 a.C.), la Sicilia fu affidata ad un proconsole, sempre dell'ordine senatorio, ma rimase una provincia publica: non si ritenne infatti di posizionarvi truppe, come si faceva per le province imperiali. Analogamente alle altre province amministrate da un proconsole, rispetto ai precedenti due, si ebbe un solo questore..

L'imperatore Diocleziano, asceso al potere nel 284, riordinò le province, raddoppiandone il numero. La Sicilia rimase però una provincia a sé, entrando a far parte della Dioecesis Italiciana.. Con Costantino I o più probabilmente sotto i suoi eredi, fu inclusa nella prefettura del pretorio d'ItaliaZosimo, Storia nuova, II, 33.2. e nella diocesi dell'Italia Suburbicaria.

Fino al V secolo l'isola godette di un periodo senza guerre e in essa non erano stanziate truppe. A partire dal 429 la Sicilia fu soggetta alle incursioni dei Vandali di Genserico. L'isola fu poi attaccata in forze nel 440, ma conquistata stabilmente dai Vandali solo a partire dal 468..

Celebre è il detto di Catone il Censore (234-149 a.C.), secondo cui la Sicilia era «il granaio della repubblica, la nutrice al cui seno il popolo romano si è nutrito».ille M. Cato Sapiens cellam penariam rei publicae nostrae, nutricem plebis Romanae Siciliam nominabat, come riporta Cicerone nelle Verrine, II, 2, 5 (cfr. Giuseppe Carlucci, I Prolegomena di André Schott alla Biblioteca di Fozio, Edizioni Dedalo, 2012, p. 171, nota 182).. Altrettanto celebre è il processo intentato a Gaio Verre, propretore della provincia dal 73 a.C. al 71 a.C., contro cui Cicerone pronunciò, per l'accusa, le orazioni In Verrem, che rappresentano una delle fonti più importanti per la Sicilia dell'epoca..

Storia Premesse all'istituzione della provincia

Agàtocle, tiranno di Siracusa dal 316 a.C., e re di Sicilia dal 307 o dal 304 a.C., era morto nel 289 a.C. A un contingente di suoi mercenari, detti «Mamertini», probabilmente di origine campana, fu offerto dai Siracusani un compenso perché lasciassero la città. I Mamertini si impossessarono di Messana (Messina), uccidendone ed esiliandone i cittadini, e rapendone donne e bambini.Il sequestro di donne per procurarsi forzosamente delle mogli venne poi spesso associato da diversi scrittori (Polibio, 1, 7, 3-4; Diodoro, 21, 18, 1) all'«impresa» dei Mamertini a Messana, anche se dovette essere la norma in tutti i casi in cui i tiranni compensarono i propri mercenari autorizzandoli a impossessarsi di città o insediandoveli come coloni (cfr. ).

Ai saccheggi dei Mamertini rispose il generale siracusano Gerone II, che aveva riorganizzato i mercenari a Siracusa e poté sconfiggere i predoni nel 269 a.C., avanzando poi verso Messana. I Cartaginesi, sempre propensi a contenere l'eccessivo affermarsi delle singole forze in campo in Sicilia e a tenere divisa l'isola, offrirono aiuto ai Mamertini. Gerone dovette tornare a Siracusa, dove assunse il titolo di re... Molto presto i Mamertini decisero di allontanare la guarnigione cartaginese da Messana e di rivolgersi invece ai Romani per ottenere aiuto..

A Roma sorse presto un dibattito sull'opportunità di aiutare i Mamertini. In passato Roma era intervenuta contro mercenari campani che, seguendo l'esempio mamertino, avevano predato Rhegion (l'odierna Reggio Calabria). Peraltro sembra fosse chiaro a Roma che un intervento in Sicilia avrebbe determinato l'ostilità cartaginese. Secondo uno storico di sentimenti filocartaginesi, Filino di Akragas, esisteva un trattato tra Romani e Cartaginesi che definiva le rispettive sfere di influenza nella zona (la Sicilia ai Cartaginesi, il Sud Italia ai Romani). Questo «trattato di Filino» è menzionato da Polibio, il quale ne nega l'esistenza. Lo stesso Polibio racconta che a spingere i Romani a intervenire furono motivazioni economiche, cioè l'attrazione verso un territorio ricco qual era la Sicilia all'epoca. In ogni caso, fu l'assemblea popolare a decidere di accogliere la richiesta d'aiuto dei Mamertini, in quanto ad essa il Senato aveva deputato la decisione. Non vi fu una formale dichiarazione di guerra contro Cartagine, ma l'intervento in Sicilia bastò come casus belli e si aprì la lunga stagione di conflitto che sarebbe passata alla storia come prima guerra punica (264-241 a.C.)..

Era la prima volta che forze romane uscivano dalla penisola italiana. Gerone II, alleato di Cartagine, dovette fronteggiare le legioni di Manio Valerio Massimo Messalla. Fin da subito i Romani riuscirono a scacciare da Messana Siracusani e Cartaginesi. Gerone già nel 263 a.C. cambiò fronte, trattò la pace e per una piccola indennità di guerra gli fu assicurata la permanenza al potere. Si rivelò poi un fedele alleato di Roma (fino alla morte), fornendole aiuti, soprattutto grano e macchine da guerra: il suo aiuto fu essenziale per la presa della base cartaginese di Akragas (262 a.C.).. La fedeltà di Gerone lasciò traccia anche in una clausola del trattato di pace che Roma impose ai Cartaginesi alla fine della guerra, per la quale i Cartaginesi, oltre a ritirarsi dall'isola, si impegnavano a non attaccare Gerone o i suoi alleati. Va comunque detto che il sentimento filoromano dei Siracusani era limitato alla classe aristocratica, essendo la fazione democratica più vicina ai Cartaginesi.

Al termine della guerra Roma aveva occupato la massima parte dell'isola, eccetto Siracusa, che conservò un'ampia autonomia (pur dovendo accettare la supremazia romana nella regione). In particolare, del regno di Gerone II, oltre alla stessa Siracusa, facevano parte alcuni centri minori, come Akrai, Leontini, Megara, Eloro, Netum e Tauromenio..

Oltre al già citato Filino, esistettero ricostruzioni della prima guerra punica forniti dal fronte nemico a Roma, come quella dello spartano Sosilo. L'opera di Filino fu analizzata e scartata da Polibio, mentre quella di Sosilo fu del tutto rifiutata e liquidata come «volgare pettegolezzo di una bottega di barbiere».Citato in In ogni caso, la ricostruzione delle fonti classiche risulta troppo parziale: il casus dei Mamertini appare opaco e certo non poté bastare il fatto che Romani e Mamertini fossero in qualche modo consanguinei (l'intervento dei Romani contro i campani a Reghion fu di segno opposto) e ai tempi di Polibio (cento anni dopo) se ne discuteva ancora a Roma. Anche il presupposto di un'ineluttabilità di una guerra totale tra Cartagine e Roma sembra risentire di una temperie lontana dai fatti. Pure la motivazione tradizionale secondo cui Cartagine minacciava Roma sullo stretto di Messina secondo Moses Finley è anacronistica, in quanto Cartagine non aveva mai dato l'impressione di volersi espandere sul suolo italico ai danni di Roma. Probabilmente nessuno a Roma prevedeva un conflitto su così larga scala. Stando al racconto di Polibio (1, 20, 1-2), le cose cambiarono dopo la conquista di Akragas (261 a.C.). Sempre secondo Finley, «questa tesi appare troppo semplice e schematica, ma è giusta nel senso che solo allora Roma prese la decisione indispensabile di crearsi una flotta, senza la quale nessuno poteva sperare di lottare contro Cartagine ad armi pari».. La reazione di Cartagine si spiega invece facilmente: la Sicilia era sempre stata fondamentale per supportare il ruolo dei Punici sul mare. In ogni caso, l'affermazione romana sull'isola rende difficile una ricostruzione equanime delle condizioni della Sicilia all'epoca.. Quel che è certo è che la prima guerra punica ebbe un effetto disastroso sul territorio. Tanto Roma quanto Cartagine si superarono in efferatezze: abitanti di Akragas (la patria di Filino) furono venduti come schiavi nel 261 a.C. e sette anni dopo i Cartaginesi abbatterono le mura della città e la diedero alle fiamme. Nel 258 a.C. la conquista di Camarina da parte dei Romani condusse alla schiavitù gran parte dei suoi abitanti e una fine analoga fecero palermitani, di cui però poterono riscattarsi. Nel 250 a.C. Selinunte fu rasa al suolo dai Cartaginesi e cessò di esistere come centro abitato fino al Tardo Impero, quando vi si installò un gruppo di cristiani. Lilibeo resistette all'assedio romano per dieci anni, fino alla conclusione della guerra con la battaglia delle Isole Egadi..

La prima provincia romana? L'esito della prima guerra punica, favorevole a Roma, mise nelle mani dell'Urbe larga parte dell'isola, tranne la parte sudorientale che, insieme ad alcune zone più centrali, costituiva il regno siracusano di Ierone II. Prima dell'istituzione della provincia, le conquiste romane nella penisola avevano determinato annessioni dirette o trattati asimmetrici tra una potenza egemone e i suoi sottoposti. Ai socii veniva garantita una sostanziale autonomia interna: ad essi veniva richiesto l'invio di truppe in caso di bisogno, ma nessuna imposta in denaro.. Probabilmente a motivo del complesso panorama etnico-antropologico dell'isola e forse anche per via dell'esigenza di riprendersi dalle spese della guerra sostenuta attraverso uno strutturato controllo fiscale, che escludeva la concessione di una qualche autonomia, per la Sicilia si venne definendo un sistema istituzionale diverso.Guidetti, op. cit., p. 322.