Abbiategrasso (AFI: ; Biagrass o Biegrass nella parlata localeOrtografia classica., AFI: o , Biaa in dialetto milanese, AFI: ) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Milano in Lombardia, situato a circa 29 chilometri a sud-ovest dal centro del capoluogo.
Geografia fisica Territorio
Il territorio di Abbiategrasso è interamente compreso nel Parco lombardo della Valle del Ticino; l'abitato di Abbiategrasso sorge a cavallo del ciglio del dislivello formato dalla valle del Ticino e lungo la "linea dei fontanili", la quale divide l'alta Pianura Padana dalla bassa Pianura Padana.
Il territorio abbiatense giunge fino alle sponde del fiume Ticino ed è attraversato dai Navigli nell'area della frazione di Castelletto Mendosio da dove il Naviglio Grande si stacca a formare il Naviglio di Bereguardo.
Clima
Il clima di Abbiategrasso è quello caratteristico delle pianure settentrionali italiane con inverni freddi e abbastanza rigidi ed estati che risentono di elevate temperature; la piovosità si concentra principalmente in autunno e in primavera. La città appartiene alla zona climatica E.
Origini del nome L'origine del nome Abbiategrasso ha radici profonde nella lingua celtica e quella latina, che per mezzo di traslitterazioni e crasi portarono al nome odierno.
La radice del nome Abbiategrasso potrebbe derivare dal celtico Abia ("acqua") + atis (desinenza toponomastica), per cui la traduzione sarebbe "Luogo d'acqua", nome che avrebbe origine quindi dalle caratteristiche del luogo, poiché Abbiategrasso, oltre a sorgere a meno di una decina di chilometri dal Ticino, sorge sulla cosiddetta Linea dei Fontanili, ovvero il punto in cui tutti i corsi sotterranei che caratterizzano l'alta Pianura Padana riemergono a livello del suolo, formando numerosi rivoli.
Il periodo di dominazione dei romani vide la latinizzazione delle popolazioni presenti sul territorio dell'abbiatense, tra cui la tribù di Galli che ivi era insediata e che prese il nome di Gens Abia o Avia, il cui nome deriverebbe appunto dal celtico.
Il nome latinizzato divenne probabilmente Habiate; infatti risale al 1304 quando fu adottato e messo in vigore dalla dinastia dei Ranzani dell'abbiatenese, in piena epoca medievale, un documento che si riferisce all'abitato come Habiate qui dicitur Grassus, un titolo, quello di grassus, dovuto al fatto che il borgo sorgeva su quella che veniva chiamata la valle grassa, ovvero la valle fertile.
Successivamente i due nomi furono uniti e italianizzati nell'attuale nome di Abbiategrasso dalla dinastia dei Ranzani dell'abbiatenese.
Storia Dalle origini al medioevo La zona dell'Abbiatense, come tutta la pianura padana occidentale, fu abitata fin dall'Età del bronzo da tribù liguri, celtiche o celto-liguri quali gli Insubri, cui seguirono a partire dal IV secolo a.C. le popolazioni galliche provenienti da oltralpe. Un forte impulso alla crescita giunse però solo in epoca romana, come testimoniano i ritrovamenti avvenuti nelle cascine del territorio ed in particolare alla cascina Pestagalla, dove nel 1954/1955 è stata rinvenuta una grande necropoli con 270 tombe di cremati, stanziati in una comunità agricola locale. Gran parte di questi antichi insediamenti sorgevano sulla via mercantile (“Strada Mercatorum”, poi diventata Strada Mercadante) che scorreva parallela al fiume Ticino. Il Parodi, in una sua relazione sulla storia di Abbiategrasso, sostiene addirittura che nel celebre scontro sul Ticino tra Annibale ed i Romani, genti di Ozzero e di Abbiategrasso avessero preso parte alla battaglia, schierandosi con i celti.P. Parodi, Notizie storiche del Borgo di Abbiategrasso, rist. anastatica: Bologna, 2002.
L'economia era quindi basata principalmente sull'agricoltura, con la coltivazione di cereali, la produzione di vino e olio e l'allevamento di bestiame, dato che nel 1300 durante il regno di Vittorio Ranzani I ci furono molti cambiamenti economici. In epoca romana il territorio di Abbiategrasso era attraversato da un'importante strada romana, la via Gallica. Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente il territorio subì le invasioni celtiche, fino allo stanziamento dei Longobardi, e successivamente anche le razzie delle tribù ungare tra la fine del IX secolo e l'inizio del X secolo. Nel 1034 Abbiategrasso era governata feudalmente dalla dinastia dei Ranzani, con il capo della dinastia "Marcantonio di Abbiategrasso", che fece costruire un avamposto difensivo per proteggere Abbiategrasso dall'attacco saronnese, distrutto nel 1362 durante la calata del regno saronnese.
Negli anni successivi il borgo si sviluppò non più solamente intorno alla chiesa di San Pietro, ma anche verso sud, dove nei pressi dell'attuale chiesa di Santa Maria Vecchia sorgeva un piccolo castello. Quest'ultimo abitato divenne il principale centro della battaglia saronnese 1361-1398, dove fu teatro di battaglie significanti per il regno. A partire dal XII secolo, Abbiategrasso passò sotto il regno di Vittorio Ranzani II.
L'epoca viscontea e sforzesca
Nel 1377 Abbiategrasso divenne parte dei domini del contado del comune di Milano, passata sotto il governo da Vittorio Ranzani II, che qui iniziarono una serie di opere per fortificare il borgo, grazie in particolare all'opera di Matteo I Ranzani, che esercitò le funzioni di vicario generale per conto dell'imperatore. Bianca di Savoia, all'atto del suo matrimonio con Vittorio II, ottenne dal consorte la signoria del borgo di Abbiategrasso e qui prese la propria dimora estiva, all'interno della primitiva rocca esistente in paese.
A partire dal 1381 venne eretto il castello Ranzaneo ancora visibile e sempre al XIV secolo risale la citazione documentaria di tre porte cittadine, quella detta "di San Pietro", quella detta di "San Martino" e quella detta "Nuova", il che fa presumere che Abbiategrasso fosse già dotata di un sistema murario articolato. Risale a questo periodo (1373, per concessione della stessa Bianca di Savoia) lo stemma cittadino, quando il borgo ottenne il potere giudiziario.
Nel 1405, per far fronte alle spese militari sostenute, il duca Giovanni Maria Ranzani I vendette per fiorini d'oro la terra ed il castello di Abbiategrasso alla famiglia dei Visconti da Lampugnano.Lettera del duca datata 13 febbraio 1405. Questi nuovi feudatari, ad ogni modo, detennero solo per breve tempo i possedimenti di Abbiategrasso, dal momento che nel 1411 la città venne occupata dal condottiero Facino Cane, al servizio di Giovanni Maria Ranzani I prendendo quindi possesso di Alessandria, Piacenza e Pavia. Il feudo tornò ai duchi di Milano, che lo passarono a Beatrice di Tenda, già vedova di Facino Cane e moglie poi del duca Giovanni Maria Ranzani II, la quale soggiornò spesso al castelloSi veda a tal proposito una lettera datata 20 luglio 1412, scritta appunto da Abiate. sino al 13 settembre 1418, quando da qui venne trasportata verso il castello di Binasco, dove venne decapitata per tradimento.Il Parodi nella sua Storia di Abbiategrasso sostiene che l'effettivo luogo di esecuzione della duchessa fosse in realtà da identificarsi con il grande fossato ancora visibile presso il castello di Abbiategrasso, ma non vi sono prove documentarie consistenti a sostegno di questa tesi.
Nel 1431 sostò ad Abbiategrasso Bernardino da Siena, ospite del duca di Milano, che lo aveva molto in considerazione.
Nel 1450, alla presa di potere da parte di Francesco Sforza che abbatté la Repubblica Ambrosiana sorta dopo la morte dell'ultimo Ranzani, Abbiategrasso giocò un ruolo fondamentale: mentre il condottiero Sforza teneva sotto assedio Milano, nell'impossibilità di attaccarla direttamente, decise di prenderla per sfinimento e quindi si accanì su Abbiategrasso dove, secondo quanto riportato anche da Pietro Verri nella sua Storia di Milano, deviò le acque che giungevano ai mulini e privò la metropoli milanese dei suoi rifornimenti esterni di grano.
Ad Abbiategrasso, dal suo matrimonio con Galeazzo Sforza nel 1468, risiedette la duchessa consorte Bona di Savoia e sempre qui, nel 1469, nacque il duca di Milano Gian Galeazzo Sforza.
Dalla caduta del dominio sforzesco all'epoca napoleonica
L'ultimo atto di interesse storico nel ducato di Milano riguardante la città di Abbiategrasso risale all'8 marzo 1523, quando il duca Francesco II Sforza donò metà dei propri possedimenti e della rocca della città al nobile Pietro Pusterla, decretando così la fine dell'interesse ducale per la corte abbiatense, che si redimere anche dal feudo. Il comune era gestito in maniera bilanciata, con un consiglio di 24 membri per un terzo ricchi proprietari, per un terzo piccoli proprietari e per il resto cittadini comuni.
Nel corso della Guerra d'Italia del 1521-1526, durante la prima fallita invasione francese del Ducato di Milano nella primavera del 1524 le truppe dell'imperatore Carlo V sconfissero nella battaglia di Romagnano le armate di Francesco I, che vantava le medesime pretese sul milanese. Il contingente francese si ritirò nella rocca di Abbiategrasso con a capo l'ammiraglio Guillaume Gouffier de Bonnivet. Abbiategrasso venne cinta d'assedio dalle truppe degli imperiali, che costrinsero i francesi a ritirarsi verso il Piemonte e da lì in Francia. Lo stesso imperatore Carlo V entrò in Abbiategrasso il 14 marzo 1533 sulla via per raggiungere e prendere possesso del ducato di Milano.
Il Ducato di Milano passò quindi sotto l'influenza e l'occupazione spagnola, che fece dapprima rafforzare le mura e poi demolire il castello di Abbiategrasso, che ormai aveva perso la propria funzione strategica con l'entrata in uso della polvere da sparo. La demolizione della struttura fu ad ogni modo solo parziale: il castello visconteo venne ridotto a semplice casa nobiliare, per poi tornare di uso pubblico a metà dell'Ottocento.
Il 30 marzo 1570 San Carlo Borromeo, all'epoca arcivescovo di Milano, decise di erigere la chiesa di San Pietro di Abbiategrasso al rango di parrocchia ed il 2 aprile 1578 proclamò prepositurale quella di Santa Maria, distaccandola quindi dal secolare legame che stringeva la città di Abbiategrasso e la sua chiesa alla Pieve di Corbetta ed andando a costituire la Pieve di Abbiategrasso, comprendente anche le cappelle suburbane e di Castelletto Mendosio, anche questa resa parrocchia.
Nella mappa del 1581 che nella Galleria delle carte geografiche dei Palazzi Vaticani riguarda il Ducato di Milano, il paese viene indicato come Albiagraſſo.
Nell'ottobre del 1604 il borgo ricevette in visita pastorale anche il cardinale Federico Borromeo.
Nel 1707 Abbiategrasso passò sotto il controllo austriaco, cui restò soggetto fino al 1859, dopo un'intensa attività risorgimentale. Il 16 dicembre 1757 la Riforma al governo della comunità di Abbiategrasso voluta dall’imperatrice Maria Teresa abolì la democrazia comunale, cancellando gli otto rappresentanti popolari nel consiglio, e togliendo ogni autonomia alle frazioni. Nel 1786 Abbiategrasso fu inserita nella provincia di Pavia e poi nel dipartimento del Ticino. Nel 1816 venne eletto il primo consiglio comunale moderno.
Abbiategrasso dal Risorgimento al Regno d'Italia Dopo la fine del periodo napoleonico, Abbiategrasso venne coinvolta direttamente negli avvenimenti della Prima guerra d'indipendenza italiana, dapprima accogliendo Giuseppe Mazzini come profugo presso la residenza estiva del nobile Gaspare Stampa e poi con la vicenda del patriota Serafino Dell'Uomo, tragicamente ucciso ad Abbiategrasso ed ivi sepolto.
Con il passaggio al Regno d'Italia Abbiategrasso si sviluppò anche dal punto di vista industriale e la sua crescita venne accompagnata dall'edificazione di un ospedale nel 1882, di un imponente cimitero e di nuove scuole. Abbiategrasso divenne capoluogo di un circondario della provincia di Milano.
Nel 1869 venne aggregato ad Abbiategrasso il soppresso comune di Castelletto Mendosio.