Il mito di Mozart. è un complesso di luoghi comuni, aneddoti e convinzioni che, nella biografia del compositore austriaco, formano una narrazione tradizionale. capace di restituire di lui un'immagine leggendaria e rispondente soltanto in parte alla realtà storica. Il nome di Mozart è antonomasia del genio musicale e del bambino prodigio, e la sua figura idealizzata – ma per altri versi demonizzata – appare avvolta da un'aura di predestinazione.

La narrazione incarna una concezione romantica del genio.. Inizia a formarsi già nei primi anni di vita del musicista, si consolida nell'immediato della sua morte, e prosegue poi ininterrotta nelle biografie, nella letteratura, nel cinema, nella stessa musica, arricchendosi e variando l'immagine di Mozart secondo le epoche storiche. Contribuisce così a perpetuarne nella cultura moderna una popolarità pari all'importanza della sua musica e indipendente dalla conoscenza di questa..

La scarsità delle testimonianze dirette affidabili e la tendenza alla ricezione acritica del contenuto delle prime biografie rendono arduo separare realtà e leggenda, tanto più che quest'ultima ha comunque un fondo di verità. V'è dunque chi ha espresso scetticismo sulla possibilità di restituire al compositore la sua dimensione storica, ammettendo tutt'al più che si possano ricostruire i fatti biografici in termini di probabilità.

Altri, più che a sfatare il mito, mirano a comprendere i contesti in cui si è formato, l'influenza delle visioni passate di Mozart sulla presente, e il segno lasciato dalla sua leggenda nella storia culturale degli ultimi secoli.. D'altronde, benché molte credenze siano state smentite, il mito suggestiona ancora la cultura popolare e la percezione comune di Mozart,. anche sulla scia del film Amadeus (1984). Singole convinzioni già sfatate sopravvivono presso musicisti e musicologi.

Impronta

La ricezione ininterrotta. e il valore universale della sua musica, oggetto di interpretazioni assai disparate,.. collocano Wolfgang Amadeus Mozart tra i massimi compositori di ogni tempo, e la sua enorme versatilità lo distingue anche da altri grandi.. La sua reputazione di genio assoluto e il suo ritratto mitologico corrispondono però a un ideale romantico, che il mito stesso ha corroborato e al quale si è conformato strada facendo. La vita e l'opera di Mozart sono state inquadrate in una cornice ideologica hegeliana,.. in particolare dai musicologi Adolf Marx (1840) e Franz Brendel (1848)...

Hegel riconosce nel genio e nel talentoHegel distingue genio e talento considerando il primo capacità artistica universale, il secondo predisposizione specifica. Il talento senza il genio è pura abilità esterna (). la presenza di una componente naturale, l'ispirazione (Begeisterung), ma le nega la capacità di produrre arte da sola, disgiunta dal pensiero, dalla riflessione, dall'esercizio tecnico e da uno studio del mondo esteriore e interiore che permette all'artista di acquisire materia e contenuto per la creazione..

Il filosofo non ha però una buona opinione della musica pura.. In generale, ritiene che essa richieda poca o nessuna coscienza dei contenuti, e attenga solo al moto interiore del sentimento non assistito dal pensiero.. Trattando poi specificamente il semplice talento, afferma che esso non pretende alcuna esperienza del mondo e può manifestarsi nella più piena ingenuità e ignoranza.Analoga concezione si trova in Goethe.

È con ogni probabilità proprio pensando a Mozart che Hegel sostiene:

Il passo hegeliano converge sul nucleo fondamentale del mito di Mozart in formazione, che caratterizza il compositore come un genio bambino e immaturo.

La dialettica degli opposti vuole poi che ogni entità viva in relazione necessaria con il suo negativo: nel caso di Mozart, questo concetto sosterrà la costante associazione della dimensione trascendentale del suo genio a una controparte istintuale e terrena, un lato oscuro e demoniaco dell'uomo e della sua musica.

Hegel inquadra infine la storia intellettuale e delle arti in una visione teleologica. Lo spirito del mondo (Weltgeist) attua il suo fine nella storia in una tensione costante al progresso e alla perfezione, manifestandosi in un processo di sviluppo disciplinato e necessario. L'eco di questa visione alimenterà l'idea del compimento di una missione da parte del genio, che a tale missione resta sacrificato. Ancora nel 1945 Einstein,. sia pure in metafora, farà esplicito riferimento allo spirito del mondo e al sacrificio dell'uomo al musicista, della persona all'arte.

In questa cornice, il ritratto mitologico di Mozart si plasma e si ricompone nella coerenza di tutti i suoi elementi: la facilità del procedimento creativo, la memoria prodigiosa, il carattere infantile che rende il compositore irresponsabile, sregolato e disadattato, e infine l'idea che la sua morte precoce segni il necessario compimento di una missione, divina o comunque trascendentale. Questo quadro e lo stereotipo romantico del genio fanciullo, che esso rispecchia, furono recepiti da Schopenhauer e sostennero le teorie estetiche romantiche e tardoromantiche...

Origini

Le origini del mito risalgono alla primissima biografia di Mozart, il lungo necrologio stilato da Schlichtegroll nel 1793 e ripubblicato l'anno seguente. Schlichtegroll non aveva conosciuto Mozart, ma raccolse come d'abitudine notizie per corrispondenza, tramite un questionario spedito ai testimoni diretti. La vedova del compositore, Constanze Weber, non rispose. Fu quindi da Nannerl Mozart che il giornalista ottenne le maggiori informazioni. Il racconto di Nannerl, che ebbe anche la solerzia di consultare la corrispondenza privata, fu assistito dall'amico di famiglia Johann Andreas Schachtner per i dettagli remoti che lei non ricordava...

Questa circostanza fu un primo fattore di deformazione della biografia: Schlichtegroll acquisì infatti molte notizie biografiche da Schachtner, ma esse si incentravano sull'infanzia, al punto che ben venticinque pagine sulle trentuno del necrologio finirono per insistere sul periodo 1756-1773 e narrare il Mozart salisburghese, bambino e adolescente.

Un secondo e più importante fattore fu l'aggiunta, in calce alla lettera di risposta di Nannerl, di un poscritto di mano ignota.. La calligrafia dell'anonimo sembra quella di Albert von Mölk,. spasimante di Nannerl da lei respinto e poi diventato prete...

Il poscritto recava in fondo:

Il ritratto fisico e caratteriale di questo poscritto tracciò il solco percorso dalle biografie successive, che spesso attinsero anche l'una all'altra alla lettera.Nel senso che, complice una carente tutela del diritto d'autore, larghe parti di una biografia sono plagiate dall'altra. Non è chiaro se i loro autori e i testimoni, almeno quando avevano conosciuto Mozart, intendessero davvero confermare il contenuto del necrologio o se questo abbia invece influenzato le loro memorie rendendole selettive..

Concentrata sulla vita di Mozart a Vienna, la biografia di Niemetschek (1798) si affida del tutto a Schlichtegroll per gli eventi anteriori.. Sul piano morale, pur nel descrivere il compositore «gentile e amabile», Niemetschek non può evitare di ammetterne i difetti e di provare a scusarli.La biografia di Niemetschek lascia intendere per implicito che l'autore avesse conosciuto Mozart, ma con ogni probabilità si trattò di una conoscenza indiretta ()...

Il Mozarts Geist (1803) di Arnold, nella parte biografica, aderisce in modo pedissequo al necrologio..

La biografia di Nissen (1828) è privilegiata nella conoscenza di Mozart sotto un duplice profilo: l'autore fu il secondo marito di Constanze Weber, ed ebbe accesso diretto all'epistolario del compositore, che quindi fu pubblicato per la prima volta, anche se non per intero. Neppure Nissen rinuncia però ad attingere al materiale dei predecessori, e gli stessi ricordi di Constanze appaiono riferiti a fatti desunti dalle altre biografie. Ciò lascia intendere un cattivo assemblaggioNissen morì prima di poter dare l'opera alle stampe ed essa fu completata dal medico Johann Heinrich Feuerstein, che fu molto superficiale (). o sospettare l'inaffidabilità della memoria di lei, ormai scemata nel tempo. Constanze avrebbe fatto affidamento sull'attendibilità dei ricordi – già tardivi – da lei trasmessi agli altri biografi, Niemetschek e Johann Friedrich Rochlitz.Rochlitz pubblicò una serie di aneddoti sulla vita di Mozart sullAllgemeine musikalische Zeitung tra il 1798 e il 1801. Gli aneddoti di Rochlitz sono generalmente screditati dai musicologi, sebbene riportino alcuni fatti verificabili ()... L'opera di Nissen presenta contraddizioni anche gravi che ne pregiudicano la piena credibilità..

La più tardiva biografia di Jahn (1856-1859) ha invece il pregio di sottoporre a critica rigorosa il materiale raccolto fino a quel momento, ma nel farlo riecheggia pur sempre aneddoti leggendari e li consacra definitivamente come parte della narrazione canonica.. Le sue maggiori pecche sono aver divulgato il mito del genio bambino e offerto per la prima volta un'immagine ingenerosa di Constanze..

Al nascere e all'affermarsi del mito concorsero due propagande familiari: quella di Leopold Mozart, che durante l'infanzia di Wolfgang esaltò in ogni modo il talento del figlio nel desiderio di metterlo a frutto, e quella di Constanze Weber, che dopo la morte del coniuge mirò, tramite i proventi del Requiem e delle altre composizioni, a garantire sicurezza economica a sé stessa e ai figli.. La mitologia mozartiana non fu invece creata ad arte da una propaganda del musicista, né germoglia dalla sua musica, e ciò la distingue dal mito costruito anni dopo da Schindler intorno all'altra imponente figura del classicismo, Ludwig van Beethoven..

Narrazione In coerenza con la visione romantica, Mozart è tratteggiato come un eterno bambino, zuzzurullone, scurrile,La scurrilità è però un tratto tardivo, desunto dalle lettere scatologiche che la biografia di Nissen aveva ignorato. Il vizio del gioco è un'ipotesi della seconda metà del Novecento. ma dalla genialità istintiva che si manifesta in abilità straordinarie, quasi da idiot savant. Assistito da una memoria fenomenale, compone a mente, per poi vergare la musica di getto e senza commettere errori. Il negativo di questo quadro è la sua immagine di genio disadattato, incompreso, dedito al gioco d'azzardo, all'alcool e alle relazioni extraconiugali. Oppresso dai debiti, in declino di successo e salute, è ridotto ormai in povertà quando la morte lo sorprende, tanto che al funerale è accompagnato solo da un piccolo corteo e cade in una fossa comune.... La sua morte misteriosa giustifica sospetti di omicidio, di complotto, e si colora di elementi soprannaturali: proprio come se il suo genio, predestinato a una missione divina, si fosse bruciato in fretta nel condurla a termine...

Ha scritto in proposito William Stafford:

Per Eisen, il mito eroico sulla morte prematura di Mozart è una potente narrazione che incute timore e scoraggia l'approccio al compositore e alla sua musica..

L'idea della trasfigurazione creativa dell'ultimo Mozart, con il rapido consumarsi dell'ispirazione che si intensifica verso la fine dell'esistenza, appare già nelle prime biografie,. ma il tema è squisitamente romantico e ricorre in Goethe,. nelle conversazioni da lui tenute con Eckermann.. La predestinazione è di rado identificata davvero in un fatto soprannaturale, e corrisponde piuttosto alla visione hegeliana: la vita di Mozart si inquadra in un ordine superiore di cose, come se il suo avvento fosse una tappa ineluttabile nella storia della musica..