Dio, patria, famiglia, scritto anche Dio, patria e famiglia, è un trinomio adoperato soprattutto come slogan o motto politico.

Storia

Origini Secondo alcune ricostruzioni il trinomio avrebbe origine in un'opera del patriota genovese Giuseppe Mazzini, Doveri dell'uomo, pubblicata nel 1860. Essa inizia con le parole: "Voglio parlarvi, come il core mi detta, delle cose più sante che noi conosciamo, di Dio, dell'Umanità, della Patria, della Famiglia." Lo storico Roberto Balzani ha però osservato al proposito come quello di Mazzini sia in realtà un quadrinomio, in cui un ruolo centrale è assunto dall'Umanità (infatti più avanti si legge, al cap. IV, "I vostri primi doveri [...] sono verso l'Umanità"). Nella stessa opera di Mazzini è precisato a tale proposito che: "Quei che v'l'insegnano morale, limitando la nozione dei vostri doveri alla Famiglia o alla Patria, v'insegnano, più o meno ristretto, l'egoismo, e vi conducono al male per gli altri e per voi medesimi. Patria e Famiglia sono come due circoli segnati dentro uno maggiore che li contiene [l'Umanità]." Mazzini avrebbe così inteso sottolineare i doveri, in aggiunta ai diritti delineati dalla Rivoluzione francese, che a suo avviso da soli avrebbero creato una società materialista, infelice ed egoista.

Il trinomio è presente inoltre in altri scritti dell'Ottocento in italiano e latino, tra i quali il saggio filosofico Nuovi discorsi del tempo o Famiglia, Patria e Dio di Augusto Conti del 1897, ed è ricorrente anche come tematica in alcuni scritti di Giosuè Carducci.

Il fascismo È però con l'avvento del fascismo che il trinomio ebbe una vasta diffusione, assumendo le forme di uno slogan ad uso propagandistico e politico, ripetuto sui muri delle case e delle fabbriche, nei libri di scuola. Lo slogan doveva esemplificare l'intera ideologia del fascismo e nelle pubblicazioni di propaganda veniva contrapposto al bolscevismo ("senza Dio, senza patria, senza famiglia").

Bruno Vespa ha sostenuto che il primo a utilizzare lo slogan in un contesto fascista sia stato Giovanni Giuriati, segretario del Partito Nazionale Fascista. Altri osservatori hanno però notato un articolo di Giuriati del 1931 sulla rivista Gioventù Fascista, in cui scrisse: "Dio e Patria. Ogni altro affetto, ogni altro dovere vien dopo.", sottolineando come quello di Giuriati fosse in realtà un binomio in cui mancava la famiglia e come vi siano in realtà attestazioni precedenti anche in ambito fascista.

Il trinomio caratterizzò, in Portogallo, il regime dittatoriale e autoritario dell'Estado Novo per un quarantennio, mentre in Brasile fu utilizzato dall'Azione Integralista Brasiliana.

Utilizzo Lo stesso slogan è stato poi utilizzato negli ambienti della destra politica del secondo dopoguerra, sia italiana sia portoghese e brasiliana (come Deus, Pátria e Família), ma anche ungherese (come Isten, Haza, Család).

Esponenti politici di destra e media affini a queste posizioni hanno sostenuto la tesi delle origini di tale slogan nell'opera di Mazzini, sebbene manchi al suo interno del concetto di Umanità altrettanto sottolineato da Mazzini, il quale propugnava, anziché il conflitto di classe (da egli definito un delitto sociale), la complementarietà di diritti e doveri per il raggiungimento del Progresso. Invece, l'utilizzo di tale slogan da parte della destra politica enfatizza un'accezione conservatrice, tradizionalista e identitaria, quindi la volontà di difendere i valori in esso espressi da presunti attacchi provenienti da categorie politiche e sociali considerate oppositrici.

L'utilizzo di questo slogan, storicamente e attualmente, viene criticato da chi, associandolo a posizioni fasciste e fondamentaliste e accostandolo talvolta al sintagma Blut und Boden, lo ritiene incompatibile con la libertà religiosa e la laicità che caratterizzano una piena democrazia liberale.

Note

Altri progetti

Categoria:Slogan politici