Pegli (in ligure Pêgi) è un quartiere di Genova.
Comune autonomo fino al 1926, fu in tale data aggregato al capoluogo ligure a formare l'agglomerato noto come Grande GenovaR.D.L. 74/1926, nella cui ripartizione amministrativa fu dapprima una delegazione e poi dal 1978 una circoscrizione. Amministrativamente fa parte del Municipio VII Ponente assieme a Pra' e Voltri.
Descrizione del quartiere
L'ex circoscrizione di Pegli comprende le unità urbanistiche Castelluccio, Multedo e Pegli. Nonostante come tutto il ponente genovese sia stata interessata dallo sviluppo industriale del secondo dopoguerra, ha conservato in gran parte le caratteristiche di pregio ambientale che ne avevano fatto nel passato una delle mete di soggiorno preferite da nobili e ricchi borghesi di tutta Europa ed oggi è il quartiere residenziale di maggior pregio nel ponente.Touring Club Italiano, Guida d'Italia - Liguria, Milano, 2009
Toponimo Il suo nome deriva dall'antica "Pyla Veituriorum" fondata, come altre nella zona, dalla tribù ligure dei Veturii. Il termine "Pyla" potrebbe derivare dal greco "pylae" (passo tra i monti), con riferimento agli antichi percorsi che dal litorale risalivano la valle del Varenna valicando poi l'Appennino, diretti verso il Piemonte.
Territorio Pegli confina a est con Sestri Ponente, a nord con il comune di Ceranesi, a ovest con Pra' e Voltri, a sud si affaccia sul mare con un tratto di spiaggia ed alcune infrastrutture del sistema portuale genovese (porto petroli a levante e parte del porto di Pra' a ponente). Il territorio dell'ex circoscrizione si estende per , di cui però solo 2,71 urbanizzatiComune di Genova - Ufficio Statistica, Atlante demografico della città, luglio 2008., e comprende: Una fascia litoranea, estesa per oltre due chilometri tra la foce del rio Marotto (a levante) e quella del rio Sant'Antonio (a ponente), attraversata dalla via "Aurelia" sulla quale si affacciano le case dell'antico borgo marinaro, che formano una palazzata non interrotta da costruzioni recenti, con antiche case di pescatori ed eleganti palazzi ottocenteschi. A differenza di altre realtà del ponente genovese l'area centrale del quartiere ha conservato l'affaccio sul mare, con il suo lungomare e la spiaggia, mentre a levante della foce del Varenna, nella zona di Multedo, sono presenti anche alcuni insediamenti industriali, cresciuti in modo disordinato soprattutto nel secondo dopoguerra.
Il litorale pegliese è caratterizzato da ciottoli di varie dimensioni, mentre nella parte a ponente sono presenti scogliere, come il cosiddetto Scoeuggio Spaccou e la più nota Pria Pula, formata da tre scogli affioranti a poca distanza dalla costa, così chiamata per la sua forma che richiamava quella di una giovane pollastra (pula o pulla in ligure). Questo caratteristico scoglio, da sempre punto di riferimento per i pegliesi e citato in alcuni modi di dire locali, ha rischiato di scomparire con la costruzione della diga foranea del porto di Pra', ed è oggi compreso all'interno del bacino portuale, all'imboccatura di levante, utilizzabile unicamente da barche da pesca e da diporto.Immagine d'epoca della Pria Pula (anni sessanta) Una zona collinare alle spalle del borgo antico, dove sorgono gli insediamenti dell'espansione urbanistica residenziale del secondo dopoguerra. La Val Varenna, assai estesa ma poco popolata, con diverse frazioni sparse nel fondovalle e contornata da monti che arrivano a sfiorare i mille metri di altitudine a pochi chilometri dalla costa.
Multedo
Nella fascia litoranea il torrente Varenna, perpendicolare alla linea di costa, divide l'abitato storico di Pegli da Multedo, e al tempo stesso segna il confine fra le aree industrializzate del ponente e quelle prevalentemente residenziali.
Multedo, centro di origine medioevale sul promontorio che chiudeva a ponente il golfo di Sestri Ponente, nel tempo accorpato alternativamente a Pegli e a Sestri Ponente nel 1798 con la repubblica democratica divenne comune autonomo, ma nel 1875 fu annesso al comune di Pegli. Poi, insieme a questo, con il regio decreto-legge n. 74 del 14 gennaio 1926, nell'ambito della creazione della cosiddetta Grande Genova, insieme ad altri diciotto comuni fu aggregato a quello di Genova, la cui nuova entità amministrativa diventò operativa dal 1º luglio 1926.
Per secoli centro residenziale e di villeggiatura, nel corso del Novecento è stato interessato da importanti fenomeni di industrializzazione che, in particolare nel secondo dopoguerra, hanno in parte mutato il volto del quartiere, stravolgendolo quasi completamente; c'è ancora una spiaggia a levante (verso la foce del Varenna). All'industrializzazione sono sopravvissute la chiesa di Monte Oliveto e la Villa Lomellini Rostan, che ha però perso il suo grande parco.
La val Varenna
La val Varenna (in ligure Voëna), attraversata dall'omonimo torrente che sfocia in mare tra Pegli e Multedo, costituisce più del 70% del territorio della ex circoscrizione pegliese. Ad eccezione della zona della foce, fortemente urbanizzata, segnata da insediamenti industriali e depositi petroliferi e completamente integrata nell'abitato di PegliTorrente Varenna - Piano di bacino stralcio per la tutela dal rischio idrogeologico – Relazione generale , provincia di Genova, 2014, la valle è scarsamente popolata: sulla base di dati non ufficiali si può stimare una popolazione di poco più di mille abitantiArcidiocesi di Genova, Annuario Diocesano, 2005, concentrati soprattutto nei centri di fondovalle.
La valle, stretta ed allungata, ha una superficie di circa (di cui tre appartenenti al comune di Ceranesi) e si sviluppa in direzione nord-sud per circa , con un'ampiezza massima di ed ha il suo punto culminante nel monte Penello (), lungo la dorsale di ponente. Sono presenti anche zone di particolare interesse ambientale e naturalistico come le piccole valli degli affluenti Gandolfi e Cantalupo.
I principali centri, tutti nel fondovalle, sono Tre Ponti, Granara, Chiesino, Carpenara e San Carlo di Cese. Per secoli la sua economia è stata legata alla grande disponibilità risorse idriche che ha favorito fin dal XVII secolo l'insediamento di attività manifatturiere che utilizzavano l'acqua per azionare i loro macchinari, come mulini, cartiere, fonderie e lavanderie, di cui restano, in stato di abbandono o riconvertite ad altri usi, significative emergenze di archeologia industriale.
Clima Già rinomata per il suo clima ai tempi del Grand Tour, quando viaggiatori venuti dal nord ne diffusero l'immagine in Europa, Pegli, con i quartieri di Quinto e Nervi, presenta il clima invernale più mite di tutta Genova, sia per la vicinanza del mare, sia per le alte montagne che la proteggono dall'impetuoso vento di tramontana, favorendo lungo la costa lo sviluppo di essenze mediterranee che invece non trovano l'habitat ideale in altre zone della città.
Nei mesi che vanno da dicembre a febbraio, questo microclima ottimale è dovuto principalmente alla protezione offerta a Pegli dal gruppo montuoso del monte Penello che ripara il centro abitato dai venti settentrionali che, peraltro, discendendo il versante sud di questi rilievi, finiscono per scaldarsi per effetto della compressione adiabatica.
Società Evoluzione demografica Le tre "unità urbanistiche" che formano la ex circoscrizione avevano complessivamente al 31 dicembre 2014 una popolazione di abitanti.
Nel Cinquecento, il Giustiniani contava 250 case a Pegli e 70 a Multedo (Morzio).A. Giustiniani, Annali della repubblica di Genova, vol. 1, 1537
Con il primo censimento dell'Italia unita (1861) gli abitanti, in prevalenza contadini e pescatori, risultano . Lo sviluppo del turismo d'élite, a partire dalla metà dell'Ottocento, favorì una rapida crescita della popolazione, che all'inizio del Novecento faceva registrare residenti, in ulteriore crescita alla vigilia dell'annessione a Genova (1926), quando raggiunse i abitanti.
La crescita della popolazione proseguì nei decenni a cavallo della seconda guerra mondiale, toccando nel 1971 il massimo di abitanti. Da allora ha avuto inizio un graduale declino, anche se in misura più contenuta rispetto alla media cittadina, fino agli attuali (dicembre 2017) abitanti.
Tra i diversi indicatori statistici, quello relativo al grado di istruzione evidenzia che Pegli è l'unica zona del ponente genovese in cui la percentuale di laureati sulla popolazione residente (12,1%) è superiore alla media cittadina (10,9%).
Storia Le origini
L'antica Pyla Veituriorum fu fondata dai Liguri Veturii allo sbocco a mare della Val Varenna, all'inizio di un percorso creatosi spontaneamente lungo i crinali montuosi verso le Capanne di Marcarolo, nell'antichità importante centro di scambi commerciali. Fino al XVI secolo il paese, benché abbastanza popolato, soprattutto da pescatori e contadini, non doveva avere una particolare importanza, né commerciale né come luogo di soggiorno di famiglie patrizie; era dotato di un piccolo porto, adatto per le imbarcazioni dei pescatori ma non per l'attracco di navi di grandi dimensioni. Nei suoi Annali, all'inizio del XVI secolo, il Giustiniani, vescovo e storico, vi dedica poche righe, citando solo la presenza del monastero benedettino di San Martino e di quello di Monte Oliveto di Multedo.
Dal XVI al XVIII secolo A partire dalla metà del Cinquecento lungo la via medioevale che collegava Genova con i paesi della riviera di Ponente, impropriamente chiamata "via Antica Romana", sorsero prestigiose residenze suburbane di alcune ricche famiglie patrizie genovesi, ed in particolare della famiglia Lomellini, presente a Pegli con numerose proprietà, tra le quali diversi palazzi, alcuni dei quali ancora oggi intatti. Tra questi la villa Lomellini Rosa (nell'attuale viale Modugno), la villa Lomellini-Banfi, il palazzo Lomellini di Porticciuolo (oggi Hotel Mediterranèe) e la villa Lomellini Rostan a Multedo.
Un'altra famiglia presente a Pegli era quella dei Doria, proprietaria della villa Doria Centurione in piazza Bonavino.
I coloni pegliesi a Tabarca
In quello stesso periodo i Lomellini, che avevano ottenuto in concessione l'isola di Tabarca, prospiciente alle coste tunisine, vi fecero trasferire quasi trecento famiglie, per la maggior parte pegliesi, che si dedicarono alla pesca del corallo. La presenza dei "tabarchini" sull'isola durò fino alla metà del XVIII secolo, quando i loro discendenti dovettero trasferirsi prima a Carloforte, poi a Calasetta in Sardegna, dove ancora oggi si parla il tabarchino, una variante del ligure derivata dall'antico dialetto pegliese.F. Protonotari, Nuova antologia di scienze, lettere ed arti, Volume 21, Direzione della Nuova Antologia, Firenze, 1872P.T. Ferrando, in Atti della Società ligure di storia patria, Volume 5, Società ligure di storia patria, Genova, 1867
L'Ottocento La Repubblica Ligure napoleonica, annessa nel 1805 all'Impero francese, nel 1814, a seguito delle decisioni del Congresso di Vienna passò al Regno di Sardegna, e con essa anche i comuni di Pegli e Multedo.
Intorno al 1840 il marchese Ignazio Pallavicini fece edificare l'ultima delle grandi dimore nobiliari suburbane, la villa Durazzo-Pallavicini con annesso un grande parco che inglobava il giardino botanico voluto nel 1794 dalla zia Clelia Durazzo.
Nel 1849 il Casalis, nel suo Dizionario degli stati di S.M. il Re di Sardegna alla vigilia delle trasformazioni urbanistiche dell'Ottocento, descrive ancora una cittadina con un'economia basata prevalentemente sull'agricoltura, la pesca e le prime industrie tessili:
Dalla metà dell'Ottocento ebbe inizio una fase di trasformazione urbana del centro rivierasco, che si avviava a diventare un prestigioso luogo di soggiorno estivo e invernale, frequentato da aristocratici di mezza Europa.