La marina militare egizia ha una storia molto vasta, antica quasi quanto la nazione stessa. Le migliori fonti sul tipo di navi utilizzate e sui loro scopi provengono dai rilievi dei vari templi religiosi sparsi in tutto l'Antico Egitto. Mentre le prime navi utilizzate per navigare sul Nilo erano spesso fatte di canne, quelle utilizzate per la navigazione marittima erano realizzate in legno di cedro del Libano fornito ai faraoni da Biblo ed altre città-stato del Levante.

Dall'Antico Regno (2700−2192 a.C.) al principio del Nuovo Regno (1550−1069 a.C.), la marina degli antichi egizi dispiegò una variegata tipologia di mansioni operative (trasporto rifornimenti, trasporto truppe e guerra anfibia), tanto da essere oggi da taluni considerata la prima vera marina militare della storia, ma quasi solamente per il teatro bellico nilotico. La massiccia riorganizzazione dell'esercito nel Nuovo Regno e l'aggressiva politica estera perseguita da quei faraoni, aprì il teatro di operazioni del Mar Mediterraneo alla marina egizia che divenne sempre più cruciale nel mantenere il potere e l'influenza egizia all'estero. Il punto di svolta fu segnato dalla dinastia Thutmoside, al punto che Thutmose III, avendo compreso l'importanza d'una veloce ed efficiente gestione del supporto militare per collegare le sue basi nel Levante ed in Siria con la madrepatria, fece costruire il celebre cantiere navale di Menfi.. Fondamentale fu poi l'uso della marina militare per la difesa dell'Egitto dai Popoli del Mare da parte di Ramses III..

Organizzazione

Le navi

I primitivi natanti egizi, già raffigurati sulle ceramiche Naqada II (3500−3200 a.C.),. erano costruiti con canne di giunco/papiro ma si trattava di veicoli del tutto inadatti alla navigazione nel Mar Rosso o nel Mar Mediterraneo, destinati unicamente all'impiego domestico nelle acque del Nilo. Per la realizzazione di navi destinate alle acque mediterranee, l'Antico Egitto dipendeva dalla fornitura di materie prime (es. il legno di cedro del Libano) dall'estero: es. da Biblo (egy. Kebny), importante porto del Levante con il quale i faraoni intrattenevano relazioni commerciali dai tempi della I Dinastia;.Gli egittologi Watson Mills e Roger Bullard sono giunti addirittura ad ipotizzare che, durante l'Antico ed il Medio Regno, Biblo possa essere stata addirittura una colonia dell'Egitto - Sidone (egy. Djedouna); Tiro; ecc. Per la realizzazione dei natanti indigeni era molto diffuso il ricorso al legname d'acacia.

Nell'Antico Regno (2700−2192 a.C.), regnante il faraone Sahura (... – 2490 a.C.), abbiamo le «prime raffigurazioni definitive di navi marittime in Egitto». alcune delle quali dovevano essere lunghe 100 cubiti, ovvero circa , i.e. la misura delle navi che, secondo la c.d. "Pietra di Palermo", già il faraone Snefru (... – 2609 a.C.) avrebbe fatto costruire. I rilievi di Sahura sono sufficientemente dettagliati da mostrare che all'epoca venivano costruite barche specializzate di destinazione militare e d'addestramento, rappresentano usi specifici del cordame di bordo (es. capriata), permettono stime precise sulla cantieristica (es. bordo libero a metà nave di 1 m per i navigli marittimi) e rivelano che, all'epoca, l'albero era bipede, rassomigliante cioè una "Y" rovesciata.. Si trattava, stando alle ricostruzioni grafiche oggi disponibili, di natanti comunque ancora primitivi, con un'opera morta caratterizzata da grandi spazi inutilizzati nella prua e nella poppa, molto lontani dalla raffinata architettura navale della pentecontera fenicia tanto quanto delle navi da guerra thutmosidi/ramessidi.

Nel Medio Regno (2055−1790 a.C.) al tempo della XII Dinastia, la cantieristica egizia era ormai in grado di produrre natanti come le c.d. "Barche di Dahshur" che accompagnarono il corpo del faraone Sesostri III (... – 1846 a.C.), il conquistatore della Nubia, alla sua piramide: barche in legno di cedro assemblate con giunti a coda di rondine e non più a tenone e mortasa (accorgimento comunque utilizzato per il dritto di prua e di poppa), richiamanti nella struttura oltre che nella foggia le ruggar oggi ancora in uso nel Suda.

Nel Nuovo Regno (1550−1069 a.C.), gli egizi padroneggiavano ormai la navigazione anche nel Mediterraneo e disponevano di legni ormai ben specializzati. Le navi inviate dalla regina Hatshepsut (r. 1478–1458 a.C.) nella celebre spedizione verso il Paese di Punt (i.e. il Corno d'Africa) attraverso il Mar Rosso. erano lunghe , piccole rispetto ai colossi di Snefru e Sahura ma certamente più avanzate quanto a linea e manovrabilità. Al tempo della sua guerra contro i Popoli del Mare, Ramses III (r. 1186–1155 a.C.) schierò navi molto simili a quelle che vediamo nei rilievi del Tempio funerario di Hatshepsut: ad un solo albero armato con una vela quadra; due timoni a remo; 30-50 vogatori; stazza stimata in ; un cassero/castello o simil tale posizionato sia a prua sia a poppa ed una prua orizzontale, forse un ariete, che accenna già al successivo rostro tipico delle navi da guerra dell'Antichità (nella fattispecie, la prua delle navi ramessidi era decorata da una testa di leone con un cranio umano tra le fauci)..

Porti e cantieri La produzione delle navi nilotiche era affidata dai faraoni a cantieri sparsi sul territorio egizio in merito ai quali non abbiamo puntuali informazioni. Data la dipendenza obbligata degli egizi dal fiume sacro, è lecito supporre che ogni grande città egizia, non a caso costruita a ridosso delle rive del Nilo o nelle immediate vicinanze, disponesse di propri cantieri navali: es. sappiamo oggi con certezza che esistevano cantieri navali presso la capitale imperiale di Abido; tanto quanto darsene, canali e squeri che collegavano al Nilo i grandi complessi templari e funerari. come il sopracitato sito di Sesostri III a Dahshur.

Sempre dai territori dell'impero provenivano le navi utilizzate per la navigazione nel Mar Rosso: es. Wadi al-Jarf, il più antico porto marittimo del mondo, risalente alla IV Dinastia (2620−2500 a.C.); Mersa Gawasis (egy. Saww), da dove salpò la flotta, costruita nel Uadi Hammamat (collegante il Nilo con il Mar Rosso), che Mentuhotep III (r. 2013−2005 a.C.) inviò nel Punt al comando del suo maggiordomo Henenu;. ecc.

Nei tempi antichi, il faraone s'affidava ai cantieri navali degli stati marinari con cui commerciava per la fornitura di navi, comportandosi cioè come altri monarchi del Vicino Oriente antico (es. l'Impero assiro) che, sprovvisti di una solida tradizione marinaresca, s'appoggiavano ai popoli più avvezzi al mare. Il riferimento, nelle fonti egizie, alle "navi di Biblo", natanti destinati alle acque del mare e non del Nilo, ci testimonia il ricorso dei faraoni al centro levantino non solo per la fornitura di legname bensì anche di veicoli completi.

Solo al tempo del Nuovo Regno, l'Egitto parve attrezzarsi di grandi cantieri navali "marittimi" propri, attrezzando a tal fine il celebre porto di Menfi, ma non fu comunque una cosa immediata. Le informazioni contenute nelle lettere di Amarna comprendono la richiesta del faraone Akhenaton (r. 1351–1334 a.C.) di navi al re di Cipro tanto quanto all'onnipresente Biblo, a riprova di una persistente (seppur non debilitante) dipendenza dell'Egitto da cantieri navali stranieri. Oltre un secolo prima di Akhenaton, la summenzionata Hatshepsut, figlia di Thutmose I e reggente per conto del nipote Thutmose III, aveva a sua volta varato una flotta verso il Punt partita sempre da Mersa Gawais.

Ad oggi non sappiamo se gli egizi, come avrebbero fatto successivamente i Fenici (v.si Arsenale di Cartagine), avessero organizzato degli arsenali marittimi propriamente detti per la loro flotta da guerra, seppur la cosa, alla luce del crescente numero d'informazioni che confermano la vocazione marinaresca dei faraoni, sia tutt'altro che improbabile. Interessante, in questo senso, sarebbe approfondire l'effettiva destinazione d'uso dell'enorme darsena artificiale di Birket Habu (Tebe) limitrofa al complesso templare del thutmoside Amenofi III (r. 1388−1350 a.C.)..

Gli equipaggi

Come avvenne per l'Occidente (es. l'Antica Grecia o Roma), anche nell'Antico Egitto la gestione della marina comportò lo sviluppo di un'organizzazione sistemica, di titoli e ruoli tanto quanto di una terminologia. Tuttavia, a differenza delle marine occidentali (antiche quanto moderne), non fu mai fatta una vera distinzione, dai faraoni, tra esercito e marina. Gli alti ufficiali che guidarono le battaglie e le campagne delle Due Terre comandavano pertanto entrambe le forze (marina ed esercito) come un unico corpus né, in generale, esistevano ranghi di ufficiali e sottufficiali destinati precipuamente alla marina..

Le prove in nostro possesso supportano la tesi che l'esercito egizio, pur noto per la presenza tra i suoi ranghi di apposite truppe scelte (es. i Medjay), non disponesse di truppe di fanteria di marina vera e propria e che l'abbordaggio fosse affidato ai marinai, da intendersi quindi come marinai-soldati. Apparentemente non una classe guerriera distinta, questi marinai-soldato potevano comunque far carriera nell'esercito, come avvenne per Ahmose figlio di Abana, veterano di lungo corso (inizialmente marinaio-soldato) sotto tre faraoni della XVIII Dinastia (1543−1292 a.C.), alla cui autobiografia funeraria dobbiamo molte informazioni sulle guerre anfibie tra egizi ed hyksos (v.si seguito)..

Le basi di reclutamento di questi marinai-soldati, proprio in ragione della più volte citata dipendenza degli egizi dal Nilo, fu sicuramente estesa alla totalità del regno, in ragione del fatto che la quasi totalità dei centri abitati e comunque i più popolosi si trovavano presso le acque del grande fiume ed ospitavano sicuramente ampie comunità di pescatori, barcaioli, traghettatori, ecc.

Storia

La civiltà egizia fiorì lungo la Valle del Nilo, dal Delta, nel Mar Mediterraneo, a nord fino alle Cateratte, presso l'attuale confine tra Egitto e Sudan, a sud: un dominio con un'estensione totale di circa , organizzato in 42 distretti (egy. sepat, i nomoi greci): 22 nell'Alto Egitto e 20 nel Basso Egitto (i.e. la regione del Delta). Benché il territorio fosse molto più vasto, comprendendo anche gran parte del deserto libico-nubiano, gli insediamenti umani, fin dai tempi più remoti, si svilupparono solo nella stretta fascia verdeggiante, a ridosso delle rive del fiume, larga, in alcuni punti, anche solo poche centinaia di metri. Intrinsecamente legata al Nilo, la cultura degli egizi non poté esimersi dallo sviluppare un rapporto se non obbligato quanto meno frequente con l'acqua e la marineria, seppur per diversi secoli essa fu prettamente marineria fluviale.

L'impiego bellico delle navi da parte degli egizi è attestato già alla fase Naqada II del Periodo Predinastico (3900−3150 a.C.) grazie alle incisioni sul manico di coltello d'avorio di Gebel el-Arak (inv. E11517 del Louvre),. seppur non sia chiaro quale fosse l'effettiva funzione dei natanti negli scontri descritti ivi come in alcune pitture funerarie del medesimo periodo. Comunque è lecito supporre, come fece Cottrell,. che così come l'esercito dei primi faraoni si compose delle truppe fornite dai vari nomarchi sottomessi al Figlio di Ra, lo stesso potrebbe essere avvenuto con la flotta regia, originata dall'accorpamento di natanti utilizzati dai nomarchi nelle loro guerre "distrettuali".

Sono anzitutto le raffigurazioni funerarie, sin dall'Antico Regno (2700−2192 a.C.), a riportarci un gran numero di scene con barche e navi ed a dipingere sotto i nostri occhi il Nilo di allora come una vera e propria autostrada di uomini, materiali e rifornimenti veicolati dai natanti.