Atlante () è un personaggio della mitologia greca. È un titano di seconda generazione condannato da Zeus a sostenere la volta celeste.
Etimologia
Il nome in greco antico (Átlas) è un composto formato dal prefisso intensivo (a-) e dal tema (tla-), riconducibile al verbo (tlēnai), che significa "sopportare", "reggere" o "prendere su di sé". Il significato letterale è quindi "colui che sopporta con forza" o "il grande sostenitore", in riferimento al suo ruolo mitologico.
Genealogia
Figlio del titano Giapeto e dell'oceanina Climene o dell'oceanina Asia oppure di Urano, sposò Pleione e con lei generò le Pleiadi e le Iadi.
Altri figli a lui attribuiti sono Espero, Iante, le Esperidi, Calipso, Mera e Dione.
Il latino Igino, nella sua visione cosmogonica della tradizione latina e tardo-orfica, scrive che sia figlio dell'Etere e della Terra (Gea).
Mitologia
Il mito di Atlante si articola principalmente attorno al suo ruolo di "sostenitore del mondo", punizione che lo lega al confine occidentale del cosmo. La sua figura si intreccia con le vicende dei maggiori eroi della tradizione greca, in particolare Eracle e Perseo ed è legata alla custodia di luoghi mitici come il giardino delle Esperidi.
La Titanomachia e la condanna della volta celeste
Durante la Titanomachia, la decennale guerra combattuta tra i vecchi dèi guidati da Crono ed i nuovi dèi dell'Olimpo guidati da Zeus, Atlante si schierò al fianco dei Titani (quindi con Crono).
Dopo la sconfitta dei Titani, Zeus riservò ad Atlante una punizione singolare e, anziché sprofondarlo nel Tartaro insieme agli altri vinti, lo condannò a stare in piedi ai confini occidentali del mondo, sostenendo eternamente con la testa e con le mani la volta celeste.
Nella tradizione omerica dell'Odissea, la concezione del mito presenta una variante arcaica poiché Atlante non regge direttamente il cielo sulle spalle, ma è il custode delle imponenti colonne che tengono separati il cielo e la Terra ed è descritto come un'entità divina che conosce le abissali profondità di tutti i mari.
L'incontro con Eracle ed i pomi delle Esperidi
Atlante lo incontra nell'undicesima fatica e quando, incaricato da Euristeo di recuperare i pomi d'oro dal giardino delle Esperidi, Eracle seguì il consiglio di Prometeo che gli disse di non raccogliere direttamente i frutti, ma di chiedere ad Atlante di andarli a prendere per lui ed offrendosi in cambio di sostenerne al suo posto il peso della volta celeste..
Atlante quindi, dopo aver preso le mele d'oro, cercò di ingannare Eracle rifiutandosi di riprendere sulle spalle la volta celeste e proponendosi di portare egli stesso i pomi a Euristeo ma Eracle dapprima finse di accettare lo scambio, poi chiese al Titano di reggere il cielo solo per un istante (spiegando che desiderava porre un cuscino sulle proprie spalle per attenuare il peso) e non appena Atlante si fu riaddossato la volta celeste, Eracle prese le mele e fuggì, lasciando Atlante di nuovo legato al suo eterno supplizio.
L'incontro con Perseo e la nascita del Monte Atlante
Nella tradizione latina tramandata da Ovidio, l'origine della catena montuosa dell'Atlante viene spiegata attraverso l'incontro tra il Titano e l'eroe Perseo che, di ritorno dalla vittoria sulla Medusa, giunse nel regno di Atlante chiedendo ospitalità ma Atlante però, lo respinse con la forza poiché una previsione di Temi (la personificazione della Legge divina, della Giustizia originaria e dell'Ordine cosmico) lo aveva messo in guardia contro un figlio di Zeus che gli avrebbe rubato i frutti d'oro dal suo orto.
Perseo, incapace di vincere la colossale forza fisica del Titano con le sole armi, gli mostrò la testa recisa della Gorgone ed Atlante, vedendola, fu istantaneamente pietrificato e trasformato in una montagna di proporzioni giganti, con la barba ed i capelli convertiti in foreste, le spalle divenute crinali e la sua testa una vetta che si elevò fino a toccare il cielo.
Interpretazioni razionalistiche ed evemerismo
Nella tradizione evemeristica e razionalista dell'antichità, la figura di Atlante venne riletta scindendo il mito cosmogoniaco dalla realtà storica o scientifica. Diversi storici, mitografi ed eruditi del mondo antico (tra cui Diodoro Siculo, Eraclito e Servio) hanno tramandato interpretazioni in cui il Titano viene descritto come un semplice sovrano umano, od un filosofo oppure un astronomo d'eccezione.
La spiegazione di Diodoro Siculo
Secondo la ricostruzione razionalizzata di Diodoro Siculo, Atlante era in origine un mitologico re della Libia, un uomo di straordinaria saggezza ed esperto conoscitore dell'astronomia e della scienza degli astri. Diodoro spiega che Atlante fu il primo a scoprire e descrivere la sfericità della volta celeste ed il movimento delle stelle e per questo motivo, la tradizione popolare e poetica antica creò la metafora secondo cui egli "sosteneva l'intero cielo sulle spalle". In questo contesto, anche la trasmissione della conoscenza ad Eracle viene spiegata senza elementi sovrannaturali poiché Atlante si limitò ad insegnare all'eroe le dottrine della sfera celeste e dell'astronomia e da questo fatto si diffuse la successiva leggenda che Eracle avesse cercato di prendere su di sé il peso del mondo al suo posto.
Poiché la parola greca () è un termine ambiguo che può indicare sia le mele sia i greggi di pecore, Diodoro evemerizza anche il mito dei pomi d'oro e spiega che in realtà, nei luoghi dove vissero le Esperidi, c'erano dei fiorenti allevamenti di pecore dal manto dorato e custoditi da un pastore di nome Dracone..
Delle Pleiadi, che lui chiama anche Atlantidi, scrive che in realtà erano donne umane famose per la loro virtù e bellezza, che si unirono ai più illustri dèi ed eroi dei luoghi in cui vivevano, divenendo con loro delle fondatrici di città e le capostipiti di intere stirpi antiche.
Soffermandosi sul titolo di ninfa (il modo in cui venivano chiamate), spiega che deriva semplicemente dall'uso delle popolazioni locali di chiamarle con questo nome ed allo stesso modo con cui si rivolgevano a tutte le donne del paese. Infine, a riguardo del loro nome Pleiadi, dice che dopo la loro morte furono elevate ad onori divini ed in seguito identificate nel cielo come la costellazione delle Pleiadi.
Il pensiero di Eraclito
Anche Eraclito, nel suo trattato Sulle cose incredibili, applica una spiegazione strettamente razionalistica al mito spiegando che è impossibile che Atlante sostenesse il cielo sulle spalle, trovandosi egli stesso al di sotto della volta celeste ed aggiunge che in realtà, Atlante era un uomo saggio che per primo studiò i fenomeni astronomici, arrivando a prevedere le tempeste, il mutare dei venti ed il sorgere od il tramontare delle stelle e che fu per questa sua straordinaria sapienza che nacque il mito che egli portasse il cielo su di sé.
La tradizione latina: Servio e Plinio il Vecchio
La lettura evemeristica del mito trovò un seguito anche nella letteratura latina dove il grammatico Servio, nei suoi commenti all'Eneide, sintetizza la figura di Atlante definendolo un antico re della Mauretania esperto nell'arte della sfera celeste e della cosmografia, il cui sapere scientifico venne trasfigurato dai poeti nella punizione divina del sostentamento del cielo.
Analogamente, Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia colloca la figura di Atlante nei contesti scientifici e geografici dell'Africa nord-occidentale, ricordandolo come il primo studioso e scopritore dell'astronomia in quell'area.
Nella cultura contemporanea
Nel Rinascimento le carte geografiche e nautiche, i portolani, vennero raccolte dai geografi in volumi di grandi dimensioni chiamati "Teatri dell'Orbe" o "Atlanti", in quanto "portavano" e racchiudevano la raffigurazione di tutto il mondo conosciuto. Di conseguenza Atlante nelle raffigurazioni successive a volte è erroneamente raffigurato mentre sostiene il globo terrestre, al posto della sfera celeste.
Atlante è l'antagonista principale del libro Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo: la maledizione del Titano (2007) e il protagonista del brano La caduta di Atlante dell'album Prisoner 709 (2017) del rapper Caparezza. Ad Atlante è inoltre dedicata la canzone dei Metallica Atlas, Rise! dell'album Hardwired... to Self-Destruct (2016).
La prima vertebra della colonna vertebrale, atlante, deve il suo nome a questo personaggio, poiché essa sostiene il cranio così come il titano regge la sfera celeste.
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Note
Voci correlate Atlantide Ercole Telamone (architettura)
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