Lo studio dellimpatto ambientale della guerra si concentra sulla modernizzazione della guerra e sui suoi crescenti effetti sull'ambiente. I metodi della "terra bruciata" (una strategia militare volta a distruggere tutto ciò che consente a una forza militare nemica di poter combattere una guerra, inclusa la privazione e la distruzione di acqua, cibo, esseri umani, animali, piante e qualsiasi tipo di strumento e infrastruttura) sono stati utilizzati per gran parte della storia documentata. Tuttavia, i metodi della guerra moderna causano una devastazione molto maggiore sull’ambiente. La progressione della guerra dalle armi chimiche alle armi nucleari ha creato sempre più stress sugli ecosistemi e sull’ambiente. Esempi specifici dell'impatto ambientale delle guerre includono la prima guerra mondiale, la seconda guerra mondiale, la guerra del Vietnam, la guerra civile in Ruanda, la guerra del Kosovo e la guerra del Golfo.
Eventi storici
Vietnam
La guerra del Vietnam ha avuto implicazioni ambientali gravi a causa degli agenti chimici utilizzati per distruggere la vegetazione che aveva un'importanza strategica a livello militare. I nemici avevano infatti un vantaggio quando si confondevano con la popolazione civile o si riparavano nella fitta vegetazione. Quindi, per evitare loro questo vantaggio, gli eserciti americani prendevano di mira gli ecosistemi naturali in modo che i nemici non potessero più nascondersi nella vegetazione, che veniva rasa al suolo. Le forze armate statunitensi hanno utilizzato "più di 20 milioni di galloni (circa 90 milioni di litri) di erbicidi [...] per defogliare le foreste, eliminare la crescita lungo i confini dei siti militari ed eliminare i raccolti nemici." Gli agenti chimici hanno dato agli Stati Uniti un vantaggio nelle operazioni belliche. Tuttavia, la vegetazione non fu in grado di rigenerarsi e lasciò dietro di sé distese fangose che esistevano ancora anni dopo l'irrorazione. Non solo la vegetazione fu colpita, ma anche la fauna selvatica: "uno studio della metà degli anni '80 condotto da ecologisti vietnamiti ha documentato solo 24 specie di uccelli e 5 specie di mammiferi presenti nelle foreste irrorate e nelle aree danneggiate, rispetto a 145-170 specie di uccelli e 30-55 tipi di mammiferi nella foresta intatta [detta IFL, ossia un ambiente naturale senza segni di attività umana significativa o frammentazione dell’habitat]." Gli incerti effetti a lungo termine di questi erbicidi si stanno scoprendo man mano in epoca moderna osservando i modelli di distribuzione delle specie modificati attraverso il degrado degli habitat e la perdita dei sistemi di zone umide, che hanno assorbito il deflusso dalla terraferma. La distruzione delle foreste durante la guerra del Vietnam è uno degli esempi di ecocidio più comunemente utilizzati. Tale distruzione è stata citata anche dal primo ministro svedese Olof Palme e da avvocati, storici e altri accademici.
Africa In Africa la guerra è stata un fattore importante nel declino della fauna selvatica all’interno dei parchi nazionali e ad altre aree protette. Tuttavia, un numero crescente di iniziative di ripristino ecologico, tra cui nel Parco nazionale dell'Akagera in Ruanda e nel Parco nazionale di Gorongosa in Mozambico, hanno dimostrato che animali e piante selvatici e interi ecosistemi possono essere riabilitati con successo anche dopo conflitti devastanti. Gli esperti hanno sottolineato che la risoluzione dei problemi sociali, economici e politici è essenziale per il successo di tali sforzi.
Ruanda Il genocidio del Ruanda portò all’uccisione di circa 800.000 Tutsi e Hutu moderati. La guerra creò una massiccia migrazione di quasi 2 milioni di Hutu in fuga dal Ruanda nel corso di poche settimane verso i campi profughi in Tanzania e, oggi, nella moderna Repubblica Democratica del Congo. Questo grande spostamento di persone nei campi profughi mise sotto pressione l’ecosistema circostante. Le foreste furono abbattute per fornire legname allo scopo di costruire rifugi e accendere fuochi per cucinare: "queste persone soffrivano di condizioni difficili e costituivano una grave minaccia per le risorse naturali". Le conseguenze del conflitto includevano anche il degrado dei parchi e delle riserve nazionali. Un altro grosso problema è stato che il crollo demografico in Ruanda ha spostato personale e capitali in altre parti del paese, rendendo così difficile la protezione della fauna selvatica.
Seconda guerra mondiale La seconda guerra mondiale militarizzò la produzione (oltre a incrementarla notevolmente) e il trasporto delle materie prime e introdusse molte nuove conseguenze ambientali, che possono essere viste ancora oggi. La guerra ebbe una vasta portata nella distruzione di esseri umani, animali e materiali. Gli effetti postbellici della seconda guerra mondiale, sia ecologici che sociali, sono ancora visibili decenni dopo la fine del conflitto.
Durante la seconda guerra mondiale , nuove tecnologie furono utilizzate per creare aerei, sfruttati per condurre raid. Gli aerei furono utilizzati per trasportare risorse da e verso diverse basi militari e sganciare bombe su obiettivi nemici, neutrali e amici. Queste attività danneggiarono gli habitat.
Come la fauna selvatica, anche gli ecosistemi soffrono dell’inquinamento acustico prodotto dagli aerei militari. Durante la guerra, gli aerei fungevano da vettore per il trasporto di piante esotiche, portando erbe e specie coltivate negli ecosistemi delle isole oceaniche tramite piste di atterraggio che venivano utilizzate come stazioni di rifornimento e di sosta durante le operazioni nella guerra del Pacifico. Prima della guerra, le isole remote intorno all'Europa erano abitate da un elevato numero di specie endemiche ma successivamente i conflitti aerei ebbero un’enorme influenza negativa su di esse.
Nell’agosto del 1945, dopo aver combattuto la seconda guerra mondiale per quasi quattro anni, gli Stati Uniti d'America sganciarono una bomba atomica sulla città di Hiroshima in Giappone. Circa 70.000 persone morirono nei primi nove secondi dopo il bombardamento di Hiroshima, un numero paragonabile al bilancio delle vittime del devastante raid aereo dell'Operazione Meetinghouse su Tokyo (il più duro bombardamento statunitense su Tokyo nel 1945 che ha provocato la distruzione del 25% della città, uccidendo quasi 100.000 persone). Tre giorni dopo il bombardamento di Hiroshima, gli Stati Uniti sganciarono una seconda bomba atomica sulla città industriale di Nagasaki, uccidendo sul colpo 35.000 persone. Le armi nucleari rilasciarono livelli catastrofici di energia e particelle radioattive. Una volta fatte esplodere le bombe, la temperatura raggiunse circa 3980 °C. Con temperature così elevate, tutta la flora e la fauna furono distrutte insieme alle infrastrutture e alle vite umane nelle zone di impatto. Le particelle radioattive rilasciate provocarono una diffusa contaminazione del suolo e dell'acqua. Le esplosioni iniziali aumentarono la temperatura dell'ambiente e crearono venti devastanti che distrussero alberi ed edifici.
Le foreste europee subirono impatti ambientali gravi derivanti dai combattimenti. In prossimità delle zone di guerra furono rimossi molti alberi per creare sentieri allo scopo di permettere i combattimenti. Le foreste presenti nelle zone di battaglia dovettero subire un grave disboscamento che causò gravi conseguenze ambientali.
L’uso di sostanze chimiche altamente pericolose iniziò per la prima volta proprio durante la seconda guerra mondiale. Gli effetti a lungo termine delle sostanze chimiche derivano sia dalla loro potenziale persistenza che dallo scarso programma di smaltimento delle nazioni che detengono scorte di armi. Durante la prima guerra mondiale, i chimici tedeschi svilupparono il cloro gassoso e il gas mostarda. Lo sviluppo di questi gas provocò molte vittime e le terre furono avvelenate sia sui campi di battaglia che nelle loro vicinanze.
Più tardi, durante la seconda guerra mondiale, i chimici svilupparono bombe chimiche ancora più dannose, che furono smistate in barili e depositate direttamente negli oceani. Questo metodo di smaltimento fa correre il rischio che i contenitori a base metallica corrodano e disperdano il loro contenuto chimico nell'oceano. Ciò provoca il diffondersi di tali sostanze inquinanti negli ecosistemi danneggiando mare e terra.
Gli ecosistemi marini durante la seconda guerra mondiale furono danneggiati non solo da contaminanti chimici, ma anche dai relitti delle navi militari che disperdevano petrolio in acqua. Si stima che la contaminazione da petrolio nell’Oceano Atlantico a causa dei naufragi della guerra ammonti a oltre 15 milioni di tonnellate. Le fuoriuscite di petrolio sono infatti difficili da bonificare e richiedono molti anni per farlo. Ancora oggi nell'Oceano Atlantico si possono trovare relitti affondati e tracce di petrolio provenienti dai naufragi navali avvenuti durante la seconda guerra mondiale che ancora provocano inquinamento, come anche nel Mare del Nord.
L’uso di sostanze chimiche durante la guerra ha contribuito ad aumentare la portata delle industrie chimiche e anche a mostrare al governo il valore della ricerca scientifica. Lo sviluppo della ricerca chimica durante la guerra portò anche alla produzione postbellica dei pesticidi agricoli che fu un vantaggio per gli anni successivi.
Gli impatti ambientali della seconda guerra mondiale furono molto drastici, il che ha permesso che fossero visti durante la guerra fredda e ancora oggi. Gli impatti dei conflitti, delle contaminazioni chimiche e della guerra aerea contribuiscono alla riduzione della popolazione della flora e della fauna globale, nonché della diversità delle specie.
Nel 1946, nella zona della Germania occupata dagli americani, l’esercito degli Stati Uniti consigliò al governo di preparare alloggi e posti di lavoro per le persone vittime di bombardamenti. La risposta fu uno speciale programma di orticoltura che avrebbe fornito a quelle persone una nuova terra in cui vivere. Ciò includeva anche la disponibilità di terra fertile per fornire il cibo necessario alla popolazione. Le foreste venivano quindi esaminate per individuare terreni adatti alla produzione agricola. Ciò portò all'abbattimento di gran parte delle foreste per creare terreni destinati ad agricoltura, creazione di fattorie e costruzione di abitazioni. Fu attuato un programma allo scopo di sfruttare le foreste della Germania per incrementare il potenziale bellico tedesco (ossia la capacità economica della Germania in campo militare). Nell'ambito di questo programma, dalle foreste sono stati prodotti circa metri cubi di legname.
Essenziali per la produzione di alluminio, la bauxite e la criolite venivano lavorate tramite processi che richiedevano enormi quantità di energia elettrica, diventando così una notevole fonte di inquinamento. Di conseguenza ci fu un enorme consumo di suolo e deforestazione per ricercare queste risorse, oltre all'uso di una grande quantità di schiavi nei paesi sudamericaniWills, M. (August 18, 2020) JSTOR Daily,.
Guerra del Golfo e guerra in Iraq
Durante la guerra del Golfo del 1991, gli incendi petroliferi del Kuwait furono il risultato della politica "terra bruciata" adottata dalle forze irachene in ritirata dal Kuwait. La fuoriuscita di petrolio durante la guerra del Golfo, considerata la peggiore della storia, avvenne quando le forze irachene aprirono le valvole del terminal petrolifero di Sea Island e scaricarono petrolio da diverse petroliere nel Golfo Persico, anche in mezzo al deserto.
Poco prima della guerra del 2003, l’Iraq aveva anche dato fuoco a vari giacimenti petroliferi.
Alcuni militari americani lamentavano la sindrome della guerra del Golfo, caratterizzata da sintomi che includevano disturbi del sistema immunitario e difetti alla nascita nei loro figli. Resta controverso se ciò sia dovuto al tempo trascorso in servizio durante la guerra o ad altri motivi.
Altri esempi