Fece una brillante carriera nella Compagnia britannica delle Indie orientali e nel'Indian Civil Service. Tra i suoi incarichi figurano quelli di Segretario agli Esteri del Governo dell'India, Membro del Consiglio Supremo dell'India, Residente a Lahore e Presidente della Compagnia britannica delle Indie orientali... Fu agente del Governatore generale dell'India, Sir Henry Hardinge, durante la prima guerra anglo-sikh e fu nominato baronetto nel 1847 per il suo contributo nella negoziazione dei trattati di Lahore e di Bhyrowal.
Contesto familiare Currie nacque il a Bloomsbury, nel centro di Londra, terzo degli otto figli del birraio e banchiere Mark Currie di Upper Gatton, nel Surrey, e di Elizabeth Currie, nata Close.. Due fratelli minori, Edward e Albert Peter, prtestarono anch'essi erano anch'essi nel'Indian Civil Service, mentre il fratello maggiore, Mark John Currie, fu un amministratore dell'Australia occidentale e viceammiraglio della Royal Navy. Il politico William Currie di East Horsley era suo zio e il diplomatico Philip Currie, I barone Currie, suo cugino di primo grado. I Currie appartenevano a un'antica famiglia scozzese che discendeva direttamente dai Currie di Duns (Berwickshire), risalenti al XVI secolo e, tramite un cadetto, dai Corrie/Currie di Annandale (Dumfriesshire), risalenti al XII secolo...
Carriera Primi anni Frequentò la Charterhouse School fino all'età di 16 anni, quando entrò nel East India Company College di HaileyburyIndia Office Library, Personal Records.. Nel 1820 arrivò in Bengala e, dopo una serie di incarichi giudiziari e fiscali minori nel distretto di Gorakhpur, nel 1835 divenne commissario della divisione di Varanasi.. Nel 1840 fu scelto come giudice ad Allahabad...
La prima guerra anglo-sikh e i trattati di Lahore e Bhyroval
Durante il regno del maharaja Ranjit Singh i britannici evitarono di attaccare l'Impero Sikh, in considerazione delle capacità diplomatiche del maharaja, della sua popolarità e della forza del suo esercito Sikh Khalsa. Negli anni successivi alla morte di Ranjit Singh, avvenuta nel 1839, gli assassinii, la debolezza del governo e gli scontri tra le fazioni. fornirono ai britannici la motivazione e l'opportunità per invadere il Punjab. Nel 1842 il nuovo Governatore Generale dell'India, Lord Ellenborough, iniziò i preparativi per la guerra e nel 1844 il suo successore, Sir Henry Hardinge, che aveva prestato servizio sotto Arthur Wellesley durante la guerra d'indipendenza spagnola, accelerò questi preparativi..
Come Segretario agli Esteri, Currie si allineò ai progetti di Ellenborough e Hardinge e nel 1845 sostenne le azioni del rappresentante britannico nel Punjab, il maggiore George Broadfoot, contro i Sikh. Le azioni provocatorie compiute da entrambe le parti portarono a un'escalation militare, finché il 13 dicembre 1845 Hardinge dichiarò guerra ai Sikh. Durante la guerra Currie accompagnò Hardinge, che nonostante la sua anzianità come Governatore generale si offrì volontariamente come secondo in comando sotto Sir Hugh Gough, un altro veterano della guerra d'indipendenza spagnola.
La guerra fu breve. La prima battaglia, quella di Mudki del , non fu risolutiva. La battaglia di Ferozeshah, avvenuta tre giorni dopo, fu per i britannici una sconfitta quasi disastrosa: Hardinge diede istruzioni a Currie di prepararsi a distruggere i documenti di Stato, per evitare che cadessero nelle mani dei Sikh.. Il comandante dell'esercito sikh, Tej Singh, non seppe però sfruttare il vantaggio ottenuto. Seguì una temporanea riduzione delle ostilità, durante la quale i britannici attesero i rinforzi. L'ultima battaglia della campagna ebbe luogo il a Sobraon, dove i sikh furono sconfitti in modo decisivo. Gough, rendendo omaggio al loro coraggio, scrisse a Sir Robert Peel, primo ministro britannico: "avrei potuto piangere assistendo al terribile massacro di un corpo di uomini così devoti".
Hardinge entrò a Lahore, capitale dei sikh, il e Currie, assistito per le questioni militari da Henry Lawrence, concordò i termini della resa. Currie condusse i negoziati ma non determinò il contenuto del trattato di Lahore e del suo supplemento, firmati da Hardinge rispettivamente il 9 e l'. Tuttavia le sue capacità diplomatiche impressionarono a tal punto Hardinge da spingere le autorità britanniche a premiare Currie con il titolo di baronetto, richiesta che fu accolta nel gennaio 1847.
I termini del trattato erano punitivi: il territorio sikh fu notevolmente ridotto, a seguito della perdita del Jammu e Kashmir, dell'Hazara, del territorio a sud del fiume Sutlej e dei forti e del territorio nella Jalandhar Doab, tra i fiumi Sutlej e Beas. In considerazione dell'aiuto che aveva dato ai britannici durante la guerra e nel ristabilire relazioni amichevoli, il raja Gulab Singh di Jammu doveva essere riconosciuto, ai sensi dell'articolo 12 del trattato, come sovrano indipendente di "quei territori e distretti sulle colline che possono essere ceduti al suddetto Rajah Golab Sing con un accordo separato tra lui e il Governo britannico". Questo accordo separato, il trattato di Amritsar, fu firmato il da Currie e Lawrence: il Kashmir fu venduto dal governo britannico a Gulab Singh per 7.500.000 rupie (75 lakh). In riconoscimento della supremazia del governo britannico, Gulab Singh accettò di regalare annualmente agli inglesi "un cavallo, dodici capre da scialle perfette di razza approvata (sei maschi e sei femmine) e tre paia di scialli di cashmere"..
I termini del trattato di Lahore non fecero decadere il governo dell'Impero Sikh: il visir Lal Singh e la maggioranza dei membri del durbar di Lahore rimasero in carica. Duleep Singh., figlio settenne di Ranjit Singh, rimase come maharaja e sua madre, la maharani Jind Kaur, rimase come reggente. Su richiesta del durbar, il trattato aveva specificato che i britannici avrebbero mantenuto un presidio militare a Lahore fino alla fine dell'anno "allo scopo di proteggere la persona del maharaja e gli abitanti della città durante la riorganizzazione dell'esercito sikh". Quando giunse il momento di lasciare Lahore, il durbar fece pressioni affinché i britannici rimanessero. Il Currie, assistito da Lawrence, ormai tenente colonnello, firmò il trattato di Bhyroval., in base al quale i britannici acconsentirono a rimanere fino a quando il maharaja non avesse compiuto 16 anni. Una condizione dell'accordo era che la reggente fosse sostituita da un ufficiale britannico residente. La maharani ricevette una pensione di 150.000 rupie e fu sostituita da Lawrence come residente, con "piena autorità per dirigere e controllare tutte le questioni in ogni dipartimento dello Stato". Come disse un contemporaneo, John Clark Marshman, redattore del periodico Friend of India, "un ufficiale dell'artiglieria della Compagnia divenne, di fatto, il successore di Ranjit Singh".
Il periodo di residenza a Lahore e la seconda guerra anglo-sikh Nel 1847 Currie fu nominato membro del Consiglio Supremo dell'India. Nel 1848 Henry Lawrence ottenne un congedo per malattia e tornò in Inghilterra con Hardinge, giunto al termine del suo mandato di governatore generale. Hardinge fu sostituito il da Lord Dalhousie e, il , Currie sostituì Lawrence come residente a Lahore.
Nei primi mesi del 1848 la situazione politica del Punjab era tranquilla. Hardinge, al momento della partenza, aveva previsto sette anni di pace ininterrotta in India. Il periodico The Friend of India scrisse che "l'ultimo ostacolo alla completa, e apparentemente definitiva, pacificazione dell'India è stato rimosso" e il londinese Morning Herald che "l'India è nel pieno godimento di una pace che, umanamente parlando, sembra nulla possa disturbare".. In realtà sia nel campo sikh, sia in quello britannico, la situazione non era tranquilla.
Molti comandanti sikh consideravano come un traditore il loro generale Tej Singh, per il comportamento da lui tenuto durante la guerra e il successivo accordo.. Prima di tornare in Inghilterra, Lawrence aveva esiliato il visir Lal Singh, accusato di aver esortato il governatore del Kashmir Shaikh Imamuddin a non consegnare quel Paese a Gulab Singh, e lo aveva sostituito proprio con Tej Singh. Quando il maharaja Duleep Singh si rifiutò di nominare Tej Singh primo ministro, Lawrence imprigionò la reggente Jind Kaur. Il trattamento subito della vedova del maharaja Ranjit Singh fu un'ulteriore motivo di rabbia e di disordini.
Nel campo britannico, John Lawrence, che avrebbe dovuto succedere al fratello Henry come residente a Lahore, criticò Currie, sostenendo che quest'ultimo mancasse di conoscenze militari e di esperienza delle faide e delle alleanze delle numerose fazioni sikh, musulmane e indù. Lawrence, che all'epoca era commissario del Distretto di Jalandhar (e che in seguito divenne Governatore Generale dell'India), era un personaggio carismatico e indipendente, caratteristiche che condivideva con diversi altri ufficiali legati alla residenza di Lahore, come John Nicholson, commissario del distretto di Sind Sagar, James Abbott, vicecommissario dell'Hazara, e Herbert Benjamin Edwardes, assistente a Bannu del residente. Si trattava di un gruppo difficile da gestire anche se le circostanze avessero dato a Currie il tempo di ambientarsi nel suo nuovo incarico prima che la situazione esplodesse.
Quando si trovò di fronte a un aumento delle tasse imposte dai britannici, il diwan Mulraj Chopra, governatore della provincia sikh di Multan, rassegnò le dimissioni. Currie lo sostituì con il sikh sardar Kahn Singh Man, che arrivò a Multan il accompagnato da due ufficiali britannici, Patrick Vans Agnew e William Anderson. Il diwan consegnò le chiavi della cittadella, ma in seguito i suoi soldati attaccarono e ferirono gli ufficiali britannici, che furono salvati da Kahn Singh e dalle sue truppe e portati al campo temporaneo britannico di Idgah, a mezzo miglio dal forte di Multan. Vans Agnew inviò messaggi urgenti al tenente Edwardes e al colonnello van Cortland, chiedendo aiuto. Il giorno seguente una folla inferocita uccise gli ufficiali britannici. Kahn Singh fu fatto prigioniero e condotto davanti a Mulraj, che gli presentò la testa di Vans Agnew e gli disse di riportarla a Currie. Mulraj dichiarò quindi una guerra santa contro i britannici e iniziò a rafforzare le difese della cittadella.
Il tenente Edwardes decise di intervenire rapidamente, per sedare quello che considerava un focolaio locale prima che si trasformasse in una rivolta nazionale. In accordo con Currie, mise insieme un contingente militare con l'aiuto di Cortland e del Khan di Bhawalpur, quindi marciò su Multan e invitò i ribelli ad arrendersi. Quando Dalhousie venne a conoscenza di questa iniziativa, si infuriò per il fatto che un subalterno avesse agito scavalcando la sua autorità. Rimproverò aspramente Currie per aver permesso a Edwardes di marciare su Multan e gli ordinò di "tenere il suo incauto subalterno assolutamente e categoricamente lontano da Multan".. Currie scrisse a Dalhousie difendendo Edwardes e chiedendo di avere mano libera nel gestire la situazione. Scrisse anche a Gough, il comandante in capo, chiedendo che una forza britannica muovesse subito verso Multan per occuparla. Gough, che si trovava nel suo quartier generale estivo a Simla, non intervenne, ritenendo che l'attività militare durante la stagione calda e monsonica (da maggio a settembre) non fosse opportuna. Tuttavia le guarnigioni di Lahore, di Ambala e di Ferozepur furono rafforzate.