Luro (Bos primigenius ) era un grande bovino, oggi estinto, diffuso originariamente in Europa, Asia e Africa, considerato l'antenato dei bovini domestici e uno dei più grandi mammiferi erbivori vissuti nell'Olocene; faceva anche parte della megafauna del Pleistocene.
Etimologia
Il nome scientifico dell'uro, ovvero Bos primigenius, significa "bue primitivo", "proto-bue"AA.VV., Dizionario di preistoria, diretto da André Leroi-Gourhan, vol. I, pag. 645, ed. cit.. Il termine in lingua tedesca, invece, è Auerochse o Ur-Ochs, combinazione del prefisso ur-, che significa "originario/proto-" e della parola "Ochs(e)", che significa "bue". In inglese, i termini aurochs, urus e wisent vengono tutti usati come sinonimiAHD4, headwords aurochs, urus, wisent.MWU, headwords aurochs, urus, wisent.. Questo utilizzo è errato, dal momento che l'uro è una specie completamente distinta dall'ancora esistente wisent (il bisonte europeo).
Tassonomia Il nome scientifico Bos primigenius non viene considerato valido dall'ITIS, che classifica l'uro sotto Bos taurus, la stessa specie del bovino domestico. Nel 2003, la Commissione Internazionale di Nomenclatura Zoologica «ha conservato l'utilizzo di 17 nomi specifici sulla base di specie selvatiche, che sono pre-datati o contemporanei a quelli basati sulle forme domestiche», confermando Bos primigenius per l'uro. I tassonomi, che considerano il bovino domestico una sottospecie dell'uro, dovrebbero usare Bos primigenius taurus; il nome Bos taurus rimane disponibile per il bovino domestico quando viene considerato come specie separataInternational Commission on Zoological Nomenclature. 2003. Opinion 2027 (Case 3010). Usage of 17 specific names based on wild species which are pre-dated by or contemporary with those based on domestic animals (Lepidoptera, Osteichthyes, Mammalia): conserved. Bull. Zool. Nomencl., 60:81-84..
Evoluzione
Secondo il Paleontologisk Museum dell'Università di Oslo, gli antenati dell'uro si evolsero in India circa due milioni di anni fa, migrando verso il Medio Oriente e altre regioni dell'Asia, raggiungendo l'Europa circa 250.000 anni fa. Una volta, veniva considerato una specie distinta dal bovino domestico, ma una tassonomia successiva ha respinto questa distinzione. Lo zebù discende da una sottospecie dell'uro, ovvero Bos primigenius namadicus, che viveva ai margini del deserto del Thar, in India; questo spiega la resistenza dell'animale alla siccità. Lo yak domestico, il gayal e il bovino di Bali non discendono invece dall'uro, ma rispettivamente dallo yak selvatico, dal gaur e dal banteng.
Sottospecie Una volta, esistevano tre sottospecie di uro: Bos primigenius namadicus (Falconer, 1859), che viveva in India; Bos primigenius africanus (Falconer II, 1859) del Nordafrica; e, naturalmente, Bos primigenius primigenius (Bojanus, 1827) dell'Europa e del Medio Oriente. Solo la sottospecie europea è sopravvissuta fino al diciassettesimo secolo; tutte e tre sono state addomesticateMarco Masetti, Uomini e (non solo) topi. Gli animali domestici e la fauna antropocora, Firenze, 2008, p. 94 e ss..
Descrizione L'uro possedeva anche alcuni aspetti che si riscontrano raramente nei bovini moderni, come le corna a forma di lira ricurve in avanti, una striscia pallida lungo la spina dorsale e un dimorfismo sessuale nei colori del mantello. I maschi erano neri con una striscia color grigio più chiaro o marroncina lungo la spina dorsale, mentre le femmine e i vitelli erano rossastri (questi colori si riscontrano tuttora in poche razze di bovini domestici, come nella razza Jersey).
Il bovino domestico è diventato molto più piccolo del suo antenato selvatico; l'altezza al garrese di un bovino domestico di taglia media è di circa 150 cmHeight of Holstein cows (at hips – note that cattle are often slightly taller at the withers than the hips)., mentre gli uri maschi raggiungevano i 180 cm di altezza, a differenza delle femmine, che raggiungevano un'altezza di 150 cm.
Comportamento
L'uro era noto soprattutto per il suo temperamento aggressivo e pericoloso. Per questo, nelle culture antiche, ucciderne uno era considerato un grande atto di coraggio.
Domesticazione
La domesticazione dell'uro ebbe inizio nel Caucaso meridionale e nella Mesopotamia settentrionale a partire dal VI millennio a.C., mentre gli aspetti genetici suggeriscono che l'uro fu addomesticato indipendentemente in Africa settentrionale e in India.(Cfr. Shaffer and Liechtenstein 1995, 1999) La domesticazione causò cambiamenti nella fisiologia di questi bovini, tanto che i bovini domestici sono stati considerati, in passato, come specie separata (vedi sopra).
Le analisi genetiche delle ossa di uro e dei bovini moderni sono state fonti di molte notizie riguardo agli uri. Sebbene l'uro si sia estinto in Gran Bretagna durante l'età del bronzo, le analisi delle ossa degli uri, che vissero là contemporaneamente ai bovini domestici, non hanno indicato alcun apporto genetico dato alle razze moderne. Per questo, si ritiene che i bovini europei moderni siano discesi direttamente dai processi di domesticazione avvenuti nel Vicino Oriente. Gli zebù, sebbene siano stati addomesticati tra gli 8.000 e i 10.000 anni fa, sono imparentati con l'uro, da cui hanno avuto origine nel Vicino Oriente circa 200.000 anni fa.
Si pensa che anche i bovini africani discendano dall'uro, con i quali sarebbero persino più strettamente imparentati di quanto non lo siano quelli del Vicino Oriente; si ritiene che gli uri del Vicino Oriente si siano separati da quelli africani circa 25.000-15.000 anni prima di venire addomesticati. La razza bovina «turano-mongola», che si incontra in Cina settentrionale, Mongolia, Corea e Giappone, dovrebbe essere il frutto di un quarto evento di domesticazione. Questo raggruppamento si è separato da quello del Vicino Oriente circa 35.000 anni fa; non è chiaro se queste distinte popolazioni genetiche siano state composte da distinte sottospecie.
Estinzione
L'areale dell'uro si estendeva dalle isole britanniche fino all'Africa, al Medio Oriente, all'India e all'Asia centrale. A partire dal XIII secolo d.C., l'areale dell'uro si restrinse alla Polonia, alla Lituania, alla Moldavia, alla Transilvania e alla Prussia Orientale. In queste zone, il diritto di cacciare i grandi animali fu ristretto solo ai nobili, fino a divenire gradualmente una prerogativa solo delle famiglie reali. Con il declino della popolazione degli uri, la caccia cessò, ma le corti reali continuarono a ingaggiare guardacaccia che provvedessero al mantenimento di campi aperti per il pascolo degli uri. In cambio, furono esonerati dalle tasse locali e un decreto giudicò la caccia di frodo all'uro punibile con la morte. Nel 1564, i guardacaccia, secondo le stime reali, erano a conoscenza di solo 38 animali. L'ultimo uro visto vivo, una femmina, morì nel 1627 nella foresta di Jaktorów, in Polonia, per cause naturali. Un corno per bere, custodito nella Livrustkammaren di Stoccolma, si ritiene sia stato realizzato con il corno dell'ultimo uro. Questo non è del tutto corretto, perché il corno proviene da un uro mescolato con il bestiame domestico.Europeiska kulturlandskap - Hur människan format Europas natur, Urban Emauelsson, 2009. s. 161
Uro "ricreato"
A partire dagli anni venti, i fratelli tedeschi Heinz e Lutz Heck (entrambi direttori di zoo) cercarono di riportare in vita l'uro utilizzando bovini domestici, loro discendenti. Il loro piano si basava sul concetto che una specie non sarebbe estinta veramente finché i suoi geni sono ancora presenti in una popolazione vivente. Incrociarono bovini di varie razze, ma specialmente bovini da combattimento spagnoli, bovini scozzesi Highlander e di razza Podolica ungherese.
Il risultato fu il bovino di Heck, un «uro rinato» o «uro di Heck», che mostra una somiglianza incompleta con quello che conosciamo sulla fisiologia degli uri selvaticiWesterman Frank, Pura razza bianca (2013), edizione Iperborea Srl, Milano. Dopo la seconda guerra mondiale, i bovini di Heck sono aumentati di numero, essendo stati reintrodotti, fra gli altri, in Polonia, Belgio, Paesi Bassi e Inghilterra. Un consistente branco vive allo stato brado nella riserva Oostvaardersplassen (Paesi Bassi).
Rappresentazioni culturali
Degli uri sono rappresentati con estremo realismo in molte pitture rupestri europee del Paleolitico, come quelle che sono state trovate a Papasidero in Calabria, a Lascaux e nella grotta del Pech-Merle, in Francia. Alla loro forza vitale, erano attribuite qualità magiche e sono state ritrovate anche antiche statuette raffiguranti la loro forma. Gli uri, impressionanti e pericolosi, sopravvissero durante l'età del ferro in Anatolia e nel Vicino Oriente e in tutta quest'area furono adorati come un animale sacro, ovvero il toro lunare, associato alla Grande Madre e, in seguito, a Mitra. Degli uri sono dipinti sulla Porta di Ishtar di Babilonia. Nel 1999, uno scavo archeologico a Peterborough, in Inghilterra, riportò alla luce il cranio di un uro. La parte frontale del cranio era stata rimossa, ma le corna rimanevano attaccate. Ciò ha fatto supporre che l'uccisione di questo animale sia stato un atto sacrificale. Il bue selvatico chiamato re'em nella Bibbia (Numeri 23:22 e 24:8, Deuteronomio 33:17, Giobbe 39:9-10, Salmi 22:21, 29:6, 92:10 e Isaia 34:7) viene associato occasionalmente all'uro e nel passato è stato tradotto erroneamente come "unicorno".The International Standard Bible Encyclopedia, alla voce bue selvatico, Copyright, 1939, di Wm. B. Eerdmans Publishing Co. Giulio Cesare scrisse di questi animali nella Guerra gallica al capitolo 6,28: « [...] la terza è la specie dei cosiddetti uri. Sono leggermente più piccoli degli elefanti, assomigliano ai tori per aspetto, colore e forma. Sono molto forti, estremamente veloci, non risparmiano né uomini, né animali che abbiano scorto. I Germani si danno molto da fare per catturarli per mezzo di fosse, e poi li uccidono: i giovani si temprano e si esercitano in queste fatiche e genere di cacce. Chi ha ucciso diversi uri, ne espone le corna pubblicamente, a testimonianza della sua impresa, ricevendo grandi elogi. Non si riesce ad abituare gli uri alla presenza degli uomini, né ad addomesticarli, neppure se catturati da piccoli. Le corna, per ampiezza, forma e aspetto, sono molto diverse da quelle dei nostri buoi. Sono un pezzo molto ricercato, le guarniscono d'argento negli orli e le usano come coppe nei banchetti più sontuosi». Il primo a chiosarne il nome fu il monaco lessicografo dell'XI secolo Papia, il quale lo descrisse come un grande bue selvatico germanico dalle corna protese e dalle dimensioni seconde solo a quelle dell'elefante; a suo dire, era chiamato da alcuni erroneamente "bufalo" e il suo nome derivava dal gr. ὂρος, "montagna". Papias, Glossarium. In: Corpus scriptorum histiae byzantinae. Georgius Cedrenus. T. II. Bonn, 1839. L'uro («bour» in rumeno) fu anche il simbolo della Moldavia; si può trovare ancora negli stemmi sia della Romania che della Moldavia. Il corno dell'uro è il simbolo dello stemma della città lituana di Taurage. È presente anche nell'emblema di Kaunas, in Lituania, e faceva parte dell'emblema della Bucovina, quando questa regione faceva parte di un Kronland dell'Impero austro-ungarico.
Il nome della città Turek in Polonia è forma diminutiva della parola slava "tur". L'uro rosso figura sullo stemma della città. Il castello di Turjak in Slovenia apparteneva ai nobili Turjak (ted. Auersperg), che, fin dal XI secolo, avevano inserito un uro nel proprio stemma, incidendolo nella torre del castello ricostruito nel 1520 e tuttora esistente. I cognomi slavi orientali Turenin, Turishchev, Turov e Turovsky prendono origine dal nome slavo orientale di questa specie (Tur).Yu. A. Fedosyuk, Russian Surnames. Popular Etymological Dictionary. 6th Ed. Il cantone svizzero di Uri utilizza come proprio stemma la testa di un uro.