Rapacità (Greed) è un film muto del 1924 diretto da Erich von Stroheim.
Storia La pellicola è un adattamento del romanzo McTeague di Frank Norris, pubblicato per la prima volta in Italia nel 1965 con il titolo Una storia di San Francisco. Il romanzo è stato successivamente rieditato da Barbès nel 2011.
Sotto l'egida della Goldwyn Pictures Corporation (prima della fusione che diede vita alla MGM, avvenuta proprio mentre era in corso la lavorazione di questo film), Stroheim cercò di realizzare una versione cinematografica del racconto fedele in ogni minimo particolare alla fonte letteraria. Per rispecchiare l'autentico spirito della storia il regista insistette affinché le riprese fossero effettuate nei luoghi citati nel romanzo: a San Francisco, in Sierra Nevada e persino nel deserto della Valle della Morte, dove le riprese furono estremamente difficili per le condizioni atmosferiche al limite della sopportazione, sia per gli attori che per la troupe. Il film fu girato in nove mesi, con un costo di 470.000 dollari, una somma ingente per l'epoca.
La versione originale della pellicola aveva una durata monumentale di circa otto ore (42 bobine). La neonata Metro-Goldwyn-Mayer, sotto la direzione di Irving Thalberg, costrinse il regista ad adattare la pellicola a una durata più accettabile per il mercato cinematografico; Stroheim consegnò allora una prima versione tagliata di circa la metà (24 bobine), per una durata di circa quattro ore. In seguito, il regista affidò la pellicola al collega Rex Ingram (suo allievo e ammiratore) e al montatore Grant Whytock, che su richiesta dello stesso Stroheim arrivarono a un compromesso di 18 bobine (circa 3 ore).
Il film venne però requisito definitivamente dalla MGM e, sottratto al controllo del regista, venne affidato a un montatore designato dalla major, il quale lo tagliò ulteriormente nonostante le vivide proteste di Stroheim, riducendolo a sole 10 bobine per una durata finale di circa 108 minuti. Si tratta della versione normalmente in circolazione da allora, in cui vennero eliminati interi personaggi ed episodi secondari. I negativi delle parti rimosse vennero distrutti dai laboratori della major per recuperare l'argento della pellicola, trasformando l'opera originaria in uno dei più celebri film perduti di Hollywood.
Il dibattito sul ruolo di June Mathis e sul montaggio finale La genesi della sceneggiatura e la successiva post-produzione di Rapacità rimangono tra le pagine più complesse e dibattute della storiografia del cinema muto. Nei titoli di testa della pellicola, accanto a Erich von Stroheim, figura ufficialmente accreditata come co-sceneggiatrice June Mathis. L'effettivo contributo e il ruolo di quest'ultima dividono gli studiosi in due correnti storiografiche principali:
La tesi del rimontaggio strutturale (L'ipotesi Sadoul): Lo storico del cinema francese Georges Sadoul sostiene, sia nella sua Storia del cinema sia nel Dizionario dei film, che la Mathis abbia avuto un ruolo determinante e attivo "a posteriori". Secondo questa interpretazione, l'autrice sarebbe stata l'effettiva coordinatrice ed esecutrice del rimontaggio da dieci bobine. Il suo credito come co-sceneggiatrice sarebbe quindi pienamente giustificato: eliminando le numerose sottotrame (tra cui le vicende del robivecchi Zerkow e Maria, e l'idillio senile tra Mr. Grannis e Miss Baker), la Mathis avrebbe attuato una vera e propria riscrittura strutturale, necessaria per raccordare in modo fluido sequenze originariamente concepite per essere intervallate dagli episodi secondari. La tesi industriale-filologica (L'ipotesi contrattuale e il rimontaggio Thalberg-Farnham): Di parere opposto, la storiografia più accreditata e le moderne ricerche archivistiche statunitensi riducono l'accredito della Mathis a una mera questione di natura burocratico-contrattuale. In quanto potente direttrice editoriale della Goldwyn Pictures (poi confluita nella Metro-Goldwyn-Mayer), la Mathis godeva di clausole che le garantivano la firma sulle principali produzioni dello studio, sebbene in quel periodo fosse interamente assorbita dalla travagliata produzione di Ben-Hur (1925). Secondo questa ricostruzione, il drastico taglio finale a circa due ore fu opera del montatore Joseph Farnham, che operava sotto le dirette e rigide disposizioni del produttore esecutivo Irving Thalberg. Tra Stroheim e Thalberg esisteva un precedente e insanabile conflitto iniziato alla Universal Pictures durante la lavorazione di Femmine folli (1922) — in quell'occasione Thalberg aveva confiscato le cineprese e fatto tagliare pesantemente la pellicola a causa dei costi astronomici accumulati dal regista — e culminato l'anno successivo con il licenziamento di Stroheim dal set di Donne viennesi (1923) dopo sole cinque settimane di riprese. La riduzione forzata di Rapacità si configurò così come l'atto conclusivo dello scontro tra la totale libertà espressiva rivendicata dal regista e le rigide logiche commerciali imposte da Thalberg.
Il film fu un insuccesso commerciale al botteghino e venne aspramente bocciato dalla critica dell'epoca. Nei decenni successivi è stato tuttavia enormemente rivalutato e oggi è giudicato unanimemente uno dei capolavori chiave della storia del cinema. Nel 1991 il film è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Nel 1999 la Turner Entertainment (detentrice dei diritti) ha curato una ricostruzione della pellicola di quattro ore e mezza, integrando il minutaggio superstite con foto di scena e fotogrammi fissi delle parti perdute. Esiste inoltre una versione di due ore e venti minuti ricavata da restauri successivi.
Trama Prima parte
La storia si svolge tra San Francisco e il deserto californiano. John "Mac" McTeague è un minatore di carattere mite e tranquillo, almeno finché non viene provocato, come dimostra una primissima scena dove sta cullando un passerotto e poco dopo getta un uomo giù da una scarpata perché ha scacciato l'uccellino. Nel suo villaggio una sera giunge un dentista ambulante che lo affascina, facendogli prendere la decisione di imparare quel mestiere.
Nella scena successiva infatti saluta la madre e va in città. Anni dopo Mac riesce ad aprire un proprio studio a San Francisco, in Polk Street, dove un giorno ha come clienti l'amico Marcus e la sua ragazza (e cugina) Trina Sieppe, che ha un dente da curare. Nello studio Maria, la donna delle pulizie, convince Trina ad acquistare un biglietto della lotteria. Mac si invaghisce subito di Trina e, mentre è addormentata col cloroformio, essendo rimasti soli nella stanza, la bacia. Il gesto sacrilego è sottolineato dalla benda sulla testa di Trina, che la fa assomigliare a una suora.
Qualche giorno dopo Mac e Marcus sono in un caffè sul molo e discutono di Trina: Mac racconta del suo impulso, ma Marcus non si arrabbia, anzi rinuncia alla ragazza per l'amico. La loro amicizia è suggellata dalla stretta di mano, sullo sfondo di un quadro religioso dietro di loro, che sembra benedire. Una battuta di Marcus impressiona Mac: "Amici fino alla morte!".
Un fine settimana Mac, Marcus, Trina, con suo padre, sua madre, la sorella di lei e tre bambini passano una giornata tutti insieme a San Francisco. Nelle settimane successive i due cominciano a frequentarsi. Dopo un pomeriggio passato insieme Mac e Trina, sorpresi da un temporale, si riparano in una capanna, e Mac confessa il suo amore a Trina chiedendole di sposarla. Lei tergiversa, ma alla fine Mac riesce a strapparle un bacio di assenso, che però la lascia sconvolta. Nonostante ciò i due si danno appuntamento per la domenica successiva. Qualche settimana dopo Mac e Trina si fidanzano: l'avvenimento viene celebrato con una serata a teatro con la famiglia. Di ritorno allo studio di Mac, dove dovrebbero proseguire i festeggiamenti, Trina viene accolta da una folla di amici e conoscenti: proprio lei ha vinto la lotteria, un premio di ben 5.000 dollari in monete d'oro. Felici per l'accaduto Mac e Trina decidono di sposarsi.
Il matrimonio
Con l'arrivo del denaro iniziano anche i problemi: Marcus infatti non perdonerà più Mac di avergli portato via la ragazza che ora vale un tesoro. La scena del matrimonio e del banchetto di nozze sono tra le più famose del film, tipiche dello stile crudele e disincantato di Stroheim. Tutto sembra procedere alla perfezione, ma il regista mette in evidenza un lugubre presagio, per via di un funerale che sta passando sotto le finestre della casa, ripreso con un'inquadratura dalla grande profondità di campo: questa tecnica era poco usata nel cinema americano, perché lo sfondo poteva distrarre lo spettatore nei dettagli, invece Stroheim la usò per generare un conflitto nell'inquadratura, dove lo sfondo dà il vero significato alla scena, anche se l'avampiano mostra tutt'altro.
Il successivo banchetto è costruito tutto per sottolineare la decadenza e la volgarità delle persone: i cibi sono banane, pasticcini che sporcano le mani e la faccia, o macabri teschi di pecora, rosicchiati bestialmente dagli invitati. Quando gli invitati se ne vanno dalla casa degli sposi Trina sembra terrorizzata. Corre dietro alla madre come per trattenerla ancora con sé, ma alla fine resta sola con Mac. Lui le ha regalato una coppia di uccellini (che spesso nel film saranno mostrati come simbolo della loro coppia), ma la vista della gabbia mette Trina in grande sconforto (con una soggettiva che si appanna si vede la gabbia "con gli occhi di Trina" che si stanno riempiendo di lacrime). La scena si chiude con Mac che chiude il tendaggio sul talamo, mentre Trina singhiozza disperata all'altro capo del letto.
Vita coniugale Già dalla prima scena successiva si vede il nuovo atteggiamento di Trina, qualche tempo dopo: nonostante sia molto ricca, col portafogli pieno di banconote e monete, sul sagrato di una chiesa mente al marito dicendogli di non avere soldi, per far sì che paghi lui un giglio bianco che una vecchia sta vendendo. È la prima avvisaglia di quell'avarizia che diventerà patologica, trasformandola da una mite ragazza alla rigida custode del suo tesoro. Anche quando la coppia è in cerca casa è chiaro che Trina non è disposta a spendere i suoi soldi e restano nel misero appartamento ricavato da alcuni locali dello studio dentistico di Mac.
Una sera Marcus, Mac e altri amici sono in un locale a bere, fumare e giocare a carte. In quell'occasione Marcus, che è ubriaco, si arrabbia con Mac per avergli soffiato la ragazza da 5.000 dollari, arrivando a provocarlo rompendogli la pipa e lanciandogli contro un coltello che si pianta sul muro accanto alla testa di Mac. Marcus scappa, ma Mac non può inseguirlo perché è trattenuto.
Nel frattempo Trina sta dedicandosi al suo passatempo da allora preferito: toccare, guardare e lucidare le sue monete d'oro. Quella sera Mac e Trina discutono sulla richiesta della madre di lei di darle 50 dollari, ma Trina è categorica: i suoi soldi non si toccano. Anzi, quando Mac dorme, lei gli prende i soldi dalle tasche dei pantaloni. Strofinandosi le mani soddisfatta l'inquadratura sfuma su due braccia scheletriche che accarezzano delle monete d'oro, simbolo della rapacità e avarizia della donna.
Il tracollo
Un giorno Trina e Mac ricevono una strana visita di Marcus, che entra in casa loro allegro e festoso, ma in realtà li sta per tradire. Chiede a Mac come vada il lavoro, mentre un gatto, simbolo di Marcus, scorrazza per la stanza (più tardi assalirà la gabbia degli uccellini). Infine li informa che sta per trasferirsi da un amico che gli ha offerto lavoro nel suo ranch, dando loro l'addio. Pochi giorni dopo nel suo studio Mac riceve una lettera dall'Ordine dei dentisti della California che, venuto a sapere che l'uomo non è provvisto di diploma, lo intima di chiudere lo studio al più presto: la delazione è quasi certamente opera di Marcus, come suggerisce la simbologia di un gatto che salta sugli uccellini in gabbia.