La miniera di Sa Duchessa o di Cea Spremi è un sito minerario dismesso nella valle di Oridda solcato dall'omonimo rio Sa Duchessa, comune di Domusnovas, nella provincia del Sulcis Iglesiente.
Parte del Parco geominerario storico ed ambientale della Sardegna, recentemente inserito nel cammino minerario di Santa Barbara, fu tra le prime miniere che entrarono in attività per l'estrazione di calamine di zinco, a cavallo tra il 1850 e il 1870 (Atti del Convegno "Paesaggio Minerario").
La Sociètè des mines et fonderies de zinc de la Vieille-Montagne fu la costruttrice della strada carrabile che dalla grotta di San Giovanni giunge al borgo di Sa Duchessa e, suo malgrado, la costruttrice primaria dell'acquedotto di alimentazione del comune di Domusnovas.
Il territorio Il sito si trova immerso nella Foresta di Marganai ed è rappresentato da un massiccio con montagne impervie e cime aspre, con vaste distese di roccia affiorante. È delimitato da Monti Nieddu a sud, Arcu de Montinoi, a sud-ovest, punta Fenu Trainu e Punta Duchessa a nord (sotto Punta Campu Spina), punta Serra de mesu a Est, Punta s'ega e Urras (o Reburras) a sud-est con canali e valli che si intersecano. L’altitudine varia dai 680 m ai 920 m s.l.m. nelle cime, le valli tra i 320 e i 350 m s.l.m.
I corsi d’acqua sono prevalentemente a scorrimento torrenziale e con portata stagionale, i principali sono Rio Sarmentus, Rio Sa Duchessa e Flumini Malu.
Numerose sono le cavità naturali presenti nell'area, inserite nel catasto speleologico regionale, molte delle quali scoperte dallo storico gruppo speleologico locale: lo Speleo Club Domusnovas.
Nell'area si avvicendano visite alle cavità da parte di svariati gruppi speleologici, che giungono da ogni parte d'Italia. Nel sito minerario molte sono le gallerie minerarie che hanno intersecato grotte, alcune di particolare bellezza, come le grotte del ribasso San Paolo o l'abisso della galleria Gasparro, profondo oltre 200 m.
I borghi erano la caratteristica comune a svariati siti minerari del tempo, ossia accogliere il personale il più possibile vicino al luogo di lavoro, in modo da ridurre al minimo il disagio loro e al contempo massimizzare la produzione, ma la particolarità di questo caso è che ne aveva 2 distinti.
Il borgo di Sa Duchessa de Pitzus o Duchessa Alta era situato a 680 m slm, raggiungibile attraverso ripide mulattiere, era il villaggio a bocca di miniera. Era dotato di 2 spesse mura sfalsate disposte a Nord Ovest, che servivano a mitigare la forza del vento di maestrale che in quel luogo soffia con estrema forza.
Il borgo Sa Duchessa de Bàsciu o comunemente soltanto Sa Duchessa era invece situato a 340 m slm, dove si ergevano l'opificio e la direzione della miniera. Qui si trovano anche 2 diversi forni di calcinazione del calcare, indispensabili per le costruzioni di un tempo: con questi si otteneva la calce che era la malta cementizia dell'epoca.
Infine alcune singole abitazioni erano presenti in prossimità dei forni di calcinazione del minerale e presso alcuni cantieri promettenti.
Svariate e numerosissime sono infine le carbonaie, spiazzi piani dislocati in tutta la concessione minerària, avevano l'importante compito di trasformare il legname in una risorsa da utilizzare principalmente per i forni della calcinazione, così che il ciclo produttivo proseguisse incessantemente. Furono causa di un massiccio disboscamento ben visibile nelle foto d'epoca, dove il territorio appare brullo e spoglio.
Flora e fauna locali Tra le varie piante boschive si trovano in particolare alberi di leccio (ilixi) e ginepro, corbezzolo (ollioni), olivastro (ollastru), acacia (ispina 'e cristu); poi cespugli di cisto (murdegu), lentischio, euforbia e mirto, rovi e rosmarino; infine timo, lavanda, cicoria selvatica e un'infinità di piante spinose come l'agrifoglio e rampicanti come l'edera. Svariati e numerosissimi sono fiori, tra i quali si segnalano i ciclamini e le orchidee. Nelle zone più rocciose imperversa la gariga montana, mentre sulle zone terrose il bosco.
Numerosissimi e svariati sono i funghi spontanei che crescono principalmente con le piogge autunnali e primaverili, quando il clima non è eccessivamente freddo o siccitoso; tanti sono i ricercatori nei periodi, locali e non.
La fauna selvatica locale è composta principalmente da cervi e cinghiali, mufloni, donnole (o bucca 'e meli), volpi, aquila reale, falco pellegrino e ghiandaie.
Nella stagione venatoria si pratica l'abbattimento dei cinghiali, a cura delle compagnie di caccia locali. Si articola in battute, dove i battitori strillano e urlano delimitando un perimetro, all'interno del quale i cani da seguita spingono la selvaggina verso i cacciatori che praticano l'abbattimento.
Storia
Le origini e i passaggi societari (1866-1873) La Società Civile delle Miniere di Iglesias acquistò i diritti di ricerca nel 1866, avviando le pratiche per la scoperta della miniera e la relativa concessione, che ottenne ufficialmente tramite il Decreto Ministeriale del 24 maggio 1870.
A seguito del successivo tracollo finanziario della società, tutti i debiti accumulati vennero assorbiti e pagati dalla Société des mines et fonderies de zinc de la Vieille-MontagneNota 1. Per poter esercitare pienamente tutti i diritti acquisiti in Italia, la compagnia belga fondò nel territorio nazionale la Società Anonima Vieille Montagne, che rimase sotto la sua diretta controllante. Quest'ultima ottenne formalmente la concessione mineraria con il Regio Decreto del 9 ottobre 1873.
I diritti della concessione comprendevano: La proprietà esclusiva di tutto il legname presente all'interno del perimetro minerario; La facoltà di praticare qualunque tipologia di scavo all'interno del perimetro stesso; La licenza di costruire la strada carreggiabile necessaria per il trasporto e il trasferimento della produzione verso il vicino comune di Domusnovas.
Investimenti, infrastrutture e logistica ottocentesca Dopo haber verificato tramite accurate analisi chimiche l'altissima titolazione del minerale — compresa tra il 47% e il 53% di Carbonato di zincoNota 2 —, la Vieille-Montagne investì immediatamente un ingente capitale.
Per consentire lo sfruttamento del giacimento di emimorfite proveniente dal sito, situato in un territorio estremamente impervio, la società dovette realizzare prima di tutto una serie di imponenti opere infrastrutturali: Circa 9 km di strada carrabile, che si estendeva dall'ingresso nord della Grotta di San Giovanni fino a raggiungere il borgo di Sa Duchessa; Un sistema integrato di piani inclinati e ferrovie a scartamento ridotto (decauville), con uno sviluppo totale delle strade ferrate di circa 3.500 metri (escluso l'interno delle gallerie); Due borghi minerari distinti per le maestranze; Un piazzale tout-venant per lo stoccaggio del minerale grezzo; Tre forni di calcinazione a tino e una fornace a riverbero; Una laveria meccanica dotata di un acquedotto dedicato all'approvvigionamento idrico; Magazzini e numerose abitazioni, opere necessarie a manipolare con semplicità e profitto la preziosa giacitura.
Organizzazione dei borghi e flusso del minerale L'attività estrattiva iniziava alla quota di circa 700 metri sul livello del mare, dove sorgeva un minuscolo borgo denominato Sa Duchessa 'e pitzus ("di sopra"). In questo sito l'estrazione avveniva utilizzando pozzi, gallerie e trincee; l'area era dotata di un'officina e di una grande cisterna sotterranea, realizzata con la struttura di una galleria ma rivestita integralmente in mattoni.
Il trasporto del materiale dal borgo superiore seguiva un preciso schema logistico: Il minerale grezzo discendeva i primi 90 metri di dislivello attraverso un primo piano inclinato; Alla base, il materiale si raccordava su una linea decauville; Da questa ferrovia partiva un secondo grande piano inclinato che, sviluppandosi su una lunghezza di circa un chilometro, permetteva la discesa del minerale fino al piazzale tout-venant.
Di fronte a questo piazzale erano stati eretti i 3 forni a tino per la calcinazione. Il funzionamento continuo dei forni richiedeva un rifornimento costante di carbone di legna. Questa necessità diede vita a una delle prime forme di indotto locale: la miniera aveva ottenuto in affitto ventennale un bosco limitrofo, capace di garantire un'incessante fornitura di legnameNota 3; in questo contesto, i segantini rifornivano di legno i carbonari, i quali lo trasformavano nel combustibile indispensabile alla produzione.
Il minerale calcinato nei forni veniva poi trasportato lungo una seconda decauville fino al borgo di Sa Duchessa 'e basciu ("di sotto", che in seguito verrà chiamato semplicemente Sa Duchessa)Nota 4. In questo borgo sorgeva l'opificio vero e proprio, dotato di un acquedotto collegato a una laveria meccanica. Questo impianto — provvisto di tavole girevoli, crivelli a scossa e del sistema Spritzlutten RittingerNota 5 comandato da una macchina a vapore da 40 cavalli — ripuliva e separava gli ossidi di zinco dai fanghi sterili residui. La fornace a riverbero, invece, veniva impiegata specificamente per il trattamento dei minerali sottili.
Una volta stoccati nei magazzini, gli ossidi di zinco venivano spediti verso Domusnovas e caricati sui treni per essere inviati a CagliariNota 8. Qui il materiale veniva depositato in un grande magazzino generale prima di essere imbarcato per svariate destinazioni navali.
Processo tecnologico e bilancio della materia
Il bilancio della materia e l'efficienza estrattiva Per comprender la reale mole di lavoro e l'efficienza logistica della miniera sotto la gestione della Société de la Vieille-Montagne, è necessario analizzare la discrepanza tra il "prodotto mercantile" (l'unico registrato ufficialmente nei bilanci commerciali e nei registri delle vendite dirette alla sede centrale di Liegi) e il tout-venant (il minerale grezzo) effettivamente estratto dal sottosuolo.
Il minerale subiva infatti una drastica riduzione di peso e volume lungo quattro fases successive di lavorazione termica e meccanica. Per ottenere una singola tonnellata di calamina pronta per la spedizione, i minatori dovevano estrarre e movimentare lungo i piani inclinati circa tre tonnellate di roccia grezza.
Prendendo come riferimento un esempio su una base teorica di 3.000 tonnellate di materiale estratto, la scomposizione a cascata dei pesi si articolava in questo modo:
+ Tabella a cascata del flusso minerario (Esempio su base 3.000 t) Fase del processo Stato del materiale Massa stimata Riduzione parziale Descrizione tecnica del fenomeno 1. Estrazione Tout-venant grezzo 3.000 t Base (100%) Roccia mista a zinco (calamine), calcare compatto e argille, movimentata dalle slitte di legno sul grande piano inclinato. 2. Pre-calcinazione Primo calcinato 2.600 t - 13% Nei 3 forni del piazzale la "cottura" elimina l'umidità e i gas interni. La roccia diventa porosa, fragile e friabile. 3. Concentrazione Concentrato lavato (umido) 1.200 t - 47% Forte riduzione di peso nella laveria meccanica. Lo sfangatore e i crivelli scartano il calcare sterile e le argille prive di metallo. 4. Essiccazione Calamine asciugate 1.000 t - 7% L'ultimo passaggio nel forno a riverbero elimina l'acqua del lavaggio idraulico. Questo è il dato commerciale finale per la vendita.
Il dato finale registrato dalla direzione a Liegi (1.000 t) rappresentava quindi solo il 33% circa del peso totale che gli operai avevano faticosamente estratto in galleria.
L'innovazione tecnologica: il crivello Bilharz (1883-1896)