Caliari è noto in particolare per i suoi dipinti a soggetto religioso e mitologico di grande formato, come Nozze di Cana (1563), Convito in casa di Levi (1573) e Trionfo di Venezia (1582). Pittore della scuola veronese, si formò nella bottega di Antonio Badile e iniziò ben presto a ricevere importanti committenze, anche grazie al legame con il celebre architetto Michele Sanmicheli con cui instaurò una prolifica collaborazione. Insieme a Tiziano, più anziano di una generazione, e a Tintoretto, Paolo Veronese è considerato uno del «grande trio che ha dominato la pittura veneziana del Cinquecento». Conosciuto come un ottimo colorista, dopo un iniziale periodo manierista, sviluppò uno stile naturalistico sotto l'influenza di Tiziano.
Le sue opere più famose sono elaborati cicli narrativi, eseguiti in uno stile drammatico e colorato, pieno di maestosi scenari architettonici e sfarzosi dettagli. Sono particolarmente famosi i suoi grandi dipinti rappresentanti feste bibliche, affollati di figure, che dipinse per refettori di monasteri a Venezia e Verona. Fu anche il principale pittore veneziano di soffitti. Essendo dipinte per la decorazione di palazzi ed edifici pubblici, la maggior parte di queste opere rimane ancora oggi in situ, come nel caso dei dipinti per il Palazzo Ducale di Venezia, per la chiesa di San Sebastiano e per Villa Barbaro, mentre le sue opere conservate nei musei, come i ritratti, hanno dimensioni più contenute e non sempre mostrano il carattere più tipico del pittore.
Caliari è sempre stato apprezzato per «la brillantezza cromatica della sua tavolozza, per lo splendore e la sensibilità della sua pennellata, per l'eleganza aristocratica delle sue figure e per la magnificenza del suo spettacolo», ma il suo lavoro è stato percepito «per non consentire l'espressione del profondo, umano o sublime». Del "grande trio" è stato il meno apprezzato dalla critica moderna.. L'opera di Paolo ha anticipato l'arte barocca, ispirando numerosi artisti quali Annibale Carracci, Pietro da Cortona, Luca Giordano, Sebastiano Ricci, Giambattista Tiepolo, fino a Eugène Delacroix..
Biografia
Figlio di un certo Gabriele, scalpellino (spezapreda, cioè "spezzapietre" nel dialetto locale), assunse il cognome Caliari probabilmente nel 1556 (anno in cui per la prima volta egli si firma così in una lettera); questo apparteneva a sua madre Caterina, figlia naturale del nobile Antonio Caliari. La famiglia paterna era di origine comasca e il nonno Pietro Gabriele proveniva da Bissone sul lago di Lugano, dove esercitava la professione di scultore. Del 1502 è la prima attestazione di Pietro Gabriele a VeronaUn documento recita «Petrus lapicid de Como» di ventotto anni. presso la contrada di San Paolo, con la moglie Licia e il figlio, futuro padre del pittore..
La sua formazione, secondo quanto tramandato da Raffaello Borghini, si svolse nella natia Verona, ma furono di grande rilievo, per gli influssi sulla sua arte e sulla sua carriera, anche le giovanili esperienze fatte prima nel trevigiano e poi a Mantova, presso la corte dei Gonzaga.. In seguito si trasferì a Venezia, dove divenne noto come "Il Veronese", e dove dal 1555 risiedette pressoché stabilmente fino alla morte, ottenendo subito notevoli successi..
Nel 1566 sposò Elena Badile, figlia del suo primo maestro Antonio Badile, dalla quale ebbe quattro figli, compresi Carlo e Gabriele. Con il fratello di Paolo, Benedetto, i figli furono i suoi principali collaboratori e, dopo la sua morte, proseguirono con modesto esito l'attività della bottega, ormai tra le maggiori di Venezia, talvolta firmando collettivamente le loro opere con la dicitura Heredes Pauli Caliari Veronensis. I rapporti tra Paolo e il suo mentore Badile furono molto stretti e assai proficui per la carriera del giovane pittore. Proprio grazie a lui fu introdotto negli ambienti intellettuali cittadini gravitanti intorno al vescovo riformatore Gian Matteo Giberti. In queste cerchie fece conoscenza con le nobili famiglie Pellegrini, Dalla Torre e Canossa, che successivamente divennero sue committenti.
Attratto sin dall'esordio dalle innovazioni manieristiche piuttosto che dallo stile antichizzante dei suoi primi maestri veronesi, più legati alla tradizione del Mantegna e del Bellini, Caliari tenne ferma questa sua matrice anche dopo l'insediamento a Venezia. Difatti, pur attingendo certamente anch'egli alla grande tradizione veneziana – allora incarnata da Tiziano e dal nascente genio di Tintoretto – Paolo mantenne, anche in laguna, un'identità artistica "altra", foresta (aggettivo che in dialetto veneto significa "forestiera, straniera"). Tranne che nella sua produzione estrema, infatti, nella sua pittura il disegno ebbe sempre un valore centrale, a differenza della coeva pittura veneziana. Anche il trattamento del colore fu diverso dalla tradizione autoctona, visto che il Veronese non fece mai del tutto suo il tonalismo (altra caratteristica di fondo della pittura veneziana del tempo), ma preferì un uso del colore netto e vivace, con campiture ben definite e caratterizzate da decisi cangiantismi.
Rilevante fu il suo lascito per i successivi sviluppi della pittura in laguna, dove in epoca tardo barocca maestri come Sebastiano Ricci e ancor di più il Tiepolo ne ripresero in modo evidente l'esempio..
Fuori dall'ambito veneziano forte fu l'influsso del Caliari sul bolognese Annibale Carracci e prima ancora sul fratello di questi, Agostino, che, in sodalizio con lo stesso Paolo, si dedicò a una fortunata attività di traduzione a stampa della sua produzione pittorica. Tramite i Carracci l'arte di Paolo Caliari divenne una delle componenti di rilievo della ventura pittura barocca italiana..
Formazione e anni giovanili
Il suo apprendistato si svolse a Verona nella bottega di Antonio Badile (secondo Vasari fu anche allievo di Giovanni Francesco CarotoVasari dice: «Costui essendo in Verona nato d'uno scarpellino o, come dicono in que' paesi, d'un tagliapietre, et avendo imparato i principii della pittura da Giovanni Caroto veronese»..). È opinione condivisa tra gli storici dell'arte, tuttavia, che questa iniziale formazione non ebbe influenze rilevanti sul futuro stile del Veronese, mentre notevole importanza, a partire dal VasariIl Vasari non dedicò al Veronese uno specifico capitolo biografico (una Vita). Le notizie relative all'opera di Paolo Caliari sono contenute nella biografia di Battista Franco nell'edizione giuntina del trattato vasariano, stampata nel 1568., è attribuita al rapporto che il giovane Paolo ebbe con l'architetto e suo mentore Michele Sanmicheli,Nel capitolo di Le Vite dedicato a Sanmicheli, Vasari accenna a Paolo Caliari: «È similmente veronese un Paulino pittore che oggi è in Vinezia in bonissimo credito, conciò sia che non avendo ancora più di trenta anni, ha fatto molte opere lodevoli». che lo introdusse alle innovazioni manieristiche sia di ascendenza tosco-romana, la cui fonte è Giulio Romano, a lungo attivo nella vicina Mantova, sia di stampo emiliano, riferibili all'opera del Correggio e del Parmigianino.
La prima opera databile del Veronese è Resurrezione della figlia di Giairo, dipinta intorno al 1546 per la cappella Avanzi della chiesa di San Bernardino di Verona. L'originale è andata perduta nel 1696 ma al Museo del Louvre è conservata una copia in formato ridotto. Già le sue opere giovanili, eseguite a Verona, testimoniano la precoce attenzione del Veronese alla "maniera moderna", come la Pala Bevilacqua-Lazise del 1548, realizzata per la cappella funeraria della famiglia committente nella chiesa di San Fermo Maggiore. (oggi nel Museo di Castelvecchio), la cui complessità compositiva evidenzia il superamento dello stile del Badile e, per l'appunto, il recepimento di influssi manieristici..
Lo stesso può dirsi della coeva Lamentazione sul Cristo morto – ritenuta il capolavoro giovanile del Veronese –, tela commissionata dai Girolamini per la chiesa scaligera di Santa Maria delle Grazie (ora anch'essa a Castelvecchio) che, per composizione e uso del colore, è avvicinabile alla pittura del Parmigianino..
Altra notevole prova giovanile e pre-veneziana del Caliari è costituita dal Matrimonio mistico di santa Caterina, dipinta tra il 1547 e il 1550, in occasione delle nozze di esponenti della nobiltà veronese.. Sono gli anni immediatamente successivi, tra il 1550 e il 1555, in cui Paolo arriva ai massimi della sua inclinazione manierista, mostrando un forte interesse per le tonalità più pure del colore e per una sofisticata caratterizzazione del disegno..
Negli anni successivi lavorò, grazie ai buoni uffici del Sanmicheli, nei pressi di Castelfranco Veneto per i Soranzo (1551), affrescandone la villa di famiglia, edificata dallo stesso Sanmicheli. Tali pitture vennero poi malamente strappate (e la villa distrutta nel 1817), per cui i resti più significativi si trovano oggi nella sagrestia del Duomo di Castelfranco Veneto..Le decorazioni di villa Soranzo vennero smembrate in oltre cento parti, alcune di esse si trovano presso il Duomo di Castelfranco Veneto, altre a Vicenza, Venezia, Cittadella e Parigi. Agli inizi del XIX secolo una parte arrivò anche in Inghilterra ma oggi se ne sono perse le tracce. In . Assieme al Caliari, tutti chiamati da Sanmicheli,. nella dimora dei Soranzo lavorarono anche Giambattista Zelotti e Anselmo Canera, équipe che dimostrò un'eccellente unione d'insieme, esperienza replicata altre volte, come nella decorazione di Palazzo Canossa a Verona.. Gli affreschi di villa Soranzo – in linea con precedenti esempi del Rinascimento veneto, ispirati dalle descrizioni delle ville romane di Vitruvio e Plinio – consistevano in raffigurazioni illusionistiche associate a vedute paesaggistiche o visioni celesti.. L'apprezzamento di questa prova fruttò al Veronese la prestigiosa chiamata da parte del cardinale Ercole Gonzaga a Mantova nel 1552, per eseguirvi una pala d'altare per il Duomo raffigurante le Tentazioni di sant'Antonio (ora al Museo di belle arti di Caen), dove ancora una volta il giovane Veronese dimostra la sua piena adesione alla cultura manieristica, rivolgendosi, in questa occasione, al suo versante romano e citando probabilmente il Torso del Belvedere...
Esordi e primi successi a Venezia
La prima prova veneziana del Veronese fu la pala, raffigurante Sacra Famiglia e santi, realizzata per la cappella Giustiniani nella chiesa di San Francesco della Vigna e posta in opera nel 1551, opera che cita la tizianesca Pala Pesaro..
Nel 1553 Paolo fece parte delléquipe di pittori, diretta da Giovanni Battista PonchiniPittore originario di Castelfranco Veneto (1500 ca. - 1570/71). Attivo a Venezia e nel Veneto, ne è documentato un soggiorno romano anteriore alla decorazione delle Sale dei Dieci., chiamata a decorare le nuove sale del Palazzo Ducale destinate al Consiglio dei Dieci: la Sala dell'Udienza, la Sala della Bussola e la Sala dei Tre Capi.. Questo fu un incarico di particolare prestigio e contribuì definitivamente all'ingresso di Caliari nel gruppo dei grandi pittori che ricevano committenze dai vari patrizi veneti.
Si trattò del primo intervento del Veronese in Palazzo Ducale, dove negli anni successivi, a più riprese, tornò a lavorare. L'opera più significativa dovuta alla sua mano in questa prima esperienza nella sede del governo veneziano è il grande telero ovale (ora al Louvre di Parigi) raffigurante Giove che scaccia il Vizio e originariamente collocato nel soffitto della Sala dell'Udienza (insieme Giovinezza, Vecchiaia, Giunone versa i suoi doni su Venezia). Il tema allude alle funzioni di polizia e giudiziarie del Consiglio che venivano esercitate negli ambienti oggetto di questa campagna decorativa. In questa occasione, inoltre, Paolo entrò in contatto con Daniele Barbaro del quale, qualche anno dopo, affrescherà la sua villa di Maser, nel trevigiano..