Il vaccino (dal latino vaccinus, "proveniente dalle vacche") è un preparato biologico e un presidio medico preventivo fondamentale, somministrato a un organismo vivente allo scopo di conferire un'immunità acquisita attiva, protettiva e duratura contro una specifica infezione, malattia o, in determinati contesti, contro patologie maligne non infettive come alcuni tumori.Etimologia da etimo.it. Il vaccino consente pertanto al corpo di sviluppare un sistema di difesa contro un determinato microrganismo patogeno ancor prima di venire a contatto con esso.
La vaccinazione rappresenta il metodo più efficace e sicuro per prevenire le malattie infettive su larga scala. La sua introduzione ha permesso di ridurre drasticamente in modo sicuro ed estremamente rilevante, l'incidenza di malattie gravi e potenzialmente letali che erano diffuse da millenni, la mortalità infantile e varie forme di disabilità nel mondo. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riferisce che sono attualmente disponibili vaccini approvati per prevenire, controllare o contribuire al contenimento di oltre venti diverse infezioni (tra cui poliomielite, morbillo, tetano, difterite, pertosse, tubercolosi, influenza stagionale, epatite, papillomavirus umano, varicella, febbre gialla, Ebola e COVID-19). Uno dei traguardi più importanti della vaccinologia globale è stato raggiunto nel 1980, quando l'OMS ha dichiarato ufficialmente eradicato il vaiolo umano.
La pratica della sua somministrazione è denominata vaccinazione o vaccinoprofilassi. Essa ha il fine di sfruttare la memoria immunologica del sistema immunitario e si distingue nettamente dall'immunità artificiale passiva (o sieroprofilassi); quest'ultima è basata sull'utilizzo di sieri, ossia fluidi corporei provenienti da un altro individuo umano (siero omologo) o animale (siero eterologo), contenenti anticorpi specifici. Quest'ultima pratica garantisce infatti una protezione immediata, tuttavia temporanea; generalmente limitata a poche settimane.
Ad oggi, i vaccini vengono somministrati regolarmente in praticamente tutti i Paesi del mondo. L'OMS e l'UNICEF considerano 195 Stati membri nelle loro stime internazionali sulla copertura vaccinale. Nel 2025, 188 Paesi hanno fornito dati sulla vaccinazione e 185 hanno fornito direttamente dati di copertura; per gli altri sono state utilizzate stime basate sui dati precedenti. Ad esempio il vaccino contro Hib era stato introdotto in 193 paesi, quello contro l'epatite B infantile in 190, e quello contro la rosolia in 179. A livello amministrativo, il vaccino HPV era incluso nei programmi nazionali di 162 Paesi, mentre quello contro il rotavirus in 136.
Dal punto di vista immunologico, la sostanza attiva di un vaccino è costituita da un agente antigenico in grado di simulare il microrganismo patogeno (o una sua componente) senza poter causare la malattia. L'antigene presenta uno o più epitopi in grado di stimolare i linfociti B e T del sistema immunitario a produrre anticorpi specifici oltre a generare cellule di memoria a lungo termine. In seguito a un eventuale futuro contatto con il patogeno reale (nella sua forma naturale o wild type), l'organismo sarà così in grado di riconoscerlo e debellarlo tempestivamente. La formulazione del vaccino può contenere forme attenuate o inattivate (uccise) del microbo, sue tossine (anatossine), proteine di superficie, oppure molecole di acido nucleico (DNA o RNA messaggero) che codificano per l'antigene stesso. Spesso vengono aggiunti anche degli additivi (adiuvanti) che potenziano l'efficacia e la risposta immunitaria.
I vaccini si dividono principalmente in due categorie:
I vaccini profilattici, vengono somministrati per prevenire o mitigare gli effetti di una futura infezione (alcuni di essi sono in grado di indurre un'immunità sterilizzante completa, che previene interamente l'infezione stessa). I vaccini terapeutici, vengono impiegati per combattere una malattia già in atto, come i vaccini oncologici per il trattamento del cancro o i protocolli di iposensibilizzazione contro le allergie.
A seconda della tecnologia di produzione, si distinguono vaccini a virus intero (attenuato o inattivato), a vettore virale geneticamente modificato (replicativo o non replicativo, come gli adenovirus), a subunità ricombinanti o a base di acidi nucleici (DNA e mRNA).
La storia di questa pratica affonda le radici nella "vaiolizzazione", documentata in Cina già a partire dal X secolo e consolidatasi nel XVI secolo; tale usanza fu successivamente introdotta in Gran Bretagna dalla Turchia nel 1721 grazie a Lady Mary Wortley Montagu. La nascita della vaccinologia moderna si deve tuttavia a Edward Jenner, che nel 1798 descrisse l'effetto protettivo del vaiolo bovino contro il vaiolo umano nella sua celebre opera Inquiry into the Variolae vaccinae..., coniando il termine Variolae vaccinae (da cui derivano i termini "vaccino" e "vaccinazione"). Nel 1881, per onorare il lavoro pionieristico di Jenner, Louis Pasteur propose di estendere questa terminologia a tutte le nuove inoculazioni immunizzanti e protettive sviluppate in quel periodo.
Etimologia Il termine "vaccino" deriva dal latino vacca, che identifica l'esemplare femminile di Bos taurus, oltre che dal relativo aggettivo vaccinus (bovino, della vacca). Fu coniato dal medico britannico Edward Jenner, che nel 1796 lo utilizzò per la prima volta per indicare il materiale ottenuto dalle pustole di bovini che avevano contratto il vaiolo bovino. Jenner intuì che inoculando l'uomo con questo materiale "vaccino" (da cui anche il termine vaccinazione indica l'inoculazione), ne risultava una lieve infezione. Questa stimolava il sistema immunitario a produrre anticorpi specifici, capaci di conferire immunità anche contro il vaiolo umano, una malattia simile a quella bovina ma più grave, essendo potenzialmente mortale per l’uomo.
Storia e diffusione
L’intuizione secondo cui una persona potesse sviluppare una certa resistenza a una malattia dopo averla già contratta potrebbe risalire alla Guerra del Peloponneso durante alcune epidemie di peste.., Dove apparve evidente che chi era già stato colpito dal morbo e ne era guarito aveva una minore probabilità di essere nuovamente infettato rispetto a una persona sana che non aveva mai contratto la malattia. Sopravvivere a un’infezione avrebbe reso l’organismo più resistente a una successiva esposizione allo stesso agente patogeno.
Anche alla luce di queste intuizioni elementari, molto prima dello sviluppo dei moderni laboratori, diverse culture globali compresero l'efficacia dell'immunizzazione cellulare attraverso la pratica della variolizzazione. Già a partire dal XV secolo (e secondo alcuni sin dal II secolo a.C.) si tentava di proteggere i soggetti sani esponendoli deliberatamente a materiale proveniente dalle pustole del vaiolo. Questa tecnica di inoculazione fu introdotta in Europa nel 1721 grazie all'iniziativa di Lady Mary Wortley Montagu, la quale, dopo averne osservato l'efficacia in Turchia, scelse di sottoporvi le proprie figlie.
Nel 1774, l'agricoltore Benjamin Jesty ipotizzò e testò l'idea che il contrarre il vaiolo vaccino (cowpox), un'infezione bovina trasmissibile all'uomo, potesse preservare i soggetti dal letale vaiolo umano. Fu il medico inglese Edward Jenner a espandere e sistematizzare questa intuizione nel maggio del 1796. Jenner inoculò nel giovane James Phipps il materiale prelevato da una lesione di vaiolo vaccino di una mungitrice; due mesi dopo, espose deliberatamente il ragazzo al vaiolo umano, riscontrando una completa immunità. Questa storica scoperta portò alla nascita del termine "vaccino", derivante dal latino vacca, e ottenne rapidamente il sostegno politico di figure di rilievo come Napoleone Bonaparte e Thomas Jefferson.
Nel 1872, superando gravi avversità personali, Louis Pasteur formulò il primo vaccino prodotto interamente in laboratorio, isolando l'agente del colera dei polli. Egli dimostrò che per generare un'immunità verso un patogeno si potevano usare preparazioni microbiche alterate.. nel 1885, Pasteur affrontò la complessa sfida del virus della rabbia. Nonostante non fosse un medico e l'idea di inoculare agenti patogeni nell'uomo fosse considerata estremamente rischiosa e controversa, egli sottopose il giovane Joseph Meister, morso da un animale rabbioso, a un ciclo di tredici iniezioni progressivamente più concentrate. Il successo del trattamento salvò la vita del ragazzo e consacrò la vaccinazione post-esposizione.
La drammatica pandemia di influenza Spagnola del 1918-1919 spinse l'esercito degli Stati Uniti a considerare lo sviluppo di un vaccino antinfluenzale una priorità strategica. Sebbene i primi esperimenti su larga scala si fossero rivelati inconcludenti, le ricerche condotte dai dottori Thomas Francis Jr. e Jonas Salk portarono all'approvazione del primo vaccino antinfluenzale per uso militare nel 1945 e per uso civile l'anno successivo. La metà del secolo fu dominata dalla battaglia contro la poliomielite. Tra il 1952 e il 1955, Jonas Salk sviluppò un vaccino efficace a virus inattivato, testandolo inizialmente su se stesso e sulla propria famiglia prima di avviarne la sperimentazione di massa. Pochi anni dopo, nel 1960, fu approvato il vaccino orale a virus attenuato di Albert Sabin, sperimentato e prodotto su vasta scala nell'Unione Sovietica e nell'Europa dell'Est, che permise alla Cecoslovacchia di diventare il primo paese al mondo a eliminare la patologia.
Tappa importante nella storia della vaccinazione è la dichiarazione, nel 1980., da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità della completa eradicazione del vaiolo. Il programma di eradicazione riuscì a unire in uno sforzo comune gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica nonostante le tensioni geopolitiche della Guerra Fredda. Questo sforzo sinergico condusse, nel 1980, alla storica dichiarazione ufficiale della scomparsa del vaiolo dal pianeta.
La progressiva scomparsa delle malattie generò anche i primi fenomeni di esitazione vaccinale: negli anni '70 e '80, il drastico calo dei casi di pertosse indusse parte dell'opinione pubblica a temere i rari effetti collaterali del vaccino a cellule intere più della malattia stessa, causandone una temporanea riduzione della copertura. Negli anni a ridosso del nuovo millennio, la ricerca si orientò verso la prevenzione oncologica e il contrasto ai virus emergenti. Nel 1995, il team guidato da Anne Szarewski identificò il ruolo cruciale del papillomavirus umano (HPV) nell'insorgenza del cancro cervicale, ponendo le basi per il vaccino approvato nel 2006.
Nel 2020, la pandemia di COVID-19 e la conseguente dichiarazione dello stato di emergenza sanitaria globale hanno spinto la comunità scientifica a sviluppare, produrre e distribuire nuovi vaccini in tempi straordinariamente rapidi, avvalendosi per la prima volta su vasta scala della tecnologia a RNA messaggero.
La rapidità della risposta scientifica ha tuttavia evidenziato un profondo divario nella distribuzione globale delle risorse. Le disparità nell'accesso ai vaccini hanno spinto l'OMS a sollecitare ripetutamente i paesi membri a una maggiore equità distributiva, sottolineando che una protezione globale e duratura può essere ottenuta solo tutelando prioritariamente gli operatori sanitari e le popolazioni vulnerabili in ogni parte del pianeta.
Ostacoli economici La vaccinazione può essere considerata il trattamento per le malattie infettive con il miglior rapporto costo-beneficio.. Nonostante questo, i preparati risultano essere costosi a causa degli alti costi di sviluppo.
Il National Vaccine Advisory Committee USA ha stimato che nel 1995 le vendite di vaccini hanno coperto il 46% delle spese per ricerca e sviluppo. Molte ricerche e progetti di nuovi vaccini possono procedere solo grazie a contributi governativi.