Dopo le attività di scavo e di esplorazione condotte in Grecia prima della Rivoluzione dal conte di Choiseul Gouffier, a titolo privato ma con l'appoggio ufficiale del governo francese, la spedizione scientifica della Morea (1828-1833) fu la seconda delle grandi spedizioni militar-scientifiche condotte dalla Francia nella prima metà del XIX secolo.

Come nella prima di queste spedizioni (la napoleonica campagna d'Egitto del 1798-1801), anche nella Campagna di Morea l'Armée française fu accompagnata da una commissione di scienziati e studiosi, e contribuì enormemente al rafforzamento e miglioramento delle conoscenze scientifico-culturali europee sulla geografia e l'archeologia greca.

Contesto intellettuale Era stata la filosofia dell'illuminismo a sviluppare l'interesse dell'Europa occidentale per la Grecia, o meglio, per una antica Grecia idealizzata. Si riteneva che le idee di Natura e di Ragione, così importati per i Lumi fossero state i valori primordiali dell'Atene classica. Le antiche democrazie greche, e soprattutto Atene, divennero modelli da imitare. Vi si andò quindi per trovare delle risposte ai problemi politici e filosofici del tempo. Opere come quella di Choiseul Gouffier (Voyage pittoresque de la Grèce, pubblicato a partire dal 1778), o quella dell'abate Barthélemy (Voyage du Jeune Anacharsis, pubblicato nel 1788), servirono a fissare definitivamente l'immagine che l'Europa aveva dell'Egeo.

Le teorie e il metodo d'interpretazione dell'arte antica di Johann Joachim Winckelmann decisero così il gusto europeo per decenni. La sua opera maggiore, Storia dell'arte nell'antichità, fu pubblicata nel 1763 e tradotta in francese nel 1766. In quest'opera egli periodizzò per primo l'arte antica, classificando le opere per categorie cronologiche e stilistiche. Le teorie di Winckelmann sull'arte abbracciavano l'insieme della civiltà, poiché egli faceva un parallelo tra livello di sviluppo generale di quest'ultima ed evoluzione dell'arte - come si leggeva all'epoca la vita di una civiltà, cioè in sequenza di progresso, apogeo e decadenza. Winckelmann aveva classificato l'arte greca come culmine dell'arte, periodizzandola in Antico (periodo arcaico), Sublime (Fidia), Bello (Prassitele) e Decadente (periodo romano), e ritenendo che le opere più belle dell'arte greca fossero state prodotte in circostanze geografiche, politiche e religiose ideali.

Questa concezione dominò a lungo la vita intellettuale in Europa: le teorie di Winckelmann sull'evoluzione dell'arte culminante nell'arte greca, nel suo periodo Sublime concepito come un periodo di completa libertà politica e religiosa parteciparono all'idealizzazione della Grecia antica e aumentarono il desiderio di visitare la terra greca. L'Europa del XVIII secolo si convinse che la vita nell'antica Grecia fosse pura, semplice e morale, e che la Grecia classica fosse la fonte da cui gli artisti dovevano attingere ideali di «nobile semplicità e calma grandezza».

La Grecia divenne così la «patria delle arti» e «l'educatrice del gusto», e lo stile antico ispirò, a partire dagli anni 1770, le arti decorative e l'architettura, sicché molti monumenti, come ad esempio quelli costruiti dall'architetto francese Claude-Nicolas Ledoux, hanno l'aspetto di un edificio greco dell'"età dell'oro".

Le spedizioni a carattere semi-scientifico commissionate e finanziate dalla Society of Dilettanti, primi movimenti di riscoperta della Grecia antica, divennero il riferimento. La prima spedizione, quella di Stuart e Revett ad Atene e nelle isole, aveva avuto luogo nel 1751-1753; quella di Revett, Richard Chandler e William Pars in Asia Minore si svolse tra il 1764 e il 1766. Il modello rimase valido a lungo ed era ancora vitale al momento della spedizione di Morea. I lavori della sezione antichistica della spedizione di Morea furono quindi organizzati sul modello di quelli di James Stuart e Nicholas Revett, che avrebbero dovuto completare.

Istituzione della missione scientifica

Dopo gli scavi e le ricerche condotti in Grecia prima della Rivoluzione dal conte Choiseul-Guffier, a titolo privato ma con l'appoggio ufficioso del governo francese, la spedizione di Morea fu la seconda delle grandi spedizioni militar-scientifiche sviluppate dai governi francesi nella prima metà dell'Ottocento. La prima era stata quella condotta durante la Campagna d'Egitto a partire dal 1798 dalla Commission des sciences et des arts sotto l'egida del Ministero degli Esteri; questa in Grecia avvenne sotto l'egida del Ministero degli Interni, mentre la terza, condotta in Algeria dal 1839, fu patrocinata dal Ministero della Guerra. Le grandi istituzioni scientifiche reclutavano gli specialisti (sia civili che militari) e stabilivano i loro obiettivi, ma il lavoro sul terreno si svolgeva in rapporto stretto con l'esercito.

La spedizione napoleonica in Egitto e le pubblicazioni che quella Commissione aveva prodotto si era affermata come modello di ricerca. Sulla scia, ed essendo la Grecia l'altra grande regione "antica" considerata all'origine della civiltà occidentale (che era uno degli argomenti più cari ai filelleni di gran moda all'epoca), si decise, come ricordava Abel Blouet nella sua Expédition scientifique de Morée, di "approfittare della presenza dei nostri soldati che occupavano la Morea per inviarvi una commissione scientifica, che non pretendeva di eguagliare quella napoleonica, ma ebbe tuttavia risultati significativi nel campo letterario e in quello scientifico".

Jean-Baptiste Gaye, ministro degli Interni di Carlo X, incaricò sei illustri accademici dell'Institut di costituire la Commissione scientifica Gli accademici incaricati erano: Georges Cuvier e Étienne Geoffroy Saint-Hilaire per lAcadémie des Sciences , Charles Benoît Hase e Désiré-Raoul Rochette per lAcadémie des Inscriptions et Belles-lettres, Jean-Nicolas Huyot e Antoine Jean Letronne per lAcadémie des Beaux-arts; questi fissarono gli itinerari e gli obiettivi scientifici della missione e il 9 dicembre 1828 nominarono direttore Jean-Baptiste Bory de Saint-Vincent. La spedizione, composta da 19 scienziati, partì il 19 febbraio 1829 dal porto militare di Tolone, con Bory de Saint-Vincent capo della sezione Scienze fisiche, Léon Jean Joseph Dubois della sezione Archeologia, e Abel Blouet capo della sezione architettura e scultura.

La sezione di scienze fisiche Geografia, cartografia e geologia Botanica e zoologia

La sezione di archeologia Questa sezione, afferente all'Académie des inscriptions et belles-lettres era composta dagli archeologi Léon Jean Joseph Dubois (direttore), Charles Lenormant (direttore aggiunto), dallo storico Edgar Quinet e dai pittori Eugène-Emmanuel Amaury-Duval e Pierre Félix Trezel. Li accompagnava lo scrittore e linguista greco M. SchinasDel quale sappiamo soltanto, dai Souvenirs di Amaury-Duval, che "abbandonò la spedizione appena arrivato nel suo paese, dove trovò una bella ragazza che diventò sua moglie"..

Scopo della missione era individuare 80 siti antichi (in Acaia, Arcadia, Elide e Messenia) sulla base della letteratura antica, seguendo l'itinerario di Pausania il Periegeta. I siti dovevano essere posizionati con precisione mediante triangolazione, poi, con l'aiuto della sezione di architettura, se ne dovevano tracciare le piante (generali e per singolo edificio), disegnare e modellare costruzioni e decorazioni, aprire scavi per portare alla luce edifici e reperti. Al percorso erano stati aggiunti monasteri bizantini dove i ricercatori avrebbero dovuto tentare di acquistare dei manoscritti.

Questa sezione non riuscì però a realizzare l'enorme programma che le era stato assegnato, sia per ragioni sanitarie (malattie e febbri), sia per i malintesi tra i suoi membri: Lenormant, ad esempio, appena rientrato dalla spedizione in Egitto con Jean-François Champollion non intendeva essere agli ordini di Dubois, e quindi fece il viaggio da solo, da dilettante; Quinet, intenzionato a pubblicare per conto proprio, comunicò a Dubois di non contare su di lui, poiché stava per partire - anche lui - da solo; visitò in aprile il Pireo, poi Atene, poi in maggio le Cicladi, e in giugno, ammalatosi, rientrò in FranciaNel 1830 Quinet pubblicò a Parigi e a Strasburgo il suo De la Grèce moderne et de ses rapports avec l'antiquité"..

Lo scultore e grecista lionese Jean-Baptiste Vietty, mal sopportando anch'egli il proprio ruolo subalterno nella spedizione, se ne separò percorrendo da solo il Peloponneso e trattenendosi in Grecia fino all'agosto 1831 (la scadenza della spedizione era al dicembre 1829)Jean-Baptiste Vietty (Amplepuis 1787 - Tarare 1842) figlio di un decoratore in stucco di origine italiana, fu scultore, grecista e archeologo. Partecipò alla spedizione di Morea svolgendo le proprie ricerche nel Peloponneso e in Attica. Al suo ritorno la commissione giudicò le sue scoperte eccezionali e lo incaricò di pubblicarle, ma Vietty non riuscì a pubblicarle prima del 1835 e dopo si trovò costretto, per sopravvivere, ad accettare incarichi di scultura e ad impegnare i manoscritti e i disegni realizzati durante le sue esplorazioni. Così tutti i suoi manoscritti greci andarono perduti, benché fossero oggetto di un inventario preciso; restano solo due quaderni di appunti riscoperti nel 2005 e descritti in una conferenza del dell'École française d'Athènes 2021 ..

I risultati della Sezione non furono mai pubblicati. Il principale prodotto della sezione di archeologia si deve alla sezione di architettura e scultura, alla quale si aggregarono i membri superstiti della sezione archeologica.

La sezione di architettura e scultura A capo della Sezione di architettura e scultura fu messo Abel Blouet. L'Académie des Beaux-arts gli affiancò l'archeologo Amable Ravoisié e i pittori Frédéric de Gournay e Pierre Achille Poirot; dopo la dispersione della Sezione archeologica li raggiunsero i pittori Trézel e Amaury-Duval.

Il responsabile della Sezione, Huyot, aveva dato istruzioni molto precise: Forte della sua esperinza in Italia, in Grecia, in Egitto e in Medio Oriente e su suggerimento degli ingegneri, aveva chiesto di tenere dei veri e propri diari di scavo, dove annotare i dettagli rilevati grazie all'orologio e alla bussola, elaborare una mappa dello spazio percorso e descrivere la configurazione del terreno.

Itinerari

La pubblicazione dei lavori archeologici e artistici seguì lo stesso schema di pubblicazione della Sezione Scienze fisiche: un itinerario con descrizioni delle strade percorse, dei monumenti notevoli incontrati lungo queste strade e dei siti di destinazione. Così il primo volume della Expedition scientifique de Morée, Architecture, Sculptures, Inscriptions et Vues du Péloponèse, des Cyclades et de l'Attique descrive alle pagine 1-7 Navarino con sei pagine di tavole (fontane, chiese, fortezza di Navarino e Palazzo di Nestore); poi alle pagine 9-10 l'itinerario Navarino-Modone è dettagliato con 4 pagine di tavole (chiesa in rovina e suoi affreschi, ma anche paesaggi bucolici che ricordano la prossimità della leggendaria Arcadia), e infine 3 pagine su Modone con 4 pagine di tavoleI paesaggi bucolici richiamano assai da vicino il modello proposto da Hubert Robert per rappresentare la Grecia, o l'iconografia del Voyage pittoresque de la Grèce pubblicato Choiseul-Gouffier da tra il 1778 e il 1822. Nelle immagini la presenza dei soldati del corpo di spedizione è importante e si alterna con quella dei pastori greci, che per l'ospitalità generosa e i costumi semplici e innocenti ricordano a Blouet la mitologica età dell'oro e "i personaggi delle egloghe di Teocrito e di Virgilio" .

La spedizione archeologica esplora e descrive: Navarino (Pilo), Modone, Korōnī, Messene e Olimpia (oggetto del primo volume della pubblicazione); il Tempio di Apollo Epicurio, Megalopoli, Sparta, Mantinea, Argo, Micene, Tirinto e Nauplia (oggetto del secondo volume);