San Benedetto del Tronto è un comune italiano di abitanti della provincia di Ascoli Piceno nelle Marche. È il comune più popoloso della provincia.

Situata lungo la costa adriatica meridionale delle Marche, in corrispondenza della foce del fiume Tronto, la città è una rinomata località balneare della Riviera delle Palme. La sua tradizione turistica ha radici storiche profonde: proprio qui, nel 1865, fu inaugurato il primo stabilimento balneare cittadino, tra i più antichi d'Italia. Oltre alla forte vocazione ricettiva, la località vanta un'importante tradizione marinara, con un porto che ospita una delle flotte di pescherecci più grandi dell'intero Adriatico.

Geografia fisica

San Benedetto del Tronto sorge sulle rive del mare Adriatico, si sviluppa per e ha conformazione di collina litoranea, ed è il comune litoraneo più meridionale delle Marche. Al suo interno scorrono e sfociano quattro torrenti l'Albula, il delle Fornaci, il Ragnola e l'Acquachiara e il fiume Tronto. È il comune con maggiore densità di popolazione della regione Marche.San Benedetto gode di un clima mediterraneo particolarmente benigno, con inverni miti (7 °C circa di media stagionale), e sono moderatamente piovosi, ma la neve non di rado fa la sua comparsa, riuscendo periodicamente anche a coprire la città con un moderato manto di coltre bianca.

Classificazione sismica: zona 2 (sismicità media)

Classificazione climatica: zona D

Origini del nome

Il toponimo di San Benedetto del Tronto unisce la devozione per la figura del proprio santo patrono all'identificazione geografica e idrografica del territorio. La prima parte della denominazione si deve a san Benedetto martire, militare romano di stanza presso l'antica Cupra (l'odierna Cupra Marittima) durante il principato di Diocleziano. A causa del rifiuto di abiurare la fede cristiana, il soldato venne decapitato il 13 ottobre 304 nei pressi del corso del torrente Menocchia; secondo la tradizione agiografica locale, il corpo fu successivamente gettato in mare e trasportato dalle correnti marine verso sud, fino ad arenarsi sul litorale dell'odierna città. La salma venne recuperata da un agricoltore e seppellita sul colle d'altura antistante, sito attorno al quale sorse la primitiva pieve rurale (Plebs Sancti Benedicti in Albula), intesa come nucleo storiografico e generatore del successivo insediamento del Castrum Sancti Benedicti (l'odierno Paese Alto).

La specifica identificativa "del Tronto" fu introdotta inizialmente con una delibera consiliare nel 1862, subito dopo l'Unità d'Italia, al fine di distinguere l'ente municipale da altri comuni omonimi del neonato regno. La denominazione fu infine ratificata e ufficializzata mediante regio decreto nel 1896.

Storia

Sotto il profilo storiografico ed archeologico, sistematiche campagne di scavo documentano l'esistenza di un insediamento stabile nel perimetro del vecchio incasato fin dall'età romana, in un arco temporal compreso tra la prima metà del I secolo a.C. e la prima metà del I secolo d.C.I ritrovamenti archeologici emersi a partire dall'estate del 2010 hanno ridefinito la tesi dell'origine esclusivamente medievale del vecchio incasato e del nucleo urbano di San Benedetto del Tronto, attestando la presenza di un comparto residenziale e manifatturiero già in epoca romana. Taluni filoni di ricerca tendono a correlare tali evidenze monumentali al sito storico dell'antica città di Alba Picena, originariamente disposta lungo il versante destro del torrente Albula. Le indagini nel sottosuolo di via Serafino Voltattorni, via Gioacchino Rossini e piazza Giuseppe Sacconi hanno portato alla luce i resti strutturali di una domus e di una villa marittima, comprensivi di condotti idrici in piombo (fistulae), sei anfore olearie, vasche rivestite in cocciopesto e lacerti di murature provviste di affreschi parietali in rosso pompeiano di età neroniana o flavia, oltre a un soprastante cimitero medievale costituito da 32 scheletri in prossimità della chiesa parrocchiale.

Nel 1105 papa Pasquale II confermò il possesso del monastero di San Benedetto al Tronto a Oderisio, abate di Montecassino, privilegio ribadito nel 1112 con una successiva bolla pontificia indirizzata al nuovo abate Gerardo. Il primo significativo mutamento strutturale ed insediativo sul colle si verificò nel 1145, quando i nobili Azzo e Berardo di Gualtiero ottennero dal vescovo Liberto di Fermo la concessione feudale per l'erezione del Castrum Sancti Benedicti, piazzaforte d'altura a lungo contesa nelle guerre di confine tra le città rivali di Ascoli Piceno e Fermo.

A causa delle devastazioni belliche e delle incursioni della pirateria ottomana e barbaresca, il borgo subì prolungati periodi di instabilità demografica. La prima espansione al di fuori della cortina muraria, in direzione del litorale, si compì a partire dal 1615 con l'edificazione di una cappella extramuraria sussidiaria dedicata alla Madonna della Marina (in corrispondenza dell'odierna piazza Cesare Battisti), ponendo le premesse per l'antropizzazione della marineria bassa. Lo sviluppo urbanistico del Castrum Sancti Benedicti — ridenominato ufficialmente San Benedetto del Tronto nel 1860 mediante regio decreto — si intensificò nel corso del XVIII secolo, quando la popolazione oltrepassò le mura per edificare lungo l'asse della strada consolare "Lauretana" (l'attuale strada statale 16 Adriatica), costituendo il rione dei paiarà, tipiche abitazioni monocellulari edificate assemblando paglia e fango.

Sotto il profilo storiografico ed economico, la marineria locale ha costituito una delle principali realtà flottivore d'Italia e dell'intero bacino del mare Adriatico. Lo sviluppo della flotta peschereccia fu costante: se nel 1763 il comparto disponeva di una dozzina di tartane, già nel 1773 la marineria cittadina contava venti paranze. Nel 1809 la dotazione logistica complessiva comprendeva ventiquattro paranze e una dozzina di battelli minori, impiegando un organico di circa 200 pescatori residenti; in tale epoca, le manovre di alaggio e il varo delle imbarcazioni professionali si compivano ancora direttamente sulla linea d'arenile, a causa dell'assenza di scali portuali e di bacini protetti stanziali.

Nel 1863 l'apertura della linea ferroviaria della ferrovia Adriatica costituì uno snodo storico per l'economia industriale del comprensorio piceno. Sotto la gestione amministrativa del sindaco Secondo Moretti (in carica dal 1871 al 1881) venne pianificata la moderna vocazione turistica del comune, coronata nel 1865 con l'inaugurazione del primo "Stabilimento Bagni" e nel 1896 dal regio decreto sabaudo che integrò l'attributo "del Tronto" alla denominazione ufficiale.

Parallelamente al comparto ricettivo, la municipalità potenziò il settore peschereccio: nel 1907 vennero avviati i cantieri di scavo del porto moderno e nel 1912 si compì il varo del San Marco, il primo peschereccio a motore d'Italia preposto alla pesca d'altura, progettato su impulso di monsignor Francesco Sciocchetti. Il riconoscimento statale di "Stazione di cura, soggiorno e turismo", ratificato con decreto ministeriale il 30 giugno 1928, accelerò la transizione della città in uno dei principali poli balneari del mare Adriatico, portando all'inaugurazione ufficiosa del primo tratto del lungomare (l'odierno viale Bruno Buozzi) il 30 luglio 1932, in concomitanza con la solenne festa della Madonna della Marina, a meno di un anno dalla stesura del piano urbanistico.

Insieme all'asse viario alberato del viale fu aperta al transito la scenografica "Rotonda a Mare" (l'attuale Rotonda Giorgini), una piazza-giardino monumentale a pianta semicircolare estesa su una superficie di settanta metri di lato e dominata al centro da una fontana monumentale artistica arricchita da combinazioni di giochi di luce e d'acqua costanti.Insieme al viale fu aperta la scenografica "Rotonda a Mare" (l'attuale Rotonda Giorgini), caratterizzata da un'estensione di settanta metri di lato e da una fontana monumentale centrale arricchita da giochi di luce e d'acqua.

Il 18 giugno 1944, dopo aver subito 144 bombardamenti aerei e sei cannoneggiamenti navali che ne avevano devastato il tessuto urbano durante la seconda guerra mondiale, San Benedetto del Tronto fu liberata.

Nel secondo dopoguerra la città conobbe uno sviluppo sostenuto e un forte incremento demografico: i abitanti del 1951 superarono le 42 000 unità nel 1971, per effetto dei flussi migratori provenienti sia dall'entroterra sia da altre zone della penisola. In questo stesso periodo il comune si affermò come una delle più importanti località turistiche delle Marche. Successivamente, nel 1986, la città è stata elevata a sede della diocesi.

Simboli

Stemma Lo stemma di San Benedetto del Tronto ha per sfondo l'immagine dell'antico castello ed in primo piano è raffigurata l'immagine del martire Benedetto, soldato della guarnigione romana, vittima della persecuzione dei cristiani sotto Diocleziano. Lo stemma è stato riconosciuto con decreto del presidente del Consiglio del ministri Alcide De Gasperi del 10 novembre 1948.

Gonfalone Il "gonfalone di città", è rappresentato dal drappo troncato di azzurro nella parte superiore e di rosso nella parte inferiore, riccamente ornato di ricami d'oro e caricato dello stemma civico con l'iscrizione centrata in oro .

Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse

Il tessuto urbano cittadino conserva un patrimonio architettonico eterogeneo, espressione delle diverse fasi storiche dello sviluppo comunale. Il nucleo antico del Paese Alto custodisce le principali testimonianze dell'architettura medievale e rinascimentale, legate alla presenza del borgo fortificato, mentre i quartieri ottocenteschi e novecenteschi della marina si caratterizzano per la diffusione di villini in stile Liberty edificati tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo. Il panorama delle architetture religiose e civili della città include inoltre significativi esempi di impronta romanica e neoclassica.

Centro storico medievale

Il primo nucleo insediativo della città si è sviluppato presso l'antico borgo medievale conosciuto come Paese Alto, già Castrum Sancti Benedicti (castello di San Benedetto), a sua volta sorto sul sedime dell'insediamento rurale denominato Plebs Sancti Benedicti in Albula. Il toponimo derivava sia dalla devozione per il santo patrono san Benedetto martire, a cui era intitolata la contigua chiesa abbaziale, sia dalla vicinanza idrografica con il torrente Albula che attraversa il territorio comunale.

Nel perimetro del borgo sono localizzati i resti strutturali di una villa marittima di età romana, databile tra la prima metà del I secolo a.C. e la prima metà del I secolo d.C. Le indagini archeologiche hanno portato alla luce porzioni di pavimentazioni a mosaico geometrico, setti murari provvisti di intonaci policromi, vasche rivestite in cocciopesto per la lavorazione del garum ed affreschi parietali in rosso pompeiano, riconducibili agli stilemi decorativi di età neroniana o flavia.

Mandracchio

Il Mandracchio costituisce lo storico rione marinaro della città, inteso come baricentro insediativo e manifatturiero delle antiche tradizioni ittiche sambenedettesi. L'area rappresenta il primo nucleo antropizzato della Marina sviluppatosi extramenia al di sotto della cinta muraria del Paese Alto; sotto il profilo urbanistico, il comparto sorge in posizione pianeggiante, disposto parallelamente all'asse viario principale del centro moderno.