Dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati.
Fortemente critica delle azioni compiute dal governo israeliano nella Striscia di Gaza, Albanese ha raccomandato nel suo primo rapporto che gli Stati membri delle Nazioni Unite sviluppino «un piano per porre fine all'occupazione coloniale israeliana e al regime di apartheid».
Durante la guerra tra Israele e Hamas del 2023, Albanese ha chiesto un cessate il fuoco immediato, avvertendo che «i palestinesi corrono il grave pericolo di una pulizia etnica di massa». Ha inoltre affermato che la comunità internazionale deve «prevenire e proteggere le popolazioni dai crimini atroci» e che «anche la responsabilità per i crimini internazionali commessi dalle forze di occupazione israeliane e da Hamas deve essere immediatamente perseguita».
Il 25 marzo 2024, nel sommario del suo rapporto dal titolo Anatomia di un genocidio, poi presentato al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, Albanese ha riportato che - analizzando l'agire di Israele a Gaza - c'erano «ragionevoli basi» per credere che la soglia indicante che Israele commetteva genocidio era stata raggiunta.
Il 5 luglio 2025 viene sanzionata dal Segretario di Stato statunitense Marco Rubio, che l'ha accusata di «fomentare l'antisemitismo, esprimere sostegno al terrorismo e disprezzare gli Stati Uniti d'America e Israele». Viene così esteso anche a lei l'ordine esecutivo 14203 del 6 febbraio 2025 di Donald Trump, che ha imposto sanzioni del governo USA ai componenti della Corte penale internazionale. In base a ciò, il nome di Francesca Albanese compare nella lista delle persone tenuta dall'organismo del Dipartimento del Tesoro Usa denominato Ofac (cosiddetta lista delle Specially Designated Nationals and Blocked Persons list o "SDN List"). Per questo motivo per la ricercatrice è diventato un problema accedere anche ai più basilari strumenti finanziari, negli USA e in Europa. Anche in Italia alcune banche si sono rifiutate di aprire un conto corrente a Francesca Albanese, suscitando un dibattito sul livello di ingerenza del governo USA sulle scelte autonome degli intermediari finanziari nazionali.
Amnesty International, congiuntamente alle stesse Nazioni Unite, si è espressa contro tali sanzioni, ritenendole un espediente per proteggere Israele dalle accuse e un attacco all'indipendenza e al lavoro della stessa relatrice.
Il 13 maggio 2026 il tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia, a seguito della causa intentata dal marito e dalla figlia minorenne di Albanese contro l'amministrazione Trump, ha temporaneamente sospeso tali sanzioni con la motivazione che potrebbero violare i diritti sanciti dal 1º emendamento della Costituzione statunitense, in quanto la tutela della libertà di parola è sempre nell'interesse pubblico. Il 20 maggio 2026 una nota sul sito del dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha comunicato la revoca delle sanzioni a Francesca Albanese.
Il 22 maggio la Corte d'appello degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia ha parzialmente sospeso quanto deciso in primo grado, in attesa del giudizio d’appello, permettendo il 27 maggio il ripristino delle sanzioni.
Biografia Ha completato i suoi studi universitari in giurisprudenza presso l'Università di Pisa e il master con specializzazione in diritti umani presso la School of Oriental and African Studies dell'Università di Londra. Inoltre dal 2020 sta svolgendo un dottorato di ricerca in diritto internazionale dei rifugiati presso la facoltà di giurisprudenza dell'Università di Amsterdam.
Scienza, giornalismo, consulenza Dopo una borsa di studio presso l'istituto per lo studio delle migrazioni internazionali dell'Università di Georgetown di Washington, è diventata consulente senior sulla migrazione e gli sfollamenti forzati presso la ONG Arab Renaissance for Democracy and Development (ARDD) e ricercatrice presso l'Istituto Internazionale di Studi Sociali dell'Università Erasmus di Rotterdam. Presso l'ARDD è stata cofondatrice della "Rete globale sulla questione palestinese". Nel 2020 lei e Lex Takkenberg hanno pubblicato una seconda edizione del manuale Palestine Refugees in International Law presso la Oxford University Press.
Albanese ha lavorato per un decennio come esperta di diritti umani per le Nazioni Unite, tra cui l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani e l'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente. Durante questo periodo, ha anche fornito consulenza ai governi nazionali e ai protagonisti della società civile in Medio Oriente, Nordafrica e Pacifico sui diritti umani, sulla loro attuazione e sulle norme, in particolare per quanto riguarda i gruppi vulnerabili come rifugiati e migranti. Ha lavorato come docente a contratto di diritto internazionale presso università europee e arabe (ad esempio presso l'Issam Fares Institute dell'Università americana di Beirut) e partecipa a conferenze come esperta del conflitto israelo-palestinese.
Relatrice ONU sui territori palestinesi occupati Il 1º maggio 2022 è stata nominata Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati per un mandato di tre anni, succedendo al canadese Michael Lynk; è la seconda persona italiana dopo Giorgio Giacomelli, nonché la prima donna, a ricoprire questo ruolo.
Il 18 ottobre 2022, nel suo primo rapporto, Albanese ha chiesto agli Stati membri delle Nazioni Unite di sviluppare un piano «per porre fine a ulteriori occupazioni di terre da parte del movimento degli insediamenti israeliani e del regime di apartheid». Il rapporto concludeva: «Le violazioni descritte in questo rapporto dimostrano la natura dell'occupazione israeliana, un regime deliberatamente possessivo, segregazionista e repressivo progettato per impedire la realizzazione del diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione».
Nel luglio 2023, durante il 30º incontro della 53ª sessione ordinaria del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, Albanese ha presentato un rapporto in cui accusava Israele di trasformare la Cisgiordania in una prigione a cielo aperto. Il rapporto afferma che dal 1967, più di palestinesi, compresi bambini di appena 12 anni, sono stati arrestati e detenuti dalle autorità israeliane. In un briefing con i giornalisti, Albanese ha detto: «Non c'è altro modo per definire il regime che Israele ha imposto ai palestinesiche è l'apartheid per impostazione predefinitase non una prigione a cielo aperto». Israele non era presente alla presentazione ma ha respinto i risultati del rapporto.
Accuse di antisemitismo La nomina di Albanese a Relatrice speciale dell'ONU sui territori palestinesi occupati ha portato alcuni media israeliani ed esponenti governativi statunitensi, in merito alle sue dichiarazioni sull'Olocausto e sui gruppi di interesse ebraici, ad accusarla di antisemitismo. Albanese ha respinto l'accusa di antisemitismo e ha sottolineato che le sue critiche a Israele si riferiscono all'occupazione dei territori palestinesi. Nel dicembre 2022, 65 esperti nel campo dell'antisemitismo, dell'Olocausto e degli studi ebraici hanno dichiarato: «È ovvio che la campagna contro Albanese non riguarda la lotta contro l'antisemitismo contemporaneo. L'obiettivo primario è metterla a tacere e minare il suo mandato come relatrice principale delle Nazioni Unite sulle violazioni israeliane dei diritti umani e del diritto internazionale».
Nel gennaio 2023 gli «instancabili sforzi di Albanese per proteggere i diritti umani nei Territori palestinesi occupati (OPT) e la sua consapevolezza delle allarmanti violazioni dei diritti palestinesi» sono stati elogiati in una dichiarazione da 116 organizzazioni per i diritti umani, organizzazioni della società civile, istituzioni accademiche e altri gruppi. Nel febbraio 2023, un gruppo bipartisan di 18 membri del Congresso degli Stati Uniti si è espresso a favore della sostituzione di Albanese perché ha mostrato persistenti pregiudizi contro Israele.
Amnesty International Italia ha pubblicato il 26 aprile 2023 una lettera di sostegno ad Albanese, firmata da decine di gruppi per i diritti in Italia, parlamentari, giuristi e accademici, dopo che l'ex ministro degli esteri italiano Giulio Terzi (Fratelli d'Italia) e il ministro israeliano per la diaspora Amichai Chikli avevano invitato il governo italiano a promuovere una campagna per il licenziamento di Albanese. Il 27 aprile 2023, tre ex titolari, John Dugard (2001-2008), Richard Falk (2008-2014) e Michael Lynk (2016-2022), hanno pubblicamente invitato le Nazioni Unite a difendere Albanese dagli attacchi, affermando che è stata «l'obiettivo di attacchi diffamatori e personali». Il 3 maggio 2023 Albanese ha twittato di aver «visto troppe morti [di palestinesi] e troppa arbitrarietà, nessuna assunzione di responsabilità e ora si trova ad affrontare accuse per aver lavorato per porre rimedio a questi abusi».
Nel novembre 2023, l'allora europarlamentare Anna Bonfrisco ha sollevato davanti alla Commissione Europea notizia di una presunta inidoneità di Albanese a svolgere l'incarico assegnatole dall'ONU, stante che non avrebbe preventivamente informato di essere sposata con un uomo il cui pregresso lavorativo sarebbe inficiante la di lei neutralità necessaria per l'incarico ONU; la Commissione risponde di non avere riscontri sulle affermazioni di Bonfrisco e di non occuparsi delle questioni interne dell'ONU.
Albanese ha commentato su Al Jazeera l'attacco terroristico di Hamas contro Israele nel 2023 e la successiva operazione militare israeliana del 9 ottobre 2023, dichiarandosi completamente scioccata e inorridita dalla violenza: «Le narrazioni che si instaurano immediatamente sono problematiche. È possibile e necessario schierarsi sia dalla parte dei palestinesi sia da quella degli israeliani senza cadere nel relativismo etico, nell'indignazione selettiva o, peggio, negli appelli alla violenza».
In una dichiarazione del 14 ottobre, ha sottolineato che sia i palestinesi sia gli israeliani hanno diritto a una vita di pace, uguaglianza, dignità e libertà. Ha invitato la comunità globale a intensificare gli sforzi per raggiungere un cessate il fuoco immediato tra le parti prima che si raggiunga un «punto di non ritorno». È responsabilità della comunità internazionale proteggere la popolazione dalle atrocità. Le azioni di Hamas e delle truppe di occupazione israeliane devono essere valutate secondo i criteri del diritto internazionale. Quando Israele ha annunciato un'importante operazione militare nel Nord di Gaza e ha invitato la popolazione locale a sgomberare immediatamente e completamente queste zone residenziali, ha parlato di un'«imminente pulizia etnica che non era giustificata come legittima difesa».
L'8 agosto 2025 durante un meeting in Sicilia dichiara:
Un estratto audiovisivo di alcune di queste dichiarazioni è stato rilanciato dalla ONG UN Watch per rafforzare le proprie precedenti accuse di favoreggiamento di Hamas contro Albanese. Inside Over ha invece sostenuto che, riascoltando l'intero discorso, l'intento di Francesca Albanese non fosse quello di lodare Hamas.
A febbraio 2026, UN Watch ha poi pubblicato un video in cui Albanese sembrava asserire che Israele sarebbe il «nemico comune dell'umanità», motivando i governi francese e tedesco a chiederne le dimissioni; un fact-checking di Euronews ha però rilevato che il video diffuso sul canale YouTube di UN Watch era stato alterato con l'intelligenza artificiale.