Con scisma di LuccaSac.Luigi Nanni, La Parrocchia studiata nei documenti lucchesi dei secoli VIII-XIII, Roma, 1948.p.127 si intende quel periodo della storia di Lucca, in cui la città è stata dominata dal vescovo scismatico Pietro, consacrato dall'antipapa Clemente III il 25 luglio 1081, grazie al supporto dell'imperatore Enrico IV di Franconia. Inizia con la fuga dalla città del vescovo Anselmo II nel 1081 e finisce con l'insediamento nella sede episcopale lucchese del vescovo ortodosso Gottifredo (Gottefredus),Questa è una delle interpretazioni, mentre c'è chi, come sostiene Erich Kittel, Der Kampf um die Reform des Dom- Kapitels in Lucca im 11. Jahrhundert, similmente a R.Savigni, fa risalire la fine del periodo al rientro dei locopositi negli uffici cui erano preposti a Lucca, che è testimoniato da alcuni documenti nel 1088, RCL vol.1, doc. 506 e 507 del 9 giugno 1088. che sembra non avvenire prima della vittoria della contessa Matilde di Canossa sulle truppe imperiali che risale all'ottobre 1092. Si inserisce nella stagione storica della lotta per le investiture.
È noto anche un secondo periodo scismatico lucchese, questa volta sostenuto da Federico Barbarossa, denominato "scisma del 1159" (1159-1177), cui aderiranno i vescovi scismatici Pievano (1159 - 1166) e Lando (1167-1176).
Elementi precursori
Nell'Alto Medioevo, grazie alle elargizioni effettuate dai potenti dell'epoca, ma anche da semplici possidenti, si era andato costituendo un patrimonio dei canonici di San Martino, indipendente e distinto da quello episcopale. Adalberto II "marchio", detto il Ricco, in un momento compreso tra l'889 e il 915, offrì alla canonica di San Martino il confessore e di San Regolo martire la decima parte dei suoi possedimenti. Ulteriori donazioni furono elargite da re Ugo il 1º luglio 932 e re Lotario I il 16 marzo 942SCHIAPARELLI L., I diplomi di Ugo e Lotario, Roma, 1924, n. 31 e 36., e furono poi riconfermate dall'imperatore Ottone I il 13 marzo 962.MGH, Diplomatum Regum et Imperatorum Germaniae, I, Ottonis I Diplomata, Hannoverae, 1884, (rist. Anast.1963), pp. 330. Il privilegio ottoniano, ripreso fedelmente da Ottone II nel 982,MGH, Diplomatum Regum et Imperatorum Germaniae, II, Ottonis II Diplomata, Hannoverae, 1893, (rist. Anast.1963), n. 340. da Ottone IIIMGH, Diplomatum Regum et Imperatorum Germaniae, II, Ottonis III Diplomata, Hannoverae, 1893, (rist. Anast.1963), n. 726. e da Corrado II,MGH, Diplomatum Regum et Imperatorum Germaniae, II, Conradi II Diplomata, Hannoverae, 1909, (rist. anast.1963), pag. 359. tutelava espressamente quelle risorse dall'ingerenza del vescovo, riservando al duca e al marchese di Lucca il potere di intervenire in favore del Capitolo. Anche il vescovo Corrado si mostrò munifico a metà del X secolo, donando alcuni beni in Segrumigno, nonché la quarta parte delle decime e degli spiritualia di quella pieve.Iacopo Fulgeri, Le scritture dei canonici lucchesi nei secoli X-XI, pp.17-18, Tesi Università di Pisa, aa.2016/2017. Relatore Antonino Mastruzzo Si incrementano ulteriormente i possedimenti della canonica della chiesa matrix lucchese fino all'arrivo di Anselmo II, ed il fenomeno continua anche durante il periodo scismatico.
Il vescovo di Lucca Giovanni II (Johannes II; 1023-1056), appartenente alla stirpe dei Da BesateRaffaele Savigni, Episcopato e società cittadina a Lucca da Anselmo II (+1086) a Roberto (+1225), in Appendici p.399, iLucca, 1996, promulgò una bolla nel 24 aprile 1048Memorie e Documenti per servire all'Istoria del Ducato di Lucca, IV/2, Appendice, documento n.78, Lucca, 1843., in cui, oltre ad invitare i canonici alla vita comune senza comunque obbligarli, creò incentivi per indurre a condurre la vita clericale insieme: "ai canonici che eransi sottoposti alla vita regolare e comune donò un pezzo di terra ed una casa presso la chiesa di s. Martino e il vescovato, affinché ivi potessero segregati dagli altri vivere fra loro in perfetta comunità"L.Barsocchini (a cura di), Memorie e Documenti per servire all'Istoria del Ducato di Lucca,Dissertazione VIII, V/1, Lucca, 1844, p. 237..
Il 12 marzo 1051 papa Leone IX, richiamandosi a Giovanni II, confermandone le disposizioni, stabilì che, una volta deceduti i canonici della cattedrale lucchese, se ammogliati, fossero sostituiti solo da religiosi casti, "pro incestis casti, pro immundis mundi restituantuantur"Paolo Dinelli "Memorie e Documenti per servire all'istoria del Ducato di Lucca" Tomo VII, Dei Sinodi della Diocesi di Lucca, Dissertazione III, pag.31,Del Sinodo di San Ginese celebrato nel secolo XI a' tempi di S.Anselmo. Citazione: "Saranno messi i casti al posto degli impuri, i mondi al posto degli immondi".; con un'altra bolla del 3 febbraio 1052 ribadì il suo impegno per "qui caste et regulariter sancto altari deservire desiderant"Cosimo Damiano Fonseca, Il Capitolo di S.Martino e la riforma Canonicale nella seconda metà del sec. XI, in Atti del convegno "Sant'Anselmo Vescovo di Lucca (1073-1086) nel quadro delle trasformazioni sociali e della riforma ecclesiastica" a cura di Cinzio Violante, p. 53.
«qui caste et regulariter sancto altari deservire desideran quelli che desiderano dir messa regolarmente e castamente». Il concilio di Firenze del 14 giugno 1055, cui parteciparono Enrico III, papa Vittore III, lo stesso vescovo Giovanni II condannò e sanzionò le alienazioni dei beni ecclesiastici, la simonia ed il concubinato dei preti, oltre a far recludere in Germania la reggente Beatrice con sua figlia Matilde per le nozze mai approvate tra la vedova di Bonifacio di Canossa e Goffredo il Barbuto.Augusto Mancini, La storia di Lucca, Lucca, G.C.Sansoni, 1950, p.48. Papa Niccolò II, detto anche Nicola, si trovò, appena eletto, a fronteggiare nel 1059 un conflitto insorto nella chiesa di Milano, in cui i Patarini, guidati da Arialdo, erano insorti contro la celebrazione di messe da parte di sacerdoti uxorati. Niccolò II ritenne inopportuno applicare lo sciopero liturgico nel caso di celebrazioni presiedute da clero uxorato, e cioè lecitamente sposato, mentre lo approvò contro il clero concubinario. Il sinodo successivamente convocato a Roma nel 1059 distinse tra clero uxorato e concubinario, salvo che il clero ammogliato doveva comunque rispettare la continenza nei rapporti coniugali. Papa Alessandro II, con la Bolla "Quanvis Ecclesiasticae"Papa Alessandro II, Bolla Ponteficia "Quamvis ecclesiasticae", in Mons. Domenico Barsocchini (a cura di), Memorie e Documenti per servire all'Istoria del Ducato di Lucca, Tomo V parte III, Documento n. 1794, pp. 665-666., si limitò a stabilire il numero dei componenti del capitolo di San Martino a trenta, divisi tra dodici presbiteri (tenuti a dir messa solenne nella chiesa "matrice" tutti i giorni alla "hora tertia" con un diacono e con un suddiacono, senza andare altrove a dir messa), sette diaconi e sette suddiaconi; i clerici restanti sarebbero stati solo componenti del coroLuigi Nanni, La parrocchia studiata nei documenti lucchesi dei secoli VIII-XIII, 1948, pp. 124-125..
Anselmo II da Baggio a Lucca Nel 1073 Anselmo II da Baggio venne eletto vescovo di Lucca per volere del morente zio e papa Alessandro II. Il 10 agosto del 1073 papa Gregorio VII, nato Ildebrando di Soana, successe ad Alessandro II ed iniziò una decisa politica anti-imperiale a sostegno della autonomia della Chiesa, nota come riforma gregoriana. La lotta alla simonia e al nicolaismo costituirono i cardini del rinnovamento morale proposto dal nuovo papa. Nel marzo del 1075 Gregorio VII emanò il Dictatus Papae, dove in 27 dichiarazioni racchiuse i punti della sua riforma. Sembra che Anselmo II, come Ildebrando da Soana ed altri celebri esponenti della Riforma, si sia fatto monacoAnselmo II sarebbe entrato nel monastero di San Benedetto di Polirone presso Mantova, che poco dopo (fra il 27 genn. 1076 e il 7 apr. 1080, ma probabilmente all'inizio del 1077) passò sotto l'obbedienza cluniacense, secondo gli studi effettuati da G.B.Borino "Il monacato e l'investitura" ( da nota 24 p.11 in Rangerio Il poema di Anselmo, vescovo di Lucca di Roberta Amari, Pisa Univerversity Press, 2015), prima di ricevere, per la pressione di Gregorio VII,G. B. Borino ritiene che Anselmo si fosse fatto monaco presso San Benedetto in Polirone prima ancora di ricevere ’ufficio vescovile, e che solo dopo quest’ultimo fatto si sarebbe recato presso il monastero di Saint-Gilles. Si veda in particolare Borino, Il monacato e l’investitura. [tratto da p.11, Roberta Amari, Rangerio Il poema di Anselmo, vescovo di Lucca. Introduzione e traduzione .., Pisa University Press, 2015, pp. 25-30 l’investitura vescovile da Enrico IV nella seconda metà di aprile del 1074 ovvero quando Enrico IV fu assolto dalla scomunica.Lo starebbe a dimostrare indiscutibilmente una offersio del 25 gennaio 1075, riportata dal Barsocchini a pag.330 di Memorie e Documenti per servire all'istoria del Ducato di Lucca, Tomo V, parte I, in cui si legge: "Omissis..Anselmo ...non più semplice vescovo ma vescovo e monaco: offero tibi et Deo Ecclesia S.Martini...ubi nunc Anselmus Episcopus et monacus esse videtur". Che fosse un monaco lo accenna anche Rangerio nel suo poemaVita Metrica: vv.1455-1466: “ E così adempie il compito del pontefice, pur iniziando ed aspirando ad essere sempre più un monaco. “ e così ebbe a ribattere un canonico al discorso sinodale di Anselmo ai canonici, narrato nella stessa Vita metrica.Vita Metrica: vv. 1595-1704: “siccome volle fin da fanciullo essere monaco, e si propose di diventarlo, desidera avere anche noi come compagni del tutto simili” Anche lo zio Anselmo era stato incaricato dall’imperatore, per inveterata consuetudine. È certo che dopo l'investitura regia rinunci alla carica episcopale ritirandosi nel monastero di Saint-Gilles, da dove lo richiama Gregorio VII.
Anselmo aderì in toto alla dottrina gregoriana, ben più fermamente dello zio papa, e pretese innanzi tutto che i canonici del Capitolo di San Martino, che in gran parte vivevano con la propria famiglia, iniziassero a condurre una vita comune di stampo monastico nella canonica del Capitolo: "Viviamo da pari insieme, viviamo religiosamente, non ci confonda il desiderio di una discendenza, non ci illuda quello del lignaggio, né l'amore per i nipoti: chiunque sia bisognoso, sia per noi padre e nipote." Questo programma trovò l'opposizione ferma di quasi tutti i canonici, guidati dal suddiacono Pietro e sostenuti dalle loro famiglie di origine, che costituivano la parte dell'aristocrazia lucchese, che stava guardando con interesse a Enrico IV di Franconia. Il re, nominando il chierico Tedaldo ad arcivescovo di Milano il 28 settembre 1075, contro la volontà papale, diede vita ad uno degli scontri col papato, passati alla storia come la lotta per le investiture.