Anonima sequestri o Anonima sarda è stata un'espressione giornalistica utilizzata dai media italiani per riferirsi a gruppi criminali originari della Sardegna dediti a sequestri di persona, assalti e rapine a mano armata, inizialmente in Sardegna ma poi anche in altre regioni italiane, in prevalenza dagli anni 1960 agli anni 1990.

La gravità del fenomeno fu tale che già alla fine degli anni sessanta venne istituita una commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno del banditismo in Sardegna, oltre a modifiche legislative volte a inasprire le pene per il reato di sequestro di persona e alla procedura del blocco dei beni della famiglia del rapito. A porre definitivamente fine al fenomeno dei rapimenti a scopo di estorsione nei primi anni novanta fu la classificazione del reato di rapimento a scopo di estorsione al pari del reato di associazione mafiosa con la conseguenza del blocco dei beni dei parenti dei sequestratori anziché dei sequestrati, grazie anche alle pressioni dei comitati degli ex sequestrati che hanno contribuito a tale svolta.

Storia Gruppi di sequestratori originari della Sardegna hanno operato in tale regione compiendo 177 sequestri in trent'anni, Nel periodo d'indagini relative al c.d. "Mostro" di Firenze, mentre la Polizia cercava un cavallo rubato in un casolare toscano, sì imbatteva in una riunione di trenta sardi incensurati e li identificava tutti. Successivamente si è scoperto trattasi dell'anonima sarda al completo. prevalentemente in Gallura (ad opera di una banda chiamata dai giornalisti Anonima gallurese o Superanonima), in Barbagia compresa l'Ogliastra, nelle Baronie e, occasionalmente, anche nella vicina Corsica e in regioni dell'Italia continentale come la Calabria, la Lombardia, l'Emilia-Romagna, il Lazio, l'Umbria e la Toscana, dove si contano venti sequestri.I paesi d'origine dei più famosi sequestratori sono Arzana, Orgosolo, Orune e Mamoiada.

Il fenomeno dei sequestri di persona in Sardegna guadagnò notorietà nei media italiani negli anni sessanta, quando la frequenza dei rapimenti si impennò e si estese anche alla penisola, specialmente in regioni dove erano presenti comunità di immigrati sardi praticanti attività agro-pastorali. Il rapimento di personaggi famosi come i cantanti Fabrizio De André e Dori Ghezzi, del bambino Farouk Kassam e dell'imprenditrice Silvia Melis, nonché gli scontri armati con le forze dell'ordine, contribuirono a tenere alta l'attenzione mediatica fino agli anni novanta, quando i sequestri diventarono episodici, grazie anche al mutato quadro legislativo penale.

A partire dal 1997 i sequestri si ridussero drasticamente, scomparendo quasi completamente nel XXI secolo.

Caratteristiche Contrariamente alle organizzazioni criminali italiane di stampo mafioso dell'Italia meridionale, come Cosa nostra in Sicilia, la 'ndrangheta in Calabria e la camorra in Campania, che sono caratterizzate da strutture gerarchiche e complesse, tramandano il proprio potere nel tempo e tra generazioni familiari, possiedono un rigido codice d'onore, impediscono di abbandonarle a chiunque vi abbia preso parte ed estendono la propria influenza alle istituzioni politiche, i gruppi responsabili di sequestri di persona in Sardegna sono stati associazioni a delinquere estemporanee, estranee a qualsivoglia apparato istituzionale e non aventi rapporti con le mafie. Non si può quindi propriamente parlare di "anonima sarda" o di "organizzazione criminale", vista la mancanza di una struttura unitaria e di organizzazione interna continua nel tempo e per la totale indipendenza della maggior parte degli episodi criminali tra di loro.

Alcuni inquirenti, dal momento che un sequestro di persona nelle modalità tipiche sarde richiedeva inevitabilmente l'appoggio di un gran numero di persone, hanno accusato la popolazione delle aree interne e montuose dell'isola, quasi sempre luoghi di prigionia dei sequestrati e di origine dei sequestratori, di omertà e collusione con i banditi, ma eventi come quello di Osposidda, in cui la popolazione del paese del sequestrato si armò e partecipò all'inseguimento ed alla cattura dei sequestratori, hanno evidenziato una situazione più complessa. La piaga dei sequestri è stata un fenomeno rilevante nel periodo 1960-1997, richiedendo anche la mediazione con i gruppi criminali, a cura di persone quali inquirenti (elemento centrale fu il giudice Luigi Lombardini), avvocati, giornalisti, imprenditori ed emissari delle famiglie dei sequestrati.

Il fenomeno si è ridotto drasticamente a partire dalla metà degli anni novanta; al giorno d'oggi è scomparso pressoché completamente nella forma tradizionale, lasciando spazio a sparuti casi di sequestro lampo. La criminalità rurale sarda si è da allora dedicata principalmente agli attacchi ai portavalori o ad attività criminali di tipo urbano, come rapine in banche ed uffici postali e traffico di sostanze stupefacenti.

Ragioni del declino In aggiunta al generale declino dei crimini violenti in Italia dagli anni '90, si può ritenere che un sostanziale impatto sul numero di sequestri derivasse da specifiche iniziative legislative e governative.

In particolare

la legge numero 82 del 1991 ha introdotto il così detto "congelamento dei beni", per le famiglia delle persone sequestrate. Questo rende impossibile o più complesso il pagamento di un riscatto, rendendolo meno profittevole. la costituzione di nuclei interforze ad hoc e specializzati come il Nucleo Antisequestri della Polizia di Stato (N.A.P.S.) ha reso più efficace l'azione delle forze dell'ordine.

Esempi di sequestri di persona Giuseppe Ragas, noto imprenditore di Porto Torres, rapito nel 1974 e imprigionato per 3 mesi nelle campagne di Orune. Successivamente rilasciato in seguito al pagamento del riscatto da parte della famiglia. Alfonso De Sayons, rapito nel 1975; il corpo non fu mai ritrovato, poiché, come rivelato dal pentito Giuseppe Buono, fu ucciso e dato in pasto ai maiali. Piero Baldassini, rapito nel 1975, figlio di un industriale di Prato; il suo corpo verrà trovato 4 anni dopo in una cisterna nella campagna della Provincia di Pistoia, tra Cecina di Larciano e Cantagrillo, su indicazione del pentito Giuseppe Buono; per lui era stato pagato un riscatto di 700 milioni. Fabrizio De André e Dori Ghezzi, entrambi cantanti famosi e affermati, rapiti presso la loro tenuta di campagna, l'Agnata, vicino Tempio Pausania (in Provincia di Sassari) il 28 agosto 1979 e rilasciati nel dicembre dello stesso anno: alle 23:00 del 20 dicembre Ghezzi, alle 21:00 del 21 dicembre De André. Al sequestro, De André dedicò la canzone Hotel Supramonte (intitolata così anche se i due cantanti non furono mai tenuti prigionieri sul Supramonte, massiccio che comunque fu nascondiglio di diversi celebri banditi sardi) inclusa nell'album L'indiano pubblicato nel 1981. Marina e Giorgio Casana, di 15 e 16 anni, prelevati a Capo Pecora, promontorio del Comune di Arbus (nella Provincia del Medio Campidano), dalla loro imbarcazione da un commando di 15 banditi il 22 agosto 1979; essi furono rilasciati il 20 ottobre dello stesso anno, in seguito al pagamento di un riscatto di 380 milioni di lire. Ludovica Rangoni Machiavelli, 23 anni e sorella dell'attrice Nicoletta Machiavelli, rapita a Bologna il 4 maggio 1983 e tenuta prigioniera per oltre 3 mesi nelle campagne toscane; sarà liberata successivamente il 12 agosto dello stesso anno, dietro il pagamento del riscatto. Tonino Caggiari, rapito il 18 gennaio 1985; per la sua liberazione si movimentarono ingenti forze dell'ordine oltre a gruppi volontari di cittadini, prevalentemente pastori del posto, che vollero collaborare con le forze di polizia: ci fu inoltre anche un conflitto a fuoco presso Osposidda, dove rimasero uccisi alcuni latitanti e il poliziotto Vincenzo Marongiu. Piera Demurtas, segretaria del Comune di Pattada, sequestrata il 7 luglio 1987 lungo la strada Pattada-Ozieri, all'altezza del bivio per Bantine; Demurtas verrà rilasciata ai primi di novembre nelle campagne fra Orgosolo e Fonni in seguito a una serie di scambi di ostaggi. Mirella Silocchi, di 50 anni, rapita a Collecchio (in Provincia di Parma) il 28 luglio 1989 da una banda di sequestratori associata all'anonima sarda, che pretendevano 5 miliardi di riscatto, per garantirne il ritorno a casa; Silocchi, però, a casa non fece mai ritorno, perché fu lasciata morire di fame e di sete all’interno di una fossa subendo maltrattamenti di rara ferocia; le indagini vennero affidate alla Criminalpol di Bologna ed alla Squadra Mobile di Parma, che riuscirono ad arrestare i sequestratori. Augusto De Megni, rapito la sera del 3 ottobre 1990 quando quattro banditi armati e con il volto coperto da passamontagna fecero irruzione nella villa del padre a Perugia; durante il sequestro, il bambino fu tenuto nascosto in una grotta nella zona di Volterra (in Provincia di Pisa) fino a quando venne liberato dai NOCS che fecero irruzione nel luogo del sequestro il 22 gennaio 1991. In tale posto vengono circondati e si arrendono dopo poco tempo i due cognati di Mamoiada, Antonio Staffa e Marcello Mele (fratello dell'ex latitante Annino): il primo, latitante da una decina di anni, fu descritto dal piccolo De Megni come il "bandito buono" che gli teneva compagnia, mentre il secondo, una sorta di latitante volontario e dalla vita spericolata, si era allontanato dalla Sardegna dopo essere riuscito a fuggire per miracolo ad alcuni agguati e dopo l'uccisione del fratello e di due suoi cognati. Farouk Kassam, di 7 anni, sequestrato il 15 gennaio 1992 nella villa dei suoi genitori a Porto Cervo, il cui rapimento è stato organizzato e portato a termine da uno dei più noti esponenti del banditismo sardo, Matteo Boe, che ottenne uno dei riscatti più alti mai avutisi per un sequestro di persona in Sardegna, 5 miliardi e 300 milioni di lire; il bambino fu tenuto nascosto per diverso tempo in una grotta sul Montalbo, vicino a Lula, il paese di quelli che si riveleranno più avanti essere i sequestratori. Quale prova della sua esistenza in vita, subì la mutilazione della parte superiore dell'orecchio sinistro; fu poi liberato l'11 luglio dello stesso anno, in circostanze mai completamente chiarite. Vanna Licheri, imprenditrice, rapita il 14 maggio del 1995, presso la sua azienda ad Abbasanta; nonostante le indagini, questa persona non fu mai più ritrovata. Giuseppe Soffiantini, rapito il 17 giugno 1997 dalla sua casa di Manerbio da una banda capeggiata da Mario Moro, ex pastore nativo di Ovodda da tempo residente a Ginestreto (in Provincia di Forlì-Cesena), e composta da due rapinatori pregiudicati, Giorgio Sergio e Osvaldo Broccoli, ambedue di Cesena, i quali, dopo aver legato e imbavagliato la collaboratrice domestica e la moglie, Adele Mosconi, e averle rinchiuse in cantina, lo caricarono a forza su un'auto Fiat Croma guidata da Agostino Mastio, originario di Galtellì ma trasferitosi a Perugia: Durante due differenti conflitti a fuoco, nel corso del sequestro, rimasero uccisi il bandito Mario Moro e l'Ispettore di Polizia dei NOCS Samuele Donatoni; Soffiantini venne ritrovato poi ad Impruneta (in Provincia di Firenze) il 9 febbraio 1998, dopo 237 giorni di prigionia e previo pagamento di un riscatto di 4 milioni di dollari USA, pari 5 miliardi di lire dell'epoca. Silvia Melis, rapita il 19 febbraio 1997 a Tortolì in Ogliastra; dopo 265 giorni, l'11 novembre dello stesso anno, la vittima riuscì a liberarsi e venne trovata presso Nuoro sul ciglio di una strada provinciale da due agenti in borghese. Melis, quindi, riuscì a riconoscere come colpevoli gli orgolesi Antonio Maria Marini, sua madre Grazia Marine e Pasqualino Rubanu: durante il processo di primo grado, il 4 giugno 2001, Marini venne condannato a 30 anni di carcere, Marine a 25 anni e sei mesi, e Rubanu a 26 anni; il quarto imputato, Andrea Nieddu, venne invece assolto per non aver commesso il fatto.