Il Triduo pasquale è il tempo centrale dell'anno liturgico.Tale denominazione gli deriva dal punto 1), lettera A), numero 2, sezione I, Capitolo primo del Commento alla riforma dell'Anno liturgico e del nuovo Calendario, a cura del Concilium per l'esecuzione della Costituzione sulla sacra Liturgia, riprendendo letteralmente un'espressione di sant'Agostino dove, per la precisione, la parola Cristo è sottintesa. Celebra gli eventi del Mistero pasquale di Gesù Cristo, ossia l'istituzione dell'eucaristia, l'istituzione del sacerdozio ministeriale, l'introduzione del comandamento dell'amore fraterno e la passione, morte, discesa agli inferi e la resurrezione.
Non coincide con quello che nella revisione del rito romano decretata da Giovanni XXIII nel 1960 era denominato triduo sacro. Questo comprendeva interamente gli ultimi tre giorni della Settimana santa: dal mattino del Giovedì santo al Sabato santo, meno la Veglia pasquale, la quale faceva già parte del Tempo pasquale. Il Triduo pasquale, dopo la riforma liturgica, comincia con la messa in Cena Domini del Giovedì santo, comprende la Veglia pasquale e il resto del giorno liturgico della Domenica di Pasqua.[Norme generali per l'ordinamento dell'anno liturgico e del calendario, 19]
Il termine "triduo" Il termine "triduo" (dalla parola latina triduum) indica un periodo di tre giorni consecutivi. In un contesto religioso indica un'attività di devozione cristiana che consiste principalmente nel recitare preghiere ripetute per tre giorni consecutivi, in modo analogo al termine "novena", utilizzato per una simile attività della durata di nove giorni. Il ciclo di preghiere e di riti può essere celebrato in preparazione per una determinata festa, per chiedere una grazia particolare o, come il triduo celebrato in onore di un santo come ringraziamento dopo la sua canonizzazione.
L'articolo "Triduum" nella Catholic Encyclopedia del 1912 indica che le occasioni più frequenti per tali tridui devozionali erano: la preparazione alla prima Comunione, l'inizio dell'anno scolastico e il rinnovamento annuale o semestrale dei voti. Sono molti quelli in uso nelle diocesi italiane.Il triduo per la festa di S. Agostino ; Triduo della festa di Sant'Anna ; Triduo per la festa di Sant'Agata; Triduo in occasione della festa parrocchiale di San Giacomo in Augusta ; Un triduo di preghiere preparano la festa del 16 agosto di San Rocco; Triduo per la festa della Madonna del Carmelo; ecc.
Nei libri ufficiali liturgici del rito romano la parola "triduo" è apparsa, pare per la prima volta, nel Codice delle Rubriche promulgato dal papa Giovanni XXIII nel 1960, dove, al n. 75, si definisce il "triduo sacro" come gli ultimi tre giorni della Settimana santa (da giovedì a sabato).Codex rubricarum, 75 La revisione della liturgia romana dopo il Concilio Vaticano II abbandonò questa espressione e introdusse quella del "triduo pasquale", che include anche la Veglia pasquale e tutta la Domenica di Pasqua.
Terminologia
Nei testi liturgici sono quattro le denominazioni per esteso del Triduo pasquale: Santissimo Triduo del Cristo crocifisso, sepolto e risorto; Sacro Triduo pasquale della Passione e Risurrezione del Signore, dal n. 18 delle Norme Generali sull'anno liturgico e sul calendario; Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto; tale denominazione, mutuata dall'espressione citata di Sant'Agostino, deriva dal testo dell'Annunzio del giorno della Pasqua come proclamato nella solennità dell'Epifania; Triduo pasquale della Passione e Risurrezione del Signore, dal n. 19 delle Norme Generali sull'anno liturgico e sul calendario.
Quando non vi è possibilità di fraintendimenti, si fa riferimento al Triduo pasquale come "il Triduo" per antonomasia.
Collocazione del Triduo pasquale
Le Norme generali per l'ordinamento dell'anno liturgico e del calendario distinguono il Triduo dalla Quaresima e dal Tempo pasquale.Norme generali per l'ordinamento dell'anno liturgico e del calendario, 18–31 nel Messale Romano 2020, p. LVIII. Dichiarano che "il Triduo Pasquale della Passione e della Risurrezione del Signore ha inizio dalla Messa «Cena del Signore», ha il suo fulcro nella Veglia Pasquale, e termina con i Vespri della domenica di Risurrezione";[Norme, 19] e che "il Tempo di Quaresima decorre dal Mercoledì delle Ceneri fino alla Messa «Cena del Signore» esclusa".
D'altra parte sembrano a volte trattare il Triduo come sovrapposto ai tempi liturgici vicini. Parlano del Tempo di Pasqua come composto di cinquanta giorni, dei quali il primo è "la domenica di Risurrezione".[Norme, 22] I giorni "dal Mercoledì delle Ceneri fino alla Messa «Cena del Signore» esclusa" sono 44 con le domeniche, 38 se si escludono le domeniche, mentre il nome "Quaresima" ricorda il numero 40.
Giacomo Gambassi scrive: "Già nel IV secolo vi è una Quaresima di 40 giorni computati a ritroso a partire dal Venerdì Santo fino alla prima domenica di Quaresima. Persa l'unità dell'originario Triduo pasquale (nel VI secolo), la Quaresima risultò di 42 giorni, comprendendo il Venerdì e il Sabato Santo. Gregorio Magno trovò scorretto considerare come penitenziali anche le sei domeniche (compresa quella delle Palme). Pertanto per ottenere i 40 giorni (che senza le domeniche sarebbero diventati 36) anticipò, per il rito romano, l’inizio della Quaresima al mercoledì (che diventerà "delle Ceneri"). Attualmente la Quaresima termina con la Messa nella Cena del Signore del Giovedì Santo. Ma per ottenere il numero 40, escludendo le domeniche, bisogna, come al tempo di Gregorio Magno, conteggiare anche il Triduo pasquale".Giacomo Gambassi, "Verso la Pasqua. La Quaresima: segni, gesti e parole di un tempo di conversione" in L'Avvenire del 5 marzo 2019; cfr. Famiglia Cristiana del 12 febbraio 2016.
Composizione del Triduo pasquale Il Triduo pasquale è un tempo liturgico e non un giorno liturgico, non essendo un singolo giorno; non è pertanto una solennità, dato che la qualifica di solennità è un grado del giorno liturgico e non del tempo liturgico. Però, come nelle solennità, si inizia con una celebrazione serale: "Il giorno liturgico decorre da una mezzanotte all'altra. La celebrazione, però, della domenica e delle solennità inizia dai vespri del giorno precedente".
Il Triduo pasquale ha una durata temporale equivalente a tre giorni liturgici, ma non corrisponde esattamente a tre giorni civili poiché si dispiega in quattro giorni civili, ossia: nel Giovedì Santo, a partire dalla messa vespertina in Cena Domini; nel Venerdì della Passione del SignoreTale denominazione gli deriva dal n.20 delle Norme Generali sull'anno liturgico e sul calendario. detto anche e più comunemente Venerdì Santo, in cui ricorre la Giornata per i luoghi santi conosciuta anche con la denominazione di Giornata mondiale per la Terra santa; nel Sabato Santo; nella Domenica di Pasqua.
Di questi quattro giorni, dal punto di vista del calendario civile, solo il Venerdì santo, il Sabato santo e la Domenica fanno parte interamente del triduo: "Il Triduo pasquale della passione e risurrezione del Signore inizia dalla messa vespertina in Cena Domini, ha il suo fulcro nella Veglia pasquale, e termina con i vespri della Domenica di Risurrezione".https://www.binetti.ru/collectio/liturgia/missale_files/deanno3ed.htm Norme generali per l'ordinamento dell'anno liturgico e del calendario, 19]
La ragione per cui questo tempo liturgico venne chiamato Triduo risiede, però, nel diverso computo del giorno come effettuato dai cristiani dei primi secoli in continuazione della tradizione biblica per la quale il giorno veniva computato non dalla mezzanotte alla mezzanotte successiva ma dal calar del sole al successivo calar del sole, ossia dal momento vespertino al successivo momento vespertino: in quest'ottica il triduo corrispondeva esattamente a tre giorni anche se la durata dello stesso era identica sia complessivamente sia nei termini di inizio e fine con quella del triduo attuale per cui, essendo stata la durata del triduo sempre la stessa, è cambiato solo il modo di computare l'inizio e la fine del giorno, e tale cambio di computo ha fatto sì che il triduo un tempo corrispondesse a tre giorni mentre ora si dispiega in quattro giorni.
Nell'antichità cristiana, infatti, il fatto che il triduo corrispondesse esattamente a tre giorni significa che esso era l'insieme del Venerdì Santo, del Sabato santo e della Domenica di Pasqua. L'identità dell'inizio e della fine della durata del triduo primitivo con quello attuale è dovuta al fatto che il primitivo iniziava con l'inizio del venerdì santo, cioè il calar della sera dell'attuale giovedì santo, e terminava con la fine della domenica di pasqua, ossia il calar della sera dell'attuale domenica di pasqua.
Celebrazioni Le celebrazioni principali del Triduo sono:
la Celebrazione vespertina del Giovedì santo che normalmente consiste nella messa vespertina nella Cena del Signore o, eccezionalmente e solo per coloro che non vi partecipano, nella recita dei Vespri del Giovedì santo; la Celebrazione della Passione del Signore del Venerdì Santo, che solo da coloro che non vi partecipano è sostituita con la celebrazione dei Vespri del Venerdì Santo; la Veglia Pasquale, centro del Triduo, officiata dopo il tramonto del sabato, e che sostituisce la Compieta del Sabato Santo e l'Ufficio delle Letture della domenica di Pasqua, recitati separatamente solo da coloro che non partecipano alla Veglia; la Messa del giorno della Domenica di Pasqua, e la celebrazione della Liturgia della Ore (da Lodi a Vespri alle ore convenienti).
Di queste celebrazioni, le prime tre sono le celebrazioni peculiari del triduo pasquale: la Chiesa cattolica desidera ardentemente che i fedeli partecipino, se possono, sia alle celebrazioni peculiari poiché esse sono il nucleo più profondo della liturgia della Chiesa e perciò sono più importanti delle altre devozioni che pure si accompagnano alla liturgia in questi giorni come le processioni e la Via Crucis, sia alle altre celebrazioni principali in ragione dell'obbligo celebrativo per le lodi, del precetto per la messa di Pasqua, che è anche soddisfatto dalla partecipazione alla Veglia pasquale, e dell'importanza pastorale della celebrazione vespertina di Pasqua.
Al termine della Messa in Cena Domini non vi è saluto, benedizione o congedo, perché è immediatamente seguita dalla processione del Santissimo Sacramento, che viene portato solennemente all'altare della reposizione, dove riposerà fino al termine dell'Azione liturgica del Venerdì santo: secondo l'Ordinamento generale del Messale romano, 170, "Se alla Messa segue un’altra azione liturgica, si tralasciano i riti di conclusione, cioè il saluto, la benedizione e il congedo." Terminata la celebrazione la chiesa viene completamente spogliata e vengono rimosse le tovaglie e i candelabri da ogni altare, tranne quello della reposizione, in segno di lutto per la Passione. Il Venerdì e il Sabato santo sono gli unici giorni della liturgia romana in cui l'altare è completamente spoglio (privo di tovaglia, candelieri, croce, tappeti) quale icona di assenza della Messa.
All'inizio dell'Azione liturgica del Venerdì non vi sono canto o antifona d'ingresso, né Segno della Croce o saluto, ma un momento di silenzio seguito da una preghiera senza "Oremus",. Il Venerdì Santo è un giorno aliturgico, nel senso che in esso non si celebra la Messa. A partire però dalla riforma liturgica di papa Pio XII, tutti i partecipanti all'azione liturgica pomeridiana possono ricevere la Comunione con ostie consacrate nella messa della sera del giorno precedente, facoltà prima riservata al solo sacerdote celebrante. Durante la celebrazione si legge la Passione secondo Giovanni e si ha l'adorazione della croce. Al termine vi è una preghiera preceduta da "Inchinatevi per la benedizione", dopodiché sacerdote e ministri genuflettono davanti al crocifisso e si ritirano in silenzio.