Rauscedo ( o Roseit pronuncia Rausèit o Rosèit) è una frazione del comune italiano di San Giorgio della Richinvelda, in Friuli-Venezia Giulia. Piccolo paese conosciuto per la produzione della barbatella da vite (Vitis vinifera). Secondo i dati reperibili dal sito ufficiale della C.E.I., il paese conta abitanti.In assenza di dati ufficiali precisi si è fatto riferimento alla popolazione della parrocchia, reperibile nel sito della CE https://www.chiesacattolica.it

Storia Il documento più antico su Rauscedo è datato all’anno 1123 che fa risalire l’origine dell’abitato ai primi anni dopo il Mille. Nacque accanto al letto del Meduna un torrente che nasce dalle Dolomiti friulane. Il suo nome comparve per la prima volta fra i possedimenti dei monasteri carinziani di San Michele di Millstatt e di San Paolo in Lavanthal e appartenne all’antichissima pieve di San Giorgio (Plebem S. Georgei).

L’etimologia del nome “Rauscedo” riporta a due diverse interpretazioni. Secondo la prima il nome deriva da “rausea” che nel basso latino significa “canna” o “canneto”. La seconda, invece, legata alla prima da un medesimo nesso topografico, deriva dalla composizione dei nomi “rau” (“orrido”) e “seeder” (“stagno”). Tuttavia, esiste una terza interpretazione, non avvalorata però dagli studi scientifici ufficiali, secondo la quale Rauscedo deriverebbe dal latino medioevale “rauscedo” col significato simile di "ruscello" e indicante perciò una zona acquitrinosa o vicina a un corso d’acqua. La zona, dove è sito il paese, è infatti di origine paludosa. Il corso del torrente Meduna scorreva un tempo vicino all’abitato e spesso nelle sue piene straripava inondando le case.

Studi più recenti però sembrano convalidare ricerche precedenti, secondo le quali l’origine dell’abitato di Rauscedo è anteriore all’anno 762. In quell'anno fu redatta la Charta donationis atque definitionis, documento il cui originale non è mai stato ritrovato ma del quale esiste una copia ossia una pergamena risalente al XII secolo: lapographum vetustissimum, oggi depositata presso l’Archivio di Stato di Venezia. Nella Charta è trascritto un elenco di donazioni e di paesi. L’interpretazione dei loro nomi riportati è piuttosto oscura e in molti passi incerta. Il nome che si riferisce a Rauscedo (come anche il vicino paese di Domanins) potrebbe essere contenuto nel passo seguente: “…et terras, et vineas vel prata quod habemus in Daunino (Domanins, nda) … casas in Ramaceto (Rauscedo, nda)”.

Dal 1077 Rauscedo divenne parte del Patriarcato di Aquileia dal punto di vista civile, dalla Diocesi di Concordia da quello spirituale. Sin dal XIII secolo la giurisdizione era esercitata dai signori di Spilimbergo che detenevano la potestà civile e criminale. Inoltre, avevano qui i loro possedimenti anche il monastero di St. Paul in Lavanthal e i signori di Porcia.

Nel 1420, la Patria del Friuli passò sotto la giurisdizione della Repubblica di Venezia. I conti di Spilimbergo mantennero i propri privilegi e i possedimenti aderendo ai patti di dedizione o di fedeltà con il governo della Serenissima.

Nella suddivisione amministrativa e negli ordinamenti comunali di epoca napoleonica, Rauscedo fu collocata nel comune di San Giorgio della Richinvelda o “San Giorgio al Tagliamento”, secondo la vecchia dizione (1811), la quale unità entrò a far parte del Regno d’Italia di Vittorio Emanuele II di Savoia (1866).

Rauscedo e Domanins compongono assieme le parrocchie della Richinvelda occidentale. Fino al 1479 la cura delle anime era affidata ad un unico parroco per entrambe le comunità. All’epoca Rauscedo era una semplice Curazia, nel 1894 divenne Curazia Indipendente e, infine, nel 1957, con don Giovanni delle Vedove (1899-1976), divenne Parrocchia consacrata alla Beata Vergine Maria. Dal 2001, Rauscedo e Domanins tornarono ad essere amministrate da un unico sacerdote con don Danilo Olivetto (1947-2017).

Nel 1933 a Rauscedo nacquero i Vivai Cooperativi di Rauscedo, la più grande società cooperativa al mondo per la produzione della barbatella da vite.

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose Chiesa arcipretale di Santa Maria e San Giuseppe. Chiesa principale della parrocchia, chiude via della Chiesa e apre con l’ingresso principale la via Borgo Meduna. Fu costruita negli anni 1845 – 1850 dall’impresa Costantini di Castions di Zoppola in sostituzione della più antica chiesa di S. Maria su progetto dell’architetto veneziano Francesco Lazzari. Di stile neoclassico essa conserva il tabernacolo e altare di S. Giuseppe provenienti dall’antica chiesa di S. Maria. La chiesa conserva alcuni pregevoli dipinti, fra i quali: la pala dell’Incoronazione della Vergine. Visitazione e donatore di Matteo Ingoli; la Natività di Angiolo D’Andrea; il Transito di S. Giuseppe dipinto ad olio attribuito secondo alcuni al pordenonese Michelangelo Grigoletti, mentre secondo altri a Luigi Nono. Primitiva chiesa parrocchiale di Santa Maria (? – 1846). Oggi scomparsa la chiesa madre si trovava nell’attuale cimitero e fu nominata per la prima volta nel 1361. Una citazione di fonti tardo medioevali recita così: “La chiesa è di una discreta antichità; è fornita di battistero e di cimitero”. I documenti non ci dicono molto su questo edificio di culto ma la tradizione, però, vorrebbe che essa fosse stata dedicata all’Assunta in Cielo. Nel 1778 fu rifatto completamente il campanile come risulta dal verbale di vicinia del 1773 e da altri documenti. Nel 1788 fu rifatto il tabernacolo dell’altare maggiore dal lapicida Pietro Pischiutta (o Peschiutta) di Gemona. Fu demolita nel 1846 e il materiale fu usato per la costruzione della chiesa arcipretale attuale. Chiesetta di San Giovanni Battista. Sita in via S. Giovanni fu costruita nel 1677 dalla illustre famiglia D’Agostinis nel giardino della propria villa, il tempietto fungeva da oratorio e da tomba di famiglia. Fu amministrata, per volontà dei D’Agostinis e dei loro discendenti dalla parrocchia di Domanins. In seguito alla rettifica dei confini parrocchiali (1949) un decreto vescovile attribuì alla Curazia di Rauscedo la cura e la manutenzione della chiesetta nonché l’uso liturgico per tutti i giorni dell’anno (escluso quello della festa del Santo) e per la seconda rogazione, mentre la proprietà e gli altri diritti rimanevano alla parrocchia di Domanins (1950). Nel gennaio 1994, la diocesi attribuì alla parrocchia di Rauscedo la proprietà e tutti i diritti liturgici e di culto sull'edificio.L. Luchini, Il tempietto di San Giovanni conteso tra Domanins e Rauscedo, in “Il Popolo”, Pordenone 17 ottobre 1982 e 24 ottobre 1982. Chiesetta del Sacro Cuore. Il piccolo tempio si trova in una laterale di via dell’Agricoltura (in fondo alla via Borgo Meduna e alle spalle del camposanto). La chiesetta è stata voluta da Padre Giovanni D’Andrea, salesiano, missionario nell’America del Sud e originario di Rauscedo. Fu costruita nel 1954 dalla famiglia D’Andrea Natale. Nel 2005, la viuzza laterale che affianca la chiesetta è stata battezzata via Padre Giovanni D’Andrea. Chiesetta della Beata Vergine del Carmelo. Inaugurata nel 1967 per iniziativa del rauscedese Venanzio Fornasier, si trova nel cortile della Scuola dell’Infanzia “Immacolata Concezione”.

Architetture civili Villa D’Agostinis. L’edificio si trova in piazza delle Cooperative. L'illustre famiglia D’Agostinis (detta anche D’Agostini, D’Agostin o Di Agostino) costruì nel Seicento il proprio palazzo nell’attuale piazza delle Cooperative con annessa la chiesa gentilizia dedicata a S. Giovanni Battista (1677) quale oratorio e tomba di famiglia e un grazioso parco con laghetto. Sul portale in pietra dell’abitazione si legge ancora: “1699/DI 12 MAGIO/P.M. AG/GUSTI/NI”. Al suo interno, lato cortile, sulla chiave dell’arco in pietra si nota la data “1665”. Sull’altare della chiesetta si nota la data “1677”. Dal casato dei D’Agostinis nacquero molti uomini illustri: notai, cancellieri, sacerdoti. Nella chiesetta del Battista sono conservate le salme dei sacerdoti Don Giovanni Maria e Don Ottaviano. Esiste tuttavia un’ipotesi secondo la quale, in questo luogo di transito, la chiesetta fosse stata costruita in passato da una comunità di frati che aveva istituito nell’edificio dell’attuale villa un piccolo monastero facente parte di un grande convento austriaco. Nel chiostro del monastero sarebbe stata eretta la chiesetta di campagna dedicata a San Giovanni. Tale chiesetta sarebbe stata costruita proprio sul confine tra le comunità di Rauscedo e Domanins quasi a voler soddisfare le necessità spirituali di entrambe le popolazioni.Don G. Basso. Ricordi giovanili di Rauscedo. Il paese delle barbatelle, s.l., settembre 2005. Nei secoli successivi, la villa divenne proprietà della famiglia Crovato, originaria di Rauscedo, adibita a residenza e sede legale dell'azienda Fornaci Crovato. Nel 2025 la villa è stata acquistata da una discendente della famiglia D'Agostinis. Villa D’Andrea (già Villa dei conti Stella). Sita in una stradina privata di piazza delle Cooperative, Villa D’Andrea fu costruita a Rauscedo dalla dinastia degli Stella. Di provenienza bergamasca, questa nobile famiglia arrivò in Friuli intorno alla prima metà del Cinquecento e si stabilì a Spilimbergo. Santo Giusto Stella arrivò a Rauscedo dopo aver acquisito l’infeudazione di alcuni beni dai Villabruna e fece edificare la villa probabilmente verso la fine del XVI secolo. Figli di Santo Giusto furono Carlo e Giuseppe con i quali si estinse la dinastia. L’attuale costruzione, probabilmente eretta su una precedente pianta più antica, presenta le caratteristiche architettoniche delle case di villeggiatura venete tipiche di fine Settecento. Tuttora è incerta la data di costruzione dell’edificio che compare nel catasto napoleonico nell’anno 1806 come proprietà dei conti Stella e che fu acquistata in seguito dal pittore rauscedese Jacopo D’Andrea (1819-1906). L’artista ebbe un’unica figlia, Ada, che in seguito venderà la villa. Il catasto austriaco del 1857 riferisce i nomi di Francesco e Angelo D’Andrea fu Sante quali proprietari. Il 23 settembre 2017 l'associazione Radici del vino, in collaborazione con l'amministrazione comunale, celebrò all'interno di Villa D'Andrea il centesimo anniversario del primo innesto della barbatella da vite.

Scuole e teatri Scuola dell’Infanzia Immacolata Concezione. Frutto di una donazione alla parrocchia del 24 marzo 1953 da parte dei fratelli Luigi e Silvio Fornasier, la scuola materna di Rauscedo iniziò la sua attività nel 1954 retta dalle Suore Francescane Missionarie del Sacro Cuore. Abitazione rurale costituita da tre piani con annesso solaio, l’edificio ospita la residenza delle suore con le camere, la cucina, la mensa e le aule per i bambini. E' provvista anche di un lungo fabbricato limitato al solo piano terra con le aule per i bimbi suddivisi in grandi, medi e piccoli, un dormitorio e altre stanze. Nel 1975, un decreto di Monsignor Abramo Freschi elevò formalmente l’asilo di Rauscedo a “Ente giuridico Scuola Materna dell’Immacolata Concezione”. La scuola si trova in via del Poligono n. 1. Teatro parrocchiale don Giovanni Bosco. Adiacente alla chiesa parrocchiale, sorto come oratorio e cinema parrocchiale dedicato a don Bosco, fu poi restaurato come teatro, luogo di assemblee parrocchiali e conferenze per la popolazione. Sede delle associazioni (già Scuola Elementare G. Pascoli). L’edificio situato in via Udine n. 19 era un tempo la sede della Scuola Elementare Giovanni Pascoli inaugurata il 4 ottobre 1956. Con gli anni duemila è diventata la Sede delle associazioni del paese.

Altro Biblioteca del vino. Inaugurata il 13 aprile 2019 dall’Associazione Radici del vino e dall’amministrazione comunale la biblioteca ha sede in un’aula delle ex scuole elementari G. Pascoli. Dispone di un patrimonio librario di varie pubblicazioni tra guide, volumi monografici, descrizioni tecniche e documenti riguardanti la viticoltura e il vino.