LOlocausto in Bulgaria si riferisce alla persecuzione degli ebrei avvenuta nel periodo 1941-1944 nell'allora Regno di Bulgaria e nelle attuali regioni della Jugoslavia e della Grecia, occupate durante la seconda guerra mondiale, organizzata dal governo dello zar Boris III e del primo ministro Bogdan Filov, allineato al nazismo.
La persecuzione iniziò nel 1941 con l'approvazione della legislazione antiebraica e culminò nel marzo 1943 con l'arresto e la deportazione di 11.343 ebrei dalle regioni occupate nella Grecia settentrionale, nella Macedonia jugoslava e nel distretto di Pirot: furono deportati dalle autorità bulgare e inviati nei campi di sterminio nella Polonia occupata dai tedeschi.
Successivamente fu avviata la deportazione dei 48.000 ebrei bulgari, seppur interrotta in seguito alle manifestazioni di protesta. Dopo essere venuti a conoscenza dei piani imminenti, i membri del parlamento guidati da Dimitar Peshev fecero pressioni sul Ministro degli Interni affinché revocasse l'ordine di espulsione, mentre le proteste pubbliche e gli interventi di personalità di spicco, in particolare dei vescovi della Chiesa ortodossa bulgara Stefan di Sofia e Kiril di Plovdiv, convinsero lo zar prima a fermare temporaneamente la deportazione nel marzo 1943, e due mesi dopo a rinviarla. Dopo la momentanea sospensione, gli ebrei furono deportati internamente nelle campagne, inclusi tutti i 25.743 ebrei di Sofia, e furono confiscati i loro beni;. i maschi di età compresa tra 20 e 46 anni furono arruolati nel Corpo dei lavoratori fino al settembre 1944. Gli eventi che impedirono la deportazione nei campi di sterminio di circa 48.000 Civil Society and the Holocaust: International Perspectives on Resistance and Rescue ebrei nella primavera del 1943 vengono riconosciuti come il "salvataggio degli ebrei bulgari": per questo motivo, il tasso di sopravvivenza della popolazione ebraica in Bulgaria fu uno dei maggiori registrati in Europa.
Contesto storico Nel periodo tra le due guerre mondiali la comunità ebraica rappresentava circa lo 0,8% della popolazione bulgara con circa 48.000 persone di cui più della metà viveva nella capitale Sofia: quasi il 90% era nato in Bulgaria di cui il 92% erano cittadini bulgari, il volume totale rappresentato negli affari e nel commercio bulgaro era del 5,17%. La comunità ebraica bulgara intratteneva ottimi rapporti con lo Stato, come dimostrato già nel 1909, quando all'inaugurazione dell'imponente nuova sinagoga di Sofia (la terza più grande d'Europa) partecipò la famiglia reale bulgara.
Gli anni '30 videro il governo bulgaro, sotto la guida dello zar Boris III, diventare sempre più economicamente dipendente dalla Germania nazista mentre cercava di rompere l'isolamento economico internazionale del paese e di contrastare il Patto balcanico firmato da tutti i suoi vicini. Nel 1939 quasi il 70% del traffico commerciale bulgaro si registrava con la Germania. Come la Germania si scrollò di dosso le restrizioni del Trattato di Versailles e recuperò i suoi territori, la Bulgaria cercò allo stesso modo di ripudiare il Trattato di Neuilly e di recuperare i territori persi nella prima guerra mondiale da Grecia, Jugoslavia e Romania. Il successo del recupero della regione della Dobrugia meridionale dalla Romania nel settembre 1940, in seguito all'intervento personale di Hitler, spinse ulteriormente la Bulgaria verso il regime tedesco. Con la Germania pronta a invadere la Grecia e richiedere il transito attraverso la Bulgaria, il paese aderì ufficialmente al Patto Tripartito nel marzo 1941.
L'influenza della Germania nazista negli anni '30 diede impulso alla nascita di numerosi partiti filonazisti, in particolare l'Unione delle Legioni Nazionali Bulgare e l'Unione dei Ratnik: queste organizzazioni diffusero la propaganda antiebraica, opuscoli e i documenti razziali nazisti. Sebbene nessuno di questi partiti ottenne un seguito nazionale significativo (i dirompenti Ratnik furono persino banditi dallo zar nel 1939), diversi politici filonazisti furono nominati in posizioni di rilievo nel 1939 per favorire il rapporto con la Germania nazista: in questa ottica le figure chiave furono il ministro dell'Interno Petăr Gabrovski e il suo protetto Alexander Belev, entrambi virulenti antisemiti che architettarono le leggi antisemite del paese e ne supervisionarono l'attuazione.
Legislazione antiebraica 1940-1942 Lo scoppio della seconda guerra mondiale intensificò la pressione politica per approvare la legislazione antiebraica. Il sostegno tedesco per il ricongiungimento della Dobrugia meridionale alla Bulgaria nel settembre 1940 si dimostrò il punto di svolta. Entro un mese, l'8 ottobre 1940, il ministro degli interni Petăr Gabrovski presentò il disegno di legge parlamentare per la Legge per la Protezione della Nazione (in bulgaro: Закон за защита на нацията). La legge fu modellata in base alle leggi di Norimberga, per cui Alexander Belevera fu inviato in Germania proprio da Gabrovski. Questa legge vietò la concessione della cittadinanza bulgara agli ebrei, proibì agli ebrei di prestare servizio militare e impose loro di completare il servizio nazionale nel Corpo dei Lavoratori.
Il disegno di legge fu contrastato dall'opposizione parlamentare (comunisti e non comunisti allo stesso modo) in particolare dall'ex primo ministro Nikola Mushanov e dagli ex ministri di gabinetto Dimo Kazasov, Yanko Sakazov e Stoyan Kosturkov. Il disegno di legge fu approvato dai gruppi nazionalisti e di estrema destra come l'Unione filo-nazista delle legioni nazionali bulgare, i Ratnik, i Brannik (una versione bulgara dell'Hitlerjugend della Germania nazista) e altre organizzazioni conservatrici di destra come la Federazione degli ufficiali di riserva, la Federazione dei sergenti e dei soldati di riserva, l'Associazione dei mercanti, l'Unione degli studenti, la Lega della gioventù bulgara e l'Associazione dei farmacisti. Anche Dimitar Peshev, il principale delegato, sostenne il disegno di legge e in seguito svolse un ruolo cruciale nel salvare gli ebrei bulgari dalla deportazione.. La legge per la protezione della nazione fu approvata e ricevette il consenso reale nel gennaio 1941. Per tutto il 1941, i membri dei Brannik e degli "insorti" (Chetnitsi) si abbandonarono ad atti casuali di violenza contro gli ebrei..
La legislazione successiva continuò la politica dell'emarginazione. Nel luglio 1941 fu imposta una tassa sul patrimonio una tantum dal 20% al 25% perché gli ebrei mettevano in pericolo l'economia nazionale: gli ebrei in possesso di una proprietà furono costretti a offrirla in vendita al Fondo demaniale, ai bulgari o alle società bulgare a prezzi non superiori al 50% del valore di mercato della proprietà nel 1932. Il Commissariato per gli Affari Ebraici fu fondato nel 1942, con a capo Alexander Belev, istituì ulteriori misure di polizia contro gli ebrei come l'obbligo di indossare le stelle gialle: una misura considerabile come precorritrice della decisione di deportare gli ebrei nei campi di sterminio.
Deportazioni dai territori occupati Nell'aprile 1941 le forze tedesche invasero la Grecia e la Jugoslavia passando dalla Bulgaria, occupandole entrambe nel giro di poche settimane. Nell'incontro al vertice del 17 aprile tra il re Boris III, Hitler e il conte Ciano, alla Bulgaria fu assegnata la responsabilità dell'amministrazione della Macedonia orientale greca e della Tracia occidentale, oltre alle province jugoslave della Macedonia del Nord e del Pirot, territori per i quali la Bulgaria aveva combattuto durante la prima guerra mondiale e sperava di riannettere definitivamente. Altro fattore fatale fu l'approvazione della legge per la protezione della nazione, che significò per gli ebrei presenti nelle regioni di nuova acquisizione la negazione della cittadinanza bulgara. Dall'aprile 1941 al settembre-ottobre 1944 le regioni sarebbero state sotto la diretta amministrazione bulgara.
Nel gennaio 1942, la Germania nazista delineò la soluzione finale alla questione ebraica alla conferenza di Wannsee e il nuovo Commissariato per gli affari ebraici iniziò a prepararsi per eseguire il proprio compito in Bulgaria. Belev firmò un accordo segreto con lo SS-Hauptsturmführer Theodor Dannecker il 22 febbraio 1943 per deportare inizialmente 20.000 ebrei, a cominciare dalle regioni greche e jugoslave occupate.
La deportazione di 11.343 ebrei (7.122 dalla Macedonia e 4.221 dalla Tracia) fu organizzata ed eseguita dalle autorità bulgare, con destinazione il campo di sterminio di Treblinka nella Polonia occupata. Gli ebrei della Macedonia orientale greca e della Tracia, della Macedonia jugoslava e del Pirot iniziarono a essere radunati il 4 marzo 1943. Furono trasportati in treno attraverso i campi di transito in Bulgaria a Lom sul Danubio, quindi in barca a Vienna e di nuovo in treno per Treblinka. La ferrovia per il trasporto dei deportati dalla Grecia fu costruita dai lavoratori forzati ebrei bulgari nell'inverno tra la fine del 1942 e l'inizio del 1943. Entro il 15 marzo, furono tutti assassinati a Treblinka tranne una dozzina di ebrei.
Deportazioni dalla Bulgaria e soccorso agli ebrei
L'accordo Belev-Dannecker firmato il 22 febbraio 1943 prevedeva la deportazione di 20.000 ebrei delle "Nuove Terre". Poiché c'erano solo 12.000 ebrei, i restanti 8.000 dovevano essere presi dalla "Vecchia Bulgaria". Le comunità di Kyustendil e Plovdiv furono le prime ad essere prese di mira, seguite da quelle di Dupnitza, Gorna Dzhumaya e Pazardzhik. Il 2 marzo, il Consiglio dei ministri adottò sette decreti concernenti la deportazione degli ebrei, di cui l'ultimo riguardò la deportazione di un massimo di 20.000 ebrei dai "territori appena liberati" in collaborazione con le autorità tedesche. Secondo il piano, le attività iniziarono il 4 marzo in Tracia, il 9 marzo nelle "vecchie terre" e l'11 marzo in Macedonia. L'azione iniziò a Kyustendil, dove gli ebrei locali furono preparati per la deportazione in conformità con l'accordo bulgaro-tedesco. La notizia della loro imminente deportazione trapelò e iniziarono gli sforzi per salvarli.
Il 9 marzo 1943, la delegazione composta da Assen Switchmezov, Petar Mihalev, Ivan Momchilov e Vladimir Kurtev arrivò a Sofia per presentare una petizione al vicepresidente dell'Assemblea nazionale Dimitar Peshev con lo scopo di fermare la deportazione. Quel giorno, Peshev e altri 10 parlamentari si incontrarono due volte con il ministro dell'Interno Petăr Gabrovski, con conseguente revoca dell'ordine di espulsione. Il 17 marzo, Peshev e altri 42 parlamentari presentarono una nuova protesta al primo ministro Bogdan Filov contro la deportazione degli ebrei dalla Bulgaria.CDA, fond 1335K, opis 1, a.e. 126, l. 1-3
Il 2 maggio 1943, dopo che la Germania aumentò la pressione sulle autorità bulgare, il governo preparò una seconda campagna di deportazione. Questa volta, il piano incluse tutti i 48.000 ebrei bulgari in due piani diversi: il piano A prevedeva l'immediata deportazione di tutti i 48.000 ebrei e il piano B imponeva il trasferimento di tutti gli ebrei da Sofia verso le campagne. Boris III scelse il piano B. L'opinione pubblica bulgara interpretò l'espulsione degli ebrei di Sofia come il primo passo verso la deportazione dal paese. Il 21 maggio 1943 il governo autorizzò il Commissariato per gli affari ebraici a trasferire tutte le "persone di origine ebraica" residenti a Sofia nei villaggi e nelle città rurali bulgare, ad eccezione dei malati contagiosi o degli sposati con "persone di origine non ebraica" (cioè battezzate) prima del 29 luglio 1942.