L'isolamento detentivo è una forma di reclusione in cui una persona detenuta vive in un'unica cella con pochi o nessun contatto con altre persone. Si tratta di uno strumento punitivo utilizzato all’interno del sistema carcerario per disciplinare o separare gli individui detenuti che sono considerati rischiosi per la sicurezza di altri individui detenuti o del personale carcerario, nonché a coloro che violano le regole della struttura o sono ritenuti disturbanti. Tuttavia, può anche essere utilizzato come custodia protettiva per individui detenuti la cui sicurezza è minacciata da altri detenuti. Viene utilizzato per separarli dalla popolazione carceraria generale e prevenire lesioni o morte.
Numerose ricerche hanno dimostrato che l’isolamento ha profondi effetti psicologici, fisici e neurologici negativi su coloro che lo sperimentano, spesso durando ben oltre il tempo trascorso in isolamento. Sebbene i funzionari penitenziari abbiano affermato che l'isolamento è uno strumento necessario per mantenere la sicurezza e l'incolumità delle carceri, numerose organizzazioni professionali mediche, di salute mentale e legali hanno criticato la pratica e sono del parere che dovrebbe essere drasticamente ridotto.
Nelson Mandela descrisse l’isolamento come “l’aspetto più ostile della vita carceraria”. Esperti di diritti umani hanno affermato che l’isolamento prolungato può equivalere a tortura, e le norme minime standard delle Nazioni Unite per il trattamento dei prigionieri (note come Regole Mandela) sono state riviste nel 2015 per vietare l’isolamento per periodi più lunghi di 15 giorni.
Storia
La pratica dell'isolamento negli Stati Uniti risale alla fine del XVIII secolo, quando i quaccheri della Pennsylvania usarono il metodo in sostituzione delle punizioni pubbliche. La ricerca sui possibili effetti psicologici e fisiologici dell'isolamento risale agli anni '30 dell'Ottocento. Quando la nuova disciplina carceraria della reclusione separata fu introdotta nel penitenziario dell'Eastern State come parte della "Pennsylvania" o "sistema separato" nel 1829, i commentatori attribuirono l'alto tasso di esaurimento nervoso al sistema di isolamento dei prigionieri nelle loro celle. Charles Dickens, che visitò il penitenziario di Filadelfia durante i suoi viaggi in America, descrisse "la lenta e quotidiana manomissione dei misteri del cervello come incommensurabilmente peggiore di qualsiasi tortura del corpo".
La Corte Suprema degli Stati Uniti fece il suo primo commento sugli effetti deleteri dell’isolamento nel 1890, rilevando che il ricorso all’isolamento portava a ridotte capacità mentali e fisiche (In re Medley 134 US 160). I registri delle carceri danesi tra il 1870 e il 1920 indicano che gli individui in isolamento avevano anche sperimentato segni di disagio mentale acuto, tra cui ansia, paranoia e allucinazioni.
L’uso dell’isolamento è aumentato notevolmente durante la pandemia di COVID-19 in risposta alla crescente prevalenza del virus all’interno delle carceri. Molte strutture penitenziarie sono state chiuse fino a 23 ore al giorno, confinando le persone nelle loro celle senza programmi di trattamento (l’insieme degli interventi rieducativi che gli operatori penitenziari propongono di attuare nei confronti del condannato nel corso dell'esecuzione della pena), accesso telefonico o contatto umano. Nei soli Stati Uniti, più di 300.000 persone incarcerate sono state messe in isolamento per cause legate al virus durante i primi mesi della pandemia.
Scopo
Estrarre confessioni L'isolamento viene spesso utilizzato per indurre una confessione da parte di un prigioniero in custodia cautelare. Questa pratica è stata più comune in Danimarca e in altri paesi scandinavi nel ventesimo e ventunesimo secolo.
Custodia protettiva L'isolamento viene utilizzato sui detenuti quando sono considerati un pericolo per se stessi e/o per gli altri. Viene utilizzato anche su individui che corrono un alto rischio di essere danneggiati da altri, ad esempio perché sono transgender, hanno prestato servizio come testimoni di un crimine o sono stati condannati per crimini come molestie o abusi su minori. Quest'ultima forma di isolamento è nota come custodia protettiva e può essere volontaria o involontaria.
Sebbene i sostenitori dell’isolamento abbiano spesso espresso la convinzione che l’isolamento promuova la sicurezza negli istituti penitenziari, esistono prove sostanziali che indicano il contrario. Nel 2002, la Commissione sulla sicurezza e gli abusi in America, presieduta da John Joseph Gibbons e Nicholas Katzenbach, ha riscontrato che "il crescente utilizzo della segregazione ad alta sicurezza è controproducente, poiché spesso causa violenza all'interno delle strutture e contribuisce alla recidiva dopo il rilascio."
Shira E. Gordon ha sostenuto che l'isolamento "non si è avvicinato a risolvere proprio il problema che avrebbe dovuto ridurre: la violenza carceraria". A sostegno di questo punto di vista, Gordon cita uno studio del 2012 che mostra che il tasso di violenza nelle carceri della California è superiore del 20% rispetto al 1989, quando fu aperta la prima prigione supermax (ossia di super-massima sicurezza) della California. Gordon cita anche il tribunale del distretto settentrionale della California nel caso Toussaint v. McCarthy, che ha scoperto che l'isolamento "aumenta [aumentava] anziché diminuire le tendenze antisociali tra i detenuti" nelle prigioni statali di Folsom e San Quentin in California.
Punizione L'isolamento è anche comunemente usato come punizione per coloro che hanno violato le regole carcerarie o commesso altre infrazioni disciplinari. Questa pratica è la norma nelle carceri supermax, dove vengono detenuti individui ritenuti pericolosi o ad alto rischio.
Repressione della protesta L’isolamento è stato utilizzato per punire e reprimere l’organizzazione, l’attivismo e altre attività politiche nelle strutture carcerarie, una pratica che ha attirato critiche da parte degli osservatori dei diritti umani e di altri gruppi interessati. Nei centri di permanenza per il rimpatrio (CPR), sono emerse notizie secondo cui i detenuti immigrati vengono messi in isolamento per tenere lontani dagli altri detenuti coloro che sono informati sui loro diritti. Anche le persone che iniziano uno sciopero della fame per protestare contro le cattive condizioni nei CPR vengono spesso messe in isolamento. Negli Stati Uniti, le persone migranti (spesso in attesa di essere espulse o giudicate per la loro posizione) vengono trattenute in centri di detenzione amministrativa. Quando protestano rifiutandosi di mangiare, i gestori di questi centri spesso li isolano dagli altri.
L'isolamento viene utilizzato in modo simile come ritorsione nelle carceri e nei penitenziari, anche contro gli informatori che denunciano condizioni carcerarie critiche e contro i cosiddetti avvocati carcerari (Jailhouse lawyer). Quest'ultimo è un termine colloquiale dell'inglese americano per riferirsi a un detenuto che, sebbene non abbia mai esercitato la professione di avvocato, assiste informalmente altri detenuti in questioni legali relative alla loro condanna. Ci sono state ulteriori segnalazioni di persone messe in isolamento in base alla loro razza, religione o orientamento sessuale.
Per paese o regione
Europa Sebbene l’isolamento sia meno comune in Europa che in altre parti del mondo, compresi gli Stati Uniti, è ancora oggi ampiamente utilizzato in molti paesi europei.
La Corte europea dei diritti dell'uomo distingue tra isolamento sensoriale completo, isolamento sociale totale e isolamento sociale relativo e rileva che "l'isolamento sensoriale completo, abbinato all'isolamento sociale totale, può distruggere la personalità e costituisce una forma di trattamento inumano che non può essere giustificata da esigenze di sicurezza o per qualsiasi altro motivo. D'altra parte, il divieto di contatti con altri detenuti per ragioni di sicurezza, disciplinari o protettive non costituisce di per sé un trattamento o una punizione inumana."
Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura, o CPT, definisce l’isolamento come “ogni volta che a un detenuto viene ordinato di essere tenuto separato dagli altri detenuti, ad esempio, a seguito di una decisione del tribunale, come sanzione disciplinare imposta all’interno del sistema penitenziario, come misura amministrativa preventiva o per la protezione del detenuto interessato." Il CPT "ritiene che l'isolamento dovrebbe essere imposto solo in circostanze eccezionali, come ultima risorsa e per il più breve tempo possibile"..
Islanda L’Islanda è stata criticata per decenni per il suo ampio ricorso all’isolamento preventivo. Un rapporto del 2023 di Amnesty International ha evidenziato che nel 2021 il 61% dei detenuti in custodia cautelare ha trascorso un periodo in isolamento. Tra questi ultimi, il 57% era costituito da cittadini stranieri: una percentuale altissima e del tutto sproporzionata se si considera che gli stranieri rappresentavano appena il 14% della popolazione islandese nel 2021.
Italia I detenuti italiani sottoposti al regime di cui all'articolo 41-bis dell'ordinamento penitenziario possono trovarsi di fatto in isolamento. Il regime del 41-bis può essere applicato dal Ministro della Giustizia nei confronti di detenuti per particolari reati (come quelli di stampo mafioso o terroristico) al fine di recidere i legami con l'organizzazione esterna, ed è soggetto a proroghe periodiche previa valutazione citing.
Regno Unito
Nel 2015 la segregazione (isolamento) è stata utilizzata 7.889 volte. 54 degli 85.509 prigionieri detenuti in Inghilterra e Galles nel 2015 sono stati collocati in celle di isolamento nei Close Supervision Centers (Shalev & Edgar, 2015:149), la versione inglese e gallese del "Supermax" statunitense.
L’uso dell’isolamento su minori e bambini, come altrove, è stato oggetto di controversia. I critici sostengono che, nel Regno Unito, lo Stato ha il dovere di “stabilire i più alti standard di assistenza” quando limita le libertà dei bambini. Frances Crook è una dei tanti a credere che l'incarcerazione e l'isolamento siano le forme più dure di punizione possibile e "dovrebbero essere prese solo come ultima risorsa". Poiché i bambini sono ancora in via di sviluppo mentale, scrive Crook, anche la carcerazione non dovrebbe incoraggiarli a commettere crimini più violenti.
Il sistema penale è stato citato per non aver protetto i minori in custodia. Nel Regno Unito, 29 bambini sono morti in istituti penali per minorenni tra il 1990 e il 2006: "Circa il 41% dei bambini in custodia erano ufficialmente considerati vulnerabili". Ciò è attribuito al fatto che l'isolamento e la contenzione fisica sono usati come prima risposta per punirli per semplici infrazioni alle regole. Inoltre, Frances Crook sostiene che queste politiche punitive non solo violano i loro diritti fondamentali, ma lasciano anche i bambini mentalmente instabili e affetti da malattie che spesso vengono ignorate. Nel complesso, l'isolamento dei giovani è considerato controproducente perché "l'ambiente restrittivo... e l'intensa regolamentazione dei bambini" li aggrava, invece di affrontare la questione della riabilitazione.
L'isolamento viene colloquialmente chiamato nell'inglese britannico "the block" ("il blocco"), "The Segregation Unit" ("l'unità di segregazione") o "the cooler" ("il refrigeratore").
Stati Uniti L'isolamento nacque per la prima volta negli Stati Uniti alla fine del 1700 tra gruppi religiosi come i quaccheri, che pensavano che l'isolamento avrebbe promosso il pentimento e la riabilitazione. Anche se la pratica cadde in disuso all'inizio del 1900, conobbe una rinascita durante l'era della criminalità negli anni '80 e '90. Questo periodo vide anche la costruzione di carceri supermax, che tipicamente ospitano individui in isolamento a tempo indeterminato consistente in un isolamento di oltre 22 ore al giorno.