Piazza Pitagora è una piazza del centro di Crotone, in Calabria, posta al margine occidentale del centro storico e nel punto di raccordo con le direttrici dell'espansione urbana sviluppatasi dalla seconda metà del XIX secolo. Occupa l'area immediatamente esterna all'antica Porta di Terra, principale accesso alla città fortificata fino alla sua demolizione nel 1867; la successiva sistemazione dello spazio contribuì alla formazione di un nuovo nodo viario fra il nucleo murato, la Marina, la stazione ferroviaria e le aree di espansione esterne.

Nella carta urbana del 1874 è indicata come piazza Principessa Margherita, mentre nelle fonti successive compare come piazza Regina Margherita; nel 1893 fu intitolata a Raffaele Lucente e, nel 1938, assunse il nome di piazza della Rivoluzione Fascista. Nel secondo dopoguerra quest'ultima denominazione fu abbandonata e la piazza venne dedicata a Pitagora, la cui scuola filosofica ebbe sede nell'antica Kroton: il nome attuale risulta documentato almeno dal 1957.

Storia Dalla Porta di Terra alla piazza ottocentesca

Fino alla seconda metà del XIX secolo l'area occupata dall'attuale piazza si trovava immediatamente all'esterno della cinta fortificata, in corrispondenza della principale porta d'accesso alla città. Il 14 agosto 1867 la Giunta comunale, durante l'amministrazione di Raffaele Lucente, deliberò la demolizione della cortina compresa fra i bastioni dell'Immacolata e di San Francesco, nel tratto in cui si trovavano il ponte e la Porta di Terra; insieme all'abbattimento delle strutture militari venne approvata la sistemazione urbanistica dell'area circostante e i lavori procedettero rapidamente, tanto che l'11 settembre dello stesso anno la demolizione della porta risultava ormai prossima al completamento.

La scomparsa dell'ingresso fortificato modificò il rapporto fra il nucleo antico e il territorio esterno: nell'area della porta furono aperti i portici e vennero impostati nuovi percorsi destinati a collegare la città con i quartieri e le infrastrutture in formazione. Il Comune attribuisce allo stesso Lucente un ruolo nell'apertura del collegamento fra l'attuale piazza e il quartiere della Marina, oltre che nella realizzazione dei portici sul luogo dell'antico accesso urbano.

Una carta di Crotone compilata dall'ingegnere Pietro Bosetto il 24 agosto 1874 documenta l'assetto assunto dall'area pochi anni dopo: nel punto in cui sorgeva l'antica Porta Principale aveva origine via Vittoria, fiancheggiata da due porticati aperti sulla piazza Principessa Margherita; la stessa carta distingue dalla piazza maggiore due spazi laterali più piccoli, dei quali quello posto a sinistra per chi usciva dalla città era denominato piazza Vittoria.

La nuova piazza costituiva ormai uno dei punti di diramazione della rete viaria esterna alle fortificazioni. Da essa partivano, oltre ai percorsi più antichi verso Isola, Cutro e il ponte sull'Esaro, la strada diretta alla stazione ferroviaria, il collegamento verso Poggio Reale e la strada Principessa Margherita, destinata a raggiungere i magazzini e il settore portuale; la trasformazione dell'area della Porta di Terra si inserì così nel processo di espansione che, negli ultimi decenni dell'Ottocento, portò alla formazione di nuovi assi e costruzioni al di fuori dell'antico circuito murario.

Piazza Raffaele Lucente Dopo la morte di Raffaele Lucente, avvenuta nel 1890, l'amministrazione comunale promosse la realizzazione di un monumento in sua memoria: il 15 agosto 1892 il Consiglio comunale autorizzò la collocazione di un busto, opera dello scultore Francesco Jerace, nella villetta lungo strada Regina Margherita; con deliberazione della Giunta del 16 aprile 1893 venne inoltre stabilito che la località destinata ad accogliere il monumento assumesse il nome di piazza Raffaele Lucente. Il busto fu inaugurato il 14 maggio dello stesso anno.

La piazza continuò a essere interessata dalle trasformazioni urbanistiche fra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento. Nel 1907 vi si svolse l'inaugurazione dell'acquedotto cittadino; nello stesso periodo il monumento a Lucente si trovava davanti alla palazzina dei fratelli Giglio, che delimitava uno dei lati dello spazio urbano e venne demolita nel primo decennio del Novecento in relazione all'apertura di via Vittorio Veneto. Dopo la demolizione il monumento fu spostato di pochi metri e collocato davanti alla costruzione che allora ospitava i «Grandi Alberghi Riuniti, Pitagora e Concordia».

Il periodo fascista e il dopoguerra Il 19 novembre 1938, nell'ambito di una revisione della toponomastica cittadina, piazza Raffaele Lucente fu rinominata piazza della Rivoluzione Fascista; il 26 novembre dello stesso anno l'amministrazione deliberò inoltre la costruzione di un complesso monumentale con arengario e sacrario dedicato ai caduti del regime e delle campagne militari fasciste.

Il progetto, inizialmente affidato all'ingegnere Gastone Saletnich e successivamente modificato, comprendeva un podio, quattro pilastri con architrave semicircolare e un altorilievo, noto come Legionario, realizzato dallo scultore crotonese Giuseppe Mancuso. Durante la visita a Crotone del 30 marzo 1939, Benito Mussolini raggiunse la piazza e salì sul podio predisposto per l'occasione; il complesso, nella sua configurazione definitiva, fu completato il 10 luglio dello stesso anno.

Dopo la seconda guerra mondiale gli elementi maggiormente connessi alla simbologia fascista furono progressivamente rimossi: sul finire degli anni cinquanta l'arengario venne demolito, mentre la scultura del Legionario fu trasferita nella villa comunale. Anche il monumento a Raffaele Lucente venne trasferito nella villa nell'ambito della nuova sistemazione dello spazio urbano; la documentazione comunale relativa a questi interventi attesta già nel 1957 l'uso della denominazione piazza Pitagora.

Assetto urbano e portici

Piazza Pitagora occupa una posizione di raccordo fra il centro storico e la città sviluppatasi al di fuori delle fortificazioni dopo la metà dell'Ottocento. Sul versante rivolto verso il nucleo antico ha origine uno dei principali percorsi matrice del centro storico: dalla piazza, via Pitagora conduce verso piazza Duomo e prosegue attraverso via Milone fino a piazza Castello, collegando il settore occidentale della città con il polo religioso e civile e con l'area della fortezza.

I portici costituiscono l'elemento architettonico maggiormente legato alla formazione ottocentesca della piazza. Realizzati in corrispondenza dell'antica Porta di Terra, accompagnarono l'apertura della città verso l'esterno e definirono il passaggio fra il tessuto del nucleo murato e i nuovi spazi urbani; il colonnato è formato da elementi in arenaria, con fusto liscio e capitelli neodorici, mentre nell'area della piazza si trova inoltre il mercato centrale, area mercatale comunale organizzata attraverso posteggi numerati e destinata al commercio su area pubblica.

La funzione di raccordo della piazza emerge anche dalla viabilità sviluppatasi dopo la demolizione delle mura: già nella cartografia del 1874 lo spazio appare connesso alle direttrici verso la stazione, la Marina e le aree esterne alla città antica, mentre sul lato del centro storico mantiene il rapporto con l'asse diretto verso piazza Duomo e il castello.

Tutela e restauri Nel corso del XX secolo i portici furono interessati da interventi che ne modificarono temporaneamente l'aspetto: nel 1959 le colonne neodoriche vennero rivestite con lastre di marmo, mentre a metà degli anni ottanta un successivo intervento eliminò il rivestimento e interessò il recupero dei fusti e dei capitelli. Nel 2019 il Comune avviò un'ulteriore attività di riqualificazione, indicando l'intervento del 1985 come l'ultimo precedente intervento organico sul colonnato.

Nel 2024 la piazza è stata compresa nel contesto urbano sottoposto a dichiarazione di interesse culturale con decreto n. 168 del 3 giugno 2024 della competente Soprintendenza. Il provvedimento interessa la direttrice urbana formatasi con la nuova espansione di Crotone fra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo e comprende, fra gli elementi considerati, anche le pavimentazioni storiche in basolato lavico della piazza, ricondotte sulla base della documentazione iconografica agli anni trenta e quaranta del Novecento.

Note

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