Goldmark (tedesco per "marco-oro") era il nome usato per la valuta dell'Impero tedesco dal 1873 al 1918. In senso stretto il nome era quello delle monete auree, ma in generale fu attribuito alla valuta nell'insieme. Il nome ufficiale tuttavia era: "Mark" (abbreviazione: "M" oppure "Mk"). L'espressione "Goldmark" fu usata dopo il 1914 per distinguerlo dal Papiermark (marco di carta) che fu emesso a causa dell'inflazione.
Generalità Il marco dell'Impero tedesco era una valuta basata sul sistema aureo. Le monete di maggior valore (20 e 10 marchi) erano di conseguenza coniate anche in oro. In alcuni periodi furono emessi in oro anche i pezzi da 5 marchi.
Il contenuto in oro fu determinato in base al rapporto oro-argento del 1871 che era di 1: 15,5. Di conseguenza il pezzo da 10 marchi valeva esattamente 3 1/3 Vereinstaler, la moneta in uso fino al periodo. Il Vereinstaler era infatti coniato su un piede di 30 talleri, cioè con una libra (Pfund) da 500 g di argento fino si coniavano 30 talleri. Con l'introduzione della nuova moneta
1 Marco = 100 Pfennig
fu determinato il rapporto tra gold standard e silver standard
55,5555g argento fino (= 3 1/3 Taler) : 3,5842g oro fino (= 10 Marchi) = 15,5 : 1
Una moneta con nome simile, il markka, esisteva già in Finlandia dal 1864. Il markka usava però monete d'oro da 10 e 20 markka secondo lo standard dell'Unione monetaria latina e valeva un franco francese o una lira italiana oppure un 1/4 di Rublo.
Con la fiducia nella riserva aurea "garantita" dei principali paesi industrializzati, si ebbe dal 1871 al 1914 un tasso di cambio delle valute che era fissato dal peso delle monete che seguivano la parità aurea. La fiducia si estese anche alle banconote ed ai conti correnti delle più importanti imprese industriali e ditte dei paesi industrializzati. Si poteva parlare di una valuta mondiale fondata sull'oro. Esempio:
1 franco francese, lira italiana, dracma greca, lev bulgaro, leu rumeno, peseta spagnola, marco finlandese ed altre monete dell'Unione monetaria latina e dei paesi associati = 0,81 M 1 lira sterlina (sovrana) = 20,43 M 1 corona austro-ungarica = 0,85 M 5 rubli-oro = 20 franchi = 16,20 M 1 dollaro = 4,19 M 1 corona danese, corona norvegese, corona svedese = 1,125 M 1 fiorino olandese (Gulden) = 1,69 M
Precedenti Già nelle discussioni per il Trattato di Dresda (Dresdner Münzvertrag) nel luglio 1838 la Sassonia aveva presentato una proposta per creare una nuova moneta pari ad un terzo del Tallero sassone, suddivisa in 10 nuovi Groschen e 100 nuovi Pfennig.
Questa proposta fu però rifiutata dagli altri stati e si arrivò solo alla risoluzione che i 2 Talleri coniati secondo il piede prussiano fossero pari a 3 1/2 fiorini coniati dagli stati tedeschi meridionali, e che questo nuovo Tallero fosse la nuova moneta degli "Stati aderenti" con il nome di Vereinstaler.
Da una libra (Pfund) di 500 grammi di argento fino venivano coniate trenta monete. Il Vereinstaler era quindi una moneta d'argento che conteneva 16 2/3 grammi di argento fino. Recava la scritta "EIN VEREINSTHALER - XXX EIN PFUND FEIN" (Un tallero federale - 30 pezzi per ogni libra di fino). Il diametro era di 33 mm ed il peso complessivo era di 18,52 grammi.
Vereinstaler furono coniati anche in Italia dal governo austro-ungarico nelle zecche di Milano e Venezia dal 1857 al 1865.
Rimaneva comunque il problema della convertibilità delle monete frazionarie che cambiavano da stato a stato.
Alla conferenza tedesca sui commerci del 1869 fu presentato un memorandum di Adolf Soetbeer che chiedeva la creazione di una "valuta unitaria tedesca, decimale in marchi e Pfennig", come porzione di una "moneta nazionale aurea", che aderisse all'Unione Monetaria Latina. Metri, grammi (1 nuova libra = 500 grammi) e litri erano già stati accettati in Germania per l'influenza della Francia. La guerra franco-prussiana del 1870-71 inibì tuttavia l'introduzione di un "franco tedesco", così che la nuova valuta, il "Marco" prese il valore di un terzo del Vereinstaler.
Anche se il marco era basato sull'oro anziché sull'argento, nella conversione fu usato un tasso fisso di cambio tra il Vereinstaler ed il Marco pari a 3 Marchi = 1 Vereinstaler. La Germania meridionale aveva usato come unità di conto standard il Gulden, che valeva 4/7 del Vereinstaler e di conseguenza nel passaggio alla nuova valuta fu valutato 1,71 Mark.
Brema usava un Tallero locale basato sull'oro che fu convertito direttamente al Marco ad un tasso di 1 Tallero d'oro = 3,32 Marchi. Amburgo aveva usato il suo marco (Hamburg Mark prima del 1873 che fu sostituito dal Goldmark ad un tasso di 1 Hamburg Mark = 1,2 Goldmark.
Dal 1º gennaio 1876 in poi il marco divenne l'unica moneta legale in Germania. Il nome Goldmark fu creato più tardi per distinguerlo dal Papiermark (marco di carta) che fu soggetto ad una elevata perdita di valore a causa dell'inflazione che seguì la prima guerra mondiale.
Il valore delle monete dell'Impero tedesco era determinato dal loro contenuto in metallo prezioso e non erano di biglione. Le monete di valore maggiore erano battute in oro; 2790 marchi equivalevano ad 1 kg di oro puro.
Storia I pezzi in oro da 10 e 20 marchi furono immessi in circolazione con la legge monetaria del 1873 in sostituzione di otto diverse divise locali per un totale di 119 diversi tipi di monete come tallero, Gulden, Kreuzer, ecc. Un Vereinstaler d'argento, come già detto, valeva esattamente 3 marchi.
Con l'eccezione, fino al 1907, del tallero, il marco oro dal 1º gennaio 1876 fu l'unico mezzo legale di pagamento. Le prime emissioni ci furono già dal 1871 con l'emissione della moneta prussiana da 20 marchi. Fu anche usato l'oro dato dalla Francia in riparazione delle spese della guerra franco-prussiana del 1870-71.
Le banconote dal 1º gennaio 1910 divennero mezzi di pagamento legali e dovevano essere considerate esattamente come le monete cioè con "illimitato obbligo di accettazione liberatoria del debito".
Fino al 1910 nessuno, almeno teoricamente, era obbligato ad accettare moneta cartacea. Un obbligo limitato di accettazione era esistito dal 1871 solo per le monete frazionarie d'argento fino ad una somma massima di 20 marchi e, per le monete in leghe di rame, fino al valore di 1 marco. Nel commercio al dettaglio questa libertà non aveva comunque nessun uso pratico.
È interessante notare che il Vereinstaler d'argento, in corso fino al 1907, nel Konversationslexikon di Brockhaus dell'anno 1906 era ancora definito "Moneta corrente" (con illimitato obbligo di accettazione), anche se da molto tempo era di fatto una moneta frazionaria, poiché il valore d'argento, in confronto con il 1871, era molto diminuito. Il valore intrinseco in argento del tallero che nel 1871 era di 3 marchi, nel 1905 con un rapporto oro/argento di ca. 1: 34 era più che dimezzato a 1,37 marchi.
L'entrata in corso obbligatorio della nuova valuta (marco e Pfennig) fu fissato al 1º gennaio 1876 da un'ordinanza imperiale del 22 settembre 1875. Tuttavia fino al 1878 parallelamente al nuovo marco rimase in corso una serie di vecchie monete, ad es. 1/6 di tallero della Sassonia che valeva 50 nuovi Pfennig, oppure il Vereinsgulden delle Germania meridionale che valeva 1,71 M e che fu in corso fino al 31 dicembre 1875.
Dal 1873 con diverse leggi imperiali fu deliberato di porre fuori corso le precedenti monete dei singoli stati ed anche la valuta francese che circolava nell'"Alsazia-Lorena". Alla metà del 1876 la nuova valuta imperiale era praticamente, con poche eccezioni, utilizzata ovunque in Germania. Rimanevano solo i suddetti talleri e alcune vecchie monete coniate in argento dal 1750 (!).
Tra le curiosità c'era anche che il tallero austriaco degli anni 1857-67 fu accettato fino al 1900 alla pari con un valore di 3 marchi. Le vecchie monete bavaresi da 1 Heller (1/8 Kreuzer), legate alla vecchia monetazione in fiorini, rimasero valide in Baviera fino al 1878, con un valore di 1/2 Pfennig per limitare il "caro-birra". L'uscita di corso dello Heller bavarese fu oggetto di una nota pubblicata sulla gazzetta ufficiale imperiale del 10 dicembre 1875.
All'inizio uno degli obbiettivi finanziari di base del nuovo Impero tedesco era mantenere le monete d'oro emesse quanto più possibile nelle proprie casse o in quelle della Banca Imperiale e così prevenire la fuga verso una tesaurizzazione privata o all'estero. D'altronde le norme di copertura per le banconote fissavano i termini delle riserve auree. Il passaggio a un Gold standard puro, che tuttavia non avesse in corso monete d'oro accessibili a tutti, sarebbe stato nocivo per la reputazione internazionale dei marco Banconote
Ovviamente uno stato industrializzato non poteva sopravvivere solo con monete d'oro, cosicché la Reichsbank, l'Amministrazione imperiale dei debiti ed altre banche private emisero anche banconote.
Inoltre tutto la massa d'oro disponibile non sarebbe stata sufficiente per produrre tutti i mezzi di pagamento legali solo con l'oro. Le banconote della Reichsbank furono stampate con i valori di 20, 50, 100 e 1000 marchi; i certificati di cassa del Dipartimento Imperiale del Debito (Reichsschuldenverwaltung) avevano tagli da 5, 10, 20 e 50 marchi con un numero di emissioni relativamente basso. La Reichsbank era formalmente una banca d'emissione privata, ma de facto era una "Banca di Stato" che, a differenza delle altre banche private "normali", aveva una serie di diritti preferenziali e il Cancelliere imperiale spesso ne controllava direttamente l'attività.
Fino al 1914 le banconote furono emesse non solo dalla Reichsbank, ma, nei vari stati, inizialmente da 32 banche private (ad es. a Dresda la Sächsische Bank, a Monaco di Baviera la Bayerische Bank) ed anche dal Reichsschuldenverwaltung sotto forma di certificati imperiali di cassa (Reichskassenscheine) e, con l'inizio della guerra, dalle cosiddette Darlehnskassen sotto forma di certificati non convertibili.
Le banconote emesse dalla banca Imperiale o dalle banche private dovevano avere una copertura aurea pari almeno ad un terzo del loro valore. In seguito fu possibile utilizzare, tra i beni di copertura, anche i certificati della Cassa Imperiale. Ciò significava che, almeno in parte, le banconote erano coperte dai certificati e cioè che la carta era garantita da altra carta.
I certificati di cassa imperiali (Reichskassenscheine) erano carta-moneta di stato senza corso obbligatorio ed inizialmente ideati per la conversione della vecchia banconote degli stati federati emesse in precedenza in talleri o fiorini. Inizialmente furono collegati a pagamenti tra istituzioni statali, ma più tardi furono usati per gli stipendi degli impiegati pubblici e quindi entrarono nel sistema generale dei pagamenti e furono di fatto equiparati alla banconote imperiale e private.
Poiché i certificati di cassa imperiali erano accettati, ad esempio come mezzi di pagamento delle tasse allo stato, in quantità illimitata, furono accettati anche dal pubblico, anche se non c'era un corso obbligatorio. Non era "formalmente" valido fare lo stesso nei pagamenti allo stato con le banconote imperiali e private, ma non fu sempre così.
Le banconote delle banche private furono stampate già dal 1873 con biglietti dal valore minimo di 100 marchi. Con la legge bancaria del 1875 dovettero subordinare la loro attività alle direttive dello Stato federale in cui agivano oppure a quelle della Reichbank. Solo nel 1º gennaio del 1939 persero finalmente il diritto ad emettere le loro banconote.
Le monete d'oro dal 1871 fino a circa il 1900 erano relativamente comuni e le banconote al contrario relativamente rare nella circolazione ordinaria di tutti i giorni, ma dal 1906 la situazione iniziò a cambiare gradualmente con l'aumento delle banconote da 20 e 50 marchi emesse in grande quantità dalla Reichsbank. Inoltre iniziò ad aumentare la creazione di denaro creditizio e la circolazione di denaro contabile (vedi anche fiat money).