Majungasaurus (il cui nome significa "lucertola di Mahajanga") è un genere estinto di dinosauro teropode abelisauride vissuto nel Cretaceo superiore, circa 70-66 milioni di anni fa (Maastrichtiano), in quella che oggi è la Formazione Maevarano, Madagascar, rendendolo uno degli ultimi dinosauri non-aviari conosciuti che si estinsero durante l'evento di estinzione di massa del Cretaceo-Paleogene. Il genere comprende una singola specie, M. crenatissimus. L'animale viene talvolta riferito anche con il nome Majungatholus, nome considerato un sinonimo junior di Majungasaurus.

Come gli altri abelisauridi, Majungasaurus era un predatore bipede dotato di un muso corto e profondo. Sebbene gli arti anteriori non siano completamente noti, erano estremamente corti e atrofizzati, mentre gli arti posteriori erano più lunghi e tozzi. L'animale si distingue dagli altri abelisauridi per il suo cranio più largo, una struttura ruvida e un ispessimento osseo sulla parte superiore del muso, e un unico corno arrotondato sul tetto cranico, che originariamente fu scambiato per la cupola di un pachycephalosauro. Aveva anche più denti, sia nella mascella che nella mandibola, rispetto alla maggior parte degli altri abelisauridi.

Conosciuto da diversi crani ben conservati e abbondante materiale scheletrico, Majungasaurus è recentemente diventato uno dei dinosauri teropodi meglio studiati dell'emisfero australe. Sembra essere più strettamente imparentato agli abelisauridi indiani piuttosto che con quelli sudamericani o africani, un fatto che ha importanti implicazioni biogeografiche. Majungasaurus era il superpredatore del suo ecosistema, predando principalmente sauropodi, come Rapetosaurus, ed è anche uno dei pochi dinosauri per i quali ci sono prove dirette di cannibalismo.

Descrizione

Majungasaurus era un teropode di medie dimensioni, con una lunghezza media di 6–8 metri, per un peso di 950–1.700 kg. Tuttavia, resti frammentari di esemplari più grandi indicano che alcuni individui adulti potrebbero aver raggiunto dimensioni simili al suo parente Carnotaurus, forse superando anche gli 8 metri di lunghezza.

Il cranio di Majungasaurus è eccezionalmente ben conosciuto rispetto alla maggior parte dei grandi teropodi, e mostra caratteristiche simili a quello di altri abelisauridi, mostrando un muso corto e alto, sebbene non così corto come in Carnotaurus. I crani degli individui più grandi misuravano 60-70 centimetri di lunghezza. Anche l'alta premascella, che rendeva la punta del muso più smussata, è una caratteristica tipica di questa famiglia. Tuttavia, il cranio di Majungasaurus era notevolmente più largo rispetto a quello di altri abelisauridi. Tutti gli abelisauridi presentano una struttura ruvida e scolpita sulla superficie esterna delle ossa craniche, e Majungasaurus non faceva eccezione. Tuttavia, questa caratteristica è portata all'estremo sulle ossa nasali dell'animale, che erano estremamente spesse e fuse insieme, con una bassa cresta centrale che correva lungo la metà dell'osso più vicino alle narici. Un caratteristico corno a forma di cupola sporgeva dalle ossa frontali fuse sulla parte superiore del cranio. In vita, queste strutture sarebbero state ricoperte da una qualche sorta di tegumento, forse cheratina. La tomografia computerizzata (TC) del cranio mostra che sia la struttura nasale che il corno frontale contenevano cavità sinusali cave, forse per ridurne il peso. I denti avevano corone corte (caratteristica presente anche in altri abelisauridi) ma erano più numerosi, con diciassette denti su ogni ramo mascellare e mandibolare, numero superiore a qualsiasi altro abelisauride eccetto Rugops.

Lo scheletro postcraniale di Majungasaurus ricorda molto quelli di Carnotaurus e Aucasaurus, gli unici altri generi di abelisauridi per i quali è noto materiale scheletrico completo. Majungasaurus era un animale bipede, con una lunga coda per bilanciare il lungo busto e la grossa testa, con il baricentro posizionato al livello del bacino. Sebbene le vertebre cervicali presentassero numerose cavità (pleuroceli) per ridurne il peso, erano robuste, con siti di attacco muscolare esagerati e costole cervicali che si incastravano tra di loro, sostenute da tendini ossificati che davano loro un aspetto biforcuto, come osservabile in Carnotaurus. Tutte queste caratteristiche si traducevano in un collo molto forte e muscoloso. In modo univoco, le costole cervicali di Majungasaurus presentavano lunghe depressioni lungo i lati per la riduzione del peso. L'omero (osso del braccio superiore) era corto e curvo, molto simile a quello di Aucasaurus e Carnotaurus. Inoltre, come gli altri abelisauridi, gli arti anteriori di Majungasaurus erano estremamente ridotti e presentavano quattro minuscole dita. Le ossa della mano e delle dita di Majungasaurus, come altri majungasaurini, mancava delle caratteristiche fosse e scanalature dove normalmente si attaccavano artigli e tendini, e le ossa delle dita erano fuse insieme, indicando che la mano era immobile. Nel 2012, venne descritto un esemplare più completo, che mostrava che l'avambraccio era robusto, sebbene corto, e che la mano conteneva quattro metatarsi e quattro dita, probabilmente poco flessibili e molto ridotte, forse prive di artigli. La formula minima della falange è 1-2-1-1.

Come in altri abelisauridi, gli arti posteriori erano tozzi e corti rispetto alla lunghezza del corpo. La tibia (osso della parte inferiore della gamba) di Majungasaurus era persino più tozza di quella di Carnotaurus, con una cresta prominente sul ginocchio. L'astragalo e il calcagno (ossa della caviglia) erano fusi insieme, e i piedi avevano tre dita funzionali, ed un primo dito più piccolo che non toccava mai il suolo.

Classificazione Majungasaurus è classificato come membro della famiglia Abelisauridae. Insieme alla famiglia Noasauridae, gli abelisauridi sono inclusi nella superfamiglia Abelisauroidea, che è a sua volta una suddivisione dell'infraordine Ceratosauria. Gli abelisauridi sono noti per i loro crani alti e corti, il muso smussato, estese superficie rugose sulle ossa craniche (convergenti con i carcharodontosauridi), arti anteriori estremamente ridotti (atrofizzati) convergenti con i tirannosauridi, e proporzioni tozze degli arti posteriori.

Come per molte famiglie di dinosauri, la sistematica all'interno della famiglia Abelisauridae è confusa. In passato diversi studi cladistici indicarono una stretta relazione tra Majungasaurus e Carnotaurus, mentre altri non sono stati in grado di collocarlo saldamente in un'analisi filogenetica. L'analisi più recente, utilizzando le informazioni più complete, ha invece recuperato Majungasaurus in un clade con Rajasaurus e Indosaurus dall'India, lontano da generi sudamericani come Carnotaurus, Ilokelesia, Ekrixinatosaurus, Aucasaurus e Abelisaurus, così come da Rugops dall'Africa continentale. Questa identificazione lascia aperta la possibilità di clade separati di abelisauridi nel Gondwana occidentale e orientale, un fatto che ha anche importanti implicazioni biogeografiche.

Il cladogramma presente negli studi di Tortosa et al. (2013) colloca Majungasaurus in una nuova sottofamiglia, Majungasaurinae. Di seguito è mostrata una versione semplificata che mostra i taxa all'interno del gruppo.

Storia della scoperta

Il paleontologo francese Charles Depéret descrisse i primi resti di teropodi del Madagascar nordoccidentale nel 1896. Questi includevano due denti, un artiglio e alcune vertebre scoperti lungo il fiume Betsiboka da un ufficiale dell'esercito francese e affidati alla collezione di quella che oggi è l'Università Claude-Bernard di Lione 1. Depéret riferì questi fossili al genere Megalosaurus, che all'epoca era un taxon cestino nella quale venivano classificati tutti i grandi dinosauri teropodi allora conosciuti, come la nuova specie M. crenatissimus. Questo nome deriva dalla parola latina crenatus ("intagliato") e il suffisso -issimus ("più"), in riferimento alle numerose dentellature sui bordi anteriore e posteriore dei denti. Depéret in seguito ha riassegnato la specie al genere nordamericano Dryptosaurus, un altro taxon poco conosciuto.

Numerosi resti frammentari dalla provincia di Mahajanga nel Madagascar nordoccidentale furono recuperati da collezionisti francesi nei successivi 100 anni, molti dei quali furono affidati al Muséum National d'Histoire Naturelle di Parigi. Nel 1955, René Lavocat descrisse una mandibola di teropode (MNHN.MAJ 1) con denti dalla Formazione Maevarano nella stessa regione in cui fu ritrovato il materiale originale. I denti corrispondevano a quelli descritti per la prima volta da Depéret, ma l'osso mascellare fortemente ricurvo era molto diverso sia da Megalosaurus che da Dryptosaurus. Sulla base di questa mandibola, Lavocat eresse il nuovo genere Majungasaurus, utilizzando un'ortografia più antica per Mahajanga così come la parola greca σαυρος/sauros (che significa "lucertola"). Nel 1979, Hans-Dieter Sues e Philippe Taquet descrissero un frammento di cranio a forma di cupola (MNHN.MAJ 4) come un nuovo genere di pachycephalosauro, Majungatholus atopus, rappresentando il primo ritrovamento di un pachycephalosauro nell'emisfero australe.

Nel 1993, gli scienziati della State University di New York a Stony Brook e dell'Università di Antananarivo avviarono il Mahajanga Basin Project, una serie di spedizioni per esaminare i fossili e la geologia dei sedimenti del tardo Cretaceo vicino al villaggio di Berivotra, nella provincia di Mahajanga. Tra questi scienziati c'era il paleontologo David W. Krause di Stony Brook. La prima spedizione recuperò centinaia di denti di teropodi identici a quelli di Majungasaurus, alcuni dei quali erano attaccati a una premascella isolata, descritta nel 1996. Le successive sette spedizioni avrebbero riportato alla luce decine di migliaia di fossili, molti dei quali appartenevano a specie nuove per la scienza. Il Mahajanga Basin Project rivendica il merito di aver quintuplicato la nota diversità dei taxa fossili nella regione.