Gli Stati sabaudi (per sineddoche dal 1416 Ducato di Savoia e poi dal 1720 Regno di SardegnaFrancesco Cesare Casula, Breve Storia di Sardegna, pag. 187;) furono un insieme di entità statali governato da Casa Savoia ed esistito tra l'XI e il XIX secolo. Situati a cavallo delle Alpi Occidentali, gli Stati sabaudi comprendevano il Ducato di Savoia, il Principato di Piemonte, la Contea di Nizza, il Ducato di Aosta, dal 1720 il Regno di Sardegna e, dal 1815 il Ducato di Genova. Torino, divenuta capitale nel 1563 in sostituzione di Chambéry, rappresentava il principale centro politico e amministrativo della monarchia.
Le origini dei domini sabaudi risalgono all'XI secolo con l'affermazione del conte Umberto I Biancamano, nei territori compresi tra il Regno di Arles e il Regno d'Italia. Il territorio fu a lungo governato da un'organizzazione di stampo feudale e dalla nobiltà di palazzo, fu elevato a ducato nel 1416 e poi riorganizzato in modo più centralizzato nel XVI secolo durante il regno di Emanuele Filiberto di Savoia. Fu una delle potenze di rilievo della penisola italiana tra il XVIII e il XIX secolo, ottenendo la dignità regia nel 1720 con l'acquisizione del Regno di Sardegna. Dopo l'occupazione napoleonica, la monarchia imboccò un decisivo percorso di ammodernamento istituzionale. Il 4 marzo 1848 la promulgazione dello Statuto Albertino pose fine all'assolutismo regio e sancì la nascita di una monarchia costituzionale unitaria, destinata ad affermarsi come principale forza propulsiva del Risorgimento.: ««Stati sabaudi» [...] fu l'espressione con cui gli stessi sovrani definirono i propri domini sino al 1848. Solo allora, con lo Statuto, si ebbe il passaggio da «Stati» a «Stato»».
Sino ad allora, gli Stati sabaudi configuravano una monarchia di tipo composita: i singoli territori erano retti dalla dinastia in unione personale e conservavano statuti, consuetudini e autonomie locali. Il caso emblematico fu quello del Regno di Sardegna insulare, rimasto soggetto a un ordinamento distinto e autonomo rispetto al resto degli Stati fino al 1847, con l'inizio del processo di "fusione perfetta". I sovrani affiancavano ai titoli effettivi anche le pretese dinastiche sui regni di Cipro, Gerusalemme e Armenia, domini titolari che tuttavia non furono mai direttamente governati da Casa Savoia.
Terminologia
Sia nel passato e sia oggi si usava spesso, per sineddoche, riferirsi all'insieme dei possedimenti dei Savoia come Ducato di Savoia prima e Regno di Sardegna poi. In realtà, i Savoia non regnarono su uno Stato unitario con un unico nome ufficiale, bensì su un insieme complesso di entità politiche, con titoli diversi, con diverse origini istituzionali, culturali e giuridiche, tenute assieme in unione personale dalla persona del capo di Casa Savoia. Questi includevano, ad esempio, il Ducato di Aosta, il Principato di Piemonte e la Contea di Nizza, che erano distinti e non giuridicamente parte del Ducato di Savoia, da cui derivava il titolo da loro posseduto. Gli stessi Savoia si riferivano ai loro possedimenti nel loro insieme con l'espressione Stati del Duca di Savoia o Stati di Savoia..
Similmente, con l'acquisizione del Regno di Sardegna nel 1720, si cominciò a riferirsi all'insieme dei possedimenti sabaudi come Stati sardi o Regno di Sardegna, benché tale denominazione si riferiva ufficialmente solo al reame che si estendeva sull'isola omonima e non anche gli altri territori, che erano detti Stati sardi di terraferma. Il termine in voga per riferirsi all'insieme era infatti Stati del Re di Sardegna, Stati sabaudi oppure Regii Stati.
A volte, nella storiografia tradizionale, si fa riferimento a questa entità statuale composita come al Piemonte sabaudo.Silvio Bertoldi, Il re che tentò di fare l'Italia. Vita di Carlo Alberto di Savoia, Milano, Rizzoli, 2000, p. 233Alice Raviola Blythe, Il Piemonte sabaudo. Dal ducato transalpino all'Unità. Gli antichi stati italiani, Il Mulino, 2025
Gli storici usano il termine più neutro di Stati sabaudi per indicare l'entità statuale costituita dall'insieme dei territori governati dai Savoia, un esempio di monarchia composita dove molti territori diversi e distinti sono uniti in un'unione personale avendo lo stesso sovrano. Solamente con la promulgazione dello Statuto Albertino, effettuata il 4 marzo 1848, da Carlo Alberto di Savoia tutti i territori sabaudi divennero uno Stato unitario nazionale.
Storia Origini
Il primo conte di casa Savoia a governare effettivamente fu Umberto I Biancamano, conte di Moriana (o di Savoia), di cui non si conoscono gli ascendenti, identificati da una tradizione storiografica di corte nel leggendario Beroldo di Sassonia, nipote dell'imperatore Ottone II di Sassonia, di stirpe carolingia, o del nobile sassone Vitichindo; per altre genealogie, sempre volte a nobilitare casa Savoia, Umberto Biancamano era invece di discendenza franco-italica (da Berengario d'Ivrea, re d'Italia degli Anscarici e antenato di Arduino d'Ivrea) o all'aristocrazia gallo-romana. Probabilmente fu l'imperatore Ottone III a nominare Umberto conte, mentre furono Enrico II e il re di Borgogna Rodolfo III a infeudargli la Savoia tra il 1000 e il 1003. Secondo alcuni Umberto sarebbe stato cognato di Rodolfo e quindi fratello di sua moglie Ermengarda di Moriana.
Altri possedimenti furono donati a Umberto Biancamano dal vescovo Oddone di Belley (primo a riconoscere in un documento scritto superstite la sovranità di Casa Savoia nel 1003), e dall'imperatore Corrado II il Salico. Altri documenti identificano Umberto Biancamano come signore delle contee di Savoia (1003), di Belley, di Sion (temporaneamente tramite il vescovo Aimone di Savoia, figlio cadetto del Biancamano) e Aosta, che al disgregarsi del regno di Borgogna (1032) si schierò dalla parte di Corrado II ottenendone in premio la contea di Moriana in Val d'Isère e il Chiablese (ca. 1034). Gli succedette Amedeo I.
Il successore di questi, il fratello Oddone, conte di Savoia dal 1051 al 1057, ampliò i propri possedimenti sul Piemonte, grazie al matrimonio con Adelaide, marchesa di Torino e di Susa, titolo che aveva ereditato dal padre Olderico Manfredi II. Questo matrimonio con Adelaide fu molto importante per i Savoia. Fino a quel momento essi si erano impegnati ad espandersi soprattutto al di là delle Alpi ma ora iniziarono la loro opera di espansione in Italia. Oddone aggiunse ai possedimenti ereditati dal fratello la vasta marca di Torino, che comprendeva, oltre alla contea di Torino, anche le contee di Alba, di Albenga (che nel 1098 si sarebbe proclamata libero comune per poi finire in seguito sotto Genova), di Asti e di Ventimiglia. Così l'unione tra Oddone e Adelaide fu particolarmente proficua: l'estensione dei loro domini, avendo stretto insieme le forze, era davvero ragguardevole controllando, nel complesso, territori aventi la dimensione di un regno anche se vari piccoli domini vi s'interponevano, e qui si incontrava un marchesato, qua un ducato, là una contea appartenenti a feudatari minori dipendenti formalmente dell'Impero, quali i del Carretto o i del Vasto, feudi che i Savoia si annetterono lentamente ma continuamente. Il territorio sabaudo era anch'esso parte integrante della divisione del Sacro Romano Impero denominata Regnum Italiae.
L'elevazione a ducato
Nel 1416 l'imperatore, Sigismondo eleva la Contea sabauda a Ducato, e Amedeo VIII da Conte diviene primo Duca di Savoia. È un periodo di consolidamento politico e geopolitico della dinastia sabauda e dei propri Stati: la decisione dell'imperatore è motivata dal ruolo prezioso che Amedeo e i suoi eredi svolgono nell'ambito della guerra dei cent'anni quali mediatori e pacificatori nella zona alpina di un'Europa piena di conflitto. I Savoia consolidano così il proprio prestigio e la propria strategia volta a giostrarsi tra le grandi potenze d'Europa, ora avvicinandosi diplomaticamente all'una ora all'altra, onde evitare il fagocitamento del loro piccolo Stato.
Grazie alla loro abilità diplomatica i Savoia saranno particolarmente vicini a Carlo V, e solidali con lui nella sua contesa con Francesco I di Valois; è in questo periodo che Emanuele Filiberto, vincitore della battaglia di San Quintino, decide di spostare la capitale dinastica da Chambery a Torino.
Il titolo regio
I Duchi di Savoia avevano perseguito con costanza e tenacia attraverso i secoli l'ottenimento del titolo regio. Nel 1459 Casa Savoia ottenne il titolo di Re di Gerusalemme e di Re di Cipro tramite il matrimonio di Carlotta di Lusignano e Luigi di Savoia, conte di Ginevra, deposti nel 1464; nel 1482 il titolo nominale (senza territori) e contestato venne lasciato in eredità a Carlo I di Savoia. Papa Innocenzo VIII ratificò l'accordo.
I titoli di Re di Gerusalemme, di Cipro e d'Armenia furono ufficialmente reclamati dai Savoia nel 1632 con Vittorio Amedeo I, ma erano solo de jure, pur avendo fruttato il trattamento di Altezza reale nel 1689 riconosciuto da Spagna e impero, ed erano contesi dalla Repubblica di Venezia e dalla Repubblica di Genova e da altri (Angioini e Aragonesi, in seguito dagli Asburgo-Lorena).
L'obiettivo di divenire un re riconosciuto fu raggiunto da Vittorio Amedeo II partecipando alla guerra di successione spagnola. Nel XVIII secolo gli Stati sabaudi intanto affrontarono ripetutamente il Regno di Francia di Luigi XIV e Luigi XV, ambizioso di annetterli nell'ambito della conflittualità delle guerre di successione, e riuscirono in due importanti occasioni (assedio di Torino del 1706 nella suddetta guerra e battaglia dell'Assietta del 1747) a respingerne l'assalto. Già nel 1696 i Savoia erano riusciti a espellere i francesi da Pinerolo, roccaforte strategica. Nel 1703, l'imperatore Leopoldo I d'Asburgo promise il Ducato del Monferrato a Vittorio Amedeo II, in cambio della sua entrata in guerra contro la Francia, con cui finora era stata alleata. Il ducato, occupato dall'esercito imperiale nel 1707, venne tolto ai Gonzaga di Mantova con un decreto di Giuseppe I d'Asburgo nell'anno successivo. Il trattato di Utrecht mise fine alla guerra nel 1713, Vittorio Amedeo II ottenne in definitiva il Monferrato ed in aggiunta anche Alessandria, la Lomellina, Pragelato e l'alta Val di Susa, la Valsesia e i feudi delle Langhe. Infine, grazie alla pressione inglese, il duca ottenne la corona del Regno di Sicilia e quindi la potestà feudale su Malta.
Fu incoronato Re di Sicilia, assieme alla moglie Anna Maria di Borbone-Orléans nella Cattedrale di Palermo, il 24 dicembre 1713. La dinastia sabauda ottenne così dopo secoli il titolo regio, affrancandosi definitivamente dal Sacro Romano Impero, a cui tuttavia restò formalmente sottoposta fino al 1793. Nel 1807 i Savoia entrarono anche nella linea di successione della Casa degli Stuart al trono del Regno Unito, ma il titolo non venne mai rivendicato.
Nel 1720 il titolo siciliano fu scambiato con quello di Re di Sardegna. I Savoia ottennero anche il diritto a succedere al trono di Spagna, in caso di estinzione della locale Casa di Borbone, diritto che fu esercitato a causa della controversia dinastica sulla successione femminile spagnola che portò il secolo seguente al breve regno di Amedeo I di Savoia-Aosta in Spagna.
Lo scambio con la Sardegna
Pochi anni dopo, il 20 febbraio 1720 Vittorio Amedeo II, secondo quanto stabilito dal trattato di Londra e dal trattato dell'Aia al termine della guerra della Quadruplice Alleanza, lasciò il trono del Regno di Sicilia in cambio di quello del Regno di Sardegna. Il re non si recò stavolta a Cagliari per l'incoronazione, e da allora l'isola fu governata da un viceré.
I Savoia mal digerirono la perdita della ricca Sicilia con la povera Sardegna: nei primi anni non fecero molto per cambiare la situazione isolana, questo perché avevano giurato di mantenere intatti tutti gli ordinamenti giuridici e politici dell'isola ma