Nonostante le numerose fonti che ne attestano l'esistenza e la fama presso i suoi contemporanei, è caduta nell'oblio e la sua opera è andata perduta. Poche tracce restano agli storici per colmare le lacune e approfondire la sua produzione letteraria.

Biografia NipoteCamillo Paleotti era fratello del cardinale Gabriele Paleotti, il quale era quindi lo zio di Ippolita. Cfr. del cardinale Gabriele Paleotti, Ippolita Paleotti nacque nel XVI secoloLe date di nascita (1557) e di morte (1681) indicate in sono da ritenersi errate e frutto di una trascrizione affrettata: il 1557 è indicato dalle fonti storiche come l'anno in cui la poetessa fu attiva, non come anno di nascita; il 1681 sembra contenere un refuso rispetto all'anno 1581, che corrisponde all'anno dellOrazione funebre anch'essa descritta da varie fonti storiche. Inoltre, non sembra plausibile la data del 1681 per la morte, che la darebbe morta a 139 anni ipotizzando che diventasse attiva come poetessa ad almeno quindici anni nel 1557. La data di nascita non può in ogni caso risalire a prima della pubertà dei genitori, presumibile dalle date di nascita del padre (1522) e della madre. in una nobile famiglia senatoria bolognese che fin dall'infanzia la immerse in un ambiente culturale stimolante. La madre era Leona Leoni mentre il padre, un mecenate attivo in politica che intratteneva contatti con vari letterati in città, era Camillo Paleotti (1520-1594), amico di Ulisse Aldrovandi e collaboratore di Carlo Sigonio. Ippolita aveva anche un fratello, Galeazzo, e due sorelle, Camilla e Ginevra.Sulla famiglia Paleotti cfr.

Le fonti concordano nel dire che Ippolita Paleotti scriveva «eleganti versi». in latino, greco e toscano e che fiorì nel 1557.. Fu apprezzata al pari di sue contemporanee, quali la scrittrice e poetessa veneziana Valeria Miani o ancora le poetesse bolognesi Isabella Pepoli Riario. e Febronia Pannolini, seppure non raggiunse mai la popolarità della celeberrima Lucia Bertana.

Sposò il collega e umanista Paris o Paride Grassi. cit. in . Inserita nell'ambiente culturale bolognese della sua epoca, la poetessa è l'unica donna esplicitamente indicata come visitatrice della collezione di Ulisse Aldrovandi. indica due donne, Paleotti e Cristina di Svezia, riprendendo in maniera imprecisa .. Plausibilmente conosciuto nella cerchia familiare, Ippolita Paleotti fu ammirata dallo scienziato stesso, che la definì "studiosa".Cfr. cit. in e in (tesi di dottorato)

Il linguista e grecista Ascanio Persio, suo contemporaneo, le dedicò un epigramma in greco, il cui manoscritto è conservato nelle collezioni della Biblioteca Apostolica Vaticana., cit. in tradotto liberamente come «O ramo della stirpe illustre, o dea delle donne / Hippolita, dotta nelle cose antiche / come vive Felsinea adesso, la città non aspira (più) alle antiche virtù né alla grazia desiderabile.»

La morte, i riconoscimenti postumi e la caduta nell'oblio Alla sua morte, Giulio GiacobonioQuesto Giulio Giacobonio potrebbe essere tale Giulio Giacoboni da Terni (1538 ca.-1587), antiquario amico di Paolo Manuzio e di Aldo il Giovane, editori con cui era in contatto anche Camillo Paleotti. Cfr. e . In è indicato come Giulio Iacobini. In come Giulio Giacoboni. declamò una Orazione funebre in omaggio alla letterata:

A qualche decennio dalla morte, la fama di Ippolita Paleotti Grassi non si era ancora stemperata: fu celebrata ad esempio da Pietro Paolo Bissari (1595-1663) nel suo discorso Sulle dame accademiche, cit. in (atti del Congresso dell'ADI - Associazione degli Italianisti a Roma, 9-12 settembre 2015), stampato nel 1648 e in cui il principe dell'Accademia Olimpica caldeggiava l'apertura delle accademie letterarie alle donne.

Nel 1666, Antonio Masini nel suo Bologna perlustrata la inserisce nella lista delle "donne bolognesi addottrinate". e la elogia come «molto intendente della lingua latina, e greca».. Nel suo Notizie degli scrittori bolognesi del 1714, Pellegrino Antonio Orlandi, ripreso a sua volta nel 1788 da Giovanni Fantuzzi, la inserisce nella sua lista di "Donne bolognesi famose nelle lettere, nella poesia e nelle leggi". e la conferma come poetessa in lingua toscana, latina e greca..

Su commissione di una nobile famiglia, tra il 1680 e il 1690 ca. lo scultore di Casa Fibbia realizzò per il Palazzo Felicini-Fibbia un ciclo di dodici sculture in terracotta di donne bolognesi illustri, tra cui figura anche un busto d'Ippolita Paleotti. La collocazione originaria dei busti è presumibilmente quella della miniatura di Alessandro Scarselli (1684-1773), presa dagli Insigna degli Anziani e conservata all'Archivio di Stato di Bologna.Cfr. L'iscrizione alla base del busto recita: «Hippolita Paleotti // Paridis Grasi Uxor // Cardinalis Gabrielis // Paleotti Soror // In Latinis, Grecisque Litteris // Sapientissima. // Floruit MDC // Obiit MDCXXI.»

Sono sostanzialmente invariate le informazioni riprese dalle fonti ottocentesche che la indicano tra le celebri poetesse del passato..The international review, marzo aprile 1878, cit. in La ritroviamo citata tra le altre nel Cenni biografici e ritratti d'insigni donne bolognesi (1845) di Carolina Bonafede,. una delle opere ottocentesche con finalità patriottiche, scritte da donne con il preciso scopo di incoraggiare le ragazze e i loro genitori a essere orgogliosi dei risultati ottenuti dalle donne.

Ancora nel 1886 un professore si rammaricava della scarsità delle notizie relative ad alcune "rimatrici" e letterate del Cinquecento, tra cui Ippolita Paleotti, delegando ad altri di approfondirne gli studi.«Essendomi fin da principio proposto di dare una monografia possibilmente compiuta, e di abbracciare nel mio lavoro tutte le rimatrici e le letterate del Cinquecento, delle quali ci è parvenuta qualche notizia, per dare con ciò un quadro esatto ed esauriente delle produzioni letterarie femminili e della coltura donnesca attraverso il XVI secolo, mi sembra opportuno ricordare in breve ancora alcune donne di lettere, rimettendo ad altri, di me più abili, l'arduo incarico di fare — se pur valga la pena — intorno alle medesime più minute indagini, e di rendere di pubblica ragione i risultati di uno studio più profondo in un lavoro che dovrebbe evidentemente riuscire anche di maggior mole.» Cfr. , che scopre Ippolita Paleotti in .

Una timida riscoperta Alcune ricerche storiografiche svolte in ambito anglosassone e statunitense a partire dagli anni 2000 e 2010.. hanno riportato alla luce dettagli dimenticati della vita e delle opere di Ippolita Paleotti, complice il rinnovato interesse per le illustri figure femminili bolognesi del passato, da parte di studiosi anglofoni e non solo.

Tra di essi figura la storica statunitense Paula Findlen, che nel 2015 si è dedicata allo studio della presenza femminile nell'università bolognese dal XIII al XVIII secolo. Anche la storica britannica Jane Stevenson ha svolto ricerche sulla poetessa, individuando due lettere dell'erudita, di cui una scritta in greco e una in latino, che dovrebbero trovarsi nell'Archivio Isolani a BolognaF. 30. 99. 18 (CN 58) e nella Biblioteca Apostolica Vaticana..Vat Lat. 6410, foglio 119

Va letta in questo contesto più generale di riscoperta la scelta del Museo della storia di Bologna, inaugurato nel 2012, di allestire nella rinnovata Sala della Cultura a Palazzo Pepoli l'esposizione dei dodici busti di donne bolognesi illustri dello scultore di Casa Fibbia, incluso quello di Paleotti. I busti sono stati presentati al pubblico in una mostra dedicata alle nuove acquisizioni nel 2007..

Note

Bibliografia Fonti cinquecentesche

Fonti seicentesche

Fonti settecentesche

Fonti ottocentesche

(ristampa anastatica)

Fonti novecentesche

Fonti contemporanee

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