Biografia Appartenente alla gens Visellia, che sembra essere entrata in senato solamente nel I secolo a.C.A. Lonardi, La cura riparum et alvei Tiberis, Oxford 2013, p. 99.A. Licordari, in Epigrafia e ordine senatorio, II, Roma 1982, pp. 22-23., e in particolare al ramo dei Visellii Varrones, Varrone era figlioPIR2 V 726 (Wachtel/Heil).PIR2 V 725 (Wachtel/Heil).Tacito, Annales, IV, 19, 1. dell'homo novusR. Syme, The Roman Revolution, Oxford 1939, p. 363.R. Syme, The Augustan Aristocracy, Oxford 1986, p. 100. e console suffetto del 12, Gaio Visellio Varrone, e probabilmente bisnipote del Gaio Visellio Varrone che fu edile curule nel 59 a.C. - primo della famiglia ad entrare in senato - e che soprattutto fu cugino di primo grado del grande Cicerone, in quanto figlio del cavaliere Gaio Visellio Aculeone e della sorella di Elvia, madre di CiceroneR. Syme, Roman Papers, II, Oxford 1979, pp. 561-563.. La vicinanza alla famiglia dell'Arpinate ha fatto ipotizzare un'origine arpinate anche per i Viselli Varrones.

Varrone fu pretore prima del 20PIR2 V 726 (Wachtel/Heil) scrive "praetor haud ante a. 19" sulla base della posizione dei membri del collegio nelle iscrizioni rimaste, in cui il nome di Varrone si leggerebbe, secondo la voce, sempre per ultimo tra i membri, ad indicare che egli fu l'ultimo del collegio a ricoprire la pretura. Già, però, Ronald Syme (Roman Papers, III, Oxford 1984, pp. 1428-1429 con nota 41) osservava che "other specimens of the inscription show that the junior members are not necessarily registered by rank", e infatti in Varrone è posto come penultimo membro del collegio e in è posto addirittura per secondo membro dopo il presidente consolare Rufo., dal momento che egli è attestato come membro del secondo collegio di curatores riparum et alvei Tiberis presieduto dal console suffetto del 16 Gaio Vibio Rufo e composto da ex-pretori, tra i quali figura in particolare Marco Claudio Marcello Esernino, la cui pretura è testimoniata con precisione al 19Fasti fratrum Arvalium (Inscr. It. 13, 1, 24 = ).: il collegio, dunque, fu operativo dopo il 20, e in ogni caso tra 20 e 23Non si comprendono bene le basi secondo cui Ronald Syme (Roman Papers, III, Oxford 1984, pp. 1428-1429) possa affermare che il mandato del secondo collegio "may have begun in 18 or 19": forse lo studioso intendeva che Esernino fosse stato aggiunto in seguito a mandato iniziato..

Infatti, Varrone è l'unico noto tra i curatores del secondo collegio per aver raggiunto il consolato, senza dubbio sfruttando la recente nobilitas ottenuta dal padre Gaio con il suo consolato del 12R. Syme, Roman Papers, I, Oxford 1979, p. 342.: Varrone fu console ordinario per il primo semestre del 24 insieme a Servio Cornelio CetegoRE XVII.2 (1937), col 1431, n°114 (Herzog).RE XVII.2 (1937), col 1431, n°115 (Herzog).Tacito, Annales, IV, 17, 1.Frontino, De Aquis, CII.Cassio Dione, Storia Romana, indice al libro LVII., per poi essere sostituito a luglio da Gaio Calpurnio Aviola e Publio Cornelio Lentulo Scipione. Il consolato di Cetego e Varrone vide il discorso di Tiberio per moderare gli onori ai giovani Nerone e Druso CesariTacito, Annales, IV, 17., le condanne di Calpurnio Pisone e Cassio SeveroTacito, Annales, IV, 21., del pretore Plauzio SilvanoTacito, Annales, IV, 22. e di Vibio SerenoTacito, Annales, IV, 28-30., e forse di Publio Suillio Rufo e di Firmio CatoTacito, Annales, IV, 31., nonché la conclusione della guerra contro Tacfarinas con l'assegnazione degli ornamenta triumphalia a Quinto Giunio Bleso e non a Publio Cornelio DolabellaTacito, Annales, IV, 23-26. e la soppressione di un inizio di rivolta servile in ItaliaTacito, Annales, IV, 27..

Inoltre, Varrone si rese protagonista di un episodio che certo non gli fece guadagnare la stima di Tacito. Egli, infatti, accusò in senato Gaio Silio, console ordinario del 13 e amico di Germanico, e la moglie Sosia Galla, amica di Agrippina maggioreTacito, Annales, IV, 19.: Silio, in particolare, era incorso nell'ira del prefetto del pretorio Seiano per la sua vicinanza al circolo di Germanico e in quella di Tiberio perché, oltre alla medesima vicinanza, si era vantato, dopo la sua vittoria sui ribelli gallici guidati da Giulio Floro e Giulio Sacroviro in qualità di legatus Augusti pro praetore della provincia di Germania SuperioreTacito, Annales, III, 40-47., della disciplina dei suoi eserciti e della propria azione contenitrice sulle legioni, che, se avessero voluto, avrebbero potuto deporre TiberioTacito, Annales, IV, 18.. A Silio e alla moglie venivano imputati la connivenza nella stessa rivolta di Floro e Sacroviro e l'aver nascosto i loro intrighi per lungo tempo, nonché l'aver rovinato la vittoria con un'avidità smodata: in breve, repetundae e soprattutto maiestasTacito, Annales, IV, 19, 4.. Nonostante la richiesta di Silio di avere una dilazione in attesa del termine del mandato di Varrone, Tiberio rifiutò affermando che era legale per i magistrati accusare dei privatiTacito, Annales, IV, 19, 2.: il processo si rivelò una farsa, secondo Tacito, che aggiunge:

Silio si suicidò per prevenire la condanna ormai certa, mentre Sosia Galla fu esiliata e il suo patrimonio fu in parte confiscato, in parte dato ai loro figli e in parte dato agli accusatoriPer ricostruzioni moderne del processo, vd. R. S. Rogers, The Conspiracy of Agrippina, in Transactions of the American Philological Association, 62 (1931), pp. 141-168; R. A. Bauman, Impietas in principem. A study of treason against the Roman emperor with special reference to the first century A.D., München 1974, pp. 116-120; B. Levick, Tiberius the politician, London-New York 19992, pp. 128-129; S. H. Rutledge, Imperial Inquisitions. Prosecutors and Informants from Tiberius to Domitian, London-New York 2001, pp. 141-142 (che sottolinea la preminenza, nella mente di Varrone, del motivo della vendetta paterna e la sua mancanza di necessità di ulteriori appoggi di Seiano).. Il giudizio di Tacito su Varrone è icastico, ma probabilmente esagerato nella sua volontà di annerire la figura di Varrone, da lui inteso come mero strumento di Tiberio e SeianoS. H. Rutledge, Imperial Inquisitions. Prosecutors and Informants from Tiberius to Domitian, London-New York 2001, pp. 141-142.:

Infine, durante il consolato, Varrone fu promotore di due importanti leges: la lex Visellia de iure Quiritum Latinorum qui inter vigiles militaverant, secondo la quale i liberti manomessi e divenuti di diritto latino tanto maggiori quanto minori di trent'anni, se avessero prestato servizio per almeno sei anni nei vigiles, avrebbero ottenuto la cittadinanza romanaGaio, Istituzioni, I, 32b., e la lex Visellia de poenis libertinorum qui ingenuorum honores usurpaverant, che puniva quegli uomini di condizione libertina che avessero tentato di usurpare honores e dignitates di uomini liberiCodex Iustinianus, IX, 21; 31, 1..

Note

Bibliografia

PIR2 V 726 (Wachtel/Heil). A. Lonardi, La cura riparum et alvei Tiberis, Oxford 2013, p. 99. S. H. Rutledge, Imperial Inquisitions. Prosecutors and Informants from Tiberius to Domitian, London-New York 2001, pp. 283-284.

Categoria:Consoli imperiali romani