Admeto () è un personaggio della mitologia greca. Fu re di Fere, prese parte alla spedizione degli Argonauti ed alla caccia al Cinghiale Calidonio.

Etimologia

Il nome deriva dall'aggettivo verbale del verbo (dámnēmi, "domare"), preceduto da alfa privativo (ἀ-); significa dunque "non domato" o "indomito".

Genealogia

Figlio di Fere e di Periclimene, sposò Alcesti che lo rese padre di Eumelo e di Perimele. ().

Giovanni Tzetzes chiama la moglie di Admeto con il nome di Eribea ().

Sua figlia Perimele sposò Argeo e divenne madre di Magnete.

Mitologia

Admeto aveva un profondo senso della giustizia ed osservava rigidamente la xenia (l'ospitalità), virtù che gli valsero il favore e la protezione degli dei.

La spedizione degli Argonauti e la caccia calidonia

Admeto è citato negli elenchi dei partecipanti alla spedizione degli Argonauti ed alla caccia al Cinghiale Calidonio, ma tra gli scritti dei mitografi non vengono raccontate sue gesta particolari in queste imprese.

La servitù di Apollo

Quando Zeus condannò Apollo a servire un mortale per un anno come punizione per aver ucciso i Ciclopi, il dio si recò a Fere sotto le spoglie di uno straniero ed Admeto lo accolse con grande rispetto affidandogli la cura delle proprie greggi. Per ricompensare la sua virtù, Apollo fece in modo che tutti gli animali partorissero dei gemelli.

Le nozze con Alcesti e la grazia delle Moire

Quando Admeto chiese in sposa Alcesti, il padre di lei Pelia stabilì che l'avrebbe concessa solo a chi fosse stato in grado di giogare al medesimo carro un leone ed un cinghiale. Grazie all'aiuto di Apollo, Admeto riuscì nell'impresa e ottenne la mano della donna. Ma durante i festeggiamenti nuziali, lui si dimenticò di offrire i dovuti sacrifici ad Artemide e così, offesasi, la dea riempì il talamo nuziale di serpenti arrotolati. Apollo intervenne nuovamente pacificando la sorella e ottenendo dalle Moire un privilegio straordinario per Admeto, ovvero quando per lui sarebbe il momento di morire, avrebbe potuto evitare la discesa nell'Oltretomba se qualcun altro accettasse volontariamente di morire al suo posto.

Il sacrificio di Alcesti ed il riscatto di Eracle

Giunto il giorno della sua morte, né i suoi sudditi né i vecchi genitori accettarono di morire per lui e fu soltanto la moglie Alcesti ad offrirsi volontaria, ma una volta morta e scesa nell'Ade fu rimandata indietro da Persefone (regina dell'Ade e detta fanciulla) o come altri dicono Eracle combatte contro il re dell'Ade (Ade lo sposo di Persefone) e riporto Alcesti indietro.

I mitografi sembrano tramandare una sintesi della morte di Alcesti che, probabilmente, corrisponde alla trama della tragedia di Euripide (intitolata Alcesti) e di cui vi è una sintesi nel capitolo successivo.

La razionalizzazione di Plutarco

Plutarco riporta una lettura razionalizzata del mito secondo cui Eracle non avrebbe lottato fisicamente contro la Morte od il re degli Inferi per liberare Alcesti, ma che la guarì da una gravissima malattia grazie alle sue competenze mediche ed inoltre spiega l'intervento dell'eroe e la precedente servitù di Apollo alla luce dell'attrazione omoerotica (eromenos) e sostiene che sia il dio sia Eracle avrebbero agito spinti dal profondo affetto e dalla devozione che nutrivano per Admeto.

La corsa con i carri ai giochi di Ofelte

In età avanzata, Admeto partecipò ai giochi funebri istituiti a Nemea in onore del piccolo Ofelte e gareggiò nella corsa con i carri guidando cavalle tessale che, secondo la tradizione poetica, avevano udito il suono del flauto di Apollo durante il periodo di servitù del dio. Vedendolo gareggiare, Apollo ricordò l'educazione ed il rispetto mostratogli da Admeto, ma decise di favorire l'indovino Anfiarao (destinato a una morte imminente a Tebe), lasciando ad Admeto il secondo posto.

L'Alcesti di Euripide

Nella tragedia di Euripide, la drammatica vicenda del sacrificio della protagonista viene collocata al centro del dramma umano e morale di Admeto. Giunto il giorno della sua morte, Admeto vede respinta la propria richiesta (di morire al suo posto) da parte dei suoi genitori ed è la sola giovane sposa Alcesti ad accettare di sacrificarsi e discendere nell'Ade.

Mentre la casa e la città di Fere sono immerse nel lutto per la perdita della regina, Eracle, amico di Admeto da lunga data (e di passaggio durante l'esecuzione di una delle sue dodici fatiche), giunge a palazzo e lo incontra. Admeto, fedele al dovere sacro della xenia (l'ospitalità), decide di nascondere all'ospite la morte della moglie e lo accoglie con sfarzo ed imponendo ai servi di non rivelargli il lutto. Ma Eracle scopre comunque l'accaduto e commosso ed ammirato, decide di sdebitarsi dell'ospitalità recandosi presso la tomba di Alcesti ed affrontando Tanato (la Morte), riuscendo a sconfiggerlo ed a riportare la donna da Admeto.

Letteratura moderna

Una spiritosa ripresa moderna del mito è costituita dal racconto Per chi filano le tre vecchiette?, contenuto nelle Novelle fatte a macchina di Gianni Rodari.

Note

Voci correlate Xenia (antica Grecia) Catabasi

Altri progetti

Collegamenti esterni

Categoria:Argonauti Categoria:Re della mitologia greca Categoria:Amori maschili di Apollo Categoria:Personaggi tessali della mitologia greca Categoria:Caccia di Calidone