La marina fatimide fu una delle marine islamiche medievali più sviluppate, nonché una delle maggiori potenze militari navali nel Mediterraneo centrale e orientale nel corso dei secoli X-XII.
Come la stessa dinastia fatimide, la sua storia può essere suddivisa in due fasi: il primo periodo, dal 909 circa al 969, in cui i Fatimidi avevano sede in Ifriqiya (odierna Tunisia), e il secondo, che durò fino alla fine della dinastia nel 1171, in cui i Fatimidi avevano sede in Egitto. Nel corso del primo periodo, la marina fu impiegata principalmente nelle frequenti operazioni militari contro i Bizantini in Sicilia e Italia meridionale, dove i Fatimidi conseguirono alterni successi, nonché nei tentativi inizialmente fallimentari di sottrarre l'Egitto agli Abbasidi e i fugaci scontri con il Califfato di Cordova retto dagli Umayyadi.
Nei primi decenni successivi alla definitiva conquista fatimide dell'Egitto nel 969, la principale minaccia navale continuò a essere costituita dai Bizantini, ma le guerre venivano condotte prevalentemente via terra per il controllo della Siria, e le operazioni navali erano limitate al mantenimento del controllo fatimide sulle città costiere del Levante. I conflitti con i Bizantini cessarono dopo il 1000 con una serie di tregue, e la marina acquisì maggiore importanza con l'arrivo dei Crociati nella Terra santa alla fine dell'XI secolo.
Malgrado fosse ben equipaggiata, e si trattasse di una delle poche marine in attività all'epoca, una combinazione di fattori tecnologici e geografici impedirono alla marina fatimide di assicurarsi il controllo dei mari o di interrompere le linee di comunicazione marittime tra i Crociati e l'Europa Occidentale. I Fatimidi conservarono una marina consistente fin quasi alla fine della dinastia, ma gran parte della flotta andò in fiamme insieme al suo grande arsenale nel corso della distruzione di Fustat nel 1169.
Antefatti Il Mediterraneo a inizio X secolo
A partire dalla metà del VII secolo, il Mediterraneo era diventato terreno di scontro tra le marine islamiche e quella bizantina. Qualche tempo dopo la conquista del Levante e dell'Egitto, il nascente Califfato costituì una propria flotta, e nella Battaglia di Phoenix del 655 pose fine alla supremazia navale bizantina, dando avvio a una secolare serie di conflitti per il controllo del Mediterraneo. Ciò consentì al Califfato omayyade di sferrare per mare un tentativo di espugnare Costantinopoli nel 674–678, seguito da una ulteriore imponente spedizione per terra e per mare nel 717–718, che si rivelò parimenti fallimentare... Nello stesso periodo, verso la fine del VII secolo gli Arabi avevano conquistato il Nordafrica bizantino (noto in arabo come Ifriqiya) e, intorno al 700, fu fondata Tunisi, che divenne ben presto una delle più importanti basi navali islamiche. Ciò non solo espose le isole bizantine di Sicilia e Sardegna e le coste del Mediterraneo occidentale a frequenti incursioni islamiche, ma permise ai Musulmani di invadere e conquistare gran parte della Spagna visigota a partire dal 711...
Ai fallimentari assedi di Costantinopoli seguì un periodo di supremazia bizantina sui mari e di scomparsa virtuale delle marine musulmane, che durò fino alla ripresa dei saccheggi arabi via mare verso la fine dell'VIII secolo, condotti sia dalle flotte abbasidi in Oriente sia dalla nuova dinastia aghlabide in Ifriqiya.. Successivamente, negli anni venti del IX secolo, ebbero luogo due eventi che alterarono il preesistente equilibrio di potere in favore dei musulmani. Il primo fu la conquista di Creta da parte di una banda di esiliati andalusiani nell'824/827 e la fondazione ivi di un emirato di pirati, che respinse ripetutamente i tentativi bizantini di riconquistare l'isola. Ciò rese vulnerabile il Mar Egeo alle incursioni musulmane e costrinse i Bizantini sulla difensiva. Malgrado alcuni successi bizantini come il Sacco di Damietta dell'853, l'inizio del X secolo vide le incursioni a fini di saccheggio delle marine islamiche raggiungere l'apice, con eventi come il Sacco di Tessalonica del 904, da parte principalmente delle flotte di Tarso, le città costiere della Siria, e l'Egitto... Il secondo evento fu costituito dall'inizio della graduale conquista della Sicilia da parte degli Aghlabidi nell'827. Allo sbarco musulmano in Sicilia fecero presto seguito le prime incursioni islamiche nella penisola italiana e nel Mar Adriatico. Nel 902 gli Aghlabidi completarono di fatto la conquista della Sicilia, ma i loro tentativi di espandersi nella penisola italiana erano falliti. Allo stesso modo i Bizantini, pur non essendo riusciti ad arrestare la conquista islamica della Sicilia, riuscirono a riconquistare gran parte dell'Italia meridionale...
La dinastia fatimide La dinastia fatimide rivendicava una presunta discendenza da Fatima, figlia del profeta Maometto e moglie di Ali, attraverso Isma'il, figlio dell'ultimo accettato comunemente Imam sciita, Ja'far al-Sadiq.. Questa rivendicazione era spesso messa in dubbio finanche dai coevi, soprattutto i Sunniti. La riservatezza della famiglia nel periodo antecedente all'890 circa e le differenti genealogie successivamente pubblicate dalla stessa dinastia rendono ancora più difficile agli studiosi moderni il compito di ricostruire le origini esatte della dinastia.. Qualunque fossero state le loro vere origini, i Fatimidi erano a capo della setta ismailita del Sciismo, e si posero a capo di un movimento che, a dire dello storico Marius Canard, "era allo stesso tempo politico e religioso, filosofico e sociale, e i cui aderenti attendevano la comparsa di un Mahdi discendente dal Profeta attraverso Ali e Fatima". Essi di conseguenza consideravano il sunnita Califfato abbaside (e gli Umayyadi reggenti il Califfato di Cordova) degli usurpatori ed erano determinati a rovesciarli per prenderne il posto alla guida del mondo islamico. Le loro pretese erano non solo ecumeniche ma anche universalistiche: secondo la loro dottrina, l'imam fatimide altro non era che l'incarnazione dell'anima del mondo...
La storia della marina fatimide è strettamente connessa a quella dello stesso Califfato fatimide, e può essere grossomodo suddivisa in due periodi: il primo tra il 909 e il 969, in cui la dinastia assunse il controllo dell'Ifriqiya (odierna Tunisia) e combatté nel Maghreb e in Sicilia, e il secondo tra il 969 e 1171, iniziato con la conquista dell'Egitto a cui seguirono le conquiste di Palestina, di gran parte della Siria e del Hejaz. Quest'ultimo periodo può essere a sua volta suddiviso in due, con la fine della Prima Crociata nel 1099 come evento di separazione...
Periodo Ifriqiyano (909–969) Contesto politico e strategico I Fatimidi presero il potere in Ifriqiya. La loro attività missionaria nella zona, iniziata da Abu Abdallah al-Shi'i nell'893, portò rapidamente i suoi frutti, e nel 909 essi detronizzarono la regnante dinastia aghlabide, consentendo al capo fatimide di uscire allo scoperto e autoproclamarsi imam e califfo come al-Mahdi Billah (r. 909-934). Fin dalla sua proclamazione, al-Mahdi dichiarò il proposito di "conquistare il mondo dall'Oriente all'Occidente, conformemente alla promessa di Dio, ai peccaminosi ribelli"... Fin dal principio l'Ifriqiya era vista come sede temporanea in vista della marcia verso est per detronizzare gli Abbasidi. Allo stesso tempo, il nascente stato fatimide era circondato da nemici, situazione che rendeva necessario il mantenimento di un esercito e di una flotta potente, quest'ultima fondamentale per mantenere il possesso della Sicilia ereditata dagli Aghlabidi.. Nel corso del periodo Ifriqiyano, i Fatimidi fronteggiarono quale principale minaccia islamica i potenti Umayyadi di Córdoba in al-Andalus (Spagna islamica). Tuttavia, secondo lo storico Yaacov Lev, "l'inimicizia tra i Fatimidi e gli Umayyadi di Spagna assunse la forma di propaganda, sovversione e guerra per procura" non coinvolgendoli in un conflitto diretto, che si verificò una sola volta..
L'imperativo ideologico dei Fatimidi influenzò anche le relazioni con la principale potenza non islamica del Vicino Oriente, l'Impero bizantino: come scrive Yaacov Lev, "la politica fatimide verso Bisanzio oscillò tra tendenze opposte; una politica pragmatica di modus vivendi, e la necessità di apparire come promotori del jihād".. Limitazioni intrinseche erano imposte dalle condizioni meteorologiche e dalla tecnologia navale disponibile all'epoca,. per cui i primi conflitti tra i Fatimidi e Bisanzio nel Sud Italia furono influenzati dalla geografia: la Sicilia era vicina alla provincia metropolitana fatimide di Ifriqiya, mentre per i Bizantini il Sud Italia era un teatro di operazioni remoto, dove mantenevano una presenza navale minima. Ciò diede ai Fatimidi un vantaggio nell'intraprendere campagne navali prolungate, e lasciò in effetti a loro l'iniziativa..
Gli scontri navali con i Bizantini vengono più volte menzionati nei componimenti poetici del celebre poeta di corte fatimide Ibn Hani, che lodò a metà X secolo il successo dei Fatimidi nel contrastare la talassocrazia bizantina... Nonostante ciò, i Fatimidi erano maggiormente interessati a saccheggiare piuttosto che a conquistare, e le flotte coinvolte erano di dimensioni modeste, superando raramente le 10-20 navi.. I Bizantini, d'altra parte, preferivano fronteggiare i Fatimidi mediante la diplomazia. In un'occasione si allearono con gli Umayyadi di al-Andalus, ma per lo più cercarono di evitare il conflitto negoziando tregue e versando tributi occasionalmente.. Tale approccio permise ai Bizantini di concentrarsi su questioni molto più vicine alla capitale; ad esempio, quando l'Emirato di Creta fu invaso dai Bizantini nel 960–961, i Fatimidi si limitarono al supporto verbale agli emissari cretesi..
Organizzazione Nel corso dei primi secoli dell'Islam, le marine dei califfati e degli emirati autonomi erano strutturate in modo molto simile. Di norma una flotta (al-usṭūl) era posta sotto il comando di un 'capo della flotta' (rāʾis al-usṭūl) e di un numero di ufficiali (quwwād, al singolare qaʿīd'), ma il principale ufficiale professionale era il 'comandante dei marinai' (qaʿīd al-nawātiya), a cui erano affidate le armi e le manovre. Gli equipaggi comprendevano marinai (nawātiya, al singolare nūtī), rematori (qadhdhāf), operai (dhawu al-ṣināʿa wa'l-mihan), e fanti di marina per il combattimento a bordo e le operazioni di sbarco, nonché gli uomini a cui era stato affidato l'impiego di sostanze incendiarie (naffāṭūn, 'uomini nafta')..
Nel corso del periodo Ifriqiyano, la principale base e arsenale della marina fatimide era la città portuale di Mahdiya... Fondata da al-Mahdi Billah nel 916,. fece uso di un porto preesistente di epoca punica scavato nella roccia.. Restaurato dai Fatimidi, offriva spazio per trenta navi ed era protetto da torri e da una catena che ne bloccava l'accesso.. Si narra che l'arsenale limitrofo (dār al-ṣināʿa) potesse fornire riparo a duecento scafi.
A parte Mahdiya, sembrerebbe che anche Tripoli fosse una importante base navale,. mentre in Sicilia la capitale Palermo era la base più importante.. Storici posteriori come Ibn Khaldun e al-Maqrizi attribuiscono ad al-Mahdi e i suoi successori la costruzione di flotte imponenti di 600 o addirittura 900 navi, ma si tratta ovviamente di una esagerazione. Le uniche menzioni nelle fonti coeve, o di poco posteriori, a costruzioni di navi a Mahdiya sono relative alla scarsità di legna, che rallentava o addirittura arrestava i lavori di costruzione, con conseguente necessità di importare legname non solo dalla Sicilia ma da regioni remote come l'India..