Il Collegio San Marco è un collegio universitario, ottenuto nel 1771 adattando un monastero costruito nel 1349, destinato ad ospitare studenti dell'Università di Padova.

Trasformato in caserma nel 1797 per mano dell'esercito napoleonico, il collegio è stato riaperto nel 1953 diventando la prima sede del Collegio Universitario Don Nicola Mazza. Per questo motivo, nonostante il nome di Collegio San Marco resti talvolta in uso, l'edificio è oggi più spesso noto come Collegio Don Mazza. Ufficialmente, l'ente mazziano fa oggi riferimento alla struttura come Residenza Giuseppe Tosi.

Il collegio ospita, insieme alla vicina residenza Isabella Scopoli con cui dal 2012 condivide attività e strutture, circa 200 studentesse e studenti tra gli iscritti all'ateneo patavino, selezionati sulla base di un concorso pubblico per titoli ed esami e la cui permanenza presso il collegio è subordinata ad una verifica annuale dei risultati accademici conseguiti. Insieme a gli altri collegi gestiti dall'Ente mazziano a Padova, Verona e Roma, il collegio è oggi Collegio Universitario di Merito.

Storia

Il monastero di S. Antonio di Vienna Come riportato da Angelo Portenari, nel 1349 l'ordine dei Canonici regolari di Sant'Antonio di Vienne, su iniziativa del priore fiorentino Giotto degli Abati, fondò "in contrada della Savonarola l'hospitale di S. Antonio da Vienna, edificandovi anco un monastero e una chiesa ad honore dell'istesso santo" grazie ad un lascito di Leopoldo Giustiniani. La fondazione seguiva quella del monastero di Sant'Antonio di Castello a Venezia, avvenuta tre anni prima da parte dello stesso priore. A partire dal 1353, nella festa del Santo, i cittadini con a capo il Podestà, convenivano fin qui in processione.

Nel 1471 la chiesa e il monastero passarono ai Canonici Renani che restaurarono nel 1570 l'intero complesso su progetto dell'architetto Andrea da Valle, erigendo il portico a serliana che si affaccia sulla via.

La trasformazione in Collegio Dopo la soppressione dei conventini, avvenuta nel 1769, nel 1771 i vari edifici furono adattati su progetto dell'architetto Domenico Cerato a collegio destinato agli studenti meritevoli ma disagiati dello Studio per decreto del Senato Veneto. L'istituzione di questo collegio, a cui venne dato nome di Collegio San Marco, faceva parte di uno sforzo generale della Repubblica Veneta, rallentato da opposizioni politiche interne e poi fallito a causa della caduta della Repubblica per mano delle truppe francesi, di trasformare l'università di Padova in un'università collegiata modellata sull'esempio oxoniense secondo il progetto delineato da Simone Stratico e portato avanti da Sebastiano Foscarini.

I primi studenti Il collegio, che divenne subito uno dei principali collegi della città insieme a Pratense e Tornacense, venne formato aggregando gli studenti provenienti dal Collegio Arquà, e dai Collegi Ravenna, Cocco, e Castaldi, oltre ai percettori delle molte borse di studio erogate in virtù di lasciti testamentari. Fra i primi studenti ad essere accettati dall'istituzione fu Francesco Gozzi, figlio di Gasparo. Francesco fu allievo del S.Marco dal 1772 al 1774 e tenne un diario in cui registrò molti aspetti della vita degli studenti all'interno del collegio. Nello stesso periodo fu allievo del collegio per quattro anni anche Giovanni Lovrich, studente dalmata di medicina noto per diversi lavori letterari di carattere storico ed etnografico relativi alla sua terra d'origine, scritti in lingua italiana. Una terza figura presente nel collegio nei suoi primi anni di vita fu Bartolomeo dalla Riva. In precedenza studente del matematico e fisico Vincenzo Riccati, sarà studente di teologia all'università e allievo del collegio a partire dal 1776. Seguace a Padova di Antonino Valsecchi, Dalla Riva diventerà canonico presso la cattedrale di Treviso ed importante educatore in ambito matematico e teologico.

La vita accademica Il collegio era guidato da un rettore. Il primo fra questi fu Giuseppe Finozzi, in carica dal 1771 al 1792. Dal 1792 al 1794 la posizione fu occupata da Giovanni Antonio Brontura, che era anche lettore ed esaminatore di lingua latina all'Università. Il terzo rettore fu Benedetto Volpi, in carica dal 1794 alla chiusura del collegio per mano delle truppe francesi nel 1797. Come Brontura, anche Finozzi era impegnato in studi letterari. Volpi era invece noto per le sue dissertazioni teologiche.

Il collegio era dotato inoltre di due pubblici precettori, talvolta indicati come lettori, docenti incaricati di sostenere e arricchire il percorso universitario degli studenti. Oltre che tenere lezioni comuni in cui insegnavano "logica, geometria, fisica, diritto naturale e delle genti", e proporre esercizi di ambito letterario, di matematica, di filosofia, o di giurisprudenza, "senza scostarsi molto dai testi assegnati" dai professori dell'università, i pubblici precettori erano anche tenuti ad offrire lezioni private integrative agli studenti che ne avessero bisogno. I precettori registravano l'assidua partecipazione alle lezioni da parte degli studenti, come anche il loro profitto negli esami universitari. Qualora questo non fosse stato ritenuto sufficiente, al termine dell'anno accademico lo studente veniva escluso dal collegio. Contestualmente, al fine di dare riconoscimento ed incentivare gli sforzi accademici dei propri studenti, il collegio assegnava, assieme al governo veneto, una medaglia in oro agli studenti più meritevoli. I più noti fra le figure chiamate a coprire il ruolo di precettore furono Daniele Francesconi e Giuseppe Avanzini. Al primo di questi si deve la formazione del primo nucleo di quella che diverrà la biblioteca del collegio. Dopo la sua nomina a precettore infatti il Francesconi acquisterà diversi volumi, alcuni dei quali provenienti dalla biblioteca dell'astronomo e fisico Giuseppe Toaldo. Tuttavia, la biblioteca verrà costituita formalmente solo a partire dal 1774 su impulso dei riformatori allo studio e con il supporto dello Stratico, che in quegli anni era impegnato nel riordino della Biblioteca Universitaria.

Oltre a richiedere la loro partecipazione alle lezioni offerte dai pubblici precettori, il collegio incentivava i propri studenti "di fare internamente tra loro" qualche "esercizio accademico" che andasse ad integrare i loro studi universitari, prevedendo la possibilità a tale scopo di "introdurre qualche esteriore Persona fregiata di qualche carattere di distinzione". Nel 1781, visto il gran numero di studenti di materie umanistiche e grazie all'impulso del rettore Finozzi, questa possibilità si realizzò attraverso l'organizzazione di un cenacolo letterario. Oltre a dare spazio agli scritti degli studenti, il cenacolo si poneva l'obbiettivo di dibattere temi di importanza sociale e politica. Come riportato dal Giornale enciclopedico di Elisabetta Caminer Turra, per esempio, il primo incontro si pose l'obbiettivo di discutere "se era meglio la custodia delle donne presso gli orientali o la libertà degli occidentali". Il cenacolo ebbe presto una fortuna tale che corsero ad assistervi anche scolari esterni, professori amici dei collegiali, qualche canonico del duomo e addirittura il sindaco artista. Fra gli studenti del collegio coinvolti in questa iniziativa sono noti, in particolare, Luigi Fossati e Giuseppe Urbano Pagani Cesa.

Altri aspetti della vita studentesca

Si conoscono diverse informazioni ulteriori sulla vita degli studenti. Innanzitutto, lo statuto del collegio imponeva che gli studenti del Collegio San Marco, per distinguersi da quelli non collegiali, indossassero quando si trovassero fuori dalle sue mura "un Abito unito in panno color Marrone per i secolari, e di color Nero per gli ecclesiastici col segno sopra la Velata del Collegio di San Marco ricamato in Oro". Lo statuto inoltre indicava cinque celebrazioni annuali da officiarsi nella cappella del collegio, considerate messe collegiali, a cui gli studenti erano tenuti a partecipare. Queste si svolgevano nei giorni di apertura e chiusura annuale del collegio (il 3 novembre ed il 6 maggio) e in tre ulteriori occasioni. La prima era il 25 novembre, giorno di Santa Caterina d'Alessandria, patrona dell'Università. In tale data si celebrava tradizionalmente a Padova e nel resto della Repubblica Veneta la Festa dei Dotti e venivano aperti al pubblico per la giornata tutti i luoghi di insegnamento. La seconda, il mercoledì delle ceneri. E la terza il 25 aprile, giorno di San Marco, patrono del collegio e della Repubblica. La dismissione e la borsa di studio Il collegio non sopravvisse all'arrivo delle truppe francesi, le quali nel 1797 lo ridussero a caserma. Nonostante nel 1837 il rettore dell'Università Luigi Configliachi propose al Governo austriaco di riaprire un collegio nel complesso e lo stesso tentativo fu fatto da altri rettori nel corso dell'Ottocento, il progetto ricevette sempre opposizioni da parte dell'esercito e la struttura conservò la funzione di caserma. Dopo gli eventi del 1848, la struttura fu anche utilizzata come carcere militare. Fra i prigionieri vi furono il conte Ambrogio Lugo, che raccontò la sua permanenza nella caserma in L'Ostaggio ed il letterato Antonio Gazzoletti, che vi scrisse la Giulitta ed altri componimenti. Il complesso mantenne la funzione di caserma con il passaggio all'amministrazione italiana nel 1866 e nel 1915, al momento dell'entrata in guerra, vi erano acquartierati i Battaglioni del 7º Reggimento Alpini, il “Pieve di Cadore” e il “Belluno”.

A partire dai primi anni trenta dell'Ottocento il collegio venne comunque ricostituito nelle vesti di una borsa di studio gestita dall'Università, finanziata dai beni già precedentemente legati ad esso. Essa era intesa sostenere tre studenti di Giurisprudenza, tre di Scienze e Ingegneria, e uno di Farmacia, e fu bandita per l'ultima volta nell'anno 1944-1945. Fra gli studenti sostenuti da tale borsa di studio va ricordata in particolare la matematica Libera Trevisani Levi-Civita.

La riapertura mazziana

Fu solo nel 1953, a seguito della decisione del Mons. Giuseppe Tosi (1918-1975) di riprendere l'esperienza di Nicola Mazza a Padova, che il complesso tornò ad essere un collegio universitario. Scelto a tale scopo dopo varie vicessitudini, ne vennero restaurati radicalmente gli spazi sotto la direzione del sovraintedente e architetto Ferdinando Forlati visto che i bombardamenti del 1943 avevano causato il crollo di tutta la sezione nord occidentale del complesso. In questo frangente venne eretto l'edificio A, una palazzina sita dove si trovava un tempo la sezione settentrionale del complesso collegiale. Inizialmente concesso a Giuseppe Tosi in via provvisoria, nel 1962 in ottemperanza della Legge 1073 la concessione del Collegio San Marco divenne perpetua e gratuita.

A seguito di un sostanziale incremento nel numero di allievi, il collegio si espanse presto in alcuni spazi circostanti la struttura storica. Nonostante ciò, già nel 1965, Don Tosi propose alla Pia Società Don Nicola Mazza di valutare la possibilità di costruire nuovi spazi per il collegio all'Arcella, visto che "il S.Marco non basta certamente per i più che 350 studenti universitari che lo abitano e lo invadono da ogni parte". Tuttavia, il capitolo della Pia Società ritiene di non portare avanti il progetto al fine di privilegiare la "qualità rispetto alla quantità". Al contrario, il capitolo accettò la contestuale proposta di affiancare al riaperto Collegio San Marco una residenza dedicata agli studenti di quella che diventerà l'Università degli Studi di Verona. A questa venne affiancata nel 1989 una residenza a Roma. In seguito all'apertura di tali residenze e alla morte di Don Tosi, soggiunta nel 1975, l'amministrazione del Collegio Don Mazza diede al Collegio San Marco il nome ufficiale di Residenza Giuseppe Tosi.