Biografia Secondo di cinque fratelli, figlio dell'architetto Emanuele Di Bartolo e Giuseppa Licata, nasce a Gela, allora Terranova di Sicilia, dove è registrato al battesimo con i nomi di Giovanni Cristoforo AloisioArchivio storico della Chiesa Madre di Gela, Registro dei battezzati, atto di battesimo dell'anno 1819, s.n..
Dopo aver seguito il corso di ingegneria civile, architettura e agronomia all'Università di Palermo, nel quale ottiene la laurea dottorale in fisica matematica tra il 1841 e il 1842, specializzandosi in agronomia, lavora a Terranova di Sicilia, ricoprendo l'incarico di architetto comunale provvisorio sin dal primo agosto 1843L'incarico di architetto comunale titolare del comune di Terranova è riferibile al 10 giugno 1848. Qui esegue numerose perizie, sia per conto di privati che per il Municipio, e sostituisce infine il padre nella direzione dell'ufficio tecnico di quella città. Segue principalmente lavori urbanistici (la "strada marina", l'acquedotto di San Giovanni, il basolato del corso, l'incanalamento delle acque nel "piano Mendola"); svolge perizie e stime agrimensorie (di grande importanza tutta l'estimo dell'ex Feudo-Nobile requisito dal comune per dividere la terra tra i contadini), nonché progetti monumentali, come il carcere di Terranova e quello di Castrogiovanni, il cui disegno a china si conserva al piano superiore della Biblioteca comunale di Gela. Il 3 marzo 1851 è nominato architetto comunale provvisorio di Caltanissetta con incarichi su tutta la provincia, tuttavia l'anno successivo è nominato Guardia Generale d'Acque e Foreste per il comune di Terranova e ingegnere delle solfatare.
Durante i moti del 1848, è chiamato a far parte del battaglione della Guardia Civica cittadina, istituito in ogni città della Sicilia con compiti di polizia volontaria per prevenire atti di guerriglia gratuita e vendette sommarie nei confronti dei filo borbonici e non solo, ricoprendo il ruolo di 1º tenente della quarta compagnia cittadina capitanata da Francesco Candioto. Agli inizi degli anni Sessanta dell'Ottocento la sua attività è prevalentemente registrata in Sicilia. Insegna "matematiche" nelle scuole cittadine, a seguito dell'investitura che l'abate Giuseppe Bertini, membro della Commissione della pubblica istruzione ed educazione in Sicilia, aveva caldeggiato incaricandolo dell'insegnamento e diffusione del sistema metrico sicilianoLa lettera dell'Abate Bertini, di cui si ha notizia, e datata 12 febbraio 1862. A metà del secolo è eletto membro corrispondente della Commissione di Antichità e Belle Arti della SiciliaLa nomina avvenne con lettera del 9 dicembre 1854, foglio di elezione n. 243, l'ente che sovrintendeva i lavori di scavo e la raccolta di oggetti archeologici sull'isola.
Dopo il 1863 lavora prevalentemente fuori dalla Sicilia, dove svolge diversi incarichi per conto del "Regio Ministero di Agricoltura Industria e Commercio". Numerosi i periodi di permanenza a Torino, Firenze, Grosseto per espletare incarichi ministeriali e dirigere prove di coltivazione del cotone. Nel 1865 ritorna in Sicilia per assistere il fratello architetto Giuseppe di Bartolo, in fin di vita a Giarre. Nel 1866 è a Napoli come giurato nel Secondo congresso sulla coltivazione del cotone in Italia. Tra il 1868 e il 1875 la sua attività è diretta principalmente allo sviluppo economico dell'agro catanese (Giarre, Mascali, Acireale), con interventi e perizie sulle linee ferrate, sull'irrigazione e sui sistemi idraulici di quella zona. Dal 1875 non si hanno più notizie di lui e il suo nome è cancellato anche dagli elenchi elettorali del municipio di Terranova di Sicilia.
Studi agronomici Nel 1851 pubblica il suo primo saggio di argomento scientifico sugli Annali di Agricoltura Siciliana che l'Istituto agrario Castelnuovo, grazie al suo direttore, il botanico Giuseppe Inzenga, aveva inaugurato come organo di diffusione delle ricerche e degli studi agronomici promossi grazie al lascito testamentario del principe filantropo Carlo Cottone. Il primo studio pubblicato reca il titolo Coltivazione del cotoniere in Terranova ed è tutto incentrato sulla comunicazione delle tecniche di impianto e coltivazione del cotone nella piana di Gela, argomento del quale ritiene di poter portare un contributo decisivo in quanto "coltivatore, nelle terre di sua proprietà, di questo importantissimo economico vegetabile, che forma uno dei rami principali dell'industria del mio paese". Giovanni di Bartolo ritiene infatti che l'unico modo per poter progredire nella diffusione di questa coltivazione e migliorarne qualità e quantità sia raccogliere tutte le pratiche esistenti nell'isola da secoli:
Nel 1863 è incaricato dal Regio Ministero di Agricoltura Industria e Commercio di ispezionare i terreni cotoniferi di tutta la provincia di Caltanissetta al fine di redigere una precisa fotografia sulle possibilità di sviluppo di questa coltura e comprenderne le reali potenzialità per l'economia del territorio. I suoi impegni istituzionali fuori da Terranova sono sempre più assidui e nel 1863 è nominato giurato alla Prima esposizione italiana dei cotoni che si terrà a Torino l'anno successivo.
A Grosseto è invitato dal barone Bettino Ricasoli a tenere un discorso sulla "convenienza della coltivazione del cotone nella Provincia Grossetana e nelle Maremme Toscane", poi pubblicato. Nel settembre del 1864 tiene una conferenza sulla coltivazione del cotone presso la sede della Reale Accademia Economico-Agraria detta Accademia dei Georgofili, la più antica e prestigiosa accademia agronomica d'Italia e la più antica d'Europa. All'ottobre dello stesso anno risale invece l'incontro con lo scrittore lombardo Alessandro Manzoni, con il quale intrattenne un breve scambio epistolareBiblioteca nazionale Braidense di Milano, Fondo manzoniano, MANZ.B.XVIII.129 sulla sperimentazione di specie del cotone a latitudini fredde.
Sempre nel 1864 pubblica la sua monografia sulla coltura del cotone dal titolo Della coltivazione del cotone secondo le antiche pratiche di Terranova di Sicilia dove vengono riunite ed esplicitate tutte le pratiche sulla coltivazione delle diverse specie di cotone a Terranova, con un approfondimento sugli strumenti agrari in uso in quel tempo.
Nel 1868 esce un altro articolo intitolato Un'avvertenza sul male che produce la irrigazione in Agosto nel cotoniere, edito in occasione della Prima esposizione del consorzio interprovinciale di Sicilia (1868). L'autore terranovese ritorna ad occuparsi dell'argomento del quale ha maggiore esperienza pratica, cioè il cotone, anche se gli era stato affidato il compito ulteriore di valutare gli agrumi presentati a concorso e le "pratiche distintamente che si usano in queste contrade dell'Etna". Il suo intervento è ancora una volta diretto a "contribuire al bene della comune patria Italia Una" attraverso l'elenco di tutti i casi nei quali l'eccesso di irrigazione produce danni o benefici. Egli però suggerisce ai convenuti di "guardare l'insieme sotto un punto di vista complessivo": non basta cioè valutare unicamente il numero o la frequenza delle irrigazioni ma bisogna porre attenzione al quantitativo d'acqua irrorato in relazione alla qualità del terreno, alle specie seminate, alle "serchiature della pianta", alla quantità di pioggia caduta in tutti i mesi di crescita della pianta dal momento della messa a dimora dei semi sino alla fruttificazione.
Opere architettoniche Al periodo in cui esercitò a Terranova di Sicilia, risale la redazione del primo progetto noto di Giovanni di Bartolo. Si tratta del nuovo edificio carcerario concepito per il Distretto di Terranova, datato 1847, poi non realizzatoGli elaborati grafici progettuali sono conservati presso l'Archivio di Stato di Palermo, Min. e R. Segr. Luog. Gen., Lavori pubblici, Carte topografiche nn. 95 e 143. Un altro disegno si trova in cornice presso la Biblioteca comunale di Gela al piano primo.. Il fabbricato presenta un'organizzazione a pianta centrale, con concezione cellulare, caratterizzato da un volume compatto su tre livelli fuori terra. Il connettivo planimetrico, infatti, è costituito da un cortile, collocato in posizione baricentrica, da cui si sviluppa la distribuzione funzionale dei vari spazi. L'unica entrata, che mette in comunicazione l'esterno con il cortile interno, è affiancata dall'abitazione del custode e dalla postazione di guardiania. Sul cortile si affacciano le varie celle, destinate all'internamento dei rei che avrebbero dovuto scontare pene criminali. Al primo piano trovano spazio la Camera di Esame per il Giudice, le celle per i rei "civili", ovvero che avrebbero dovuto espiare pene correzionali e di polizia – suddivise in uomini, donne e sacerdoti – oltre a due infermerie, una per ogni genere, e le latrine. Il connettivo verticale è costituito da un un'unica scala che mette in comunicazione i vari livelli. Erano presenti anche spazi destinati al lavoro dei detenuti: un'ampia stanza a piano terreno per gli uomini e un ambiente leggermente più piccolo al secondo piano per le donne. Le uniche aperture, oltre alla porta di ingresso, sono costituite dalle finestre presenti solamente al secondo e ultimo livello, corrispondente agli spazi destinati ai carcerati "civili", gli "ospedali" e gli ambienti per il giudice. Al centro del cortile è collocata una vasta edicola, a forma di baldacchino a base quadrata, al centro della quale e in posizione elevata è collocato un altare. L'edicola dell'altare presenta un basamento compatto, rialzato fino al primo piano, sopra il quale si elevano quattro pilastri sovrastati da quattro archi a tutto sesto a sostegno della copertura a padiglione o a gronda costante (prima soluzione), oppure a colmo costante, con otto falde, quattro displuvi e quattro compluvi (seconda soluzione). L'altare è rivolto verso il lato dell'ingresso ed è ulteriormente rialzato di alcuni graditi. Dal 1852 e fino al 1863 esercita nuovamente la professione di architetto comunale, firmando numerose perizie di compravendita e progettando la rettificazione della cosiddetta "strada marina" di Terranova, oltre alla nuova pubblica fognatura e al lastricato per il corso cittadino.